Tra algoritmi quantistici e minacce ibride, la Relazione DIS 2026 segna il confine tra sovranità e irrilevanza. In un’Italia stretta tra l’AI Act e le crisi in Medio Oriente, l’Intelligence lancia una sfida: governare il cambiamento tecnologico per non restare paralizzati nella “zona grigia”.
La presentazione della Relazione Annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026 si posiziona in un crogiolo di trasformazioni sistemiche nello scacchiere continentale e globale. Nel panorama contemporaneo, la tecnologia è vista ormai oltre che come moltiplicatore di forza per le minacce di intelligence, ma come origine stessa delle minacce. La relazione del Dipartimento Informazione per la Sicurezza si pone nel carosello di importanti prese di posizione e consolidamenti di policy cruciali a livello nazionale, quali la Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale e la Politica Artica Italiana.
La Relazione Annuale 2026 imposta il proprio excursus sul predominio della trasformazione tecnologica, potenza in grado di ridefinire sistematicamente l’economia, gli equilibri internazionali e la stabilità sociale. Tema ricorrente proposto dal DIS è il concetto di “Governare il Cambiamento”, delineando la necessità della Repubblica di anticipare il nemico in un’ottica multidimensionale e di natura simile alla GZW o Grey Zone Warfare, la continuità di azioni di natura ostile, ma categorizzabili come al di sotto del conflitto armato.
Il documento viene rilasciato anche in un momento critico della legittimità strategica italiana, giorni dopo l’intervento di Stati Uniti ed Israele contro la Repubblica Islamica d’Iran ed il corrispettivo contrattacco iraniano verso le basi statunitensi nei paesi limitrofi del Golfo. L’operazione, la quale è passata sotto il radar dei decisori politici connazionali, ci pone in un dilemma sulla nostra effettiva rilevanza nelle manovre dei nostri “alleati” (a differenza di Polonia e Germania).
Cosa bolle in pentola: la Relazione Annuale nelle sue macro-aree
La Relazione Annuale 2026 si sviluppa su 8 filoni di analisi delle minacce per la Repubblica: la difesa della sovranità tecnologica, il mutamento dello scenario geopolitico, la coercizione della sicurezza economico-finanziaria, la prevenzione della criminalità organizzata, la “minaccia interna” rilevata dal DIS come la radicalizzazione dell’estrema destra tramite la rete e la propaganda, l’immigrazione irregolare, la minaccia terroristica internazionale, e la minaccia del panorama ibrido.
L’intelligence italiana ha cominciato una fase di aggregazione tra dominio fisico e digitale, in risposta al crescere dell’importanza di dottrine nazionali multidominio. Con la nascita dei sistemi cyber-fisici (CPS), il DIS offre una chiave di lettura olistica del danno e della pericolosità generata al sistema paesi dagli attori citati nel report. La compromissione “sotto soglia” di nodi strategici per via cinetica e digitale (come l’interruzione delle griglie elettriche) pone un rischio critico alle capacità strategiche essenziali, con il rischio di paralisi operative ed interruzioni di servizi essenziali sul territorio nazionale. Inoltre, il dominio cibernetico viene rilevato come di fondamentale importanza data la direzione presa dalla società sempre più digitalizzata: la profittevolezza dello spionaggio cibernetico espone sistematicamente la popolazione civile e gli asset politico-industriali, mentre la crescenta progettazione ed applicazione di Sistemi d’Arma Autonomi (AWS) riduce il controllo umano sul monopolio della forza, esponendo l’apparato di sicurezza a vulnerabilità critiche.
