Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
22/04/2026
Europa

Shock energetico e risposte europee: tra coordinamento e strategie nazionali

di Filippo Viciani

Di fronte allo shock energetico, l’Europa reagisce con un insieme di interventi immediati e proposte in via di definizione, tra coordinamento comunitario e iniziative nazionali: un quadro che evidenzia la varietà degli strumenti allo studio e le diverse modalità di risposta alla crisi.

Nelle ultime settimane, l’escalation del conflitto in Medio Oriente, il danneggiamento di importanti infrastrutture energetiche nel Golfo e la chiusura dello Stretto di Hormuz – snodo da cui transita il 20% dei flussi globali di petrolio e gas naturale liquefatto, pari a circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno – hanno provocato la più grande interruzione di fornitura petrolifera nella storia del mercato globale. Lo shock energetico che ne è scaturito ha generato un’elevata volatilità dei prezzi del petrolio: le quotazioni del greggio Brent hanno raggiunto una media di circa 103$ al barile a marzo e potrebbero toccare un picco di 115$ nel secondo trimestre del 2026, per poi diminuire gradualmente in caso di riduzioni nell’interruzione dell’offerta. 

Di fronte a questo scenario, i governi europei si sono trovati a dover fronteggiare un rapido aumento dei costi dei carburanti e dell’energia, tradottosi in inflazione diffusa, con conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e crescente difficoltà per il sistema produttivo. Se il processo di transizione energetica, intrapreso col Green Deal europeo e rafforzato successivamente dal piano REPowerEU, ha fornito all’Unione Europea margine di sicurezza che, nel 2022, allo scoppio della precedente crisi energetica, non esisteva, la più recente crisi ha agito come un vero e proprio “stress test”. Essa ha evidenziato le profonde fragilità della catena logistica europea, ancora profondamente inadeguata: l’eccessiva dipendenza tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas, la concentrazione geopolitica dei fornitori e l’ancoraggio strutturale ai combustibili fossili. Mentre la risoluzione delle vulnerabilità strutturali richiede strategie comunitarie di lungo periodo, l’urgenza del momento ha imposto un approccio pragmatico, articolatosi su un duplice piano. Da un lato, a livello sovranazionale, l’International Energy Agency (IEA) e l’Unione Europea hanno ribadito l’importanza di coordinare strategie comuni e promuovere la cooperazione tra Stati membri. Per far fronte a un aumento di 22 miliardi di euro della bolletta europea per l’importazione di combustibili fossili dall’inizio del conflitto, tale approccio combina interventi emergenziali, volti a stabilizzare i mercati, con l’adattamento e il potenziamento di strumenti già impiegati durante lo shock del 2022. Dall’altro lato, a livello nazionale, i singoli governi sono intervenuti autonomamente e tempestivamente per fronteggiare l’emergenza, adottando misure mirate in base alle specificità dei propri sistemi economici ed energetici: tagli fiscali, potenziamenti dei controlli contro la speculazione e uso delle riserve strategiche.

Interventi immediati tra rilascio delle riserve e contenimento dei consumi

Per tamponare l’immediato squilibrio dei mercati, sul fronte dell’offerta di petrolio, il 19 marzo l’IEA – in coordinamento con i ministri delle Finanze del G7 e i vertici di FMI e OCSE –  ha annunciato l’immissione sul mercato delle riserve strategiche di petrolio, sia sotto forma di greggio sia, in particolare per l’Europa, di prodotti raffinati. La misura, consistente nel rilascio di 400 milioni di barili (circa il 30% delle riserve disponibili), sebbene rappresentasse la più grande azione collettiva intrapresa nella storia dell’IEA, mirava a sostenere l’offerta energetica mondiale e contenere l’aumento dei prezzi del petrolio solo temporaneamente. La sua reale efficacia, col proseguire della crisi, dipenderà strettamente dalla durata del blocco dello Stretto di Hormuz.

Parallelamente, il commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen, ha invitato gli Stati membri a iniziare già adesso a riempire gradualmente le riserve e a rimodulare gli obiettivi di stoccaggio in vista del prossimo inverno, suggerendo di ridurli dal 90% all’80% e di posticiparne la scadenza di un mese, nel tentativo di attenuare la pressione sui mercati energetici. Lo stesso, ha inoltre richiamato gli Stati membri alla massima coesione: per evitare pericolose distorsioni, ogni manovra nazionale deve essere valutata per il suo potenziale impatto transfrontaliero, rendendo imperativa una rapida e trasparente condivisione delle informazioni tra governi, Commissione e attori industriali. 

Considerata la precarietà della situazione, la strategia si è concentrata anche sulla compressione immediata dei consumi interni. In quest’ottica, Jorgensen ha esortato i 27 a valutare strumenti di riduzione della domanda, con particolare attenzione al settore dei trasporti, evitando provvedimenti che possano aumentare il consumo dei carburanti e la conseguente circolazione dei prodotti petroliferi. In linea con tali indicazioni, l’IEA ha proposto alcune possibili soluzioni a rapida applicazione per disincentivare la domanda: massimizzazione del lavoro remoto, riduzione dei limiti di velocità in autostrada di almeno 10 km/h, incentivo dell’uso di trasporti pubblici e introduzione delle targhe alterne nelle grandi città.

