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Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

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24/10/2023
Russia e Spazio Post-sovietico

Tra i due mari, la partnership tra Polonia e Ucraina 

di Giovanni Chiacchio

Polonia e Ucraina rappresentano due delle principali nazioni slave, l’attrito tra la popolazione cattolica polacca e quella ucraina e i propositi espansionistici polacchi, hanno storicamente rappresentato motivo di scontro tra i due paesi. A seguito del crollo del comunismo l’Ucraina è divenuta una nazione di grande importanza strategica per la Polonia, dando il via ad una partnership rilevante, ma non priva di frizioni.

Polonia e Ucraina rappresentano due delle principali nazioni slave, l’attrito tra la popolazione cattolica polacca e quella ucraina e i propositi espansionistici polacchi, hanno storicamente rappresentato motivo di scontro tra i due Paesi. A seguito del crollo del comunismo l’Ucraina è divenuta una nazione di grande importanza strategica per la Polonia, dando il via ad una partnership rilevante, ma non priva di frizioni.

Le radici storiche

Il costante espansionismo verso est della Confederazione Polacco-Lituana ha visto nell’Ucraina uno dei suoi obbiettivi principali. L’assorbimento della popolazione ortodossa ucraina all’interno della Confederazione ha successivamente rappresentato una grave minaccia alla stabilità della stessa, determinandone in ultima analisi un forte ridimensionamento territoriale a seguito della rivolta cosacca operata da Bohdan Chmel’nyc’kyj. Negli anni successivi la politica estera ucraina rimase focalizzata a difendere la sicurezza del Paese da nemici esterni, mentre quella polacca vide un costante dilemma tra la necessità di uno Stato cuscinetto volto a schermare il peso dalla nascente potenza russa e la volontà di riconquistare i territori perduti. Tale dilemma vide infine le autorità polacche propendere verso la seconda necessità, favorendo la formazione di un asse de facto con lo Zarato Russo culminata nel 1667 con il Trattato di Andrusovo, il quale sancì la spartizione dell’Ucraina tra le due nazioni lungo il fiume Dnipro. Il crollo dell’autorità imperiale russa sancì il ripristino dell’indipendenza di entrambe le nazioni, determinando però un ritorno dell’asimmetria tra le politiche estere di Kyiv e Varsavia. La Repubblica Popolare Ucraina e la Repubblica Popolare dell’Ucraina Occidentale ripresero l’obbiettivo di garantire la sicurezza e l’integrità territoriale del Paese nei confronti degli ingombranti vicini, mentre la Polonia visse nuovamente il dilemma strategico tra l’espansione verso est e la necessità di una partnership strategica con Kyiv intesa come balancing all’espansione della Russia Sovietica, la quale dopo aver ripristinato un’autorità centrale sul cuore geografico dell’ex Impero Zarista, avvio una potente offensiva verso ovest volta a riprendere il controllo di tutti i territori occupati in precedenza dall’Impero Russo ed espandere la rivoluzione bolscevica nel Continente Europeo. 

Dopo una prima fase segnata da una brutale guerra combattuta tra Varsavia e la Repubblica dell’Ucraina Occidentale, la quale pareva ricordare la spartizione dell’Ucraina nel 1667, le parti riuscirono a pervenire ad una sintesi ne 1920. Nello specifico il Presidente del Direttorio della Repubblica Popolare Ucraina Simon Petliura riconobbe l’annessione da parte della Polonia di buona parte del territorio Galiziano, sacrificando quindi la Repubblica Popolare dell’Ucraina Occidentale, in cambio del riconoscimento diplomatico polacco entro i confini accordati e del supporto militare contro le forze bolsceviche. Tali termini sintetizzati nel Patto di Varsavia sancirono l’avvio di un’alleanza militare tra le due nazioni, funzionale ai reciproci interessi. L’Ucraina ottenne infatti un potente prestatore di sicurezza, mentre il Capo di Stato polacco Józef Piłsudski conseguiva un risultato fondamentale nella formazione del suo disegno noto come Intermarium, una federazione che avrebbe dovuto comprendere le nazioni dell’Europa Orientale comprese tra il Mar Baltico e il Mar Mediterraneo. Tale concetto avrebbe rappresentato un moltiplicatore di potenza per le nazioni in questione, il quale avrebbe garantito la sicurezza di queste ultime, strette tra due vicini con propositi revisionisti, la Germania e la Russia Sovietica. L’Ucraina rappresentava un perno essenziale di tale progetto, in quanto confinante con i territori di Mosca. Piłsudski asserì chiaramente “Non può esservi una Polonia indipendente, senza un’Ucraina indipendente”, divenendo il primo ad identificare l’indipendenza ucraina come un elemento essenziale per la sicurezza nazionale polacca.