Un secondo macro-dominio analizzato dal rapporto si interfaccia nell’avanzata della guerra economica come forma di belligeranza passiva tra stati. Nell’ Economic Warfare, l’interdipendenza economica tra stati è rilevata come una nuova leva di potenza, come evidenziato nel Rapporto nelle manifestazioni politiche di questa forma di relazione transazionale: la politicizzazione delle forniture energetiche russe, la focalizzazione sul controllo delle terre rare e dei beni fondamentali per l’industria tecnologica in forma di dazi e sorveglianza su import/export. Nel panorama finanziario, prende credibilità la minaccia delle criptovalute, ora considerate un rischio sistemico per l’innata opacità, e quindi la possibilità di evadere sanzioni internazionali ed i principali sistemi di monitoraggio fiscale. Le criptovalute sono considerate uno dei motori finanziari del terrorismo internazionale e dela criminalità organizzata a stampo mafioso, e sono viste dallo Stato come strumento facilitatore per il riciclaggio in larga scala grazie alle proprietà di decentralizzazione dei privacy coins.
Sul piano umano, la Relazione Annuale nota un carattere strutturale nell’immigrazione irregolare, con un focus sulle pressioni demografiche di Egitto e Bangladesh. Il fenomeno migratorio rientra nel dibattito pubblico in forma fortemente polarizzata, principalmente come vettore propagandistico radicale, riducendo la legittimità istituzionale e minando l’ordine sociale. Parlando di radicalizzazione, la Relazione evidenzia l’abbassarsi dell’età media dei soggetti radicalizzati ed esprime una nuova forma di “profili ideologici misti” come radicalizzazione emergente nei giovani, influenzati da contenuti di varia e mista natura radicale ed anti-democratica, dall’antisemitismo al suprematismo e lo jihadismo, in forme ibride alimentate dai feed dei social media.
Una porzione di Rapporto si esprime anche nelle questioni ambientali, trattate come moltiplicatore di rischio della sicurezza nazionale. Il fenomeno delle “ecomafie” è visto in crescita, specie nello smaltimento di rifiuti speciali e nel traffico di materiali CBRN. In aggiunta alla criticità dei siti PFAS e lo smantellamento nucleare, questa assenza di trasparenza pone un rischio sistemico ed apre un corridoio finanziario ad eventuali forze ostili nazionali ed estere sul territorio economico italiano.
Centrismo Antropologico: la posizione sull’ Intelligenza Artificiale
L’intelligence italiana, nei confronti delle tecnologie emergenti come l’Intelligenza Artificiale, esprime nella sua Relazione Annuale una postura cauta, adottando un approccio rigidamente antropocentrico: la tecnologia è servo dell’operatore umano, e tale deve rimanere. Non viene negata la capacità innaturale delle IA di analizzare e aggregare vaste quantità di dati, ma un punto dottrinale fondamentale rimarrà il predominio dell’analista umano nel controllo della qualità e la validazione dei risultati, il tutto per evitare risultati acritici dei principali modelli artificiali. Nella Relazione viene introdotto anche il concetto di “Energie previsionali”, ossia l’insieme di competenze che aiuteranno nella valutazione dell’impatto geopolitico e di ordine pubblico delle tecnologie emergenti, in particolare nel rilascio alla società di massa.
Il Dipartimento categorizza l’IA come una tecnologia con forti capacità di Dual Use. In situazioni di ostilità, viene sfruttata in ambito di guerra cognitiva per distorcere e dividere l’opinione pubblica del paese bersagliato. I principali strumenti analizzati nella Relazione sono l’utilizzo dei deepfake digitali, le campagne di disinformazione automatizzate da Large Language Models e l’utilizzo di bot sintetici. Interessante denotare un connotato “terroristico” negli usi delle IA, principalmente nella possibilità di compiere perpetuamente attività di produzione, traduzione, e pubblicazione di contenuti propagandistici automatizzati ed adattivi, oltre che assistere alla pianificazione operativa di attentati e attività a fini terroristici. Nel dominio cibernetico, l’Intelligence osserva una potenzialità dell’IA che si avvicina alle basi operative dell’ Hyper Warfare, ossia la possibilità di infiltrazione passiva e manipolazione degli algoritmi difensivi tramite la pratica del data poisoning, la corruzione indiretta delle stringhe di codice dei modelli locali.