Bruxelles temporeggia e studia molteplici alternative

In questo contesto di emergenza, la Commissione Europea sta valutando molteplici linee di intervento, combinando strumenti efficaci nel breve periodo con interventi strutturali. Tra le ipotesi allo studio rientra il potenziamento dell’utilizzo dei contratti per differenza (CfD) e dei Power Purchase Agreements (PPA), strumenti contrattuali che consentono di stabilizzare il prezzo dell’energia rinnovabile attraverso accordi di lungo periodo o meccanismi di compensazione. L’obiettivo è duplice: incentivare gli investimenti nelle fonti rinnovabili e ridurre il legame tra il prezzo dell’elettricità e quello delle fonti fossili, attenuando così la trasmissione degli shock energetici ai consumatori finali.

Al contempo, Bruxelles sottolinea la necessità di un coordinamento più stretto tra Stati membri nel definire misure temporanee di sostegno, pur scontrandosi con difficoltà legate all’eterogeneità dei mix energetici e dei sistemi fiscali nazionali. In questo quadro si inserisce il dibattito sulla revisione dell’Emissions Trading System (ETS), il principale strumento dell’Unione per la riduzione delle emissioni di CO2. L’obiettivo è ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e mitigarne l’impatto sui prezzi dell’energia elettrica, ma preservando al contempo il ruolo dell’ETS nella transizione climatica ed energetica. In attesa di una revisione più significativa entro luglio, la Commissione ha proposto la sospensione dell’eliminazione automatica delle quote di emissione in eccesso rispetto al limite massimo di 400 milioni delle riserve europee. L’intento è ampliare le riserve disponibili per garantire maggiore margine di manovra in caso di ulteriori fluttuazioni dei prezzi.

Accanto a queste possibilità, in risposta all’aumento dei prezzi dei carburanti, la Commissione esamina la proposta pervenuta da cinque Stati membri – Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria – di introdurre una tassazione sugli extraprofitti delle società energetiche, al fine di finanziare interventi temporanei di sostegno e contenere l’inflazione, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici.

In parallelo alle misure di natura economica e regolatoria, l’Unione sta valutando un approccio integrato che affianchi agli strumenti di mercato anche iniziative di sicurezza e politica estera. In questo contesto, è allo studio la possibilità di rafforzare la sicurezza delle rotte marittime strategiche nell’area interessata dal conflitto, anche attraverso l’eventuale scorta delle navi con unità militari. Tale soluzione, tuttavia, comporterebbe costi elevati e il rischio di un’ulteriore escalation: la linea diplomatica, sebbene a oggi abbia prodotto risultati limitati, rimane pertanto la priorità.

Italia, Spagna e Germania con strategie differenziate

All’interno del quadro delineato, gli interventi nazionali hanno riflettuto le specificità dei singoli sistemi economici, evidenziando approcci e priorità eterogenee, calibrati in funzione delle rispettive strutture economiche, del mix energetico e dei margini di intervento fiscale.

In Italia, il governo si è concentrato principalmente sul contenimento dei costi e sul potenziamento dei controlli lungo la filiera distributiva, al fine di contrastare i fenomeni speculativi. In tal contesto, è stato approvato un taglio temporaneo delle accise pari a circa 25 centesimi al litro, sostenuto da una copertura finanziaria superiore ai 500 milioni di euro, di cui circa 200 derivanti dall’incremento del gettito Iva e 300 derivanti dalle risorse recuperate tramite le quote ETS ancora inutilizzate. Il più recente “decreto energia”, invece, ha introdotto strumenti straordinari per famiglie e imprese, con l’obiettivo di ammortizzare l’impatto dell’aumento dei prezzi di energia elettrica e gas. Lo stesso provvedimento ha inoltre prorogato la dismissione delle centrali a carbone – inizialmente prevista entro fine 2025 – al 2038, al fine di continuare a produrre energia elettrica grazie al carbone e garantire maggiore sicurezza nell’immediato. Nel complesso, tuttavia, le misure adottate non intervengono sulle criticità strutturali del sistema italiano, limitandosi a mitigare gli effetti della crisi.

Tra le risposte nazionali europee, a distinguersi per completezza e articolazione, è quella del governo di Madrid, che ha varato un piano da 5 miliardi di euro. Il programma combina interventi immediati – come taglio dell’Iva e delle accise su elettricità e carburanti e sconti sulle bollette – con provvedimenti più strutturali, tra cui incentivi all’elettrificazione e agli investimenti nelle fonti rinnovabili. La strategia d’intervento spagnola è resa possibile soprattutto grazie al diverso mix energetico del paese, caratterizzato da una minore dipendenza nella produzione di energia elettrica da combustibili fossili rispetto a gran parte dei membri dell’UE.

Diversamente da Italia e Spagna, la Germania ha preferito misure di regolazione e trasparenza rispetto a interventi fiscali diretti. Nello specifico, il governo ha rafforzato il ruolo del Bundeskartellamt, incaricato di monitorare le dinamiche dei prezzi lungo la filiera e prevenire comportamenti anticoncorrenziali, anche attraverso sistemi di rilevazione in tempo reale. In linea con la strategia adottata, è stata approvata una legge che consente ai distributori di carburanti di aumentare il prezzo dei carburanti solo una volta al giorno e al contempo rafforza la normativa antitrust per contrastare aumenti abusivi.

Gli Autori