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02/03/2026
Europa

Violenza algoritmica: l’Europa alle porte dell’Hyper Warfare

di Edoardo Barca

Tra l'egemonia dei Big Data di Palantir e le ambizioni di campioni nazionali come Helsing e Mistral, l'Europa cerca una difesa "software-defined" per sopravvivere alla compressione dei tempi tattici imposta dall'intelligenza artificiale.

Tra l’egemonia dei Big Data di Palantir e le ambizioni di campioni nazionali come Helsing e Mistral, l’Europa cerca una difesa “software-defined” per sopravvivere alla compressione dei tempi tattici imposta dall’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale si sta stabilendo come mezzo prioritario per il supporto, l’automazione e la sostituzione dei processi decisionali e creativi umani. La delega del pensiero sta lentamente raggiungendo la città proibita dei decisori politici e militari. Nell’epoca dell’informazione, il lavoro che porta alle politiche pubbliche perde rilevanza, lasciando spazio al dato, la traccia informativa che costruisce l’immagine in quanto fine, e non in quanto consequenzialità. 

Il recente rifiuto da parte del governo svizzero di aggregarsi al macrocosmo Palantir (dopo mesi di estenuante lobbying) e difendere la propria neutralità intellettuale pone i riflettori sull’ingerenza dei sistemi di Intelligenza Artificiale nel continente europeo e nelle sue istituzioni. Per quanto altre potenze ed imperi, regionali e globali, usino ottimizzazioni di machine learning per i loro processi istituzionali, l’Europa sembra ignara dell’alba dell’Hyper Warfare. L’IDF, con l’utilizzo dei software di elaborazione di dati Lavender e Gospel, e la recente disputa sull’uso di Claude AI (il messia digitale di Anthropic) nella cattura del presidente venezuelano Maduro, aprono il dibattito sull’arrivo del futuro nell’Ue delle regole e dei vincoli. Dunque, l’Unione europea è mentalmente pronta alla Hyperwar?

Guerra algoritmica 101

Il termine Hyperwar o Hyper Warfare definisce l’evoluzione della guerra in una forma algoritmica e dominata dall’Intelligenza Artificiale, con un’alienazione progressiva e totalizzante del fattore umano nella logica militare. Coniato dal Generale americano John R. Allen e da Amir Husain, definisce una forma di confronto oltre le capacità cognitive, temporali, e deduttive umane. Questo nuovo paradigma bellico distrugge il ciclo OODA (Observe, Orient, Decide, Act), eliminando il collo di bottiglia della decisione attiva umana (Human-in-the-Loop), comprimendo il tempo di reazione e risposta a frazioni di secondo o millisecondi. Con l’automazione e l’atomizzazione delle sequenze operative, l’operatore umano perde presenza e legittimità nel campo di battaglia, non sopravvivendo alla nuova temporalità meccanica della guerra. Osservando la teoria, questa nuova grammatica tradisce la logica dell’arte della guerra secondo Carl von Clausewitz, eliminando dal paradigma la volontà, umana e politica, nell’atto di guerra per trasformarla in un’equazione computazionale di logoramento.

In questo crescente trans-bellicismo, le IA Militari non sono ancora completamente dispiegate pubblicamente, ma esistono parecchi sistemi military-adjacent. Sovente sono citati come primi meccanismi autonomi i droni (FPV, Loitering, e sistemi AA), fino ad arrivare ai veri e propri Lethal Autonomous Weapons Systems (LAWS) come i turchi Kargu-2, ovvero sistemi d’arma progettati per identificare, selezionare e ingaggiare bersagli umani o materiali senza l’intervento umano, delegando una decisione letale agli algoritmi. L’integrazione di sistemi abilitati dall’IA spazia dal supporto decisionale alla gestione logistica, riconfigurando radicalmente le logiche strategiche. Uno sbocco fondamentale delle IA Militari è l’intelligence adattiva, nell’elaborazione dei sistemi DSS (Targeting e Supporto Decisionale) come Habsora (Gospel) dell’ IDF, capaci di fondere immensi database di sorveglianza per generare bersagli a ritmi insostenibili per gli analisti umani, e sistemi C4ISR per la modellizzazione dei pattern operativi ostili e l’estrazione di anomalie da immagini satellitari ed intercettazioni. Altre applicazioni si trovano nel superamento dei colli di bottiglia decisionali umani, nella logistica predittiva e nell’automazione del dominio cibernetico, ambiente nativo di questi software. 

