La presidenza di Prabowo Subianto in Indonesia rappresenta un potenziale punto di svolta nella politica estera del Paese, con implicazioni significative per le relazioni con l’Unione Europea (UE). Mentre l’attenzione globale si concentra principalmente sull’interazione dell’Indonesia con Cina e Stati Uniti—soprattutto nel contesto di una politica più assertiva da parte degli Stati Uniti dopo la rielezione di Donald Trump—i rapporti tra Indonesia e UE sembrano ricevere un’attenzione insufficiente. Questo rappresenta una mancanza rilevante, poiché tali relazioni potrebbero subire cambiamenti profondi, riflettendo dinamiche globali più ampie e priorità concorrenti dei due attori.
L’Indonesia occupa una posizione centrale nell’impegno dell’UE con il Sud-est asiatico, essendo la maggiore economia dell’ASEAN e con una popolazione di quasi 300 milioni di abitanti. Il Paese svolge un ruolo cruciale nella definizione dell’architettura economica e della sicurezza regionale, e il rapido sviluppo lo rende un partner sempre più importante per l’UE. Nel 2023, l’UE si è affermata come il quinto maggiore partner commerciale dell’Indonesia, e le relazioni bilaterali sono sostenute da accordi fondamentali come il Partnership and Cooperation Agreement (PCA) e i negoziati in corso sul Comprehensive Economic Partnership Agreement (CEPA).
Storicamente, il coinvolgimento dell’UE in Indonesia va oltre il commercio. L’UE ha avuto un ruolo chiave nella costruzione della pace durante il conflitto di Aceh, guidando la Aceh Monitoring Mission nel 2005 dopo la firma del Memorandum d’Intesa tra il governo indonesiano e il Movimento per la Liberazione di Aceh (GAM). Questi sforzi hanno posizionato l’UE non solo come partner economico ma anche come sostenitore della stabilità regionale e della good-governance.
Nel contesto diplomatico, sotto il governo di Joko Widodo (Jokowi), l’Indonesia ha mantenuto una politica estera pragmatica e non allineata, in linea con il principio di indipendenza e attivismo. Questo approccio ha dato priorità agli interessi economici, evitando al contempo un coinvolgimento esplicito con le grandi potenze. Durante il mandato di Jokowi, le relazioni economiche UE-Indonesia sono cresciute significativamente, con l’UE che è diventata un mercato di esportazione rilevante per l’Indonesia. Tuttavia, tensioni sono emerse nel 2018 a causa delle normative ambientali più rigorose adottate dall’UE, in particolare quelle relative alla deforestazione, che hanno avuto un impatto diretto sulle esportazioni di olio di palma dell’Indonesia.
La leadership di Prabowo Subianto potrebbe introdurre un approccio più assertivo e nazionalistico nella politica estera. Come Ministro della Difesa, Prabowo ha criticato apertamente l’UE, in particolare per il Deforestation-Free Regulation (EUDR), che entrerà in vigore a dicembre 2024. Questa normativa richiede che i prodotti destinati al mercato UE non abbiano un impatto ambientale rilevante, come la deforestazione, una condizione che l’Indonesia ritiene eccessivamente onerosa per i Paesi in via di sviluppo.
Prabowo non sembra intenzionato a modificare i metodi di produzione dell’olio di palma, cruciale per l’economia nazionale. Ha accusato l’UE di applicare doppi standard, evocando una narrativa di sfruttamento delle risorse indonesiane da parte delle potenze europee nel passato. Questa retorica suggerisce che, sotto Prabowo, l’Indonesia potrebbe adottare un atteggiamento più conflittuale nei confronti dell’UE, dando priorità alla sovranità e agli interessi economici rispetto all’allineamento con le norme europee.
Dal punto di vista delle relazioni internazionali, l’Indonesia, come potenza intermedia emergente sotto la guida di Prabowo, probabilmente darà priorità alla propria autonomia strategica, sfruttando la sua rilevanza economica e geopolitica per manovrare tra le grandi potenze. Questo è in linea con gli sforzi per rafforzare i legami con la Cina e la potenziale adesione al blocco BRICS, segnalando un passaggio verso una maggiore multipolarità. Per l’UE, l’Indonesia rimane un partner cruciale nel sostenere la strategia Indo-Pacifica, che mira a promuovere un ordine internazionale basato su regole e a bilanciare l’influenza crescente della Cina. Tuttavia, l’approccio normativo dell’UE, focalizzato su diritti umani, sostenibilità ambientale e standard di governance, rischia di scontrarsi con la visione più sovranista e transazionale di Prabowo.
Il futuro delle relazioni UE-Indonesia sarà probabilmente guidato più dal pragmatismo strategico che da un allineamento normativo. L’UE, come attore istituzionalista liberale, dovrà adattare i propri standard ambientali e di diritti umani alla realtà di cooperare con partner come l’Indonesia, che privilegiano la crescita economica e la sovranità nazionale. Questa tensione riflette una sfida più ampia per l’UE nel rapportarsi con i Paesi del Sud Globale, dove la sua agenda normativa incontra spesso resistenze da parte di potenze emergenti che vogliono affermare le proprie priorità di sviluppo.
Per evitare di alienare l’Indonesia, l’UE dovrà adottare un approccio flessibile e adattivo, concentrandosi su aree di interesse comune come le iniziative per l’economia digitale, lo sviluppo delle infrastrutture e la cooperazione per la sicurezza regionale. Al contempo, l’UE dovrebbe esplorare meccanismi innovativi per affrontare le preoccupazioni dell’Indonesia riguardo alle normative ambientali, ad esempio offrendo supporto tecnico e finanziario per facilitare pratiche sostenibili nei settori chiave come l’olio di palma.
Le relazioni UE-Indonesia sotto la guida di Prabowo Subianto riflettono un cambiamento più ampio verso un sistema internazionale multipolare. Il valore strategico dell’Indonesia risiede nella sua capacità di interagire con diversi attori promuovendo al contempo la propria agenda di sviluppo. Per l’UE, mantenere una partnership costruttiva con l’Indonesia richiede un approccio ponderato, capace di bilanciare aspirazioni normative con considerazioni pragmatiche. Alla fine, il successo di questa relazione dipenderà dalla capacità di entrambe le parti di navigare nella complessità di un ordine globale sempre più fluido e competitivo, dove gli interessi strategici spesso prevalgono sull’allineamento ideologico.

