24/10/2026
Difesa, Europa

Il riarmo europeo: cosa ne pensano i cittadini?

di

Il riarmo europeo rappresenta una delle più recenti sfide politiche dell’Unione europea. Sebbene i sondaggi rilevino un sostegno diffuso alla cooperazione europea in materia di difesa, altri suggeriscono un’opinione pubblica più scettica. Cosa spiega questo scettiscismo? Attraverso sondaggi, studi accademici e dati sulla spesa pubblica, l’articolo analizza tre possibili cause: la diversa percezione delle minacce, la persistente cultura antimilitarista europea e il timore che maggiori investimenti nella difesa vadano a discapito del welfare. Ne emerge una sfida per il futuro dell’Unione: conciliare le proprie ambizioni senza rischiare di perdere il consenso politico sul riarmo.

Il documento programmatico di bilancio 2027, deliberato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre, prevede un rafforzamento della difesa nazionale e un adattamento del bilancio affinché possa assicurare la sostenibilità del debito e l’efficienza della spesa. Analogamente, in Francia, la proposta di legge sul bilancio 2027 prevede tagli significativi alla spesa pubblica ed un aumento nella spesa militare di 6,4 miliardi di euro. In alcuni sondaggi e studi accademici, l’opinione pubblica negli Stati europei risulta spesso a favore di un maggiore impegno nella difesa, specialmente quando si tratta di spesa europea comune. Ciononostante, altri sondaggi rivelano tendenze opposte, con un numero elevato di opposizione al riarmo. Questa contraddizione non permette di avere una risposta di legge coerente secondo i bisogni dei cittadini. Questo articolo, dunque, cerca di rivelare se l’opinione pubblica è realmente a favore del riarmo europeo, e quali argomentazione teoriche spiegano l’attuale presa di posizione europea.

Opinione pubblica: una misteriosa contraddizione

Dei sondaggi rilasciati dall’Eurobarometro nel 2023 suggeriscono che, in linea di massima, l’opinione pubblica è favorevole a molte politiche sulla difesa europea. L’80% degli intervistati ritiene che gli Stati membri dovrebbero collaborare di più nell’ambito della difesa e, in media, il 77% dei cittadini è a favore di una risposta comune europea focalizzata sulla sicurezza – una percentuale rimasta relativamente stabile dal 2020. Infine, la maggior parte dei cittadini europei si definisce a favore di un aumento della spesa militare (esattamente il 66%), suggerendo un apparente supporto per il riarmo europeo.

Paradossalmente, però, i sondaggi rilasciati dalla stessa fonte nel 2026 rivelano delle tendenze opposte, per cui il sentimento anti-riarmo sembra molto diffuso tra i cittadini europei. Per esempio, in un sondaggio dell’Eurobarometro, solo il 32% degli europei ha risposto “non abbastanza” alla domanda: “Considerando gli attuali livelli di spesa pubblica per la difesa, come giudichi gli investimenti destinati a programmi di difesa e sicurezza?”. Inoltre, un ampio studio condotto su 40.000 intervistati rileva che i cittadini europei sono, in prima battuta, molto favorevoli per un maggior impegno comune europeo sulla difesa. Tuttavia, appena gli intervistati ricevono informazioni sui costi che questo comporterebbe, tale supporto diminuisce drasticamente. Un altro studio suggerisce che i cittadini europei sono più favorevoli ad intensificare la spesa militare a livello europeo che a quello nazionale. Infine, considerando questi dati e le numerose proteste anti-riarmo nelle città europee che domandano più ‘welfare’ e meno ‘warfare’, si può concludere che l’opinione pubblica europea non è realmente favorevole all’aumento della spesa militare.

Possibili spiegazioni

Tre argomentazioni potrebbero spiegare il motivo dello scetticismo sul riarmo diffuso tra i cittadini europei. Una prima spiegazione riguarda la percezione dello stato di minaccia: tanto più i cittadini percepiscono una crescita delle minacce nel proprio Paese, tanto più sono favorevoli al riarmo. Per esempio, in uno studio svolto in Italia nel periodo antecedente all’invasione russa dell’Ucraina, l’opinione pubblica era più favorevole all’aumento della spesa militare data la percezione della Russia come un pericolo maggiore. Ciò trova supporto anche nelle statistiche dell’Eurobarometro, secondo cui i cittadini dei Paesi europei geograficamente più vicini alla Russia sono sostanzialmente più favorevoli al riarmo europeo – rispetto a Francia, Spagna o Germania.

Una seconda spiegazione rientra nel tema della cultura strategica europea. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa si è appoggiata agli Stati Uniti per la tutela della difesa transatlantica, un sostegno che si è sbiadito negli ultimi anni. Solo recentemente, infatti, i governi europei si sono resi conto che l’Unione Europea deve ritrovare la grinta del 1951, creando una nuova cultura di difesa europea. Mentre a livello esecutivo i Paesi si stanno dando da fare, i cittadini fanno più fatica a seguire questa nuova presa di posizione. La cosiddetta cultura strategica, ovvero gli aspetti politico-culturali che determinano la posizione media di un Paese su temi come la difesa, in molti Paesi europei è stata fortemente condizionata dalla Seconda guerra mondiale, portando alla diffusione di valori antimilitaristi (specialmente in Germania). Ne consegue che, in mancanza di uno sforzo a livello transnazionale per cambiare la cultura nei confronti del riarmo, molti cittadini in Europa manterranno posizioni basate su valori tendenti al pacifismo ed in-attivismo europeo.

Infine, l’ultima spiegazione dello scettiscismo europeo nei confronti del riarmo, tutt’altro che secondaria, si lega alla teoria detta ‘burro o cannoni’, dal titolo dell’omonimo studio di Sacchi, Buzzelli e de la Porte. Secondo questa argomentazione, quando lo Stato propone la spesa militare e quella sociale come reciprocamente esclusive, l’opinione pubblica si oppone a un aumento delle risorse per la difesa. Seguendo questa linea, il dissenso verso il riarmo è destinato a crescere negli anni a venire: se già oggi esiste in un contesto in cui gli investimenti sociali superano di gran lunga quelli militari, è difficile che ulteriori aumenti vengano accolti con favore.

I dati confermano questo squilibro. Nel 2022, gli Stati membri hanno speso un totale equivalente al 4.6% del PIL dell’Unione Europea solo per l’istruzione, mentre la sanità ha ricevuto nel 2026 approssimativamente tra il 6% e il 12% del PIL, a seconda dello Stato, risultando la voce più consistente della spesa pubblica. Per quanto riguarda la difesa, nel 2026 solo quattro Stati membri hanno speso più del 3% del proprio PIL, mentre maggior parte dei Paesi europei si è limitata a superare appena la soglia del 2% stabilita dalla NATO.

Questi dati, dunque, suggeriscono un quadro attuale in cui l’Europa rimane focalizzata sul welfare, non sul warfare, nonostante il già elevato dissenso. Semmai l’Europa vorrà acquisire un peso militare paragonabile a quello degli Stati Uniti, delle ulteriori riallocazioni future del bilancio porteranno un discontento generale significativo. Inoltre, in combinazione con la cultura strategica di valori antimilitaristi, gli Stati europei non troveranno consenso pubblico sul tema del riarmo. Ne consegue che, se l’Unione europea vuole ottenere dei livelli di riarmo significativi, deve lavorare sull’aspetto culturale, trovando, al contempo, soluzioni che non impattino gli investimenti pubblici. 

Nessun autore associato a questo articolo.