La visita a Tirana del Segretario di Stato americano evidenzia la grande convergenza tra Albania e USA sui temi di politica estera, così come il crescente ruolo del Paese adriatico in ambito NATO a livello regionale: prevista a marzo l’inaugurazione della base aerea di Kuçovë.
A dispetto di un’agenda particolarmente fitta e dei focolai di crisi che, in queste settimane, richiamano costantemente l’attenzione di Washington, il Segretario di Stato Antony Blinken non rinuncia a compiere, il 15 febbraio, la programmata tappa in Albania. È stata la sesta visita ufficiale di un capo della diplomazia statunitense nel Paese balcanico: prima di lui, infatti, vi giunsero James Baker nel 1991, Madeleine Albright nel 2000, Colin Powell nel 2003 e, in tempi più recenti, Hillary Clinton nel 2012 e John Kerry nel 2016. Durante la sua permanenza, Blinken ha avuto modo di incontrare sia il Primo Ministro Edi Rama sia il Presidente Bajram Begaj: il tema della politica estera ha avuto un posto centrale nelle conversazioni e nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa, mettendo in evidenza sia l’importanza dell’Albania per gli USA nello scenario regionale balcanico, sia la chiara comunanza di obiettivi e di interessi sul fronte degli affari internazionali.
L’affinità delle posizioni dei due Paesi in politica estera, come rimarcato da Blinken, si è manifestata in sede di Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dove l’Albania ha ricoperto nel periodo 2022-23 il ruolo di membro non permanente, con un reciproco sostegno da parte delle due delegazioni. Una convergenza solida e di ampio respiro, tale da riguardare non solo temi di primaria importanza a livello internazionale, come nel caso dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ma anche le questioni regionali. Da questo punto di vista, Rama si è soffermato sui rapporti tra Serbia e Kosovo, in un contesto di stallo del processo di dialogo mediato dall’UE e, dunque, dei progressi verso la normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina, ma anche di una nuova fase di tensione a causa della questione della valuta, in particolare in seguito alla recente decisione della Banca centrale kosovara di vietare l’uso del dinaro serbo come mezzo di pagamento; decisione che, a causa delle sue tempistiche e delle modalità di adozione, è stata criticata da UE e USA, che hanno chiesto alle autorità di Pristina di optare per un periodo di transizione prima dell’implementazione del provvedimento.
Il Premier albanese e il Segretario di Stato, in questo contesto, hanno ribadito l’importanza fondamentale del processo di dialogo mediato da Bruxelles, considerato come “unica strada” percorribile in vista sia di una normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina, sia di un futuro avvicinamento di entrambi gli attori all’UE. Blinken ha sottolineato la necessità di evitare un “ritorno al futuro”, dunque di scongiurare il ripetersi delle drammatiche vicende degli anni Novanta; da questo punto di vista, gli interessi di Washington coincidono tanto con la risoluzione delle dispute tra i Paesi della regione, quanto con un loro progresso verso l’Unione Europea. Rama, da parte sua, ha affrontato più nel dettaglio le problematiche che stanno caratterizzando il dialogo Serbia-Kosovo e i rapporti tra Pristina e le cancellerie occidentali, chiedendo alle autorità kosovare di astenersi da azioni non coordinate e prese senza consultare gli alleati; azioni che, secondo il Premier albanese, potrebbero tradursi in un immediato incremento del consenso, ma non in vantaggi di lungo periodo, e che sarebbero non in linea con gli interessi né dello stesso Kosovo né dei Paesi occidentali. Egli ha quindi affermato che le disposizioni legate al processo di normalizzazione, quando contenenti degli oneri per Pristina, non dovrebbero essere considerate dagli albanesi kosovari come richieste restrittive, tali da implicare un danno per la sovranità o la dignità del Kosovo stesso, ma come requisiti da soddisfare al fine di creare un contesto nel quale Pristina potrà disporre della fiducia e del supporto degli alleati, in ultima analisi a suo stesso vantaggio. Se questo argomento, in passato, non ha mancato di generare degli attriti tra Rama e il governo kosovaro di Kurti, occorre altresì rimarcare come il Premier albanese abbia sottolineato come, di fronte a un eventuale fallimento delle trattative diplomatiche e a un’involuzione della situazione regionale con il conseguente scoppio di un conflitto, Tirana si schiererebbe attivamente al fianco del Kosovo, mettendo in evidenza il fondamentale interesse dell’Albania per la salvaguardia dell’indipendenza di Pristina a prescindere dalla diversità di vedute tra i due governi su questioni specifiche.
Blinken ha ricordato ulteriori episodi che negli ultimi tempi hanno visto Washington e Tirana agire fianco a fianco, per esempio il ruolo svolto dall’Albania nell’accoglienza degli evacuati dall’Afghanistan nei drammatici giorni dell’estate 2021 seguiti al crollo del governo di Kabul, così come la cooperazione di fronte ai ripetuti cyber-attacchi di origine iraniana, che negli ultimi anni hanno colpito le infrastrutture critiche albanesi, con l’obiettivo di migliorare la capacità del Paese adriatico di fronteggiare queste mosse ostili. Il tema della difesa in ambito cyber è stato oggetto di un memorandum firmato da Blinken durante la visita.
L’appuntamento, dunque, ha testimoniato la chiara convergenza dei due interlocutori sui dossier di politica estera: Rama che ha opportunamente rimarcato l’interesse di Washington per l’avvicinamento all’Unione europea dell’Albania così come dei Balcani Occidentali in generale, mentre Blinken ha elogiato il ruolo svolto di Tirana a supporto della stabilità e del progresso della regione.
Un altro tema affrontato durante il vertice è stato quello del contributo dell’Albania alla NATO, di cui Tirana fa parte dal 2009. Il ruolo in questo senso del Paese adriatico, che attualmente contribuisce con le proprie forze alla presenza dell’Alleanza Atlantica nel fianco orientale così come alla missione KFOR in Kosovo, è destinato a crescere ulteriormente in vista dell’apertura, prevista per il mese di marzo, della base aerea di Kuçovë. Costruita negli anni Cinquanta, durante i quali il Paese faceva parte del blocco comunista nel contesto della Guerra Fredda, la base è stata oggetto di lavori di rinnovamento in virtù di un investimento di 51 milioni di euro annunciato nel gennaio 2019, parte del Security Investment Program (NSIP) della NATO, al fine di trasformarla in una base tattica aerea dell’Alleanza. Quest’ultima, dunque, potrà godere di una presenza rafforzata nella regione balcanica, testimoniando allo stesso tempo la rilevanza dell’Albania nella regione per gli USA anche sotto il profilo della cooperazione militare. Un ulteriore sviluppo, da questo punto di vista, potrebbe verificarsi con la futura apertura di una base marittima a Durrës/Durazzo, un’ipotesi sul tavolo dal 2022 della quale Rama e Blinken hanno discusso durante il vertice, come confermato dallo stesso Segretario di Stato alla stampa.
La convergenza degli interessi sul fronte della politica estera costituisce, in ultima analisi, una caratteristica fondamentale delle relazioni tra USA e Albania, considerata da Washington come un attore funzionale alla tutela della stabilità dei Balcani Occidentali, mentre lo sviluppo delle infrastrutture militari a disposizione della NATO testimonia la crescente rilevanza di Tirana nell’ambito dell’Alleanza Atlantica a livello regionale.
Edoardo Incani

