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12/11/2024
Cina e Indo-Pacifico

Trump, Manila e l’alleanza USA – Filippine: continuità con il passato?

di Matteo Piasentini

Donald Trump è considerato il presidente più isolazionista dei tempi recenti, e in tutto il mondo si è diffusa la preoccupazione riguardo al ritiro degli Stati Uniti da diversi dossier e scenari internazionali. Tuttavia, nella regione dell’Indo-Pacifico, tale fenomeno potrebbe non verificarsi, o almeno non nella stessa portata che potrebbe avere in altre aree. Un ambito degno di attenzione, che potrebbe essere indicativo di questa tendenza, è senza dubbio il rapporto tra Stati Uniti e Filippine, la loro alleanza e le conseguenze della presenza americana nel Mar Cinese Meridionale.

Donald Trump è considerato il presidente più isolazionista dei tempi recenti, e in tutto il mondo si è diffusa la preoccupazione riguardo al ritiro degli Stati Uniti da diversi dossier e scenari internazionali. Tuttavia, nella regione dell’Indo-Pacifico, tale fenomeno potrebbe non verificarsi, o almeno non nella stessa portata che potrebbe avere in altre aree. Un ambito degno di attenzione, che potrebbe essere indicativo di questa tendenza, è senza dubbio il rapporto tra Stati Uniti e Filippine, la loro alleanza e le conseguenze della presenza americana nel Mar Cinese Meridionale

Contrariamente ad altri Paesi, a Manila l’avvento di un’amministrazione a guida Trump non suscita preoccupazioni rilevanti in ambito di difesa e sicurezza. Com’è noto, Manila si trova ad affrontare la complessa sequenza di incidenti con vascelli cinesi nella sua Zona Economica Esclusiva. Dopo anni di tentativi di appeasement, l’amministrazione guidata da Marcos Jr. ha ristabilito stretti rapporti con gli Stati Uniti e l’amministrazione Biden, che includono l’espansione della presenza americana nell’arcipelago tramite la costruzione di siti per il dispiegamento temporaneo di truppe in base all’accordo EDCA, la fornitura di equipaggiamenti militari e la promessa di 500 milioni di dollari di assistenza militare, nonché un dialogo serrato tra le forze armate dei due Paesi. Tuttavia, tali cambiamenti appaiono più causati da dinamiche interne alla politica filippina che da un’attenzione speciale da parte dell’amministrazione democratica. Va sottolineato come l’amministrazione Trump abbia fornito assistenza alle Forze Armate Filippine durante l’assedio di Marawi del 2017 e come Mike Pompeo sia stato il primo Segretario di Stato statunitense ad estendere gli obblighi del trattato di mutua difesa tra i due Paesi alla difesa delle Filippine nel Mar Cinese Meridionale. 

Più in generale, il concetto di “Indo-Pacifico” come costrutto securitario è il risultato delle elaborazioni strategiche della prima amministrazione Trump, con un aumento delle operazioni FONOP (Freedom of Navigation Operations) nella regione. In questo contesto, la cooperazione tra Stati Uniti, Filippine e altri partner molto probabilmente continuerà su una traiettoria che trascende la contingenza delle amministrazioni americane. Una questione più controversa potrebbe riguardare possibili richieste dell’amministrazione Trump affinché Manila contribuisca al finanziamento degli aiuti militari e allo sviluppo dei siti EDCA. Tali richieste potrebbero complicare ulteriormente le negoziazioni verso una cooperazione più stretta tra gli alleati. Tuttavia, è opportuno sottolineare come Manila, vincolata dalla necessità di aumentare le proprie capacità di deterrenza, possa essere pronta a negoziare una soluzione per tale scenario, che rimane tuttavia incerto. 

Al contrario, le relazioni economiche tra Manila e Washington potrebbero essere di gran lunga più complesse. Come dimostrato in diverse occasioni, tra cui il summit trilaterale tra Filippine, Giappone e USA dello scorso aprile, le Filippine hanno cercato di sensibilizzare l’amministrazione Biden sulla necessità di rafforzare la resilienza economica dell’arcipelago, attraverso la creazione del Corridoio Economico del Luzon e promesse di investimenti in settori quali semiconduttori, telecomunicazioni, energia e materie prime. Inoltre, le Filippine sono membri di IPEF, l’iniziativa di cooperazione economica regionale lanciata dall’amministrazione Biden. Con IPEF, i Paesi dell’Indo-Pacifico si aspettano un accesso facilitato al mercato americano tramite la riduzione delle barriere tariffarie. Tuttavia, il noto protezionismo di Trump potrebbe mettere un freno a tali iniziative, frustrando le aspettative di Manila nel lungo periodo. I diversi settori – economico e militare – potrebbero tuttavia influenzarsi reciprocamente, in senso positivo o negativo. Uno scenario possibile potrebbe essere una progressiva insoddisfazione di Manila riguardo al protezionismo americano, spingendo le Filippine a diversificare i propri partner e favorendo un ritorno al potere di fazioni politiche più favorevoli a stretti rapporti con Pechino, specialmente qualora le tensioni nel Mar Cinese Meridionale si riducano a livelli accettabili. 

In alternativa, se la competizione tra Cina e USA dovesse intensificarsi, anche un’amministrazione protezionista, come una guidata da Trump, potrebbe pragmaticamente riconoscere il valore strategico di una partnership economica e strategica con le Filippine. In definitiva, i rapporti tra USA e Filippine non subiranno cambiamenti radicali con la nuova amministrazione, ponendosi in una linea di continuità con il passato, specie considerando la storica alleanza tra le parti e la convergenza di interessi in tema di sicurezza e deterrenza nel Mar Cinese Meridionale. Saranno da osservare eventuali sviluppi e aggiustamenti nell’ambito economico, con effetti che potrebbero riflettersi anche in altri settori delle relazioni bilaterali tra Manila e Washington.