Dopo una rapida serie di vittorie iniziali culminate nella liberazione di Kyiv, le forze ucraino polacche vennero pesantemente battute e costrette ad una caotica ritirata al di là della Vistola, qui esse riuscirono a stabilizzare il fronte, sbaragliando le armate sovietiche nella ben nota Battaglia di Varsavia. Tuttavia il generale esaurimento delle forze combattenti, spinse i contendenti ad un cessate il fuoco. Il successivo Trattato di Riga determinò una nuova spartizione dell’Ucraina tra Polonia e Russia, scontento dell’accordo, Piłsudski asserì che il mancato conseguimento dell’indipendenza ucraina avesse rappresentato il suo più grande fallimento. 

Dal secondo conflitto mondiale, alla fine della Guerra Fredda

Gli anni successivi alla nuova spartizione dell’Ucraina videro l’insorgere di relazioni piuttosto complesse da identificare tra le autorità polacche e gli ucraini residenti in Galizia. Da un lato la minoranza ucraina nel Paese incanalò le proprie aspirazioni in un soggetto politico, l’Alleanza Nazional Democratica Ucraina, tendenzialmente favorevole al dialogo con le autorità di Varsavia, dall’altro i settori galiziani maggiormente radicali diedero vita all’Organizzazione degli Ucraini Nazionalisti, la quale avviò una massiccia campagna di attentati terroristici rivolta contro le autorità polacche. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, la Polonia, stretta tra la Germania Nazista e l’URSS vide la completa invasione dei propri territori da parte di Mosca e Berlino. Tale risultato venne in parte determinato dal fallimento di Piłsudski nel creare un’Ucraina indipendente, comportando quindi il fallimento dell’iniziativa Intermarium e la generale assenza di supporto militare per la Polonia. Il conflitto vide l’insorgere tanto in Ucraina, quanto sui territori di Varsavia, di movimenti di resistenza ostili tanto alle forze naziste, quanto al comunismo sovietico. Tali forze, denominate Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) e Armata Nazionale (AK), combatterono anche tra di essi, macchiandosi inoltre di vari atti di pulizia etnica. Al termine del conflitto l’Ucraina vide un grande allargamento dei propri territori a danno della Polonia, tuttavia l’UPA non aveva cessato le proprie attività, rimanendo una grave minaccia per il nuovo governo polacco. Le autorità di Varsavia ottennero pertanto la possibilità di deportare verso i nuovi territori occidentali del Paese gli ucraini Boyko e Lemko nella parte occidentale del Paese, base di rifornimento e reclutamento delle forze nazionaliste ucraine. Tale atto, passato alla storia come Operazione Vistola, ha rappresentato uno dei più gravi episodi di pulizia etnica nella storia polacca. 

Secondo la corrente realista neoclassica della teoria delle relazioni internazionali, la determinazione della politica estera di una nazione viene determinata dall’intersezione di variabili sistemiche esterne ed interne. Tale concetto viene sintetizzato da Gideon Rose nell’articolo Neoclassical Realism and Theories of Foreign Policy. L’assunto ivi espresso trova piena applicazione nel processo di riconciliazione tra Kyiv e Varsavia. Il crollo del comunismo in Polonia e il ripristino della sovranità statale ucraina (inizialmente intesa all’interno di un’Unione Sovietica riformata), determinarono la convergenza di un interesse esterno, ossia la comune preoccupazione circa possibili minacce derivanti da una politica revisionista da parte della Federazione Russa e di uno avente natura interna, ovvero l’instaurazione di uno Stato nazione retto da istituzioni democratiche. Nel settembre del 1989 diversi parlamentari polacchi visitarono l’Ucraina, sostenendo le aspirazioni delle forze democratiche in Ucraina. L’anno successivo una risoluzione del senato polacco statuì la volontà di Varsavia di stabilire relazioni pacifiche con l’Ucraina, in virtù della comunanza di valori tra i due Paesi, la camera alta polacca condannò inoltre l’Operazione Vistola. Nel 1991 Varsavia fu la prima nazione a riconoscere l’indipendenza ucraina.