Con l’affermarsi delle IA nei contesti offensivi, si porge dunque la necessità di sopravvivere a questi attacchi, lavorando a meccanismi creativi di guerra elettronica e di contrattacco. Il fulcro del nuovo modo di fare guerra elettronica ruota attorno alla necessità di disabilitare ed inibire i sistemi avversari al minor costo in termini di libertà operativa personale. Dunque, la soluzione contro le IA è l’inganno dei loro sistemi di raccolta dati e di ragionamento. Si strutturano dunque mimetismi fisici (Adversarial attacks) che puntano a disorientare i sensori ottici tramite adesivi o pattern mimetici (Adversarial patches) capaci di rendere “invisibile” un carro armato o di farlo classificare erroneamente. Contemporaneamente, i dati di comunicazione vengono manipolati ed “avvelenati” nella procedura di data poisoning, infiltrando stringhe corrotte nella catena di addestramento dei modelli ostili. In opposizione, le nuove architetture con IA integrata si sviluppano con rinforzi alla guerra elettronica, grazie a sistemi di Adversarial Training, una robustezza superiore al rumore e alla manipolazione dei dati di input, e la Sensor Fusion, ossia l’applicazione ibrida tra sistemi nativi dell’IA con competenze extra, quali firme radar, dati termici e scanner LiDAR per invalidare i pattern avversari. Nella Hyperwar, la differenza viene costruita sulla prevenzione e sul rallentamento delle catene cognitive dell’Intelligenza Artificiale, non sulla strategia corrente. Il fatto è inevitabile se permesso nel ragionamento, ma è scongiurato nell’illusione del demiurgo artificiale.

La massoneria palantiriana in Europa

Il panorama strategico europeo è caratterizzato da un incessante bisogno di recuperare lo scarto tecnologico con i partner atlantici e gli avversari in Oriente, in particolare scontrandosi con il bisogno di coadiuvare alta tecnologia, gestione del costo e mantenimento dell’autonomia politica, strategica, e digitale. Attualmente, l’Europa soffre di un forte gap cognitivo, non avendo in sé capitale tecnologico, capitale umano in talenti ed esperti del settore nativi, e soprattutto massa finanziaria nelle tecnologie AI. Mentre il Pentagono ha allocato 1.8 miliardi di dollari solo per l’IA nel 2024, l’EDF fatica a coordinare i quasi 2 miliardi di euro nei 27. In questo ambiente, la statunitense Palantir diventa un arbitro di fatto: chi usa le sue piattaforme adotta il suo framework. Alcuni nuclei europei però sfidano questa egemonia in un ultimo tentativo di decolonizzazione digitale da Washington.

In Germania, l’esempio più promettente e possibile portabandiera europeo delle IA Militari è Helsing, unico unicorno militare europeo del settore IA per la difesa. Superato con grandi risultati un round di seeding da 450 Milioni di euro ed una valutazione di mercato di 5 miliardi, Helsing promuove un cambio dottrinale nel paradigma della guerra, spostando il centro di gravità e la letalità dei sistemi dalla loro struttura fisica alla loro struttura digitale, allo stack di sensori, software e meccanismi di controllo del sistema d’arma nella sua operatività personale e la sua connettività di comunicazione e coordinamento nella rete. Operativamente, Helsing ha già dimostrato competenze promettenti, con lo sviluppo di modelli di comunicazione uomo-IA denominati VLA (Vision-Language-Action) ad una impressionante capacità industriale per il conflitto russo-ucraino. L’obiettivo? Adattare il presente ad una software-defined defense, come nel caso dell’upgrade IA nel programma Eurofighter Typhoon.  

