Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
05/03/2025
Cina e Indo-Pacifico, Russia e Spazio Post-sovietico, Stati Uniti e Nord America

La corsa di Trump alle terre rare: tra Russia, Ucraina e il timore della Cina

di Viola Petrelli

Nell’attuale scacchiere internazionale cresce l’importanza di controllare le terre rare, fondamentali per la produzione tecnologica avanzata e la sicurezza nazionale. Per gli Stati Uniti la presenza delle terre rare sul tavolo delle trattative con l’Ucraina e la Russia potrebbe rappresentare un passo verso l’indipendenza da Pechino. Le terre rare, infatti, sono un pericoloso strumento geopolitico nelle mani della Cina e Trump si muove nella prospettiva di trovare soluzioni rapide ed efficaci. 


Nell’attuale scacchiere internazionale cresce l’importanza di controllare le terre rare, fondamentali per la produzione tecnologica avanzata e la sicurezza nazionale. Per gli Stati Uniti la presenza delle terre rare sul tavolo delle trattative con l’Ucraina e la Russia potrebbe rappresentare un passo verso l’indipendenza da Pechino. Le terre rare, infatti, sono un pericoloso strumento geopolitico nelle mani della Cina e Trump si muove nella prospettiva di trovare soluzioni rapide ed efficaci. 

La IUPAC definisce le terre rare (Rare Earth Elements, REE) come un gruppo di 17 elementi chimici che negli ultimi cinquant’ anni sono divenuti i materiali più ricercati al mondo e negli ultimi venti hanno assunto un ruolo centrale nel processo di rivoluzione tecnologica. Spesso, infatti, si parla di “metalli tecnologici”, essenziali in molteplici settori vitali: l’elettronica e la tecnologia, l’industria (petrolchimica, bellica e aerospaziale), l’energia green e la medicina. 

Si parla di terre rare non perché non ce ne siano in natura, ma perché è difficile trovarne un’alta concentrazione in uno specifico territorio. Per questo rientrano tra le “materie prime critiche” e da ciò ne deriva l’importanza strategica e le conseguenti molteplici variazioni geopolitiche. 

Le possibilità di accordo sulle terre rare: dalla pace al business

Già prima della guerra era nota la strategicità dell’Ucraina per l’abbondanza di risorse minerarie, comprese le terre rare, ma ad oggi queste sembrano aver assunto un ruolo cruciale per la risoluzione del conflitto stesso. 

Il sottosuolo ucraino varrebbe 15 miliardi di dollari (stimati) e tra le aree più ricche ci sarebbe proprio il Donbass, che è sotto il controllo russo. La bozza d’intesa tra Washington e Kiev prevede l’accesso alle risorse minerarie ucraine per compensare gli ingenti aiuti concessi dalla precedente amministrazione Biden. Mentre dal punto di vista delle garanzie, l’intesa non sembra prevederne di concrete, motivo per cui Zelensky risulta scettico alla firma.  Dato il forte interesse di Trump nelle terre rare, Putin ha aperto la possibilità di un accordo sullo sfruttamento congiunto delle materie rare russe, con Washington come partner commerciale. Questo progetto sarebbe da concretizzarsi una volta terminata la guerra. La Russia, oltre ad essere uno dei primi Paesi al mondo per riserve di terre rare, ad oggi include quelle nei territori ucraini ottenuti dalla guerra. La prospettiva di cooperazione economica su tali risorse potrebbe costituire un catalizzatore per accelerare la fine del conflitto, in quanto il nuovo Presidente cerca in tutti i modi di “mettere le mani” sul tesoro ucraino. La crescente necessità di Trump di accaparrarsi lo sfruttamento di terre rare è da interpretare in funzione anticinese: il Presidente degli USA vuole rompere la catena di approvvigionamento cinese, rendendosi sempre più indipendente da Pechino. 

Terre rare in Groenlandia: la nuova strategia Trump

L’aspirazione del nuovo Presidente americano di controllare la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, è data dall’importanza sempre crescente dell’Isola a seguito del realizzarsi della prospettiva di scioglimento dei ghiacciai artici. In questo scenario, che porterà all’apertura di nuove rotte e alla creazione di nuovi equilibri, Trump cerca di accaparrarsi la Groenlandia, in primis come avamposto regionale per motivi di sicurezza. Altra motivazione cruciale è proprio la presenza delle terre rare; infatti, sotto la calotta polare sembra sia celato il 20% delle riserve mondiali di tali risorse. 

Ad oggi l’estrazione risulta complessa, ma data la velocità di scioglimento dei ghiacciai, in una prospettiva non troppo lontana, l’Isola potrebbe acquisire maggior centralità per ottenere “materiali tecnologici” a cui gli Stati Uniti (e non solo) aspirano. Tale primato americano potrebbe evitare l’insinuarsi della Cina nel nuovo nevralgico contesto artico, in quanto Pechino vede la Groenlandia come un’opportunità per la diversificazione di fonti. 

Il monopolio cinese delle terre rare

Nello scacchiere geoeconomico internazionale, a proposito di materie rare Trump sta cercando di avvantaggiarsi rispetto alla Cina e rendersi il più indipendente possibile dalle forniture di Pechino, in quanto possedere terre rare è ormai sinonimo di sicurezza nazionale, potenza economica e militare. 

La Cina possiede, solo in territorio nazionale 44 milioni di tonnellate di terre rare e sistemi sofisticati per la lavorazione. Inoltre, a livello globale ne è il primo esportatore, controlla il 70% della capacità estrattiva e il 90% della capacità di lavorazione. 

L’approvvigionamento di tali risorse sta progressivamente divenendo una delle principali sfide geoeconomiche e geopolitiche che le potenze internazionali sono chiamate a fronteggiare. La Cina non è solo il maggior produttore mondiale di terre rare, ma anche il principale avversario di Trump. La necessità di progressiva indipendenza da Pechino è legata alla necessità di proteggere la propria sicurezza economica e nazionale, per evitare che queste risorse vengano utilizzate dalla Cina come un’arma geopolitica. Un simile scenario mette in discussione la potenza e l’influenza mondiale americana nel “braccio di ferro” con il suo principale antagonista. È chiaro che, se la nuova presidenza del tycoon vuole affermare la propria leadership e riconfermare ancora una volta la supremazia americana, è indispensabile che nel settore delle terre rare vengano diversificate le fonti di approvvigionamento e i partner strategici.

Gli Autori