Oltre alle partecipazioni belliche, Mosca e Pyongyang rilanciano i rapporti economici e infrastrutturali, promuovendo al contempo l’espansione della cooperazione accademica, turistica e strategica, con l’obiettivo di costruire un’alleanza più ampia e duratura.
Ad un incontro con Kim Jong-un il 17 giugno 2025, il segretario del Consiglio di Sicurezza della Russia, Sergei Shoigu, ha sottolineato la volontà di approfondire la cooperazione tra la Federazione Russa e la Corea del Nord, annunciando l’intenzione di estendere il quadro di riferimento dell’accordo comprensivo strategico firmato nel 2024 tra Vladimir Putin e Kim Jong-un. Ciò certifica l’interesse dei due Paesi al rilancio di relazioni diplomatiche e, soprattutto, economiche e commerciali stabili e più consistenti, utili al conseguimento tanto degli obiettivi di Mosca quanto di quelli di Pyongyang.
Rapporti travagliati
I rapporti tra Russia e Corea del Nord sono da sempre stati profondi, non solo dal punto di vista politico, ma anche commerciale. Dagli anni Sessanta fino agli anni Novanta, prima della caduta dell’URSS, Mosca fu il più importante partner commerciale per Pyongyang, finanziando fabbriche e industrie, la produzione di prodotti chimici, di elettricità e l’estrazione di metalli ferrosi. Inoltre, gran parte delle infrastrutture e dell’assistenza tecnica era fornita dal Cremlino a prezzi di favore. Un’elevata dipendenza, esemplificata dall’interscambio con la Russia sovietica che, negli anni Novanta, toccò oltre il 53,3% della totalità degli scambi esteri della Corea del Nord, con cifre pari a 2,2 miliardi di dollari. Con il crollo del blocco socialista, la nuova leadership di Mosca decise però di volgere lo sguardo alla Corea del Sud, complice le difficoltà economiche sperimentate nella transizione verso il capitalismo e le opportunità che l’industria energetica russa avrebbe potuto trovare nei chaebol, i conglomerati sudcoreani.
La svolta moscovita verso Seul portò a un raffreddamento dei rapporti diplomatici e, anzitutto, commerciali con Pyongyang. Emblematica fu la contrazione del prodotto interno lordo nordcoreano, causata dalla riduzione degli scambi tra le controparti: tra il 1992 e il 1996, il PIL della Corea del Nord calò del 49.2%, data la già citata dipendenza dalla Russia in molti settori industriali. Inoltre, il ripristino da parte russa degli scambi di materie prime a prezzi di mercato aggravò una situazione interna già fragile. Eventi, questi, che peggiorarono le relazioni tra i due Paesi, considerando anche le inadempienze nordcoreane, con un debito di circa undici miliardi di dollari che bloccò, fino al 2012 (anno in cui la Russia ne cancellò il 90%), molti finanziamenti al commercio bilaterale. Nonostante le difficoltà, Mosca non interruppe mai completamente l’interscambio con la Corea del Nord – ridottosi a soli 83 milioni di dollari nel 1995 – preferendo mantenere una posizione di neutralità ed equilibrio nei rapporti intercoreani, più congeniale ai propri interessi.
L’arrivo di Putin alla presidenza diede rilancio della cooperazione bilaterale. Nel febbraio del 2000 fu firmato il Trattato di Amicizia, Buon Vicinato e Cooperazione per la creazione di condizioni legislative, finanziarie ed economiche utili alla promozione del commercio e della collaborazione scientifica tra i due Paesi. Nello stesso anno, Putin visitò Pyongyang, seguito dalle visite di Kim Jong-il in Russia nel 2001 e nel 2002, a conferma dell’interesse reciproco per la ripresa del dialogo. Malgrado ciò, il tentativo della Russia di reinserirsi all’interno del contesto coreano tramite progetti energetici e infrastrutturali, come la Trans-Korea Gas Pipeline o il Kashan-Raijin Railroad Project, proposti nel primo decennio degli anni Duemila, non ebbe successo e, dato l’avvio del programma nucleare nordcoreano e le successive sanzioni, molti di questi progetti non furono avviati. Maggiori possibilità di cooperazione si registrarono però, in quegli anni, con le regioni confinanti la Corea del Nord, dove, grazie al Ministero per lo Sviluppo dell’Estremo Oriente russo, si sviluppò un modesto interscambio regionale, per un totale di alcune decine di milioni di dollari – una cifra tuttavia distante dai diversi miliardi di dollari di scambi tra Pyongyang e Pechino.