L’ombra di Palantir si radica nel sistema europeo offrendo capacità di aggregazione dati indispensabili, ma a un costo politico inaccettabile. L’integrazione con il software di Alex Karp impone una sottomissione ontologica: adottare la logica americana nella gestione dei Big Data pubblici e militari. Il rischio è un Vendor Lock-in, rendendo impossibile il passaggio ad alternative domestiche senza compromettere la capacità operativa. Questo genera un debito di sovranità e una leva diplomatica svantaggiosa, ricalcando le criticità già viste con il programma F-35. L’egemonia di Palantir è già evidente nel Regno Unito, con gli accordi miliardari per il progetto Asgard e la gestione dei dati clinici del NHS, esponendo la privacy e le infrastrutture critiche britanniche al controllo statunitense.

Anche nel ciclo dei “Palantiriani” si sono sviluppate credenze differenti. Nel Febbraio 2026, nei Paesi Bassi un team a trazione lituana guidato da Aistis Šimaitis, già consigliere del governo lituano ed ex leader tecnologico presso Palantir,  è emerso sui radar di Bloomberg con un seed da 40 milioni di euro supportato da attori globali come Lakestar. Insediata ad Amsterdam, Onodrim Industries è una rivolta epistemologica nella rivoluzione tecnica di Karp, oppure la risposta europea alle necessità della Hyperwar: Alumni della scuola di pensiero della “Repubblica Tecnologica” con l’obiettivo di costruire un sistema interoperabile e sovrano, che permetta ai ministri europei di integrare i dati senza consegnare la propria autorità ad un attore estraneo, preservando agency pubblica.

L’IA sovrana: Mistral AI & AMIAD

Mentre il dibattito militare europeo si accende su astrazioni etiche, legislature stringenti e divergenze tra produttori e consumatori, la Francia di Emmanuel Macron ha risposto con una soluzione pragmatica ed esemplare. Il centro della sua strategia per l’IA è l’unicorno francese Mistral AI, lo “sfidante” nazionale della bolla OpenAI e di colossi quali Google, Microsoft ed Anthropic

A Gennaio 2026, Il Ministère des Armées ha siglato un contratto senza precedenti con Mistral AI, sotto il quale viene integrato il software AI nella strategia nazionale francese sotto coordinazione dell’ AMIAD (Agence ministérielle pour l’intelligence artificielle de défense). Fondamentali per l’attivazione saranno i processi di modulazione attorno alle necessità delle forze armate francesi: dataset classificati, dottrina nazionale e controllo totale sui dati nelle mani della Repubblica Francese.  L’IA generativa francese si svilupperà come risposta all’universo di LLM (Large Language Models) statunitensi e cinesi, in particolare diventando il primo strumento statale contro la Hyperwar, risolvendo il collo di bottiglia del sovraccarico di informazioni nei decisori politici francesi. I filtri cognitivi isolano il rumore per le analisi C4ISR, mentre le capacità linguistiche rendono Mistral AI uno strumento sovrano contro la propaganda e la disinformazione da parte di attori stranieri, primo dei quali il micro-universo del quinticolonnismo eurorusso

Nell’epoca dei droni e delle competenze delegate, l’Europa è ancora in un bivio frammentato. L’AI Act è un capolavoro di civitas, ma rischia di isolare il continente in un “codice cavalleresco” unipolare. Se la guerra algoritmica comprime concettualmente il tempo di pianificazione ed attivazione, l’uomo nel cerchio diventa una deficienza tattica letale. Siamo alle porte di un transumanesimo militare? Non ne siamo certi, ma non ha più una presenza estetica. La scommessa di Helsing, Onodrim e Mistral è di creare fiducia nell’IA al fine di preservare le competenze e la sovranità proclamata dai 27, senza però sottomettersi alla sovrastruttura della Silicon Valley. Sarà però corretto delegare il potere di vita o morte, il fulcro della politica in quanto tale (da Hobbes a Foucault) ad una stringa glorificata di codice? Può un calcolatore pensare al futuro dell’Europa, calcolando su un dataset passato

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