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31/10/2024
Difesa

Verso il conflitto

di Massimo Candura

La seguente analisi espone le dinamiche che, nell’opinione dell’autore, porteranno ad uno scontro ‘cinetico’ i blocchi contrapposti per il controllo del Globo. Fattori geopolitici, politici, economico-finanziari e tecnologici mettono in competizione e portano al conflitto due schieramenti.

La seguente analisi espone le dinamiche che, nell’opinione dell’autore, porteranno ad uno scontro ‘cinetico’ i blocchi contrapposti per il controllo del Globo. Fattori geopolitici, politici, economico-finanziari e tecnologici mettono in competizione e portano al conflitto due schieramenti. 

Storia recente

Se la fine della guerra fredda alimentava l’illusione della ‘Fine della Storia’ (Fukuyama 1992), il corso dei successivi eventi ha invece dimostrato che la sconfitta delle grandi dittature in Europa (1945) e Unione Sovietica (1989-1991) non ha portato l’auspicata armonia universale. 

Carl von Clausewitz è prepotentemente attuale: gli obiettivi della politica si possono (alle volte sembra ‘si debbano’) conseguire con la forza militare.

Possiamo ricordare solo alcuni dei conflitti, anche asimmetrici, avvenuti da quando la storia sarebbe ‘finita’: Armenia e Azerbaigian (1988-1994; 2016; 2020; 2023); le Guerre del Golfo (1991 e 2003); ex Jugoslavia (1991-2001); l’attacco dell’undici settembre e l’intervento di Usa e Nato in Afghanistan (2001 -2021); gli interventi russi in Cecenia, Georgia e l’invasione dell’Ucraina (dal 2014 ad oggi).

Merita una distinta menzione quanto accade in Medio Oriente: lo scontro fra Iran (e i suoi ‘proxy’) e Israele ha oggi un evidente contraltare nella concorrenza regionale fra Arabia Saudita e Iran (con una appendice di ‘guerra per procura’ in Yemen).  

Numerosissime le ‘guerre civili’ anche dopo la fine della Guerra Fredda, spesso sostenute da sponsor ‘esterni’.

La molteplicità dei conflitti, diffusi in varie zone geografiche/geopolitiche e spesso con radici storiche pluridecennali, tende a offuscare un importante sostrato: al di là dell’identità degli attori che operano ‘cineticamente’ sul terreno, gli sponsor/alleati delle parti in conflitto appartengono o allo schieramento USA/Nato e partner (Sud Corea, Australia, Giappone ecc.) o al blocco formato da Cina, Russia, Iran, Nord Corea.

Nelle dinamiche per influenzare i Governi di molti Paesi africani, ‘rivive’ il confronto Usa – Urss: gli interessi occidentali e quelli sino/russi si confrontano attraverso colpi di stato o guerre civili (ad esempio nel Sahel o in Libia) ma anche in situazioni di ‘concorrenza’ attraverso la presenza di basi, supporto militare e varie forme di aiuti ai governi locali (ad esempio Gibuti).

Il fatto rilevante è proprio il confronto in atto tra le 2 Potenze globali (Cina e Usa) e gli schieramenti di alleati e partner che riconoscono i propri interessi come compatibili/complementari con gli obiettivi di uno dei due attori globali.

Lo sviluppo della Cina

Fin dagli anni ’90 il ‘Dragone’ cresce costantemente, con percentuali annue variabili ma assai rilevanti rispetto ai Paesi occidentali (nel 1992 e nel 2007 oltre il 14%): l’economia pianificata, per quanto ‘aperta’ al mercato, è orientata a rendere la Cina autonoma da qualunque costrizione esterna. 

Il percorso di riforma, iniziato negli anni ’80 da Deng Xiaoping e che continua ancora oggi sotto Xi Jingpin, ha l’obiettivo di modernizzare la Cina per raggiungere obiettivi di sviluppo globali, rimanendo comunque nell’alveo del “socialismo con caratteristiche cinesi” – Deng Xiaoping, 1982. 

Questa traiettoria di sviluppo, iniziata con discrezione alcuni decenni orsono, oggi è esplicitamente rivolta a cambiare l’ordine globale: nel 2023 Xi dichiarava ad alcuni delegati della Conferenza Politica Consultiva della Repubblica Popolare che i Paesi occidentali guidati dagli USA hanno effettuato contenimento, accerchiamento e soppressione degli interessi cinesi. 

Il ‘grande ringiovanimento della nazione cinese’, espressione usata da Xi più volte nel corso degli anni, è una strategia per “la modernizzazione politica, sociale e militare al fine di espandere la potenza, perfezionare la governance” ma soprattutto “ripensare l’ordine internazionale a supporto degli interessi nazionali della Repubblica Popolare Cinese”. 

L’allineamento della Russia 

Il Governo russo, similmente, aspira a un nuovo ordine mondiale.

L’11 ottobre 2024 Putin ha incontrato a Teheran il Presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian: in questa occasione il Presidente russo avrebbe richiesto la formazione di un “nuovo ordine mondiale” per sfidare l’Occidente.

In audizione presso il Parlamento tedesco  (Bundestag),  14 ottobre 2024, Bruno Kahl (Presidente del Servizio di Intelligence per l’estero tedesco, Bundesnachrichtendienst), ha dichiarato che “…al più tardi entro la fine del decennio le Forze Armate russe saranno probabilmente nelle condizioni, con riferimento a risorse umane e materiali, di lanciare un attacco contro la Nato” con l’obiettivo di spingere gli Usa fuori dall’Europa e quindi stabilire “una sfera di influenza russa” nell’Est Europa e creare “un nuovo ordine mondiale”.