Il periodo post-bipolare

Gli anni Novanta videro per la prima volta dagli anni Venti l’instaurazione di relazioni diplomatiche cordiali tra i due Stati, in particolare ricordando le disastrose conseguenze del fallimento dell’Intermarium, la Polonia identificò l’Ucraina come una nazione chiave per la propria sicurezza, poiché intesa come contrappeso alla federazione Russa. L’ingresso di Varsavia nell’Unione Europea e nella NATO non determinò un allontanamento tra le due nazioni, ma anzi ne favorì un ulteriore miglioramento, in quanto Varsavia divenne il principale sostenitore del processo di integrazione euro atlantica dell’Ucraina. L’importanza dell’Ucraina nell’ottica della politica estera polacca venne ribadita anche nella prima Strategia di Sicurezza Nazionale polacca rilasciata nel 2007. Il documento statuisce infatti la centrale importanza di Kyiv nel quadro della sicurezza europea, ribadendo altresì il forte sostegno di Varsavia per l’integrazione europea delle nazioni appartenenti all’Europa Orientale. La prima invasione russa dell’Ucraina nel 2014 ha sancito un’enorme crescita dell’importanza delle relazioni tra le due nazioni. In virtù dell’assunzione di una postura decisamente revisionista da parte di Mosca, l’Ucraina è divenuta fondamentale per la sicurezza nazionale polacca, data la sua funzione di Stato cuscinetto nei confronti del pericoloso vicino. Viceversa, Kyiv ha avviato una nuova politica estera volta al coinvolgimento in contesti multilaterali al fine di schermare il Paese da nuove possibili azioni ostili da parte della Russia. La Polonia è assurta sia al rango di prestatore di sicurezza per l’Ucraina, sia di principale sponsor del processo di integrazione euro atlantica del paese. A seguito del 2019, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha impostato una nuova politica estera volta a costruire una cintura di sicurezza rivolta verso una possibile aggressione russa. Varsavia in particolare ha svolto un ruolo centrale nell’ambito di tale strategia, venendo coinvolta in due delle principali iniziative minilaterali ucraine: il Triangolo di Lublino e il Patto Trilaterale. Sebbene a seguito del 2014 i rapporti tra le due nazioni siano ulteriormente migliorati, la rinascita del nazionalismo ucraino, concretizzatasi tramite una rivalutazione storica dell’UPA, non sono state accolte favorevolmente dalla Polonia e ciò ha dato luogo a diverse controversie. 

La seconda invasione russa dell’Ucraina del 2022 ha rappresentato la più grave minaccia alla sicurezza nazionale polacca dal 1939. Varsavia ha pertanto guidato, assieme al Regno Unito, la risposta europea all’azione di Mosca. La Polonia ha infatti ospitato buona parte dei rifugiati ucraini ed è risultata uno dei maggiori fornitori di armi all’Ucraina, in particolare tramite l’invio di materiale ex sovietico presente nei propri magazzini, nonché uno dei principali sostenitori del processo di integrazione europea del Paese, il quale ha ricevuto nuova linfa a seguito dell’invasione russa. Varsavia ha altresì mutato significativamente la propria posizione circa l’ingresso dell’Ucraina nella Three Seas Iniatiative. La Polonia aveva infatti inizialmente escluso la possibilità di un ingresso di Kyiv nell’iniziativa, in virtù della natura prettamente infrastrutturale di quest’ultima, la quale si intendeva esclusa da qualsivoglia elemento geopolitico. Tuttavia, in virtù dell’aggressione russa Varsavia ha chiaramente asserito che senza un’Ucraina sovrana l’iniziativa non risulterebbe possibile, pertanto nel 2022 l’Ucraina ha ricevuto lo status di “partner partecipante”, divenendo de facto membro dell’iniziativa. D’altro canto, il conflitto ha anche comportato l’emersione di pesanti controversie tra le due nazioni, al livello più elevato dal 1991. La Polonia e altre nazioni appartenenti all’Europa centro orientale hanno infatti imposto un divieto all’importazione di diversi prodotti agricoli ucraini, tra cui il grano. Di fronte alla progressiva integrazione europea dell’Ucraina, il governo polacco teme, infatti, che il proprio settore agricolo non possa reggere la concorrenza di Kyiv, determinando pesanti conseguenze sull’economia del paese. La controversia ha scatenato una forte escalation nei toni, culminata in un comunicato del Presidente polacco Duda dal quale pareva evincersi la volontà di Varsavia di interrompere i rifornimenti di armi all’Ucraina. La controversia è successivamente rientrata, tuttavia essa ha dimostrato come l’asse tra le due nazioni, apparentemente molto solido, nasconda in realtà rilevanti motivi di tensione.

L’aquila e il tridente

Le secolari tensioni tra Polonia e Ucraina hanno riflettuto le forti differenze religiose tra i due Stati, acuite dall’iniziale politica di espansione portati avanti da Varsavia. Il venir meno del fattore religioso e il progressivo spostamento del focus della politica estera polacca dall’espansione territoriale alla tutela della propria sicurezza, hanno determinato un progressivo miglioramento delle relazioni tra i due Paesi, i quali hanno iniziato a vedere l’uno come garanzia alla sicurezza nazionale dell’altro. Dopo il pesante fallimento del primo tentativo di riconciliazione avvenuto durante gli anni Venti, le due nazioni sono poi riuscite ad istituire una solida partnership a seguito del crollo del comunismo, svolgendo un ruolo molto importante nelle reciproche politiche estere. La seconda invasione russa dell’Ucraina ha stretto le relazioni tra i due Paesi, le quali allo stato attuale rappresentano uno dei rapporti bilaterali più importanti nel continente europeo. La forte vicinanza tra le due nazioni rimane tuttavia segnata da diverse controversie relative all’oscuro passato dei propri rapporti e a diverse controversie economiche. Nonostante tutto, i punti di convergenza tra le due nazioni e la comune adesione ai valori europei paiono decisamente più forti rispetto ai motivi di attrito tra di esse e potrebbero rappresentare un punto di partenza per la risoluzione di questi ultimi.