Nuove possibilità e collaborazioni
Nonostante la crescita della cooperazione interregionale – dal tessile all’edilizia, dall’agricoltura alla pesca – i rapporti tra i due Paesi rimasero piuttosto tiepidi. Mosca continuò a essere, per lungo tempo, il terzo partner commerciale di Pyongyang, con volumi di scambio pari a 113 milioni di dollari nel 2011, in netto contrasto con la Cina, che deteneva quasi un monopolio nel commercio con la Corea del Nord. Per il Cremlino, la contrazione dei commerci russo-nordcoreani negli anni Novanta aveva favorito l’infiltrazione delle imprese cinesi a scapito di quelle russe, contribuendo all’erosione della sua sfera d’influenza nella penisola coreana. Un “passo falso”, considerando che la Corea può essere vista come possibile punto di lancio per la politica Turn to the East, inaugurata nel 2014 dalle autorità moscovite con l’intento di rafforzare i legami economico-industriali dell’oriente russo con l’Asia. Situazione che, dal 2022, è però migliorata. L’avvio dell’invasione dell’Ucraina ha portato Mosca e Pyongyang ad avvicinarsi mai come prima, rinforzando i rapporti e l’assistenza reciproca, con nuovi progetti di assistenza nel campo agricolo, spaziale, della difesa e del commercio. Purché considerata secondo alcuni utilitaristica e sostenibile unicamente nell’attuale frangente internazionale, l’alleanza russo-nordcoreana ha portato apprezzabili vantaggi.
Tra il 2022 e il 2023, l’alleanza con Pyongyang ha garantito a Mosca un considerevole supporto al settore della difesa. Nondimeno, la Russia dispone di solide basi per ampliare la cooperazione oltre l’ambito militare. Il consolidamento del comparto difensivo russo, infatti, potrebbe ridurre la necessità di importare armi dalla Corea del Nord. In questo contesto, i numerosi incontri tra le delegazioni dei due Paesi hanno favorito un’estensione delle partecipazioni ad altri settori, pur mantenendo i legami militari, come dimostra l’invio di truppe nordcoreane nel Kursk. Ad esempio, nel 2023 una delegazione del Primorsky Krai, regione russa al confine con la Corea del Nord, ha discusso con le controparti nordcoreane l’apertura di voli diretti tra Pyongyang e Vladivostok, oltre a progetti ferroviari e autostradali, con magari l’interesse nella ripresa del Khasan-Rajin Railroad Project tramite la joint venture RasonConTrans, presente nella Zona Economica Speciale (ZES) di Rason. L’obiettivo potrebbe essere la creazione di un collegamento tra la ferrovia Transiberiana e la ZES nordcoreana, a cui si allaccerebbe il porto lì presente, permettendo così alla Russia di accedere ai “mari caldi” dell’Asia.
Ancora, gli incentivi russi al turismo verso le regioni orientali potrebbero costituire un’opportunità per Pyongyang, offrendo la possibilità di irrobustire i rapporti culturali, il turismo e l’industria ricettiva. Già nel 2025, un’azienda turistica di Vladivostok ha proposto ai propri clienti pacchetti vacanze per bambini presso il campo estivo di Songdowon. Inoltre, la recente inaugurazione del complesso Wolsan-Kalma Resort potrebbe registrare l’arrivo dei primi turisti russi nel corso dell’anno. Il turismo, oltre ad accentuare il soft power di entrambe le parti, rappresenta anche un veicolo per ulteriori investimenti infrastrutturali, nonché un’opportunità di rilancio per le economie locali o regionali. Un rilancio che riguarda innanzitutto le imprese nordcoreane, interessate all’esportazione dei propri prodotti in Russia, eludendo le sanzioni. L’estate scorsa, a Vladivostok, si è tenuta la Joseon (nome ufficiale della Corea del Nord in coreano) Products Exhibition, finanziata da Pyongyang. Alla fiera hanno partecipato oltre settanta aziende, esponendo “prodotti alimentari, abbigliamento, integratori alimentari, artigianato e strumenti musicali”, con l’obiettivo di entrare nel mercato russo, nonostante le difficoltà legate alla competizione con i prodotti russi o cinesi.