Inclusa nella più che sviluppata disamina delle minacce cibernetiche, occorre osservare anche un utilizzo prettamente creativo dell’IA nella Relazione. Per la prima volta, in appendice vengono offerti al lettore delle sperimentazioni su GenAI (Intelligenza Artificiale Generativa) applicata esclusivamente con applicativi a fonti aperte (OSINT). Vengono proposti cinque esercizi con scenari differenti: una simulazione di conflitto NATO-Russia, uno scenario di competizione spaziale nel 2035, l’evoluzione del DAESH (lo Stato Islamico) in Siria, delle predizioni sull’impatto delle criptovalute, ed in chiusura delle proiezioni future sui flussi migratori. Questa apertura spontanea e così dettagliata verso sistemi di IA generativa (per quanto open source) lascia riflettere sulle attuali capacità di analisi a fonti proprietarie del nostro apparato di intelligence.
Governare il futuro: la posizione sulla Quantum Warfare
Oltre alla classica Relazione Annuale, nel 2026 l’Intelligence italiana ha interesse a divulgare il proprio interesse per il dominio quantistico, in particolare esponendo dubbi, riflessioni, e criticità della corsa quantistica
Le tecnologie quantistiche sono viste nell’allegato un punto di discontinuità assoluta nella sicurezza globale. Oltre la classica terminologia del dual-use, l’ascesa di queste tecnologie minaccia le fondamenta della crittografia contemporanea ed espone una vulnerabilità non indifferente nella gestione dei dati ed epistemologicamente della nostra idea di salvaguardia mondiale. L’ingresso progressivo di questa capacità distorcente nella deterrenza, nella protezione di strutture critiche e nella salvaguardia della competitività economica richiede di acquisire una stretta leadership per un indiscusso vantaggio strategico nei principali vettori di sviluppo quantistico: il calcolo quantistico (per la decomplessificazione e la simulazione), la sensoristica quantistica, e la sicurezza e comunicazione quantistica
Per la sicurezza nazionale, le principali sfide dell’epoca quantistica riguardano l’avvicinarsi della ridondanza delle basi crittografiche mondiali, come definito nell’algoritmo quantistico di Shor. Sul piano teorico, I futuri computer quantistici potranno risolvere rapidamente I problemi matematici alla base della crittografia (come l’algoritmo RSA o le curve ellittiche), mentre l’algoritmo di Grover potrebbe nullificare le chiavi crittografiche della crittografia simmetrica. La possibilità di smantellare nel prossimo futuro le basi securitarie di oggi pone in essere una seconda criticità: Sono sempre più comuni I cosiddetti “attacchi HNDL (Harvest now, decrypt later), ossia l’archiviazione di enormi volumi di dati da decriptare al raggiungimento delle soluzioni quantistiche precedentemente citate.
Con la realizzazione del ruolo primario del dominio quantistico, lo sviluppo infrastrutturale per accedere a questi strumenti o per costituire contromisure riaccenderà vecchie e nuove tensioni nel panorama geopolitico, riversando nella sovranità tecnologica nuove asimmetrie di potere immateriale. Si rischia un incentivo ad assumere posture aggressive nei confronti dello spionaggio industriale, in particolare nel furto del know-how e della proprietà intellettuale. Queste evenienze pongono in massima un rischio anche alle fondamenta costituzionali dei cittadini, impattando nei diritti fondamentali della libertà e della segretezza delle comunicazioni, estremamente vulnerabili nel prossimo futuro.
Per mitigare questa “epoca oscura” del quantistico, l’allegato della Relazione espone delle soluzioni volte a mitigare le minacce future, come la Quantum Key Distribution (QKD) e la crittografia post-quantum (PQC). Per l’intelligence, l’uso di algoritmi come quello di Grover accelera l’analisi di database massivi e l’OSINT, migliorando il contrasto alla disinformazione e la protezione delle infrastrutture critiche attraverso il monitoraggio in tempo reale di pattern ostili. Data la complessità tecnica e i costi elevati, la sicurezza nazionale dipenderà dalla capacità di creare partnership pubblico-privato e cooperazioni internazionali per presidiare la supply chain tecnologica.

