L’elezione di Hakainde Hichilema, nell’agosto 2021, alla presidenza della repubblica dello Zambia ha portato con sé forti speranze di democrazia e sviluppo economico nel paese. Uscito vincitore dallo scontro con il presidente uscente Edgar Lungu, leader del Fronte Patriottico (PF), Hichilema, a capo del Partito Unito per lo Sviluppo Nazionale (UPND) è riuscito ad avere la meglio grazie ad una serie di alleanze politiche con altri partiti, quali l’Alleanza per lo Sviluppo e la Democrazia (ADD), il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC) e il Congresso Nazionale Democratico (NDC).
Le opinioni espresse nell’articolo non rispecchiano necessariamente quelle dell’Agenzia Italia per la Cooperazione allo Sviluppo.
In Zambia, il 55% della popolazione vive in aree rurali e il restante 45% in zone urbane, di cui 2 milioni e 700 mila nella capitale Lusaka. Con un basso tasso di urbanizzazione (4,15%), le forti disparità geografiche impattano fortemente sul tasso di disoccupazione del paese. La stragrande maggioranza della popolazione zambiana è occupata nell’economia informale, concentrata principalmente nelle zone rurali.
Con un prodotto interno lordo di 21 miliardi di dollari, lo Zambia è un’economia di taglia media della regione dell’Africa australe, al quarto posto dopo Sudafrica, Angola e Zimbabwe. L’economia del paese è fortemente dipendente dal settore minerario, che rappresenta il 18% del PIL e più del 75% delle esportazioni, di cui il rame ne è la parte preponderante, facendo del paese il 2° produttore a livello continentale. D’altro canto, l’agricoltura rappresenta solo il 3% del PIL, impiegando il 20% della forza lavoro e, di conseguenza, l’economia è centrata su settori di attività ad alta intensità di capitale e di lavoro quali quello minerario, delle costruzioni o la grande distribuzione.
Aldilà della recente crisi del COVID-19, l’economia del paese africano ha subito e subisce le ripercussioni di decisioni prese nel corso dei decenni: il tasso di povertà ha raggiunto il 60% circa, la malnutrizione è molto diffusa e le disuguaglianze molto pronunciate (quasi il 45% della ricchezza nazionale è in mano al 10% della popolazione). Infine, il paese si situa nell’ultimo terzo della classifica dell’indice di sviluppo umano (143° posto su 189, nel 2021).
Il quadro politico interno
Succeduto al presidente Edgar Lungu, al potere tra il 2015 e il 2021, Hichilema è riuscito a vincere le elezioni dell’agosto 2021, marcando la terza alternanza al potere dall’indipendenza nel 1964. In 55 anni di vita repubblicana, lo Zambia è stato dominato dal Partito nazionale unito per l’indipendenza (UNIP), di cui Kaunda ha rappresentato il suo viso di punta per 23 anni, facendo del paese, di fatto, uno stato a partito unico. Con l’aggravarsi della situazione economica e i numerosi scandali emersi, Kaunda fu costretto a riformare la costituzione e ad aprire il sistema politico ai partiti di opposizione.
E’ stato così che, a partire dal 1991, nuovi partiti sono nati, facendo emergere il Fronte Patriottico di Michael Sata (elezioni del 2011). Sotto quest’ultimo, Lungu fu nominato prima ministro degli affari esteri (2011), poi ministro della difesa (2013). Succederà così a Sata alla guida del partito nel 2015 e sarà eletto presidente della repubblica nel 2016. Da presidente, Lungu cercherà di far passare una serie di riforme costituzionali da più parti considerate autoritarie e che saranno, in parte, cassate dalle opposizioni.
Attualmente, a dominare la scena politica sono tre partiti: il Fronte Patriottico (PF), al potere dal 2011, il Partito Unito per lo Sviluppo Nazionale (UPND) e il Movimento per la Democrazia Multipartitica (MMD). L’elezione presidenziale anticipata del gennaio 2015 (in seguito al decesso di Sata) e le elezioni presidenziali, legislative e municipali dell’agosto 2016, hanno visto la vittoria di Lungu (PF) contro Hichilema, allora principale leader del partito di opposizione (UPND).