Altri settori d’interesse
Già attivi, sono inoltre presenti scambi a livello politico, accademico e scientifico. Alcuni accordi tra le organizzazioni politiche giovanili di Russia Unita e del Partito dei Lavoratori di Corea, rispettivamente Giovane Guardia e la Lega della Gioventù Socialista Patriottica, hanno permesso la creazione o la partecipazione congiunta a eventi, incontri o celebrazioni di anniversari rivolti a quelle che sono considerate le future personalità amministrative e burocratiche di entrambi i Paesi. Con l’obiettivo di instaurare buone relazioni tra i membri, preferibilmente durature, sia la Russia sia la Corea del Nord potranno in questo modo disporre di un migliore accesso ai futuri quadri dirigenti di ambo le parti, favorendo così un dialogo meno suscettibile a frizioni interne o a interferenze esterne.
Accordi analoghi sono stati siglati anche in ambito universitario. Dal 2023 al 2025, grazie alla collaborazione tra i ministeri dell’Istruzione russo e nordcoreano, rappresentanti di alcune università della Corea del Nord – tra cui l’Università Kim Il-sung e l’Università della Tecnologia Kim Chaek – hanno avviato significativi contatti con istituzioni come l’Università Statale di Mosca, l’Università Federale di Kazan e l’Università Federale dell’Estremo Oriente. Questi rapporti si sono sviluppati attraverso il Russia–North Korea University Presidents’ Forum, volto a promuovere un confronto più approfondito sugli scambi accademici, sia in termini di conoscenze sia di mobilità studentesca. Rimane tuttavia poco chiaro quali siano, oltre alle probabili scienze tecnologiche e nucleari, i settori disciplinari effettivamente coinvolti. Per quanto riguarda gli studenti, sebbene i numeri restino contenuti, si registra un interesse crescente verso un incremento della cooperazione in questo ambito.
Infine, contatti si registrano anche nel settore sportivo. Il 7 luglio di quest’anno, l’organizzazione sportiva militare April 25 Sports Team ha disputato incontri amichevoli di pugilato contro il gruppo sportivo di boxe delle forze armate russe. Secondo gli organizzatori, la competizione tra le due squadre avrebbe l’obiettivo di irrobustire ulteriormente le relazioni bilaterali, con il possibile intento, da parte nordcoreana, di migliorare le condizioni di vita e di allenamento delle proprie squadre sportive attraverso lo studio e l’osservazione delle tecniche e dei programmi russi.
Benché poco analizzate, le attività tra Corea del Nord e Russia non legate al settore della difesa risultano quantomai essenziali nel consolidamento dei rapporti tra i due Paesi, data anche l’attuale inazione di Stati Uniti e Cina su questo fronte. L’intervento russo ha infatti ridotto l’ascendente pechinese su Pyongyang, al contempo favorendo, ma anche danneggiando, gli Stati Uniti, che vedono la Cina perdere un alleato centrale nella regione e una Corea del Nord meno incline al dialogo con la Casa Bianca, grazie al posizionamento favorevole di Pyongyang negli affari interni e internazionali. Tale mancato intervento potrebbe in futuro premiare ancor più un’alleanza che sta già offrendo notevoli vantaggi a entrambe le parti. Per la Russia, avvicinarsi alla Corea del Nord significa ottenere maggiori informazioni sul progetto nucleare, migliorare la propria posizione nell’Asia-Pacifico e disporre di una base di lancio per progetti legati alla politica Turn to the East. Per Pyongyang, invece, protezione dalle sanzioni grazie al veto russo, riduzione della presenza cinese nel proprio mercato, avvio di progetti economici utili all’economia nazionale e conferma, a livello interno, del ruolo di Kim Jong-un come leader capace di dialogare con le principali potenze globali.