Sul piano economico-finanziario Russia e Cina stanno guidando l’associazione informale del BRICS+ verso l’obiettivo della ‘de-dollarizzazione’ delle strutture finanziarie. 

La ricerca del controllo globale

Questo obiettivo economico-finanziario è potenzialmente ‘dirompente’ rispetto all’attuale equilibrio finanziario mondiale: dal secondo dopoguerra, la moneta americana costituisce valuta di riferimento ed è la più usata negli scambi internazionali.

Sono i corollari geopolitici della centralità del dollaro ad essere contestati da Cina e Russia: gli Usa possono indebitarsi a tassi più bassi rispetto al resto del mondo e, inoltre, le sanzioni economiche americane verso i propri avversari hanno un’efficacia impareggiabile.  

L’obiettivo strategico di Cina e Russia di raggiungere un ‘nuovo ordine mondiale’ è di per sé in diretto conflitto con la Nazione, gli Usa, che nell’attuale ‘ordine mondiale’ al contempo esprime e rinviene la propria forza.

Dinamiche Critiche

Nel contesto attuale, conflittuale, delle relazioni fra le maggiori Potenze, vi sono alcune dinamiche da osservare.

Il significativo aumento della spesa militare: il SIPRI  (Stockholm International Peace Research Institute) ha sottolineato che la spesa militare globale avrebbe raggiunto nel 2023 la somma di 2.443 miliardi di dollari, un incremento del 6,8% rispetto al 2022 e il maggior incremento anno su anno dal 2009.

I dati del SIPRI in merito a Russia (spesa per armamenti al 16% del PIL) e Ucraina (58%) nel 2023 sono facilmente comprensibili mentre per quanto attiene ai 31 Paesi della NATO, la loro spesa complessiva 1.341 miliardi dollari quasi il 55% della spesa mondiale, è ‘conseguenza’ della situazione internazionale, anche delle spese per sostenere l’Ucraina.

La Cina è il secondo Paese al mondo per spesa militare e l’aumento del 6% tra 2022 e 2023 segna il 29° anno di incremento della spesa militare. 

La Cina da sola spende quanto metà del budget militare di tutti i Paesi dell’Asia e dell’Oceania.

Peraltro gli altri attori del quadrante dell’Estremo Oriente e dell’Oceania collegano l’incremento delle proprie spese militari alla corsa alle armi della Cina.

La progressiva saldatura dei conflitti in atto: il focus dei mass media è concentrato sulle crisi in atto come singoli eventi, creando nell’opinione pubblica, anche quella più attenta, un’illusione ottica che non permette di attribuire il giusto significato ai fatti. 

Il sostegno economico ‘discreto’ della Cina alla Russia sanzionata dall’Occidente, la fornitura di armi a soggetti in conflitto armato da parte delle potenze dei 2 schieramenti globali, la partecipazione di ‘volontari’ stranieri tra i combattenti in Ucraina e in altri teatri, la presenza di elementi delle Forze Armate Nordcoreane in Russia: tutte queste azioni sono convergenti e hanno una finalità strategica comune.

Il paradosso Senkaku: nel 2019 M. E. O’Hanlon, ‘Senior Fellow’ della Brookings Institution, pubblica “The Senkaku Paradox: Risking Great Power War Over Small Stakes”; l’autore spiega il paradosso in virtù del quale lo stesso impegno degli USA verso i propri alleati potrebbe portare ad una III Guerra Mondiale in seguito ad un conflitto locale, quale la contesa tra Cina e Giappone in merito alla sovranità sulle Isole Senkaku, oggi disabitate. 

Qualora l’occupazione di territori pur strategicamente poco rilevanti non trovasse adeguata risposta, allora verrebbe imputato agli USA di non voler rischiare un conflitto globale per proteggere gli interessi locali di alleati e partner, aprendo una grave crisi nello schieramento occidentale. 

Il migliorato Comando/Controllo Nucleare, la scalabilità delle testate nucleari e le migliorate difese ABM: l’introduzione dell’IA e del Big Data Computing si riflette in un miglioramento e accelerazione dei processi di gestione della difesa nucleare e anti-missilistica.

L’innovazione tecnologica ha investito anche le armi nucleari: le armi ‘tattiche’ sono sempre più ‘modulabili’ – la bomba B61-12 può essere impostata da 0,3 a 50 kilotoni (su Hiroshima venne sganciata una bomba da 15kt).

Oggi gli Stati Uniti sono la Potenza all’avanguardia nel settore della difesa anti missile, sebbene Russia e Cina investano molto nello sviluppo di tali sistemi e soprattutto in tecnologia anti-satellite.

Tali investimenti e progressi tecnologici, unitamente alla proliferazione nucleare, rendono più probabile l’uso di tali armi in un futuro prossimo.

Conclusione

Quanto esposto permette di ipotizzare un conflitto fra ‘pari’ in un futuro prossimo: il controllo economico finanziario del pianeta è un movente più che valido per decidere di rischiare tanto, ma il ‘casus belli’ potrà essere riconducibile al Paradosso Senkaku, anche in contesti geografici diversi e simultanei.

Tale conflitto, non necessariamente cercato né pianificato, ma frutto di una escalation già oggi in corso, potrà essere combattuto anche con armi nucleari.

Pertanto il rapido aumento delle spese militari italiane è necessario non tanto per rispettare gli impegni derivanti dall’appartenenza alla NATO quanto piuttosto per la pura e semplice difesa della Nazione e della sua popolazione, certamente in una prospettiva di collaborazione con gli alleati ma soprattutto in considerazione delle dinamiche in atto.


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