Ma con le elezioni presidenziali dell’agosto 2021, sarà questa volta Hichilema a vincere grazie ad una serie di alleanze politiche con altri partiti, quali l’Alleanza per lo Sviluppo e la Democrazia (ADD), il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC) e il Congresso Nazionale Democratico (NDC). Come ricordato, queste elezioni hanno portato con se’ grandi speranze di riscatto economico e sociale che, ad oggi, sembra non trovino riscontro nella realtà di un paese con grandi fragilità.
Un’economia fragile
Negli ultimi anni, lo Zambia ha visto la situazione economica deteriorarsi in maniera preoccupante, con un punto di svolta rappresentato dalla crisi COVID-19. La forte contrazione della domanda e, di conseguenza, del prezzo del rame (principale fonte di approvvigionamento di dollari statunitensi), il conseguente deprezzamento del kwacha (la moneta nazionale) e la paralisi dell’economia hanno fortemente impattato sulle casse dello stato. A ciò si aggiunge la posizione geografica sfavorevole del paese, che vivendo una condizione di chiusura verso i mari (landlocked) ha subito il blocco delle frontiere deciso dagli altri stati della regione a seguito della crisi COVID-19, provocando ulteriori danni al settore agricolo e dei trasporti.
Infine, la volontà di industrializzazione veloce del paese lo ha portato ad una forte esposizione debitoria, facendo passare il debito pubblico dal 36% del PIL nel 2014 all’80-89% (a seconda delle stime) nel 2018-2019. Il forte indebitamento ha portato lo Zambia ad essere classificato nel 2019, dal FMI e dalla Banca Mondiale, come “a rischio molto elevato di indebitamento”. Nel 2021, il rapporto debito pubblico/PIL si è attestato al 123,4%, di cui il 30% detenuto dalla Cina e 1/4 composto da eurobond (3 miliardi di euro circa), rendendo così il debito pubblico difficilmente sostenibile.
Politica estera: volontà di riallineamento agli USA
La linea di politica estera seguita da Hichilema, dall’inizio del suo mandato, è stata quella di un riallineamento con gli USA. Oltre a questi ultimi, però, ci sono la Cina e la Russia. In un primo momento apprezzata dal popolo zambiano, la presenza cinese si è fatta sempre più assertiva, traducendosi in una maggiore volontà predatoria sulle risorse del paese e in una mancanza di trasparenza negli accordi commerciali, e facendone cambiare la percezione nella stessa popolazione locale, che inizia a vederla con maggiore diffidenza. E’ per questo che negli ultimi anni il sentimento anti-cinese è molto aumentato. Per cercare di attenuare tale risentimento, è stata creata un’associazione di cooperazione, con sede a Lusaka, avente l’obiettivo di rafforzare le relazioni tra i due paesi. Tuttavia, i sentimenti della popolazione zambiana non possono certo cambiare la forte dipendenza economica del paese africano: il volume del commercio bilaterale tra i due paesi resta importante, raggiungendo i 5 miliardi di dollari nel 2018 con trend crescenti, anche in considerazione dei benefici che lo Zambia avrà nella Belt and Road Initiative cinese.
Per ciò che concerne la Russia, la cooperazione avviene soprattutto nel settore nucleare: per rispondere ai crescenti bisogni energetici del paese, la russa Rosatom coopera con il governo zambiano, che ha più volte dichiarato di voler utilizzare l’energia nucleare per permettere uno sviluppo economico “sano” del paese. Tale processo avverrà in due fasi: da una parte, sarà costruito un centro per le scienze e tecnologie nucleari, che vedrà la luce tra qualche anno, sotto l’egida dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica; dall’altra, con la costruzione di una centrale nucleare con capacità di produzione sufficiente all’approvvigionamento nazionale nonché all’esportazione verso i paesi della regione.
In conclusione, quali che siano gli indirizzi di politica estera di Hichilema (avvicinamento più o meno marcato agli USA), questi non potranno non tenere conto anche degli interessi di Cina e Russia nella definizione della stessa politica estera del paese.

