A distanza di pochi giorni l’Unione Europea ha firmato due Security and Defence Partnerships con Australia e Ghana. Il formato non è nuovo, ma la direzione strategica sì. Per la prima volta una SDP arriva in Africa subsahariana e, sempre per la prima volta, si intreccia con un accordo commerciale e una partnership sulle terre rare. È in questa doppia espansione che si misura la reale ambizione strategica di Bruxelles.
Il programma di lavoro 2026 della Commissione Europea presenta già nel titolo una dichiarazione d’intenti, “Europe’s independence moment”. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del 10 settembre 2025 al Parlamento europeo di Strasburgo, la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha dichiarato che in un mondo in cui le dipendenze vengono usate come arma, una nuova Europa deve emergere. Il contesto quindi non è neutro e segue un percorso ben definito. Il Parlamento Europeo, nella risoluzione annuale su CFSP e CSDP adottata il 21 gennaio, aveva già definito la politica estera americana come caratterizzata da un ridotto impegno verso il multilateralismo e la sicurezza europea, aggiungendo un appello esplicito a non ricadere in una posizione di vulnerabilità alla coercizione. La stessa risoluzione aveva invocato l’operatività dell’articolo 42(7) TEU — la clausola di mutua assistenza tra gli stati membri — descrivendola non come elemento cerimoniale, ma come strumento concreto di una difesa europea capace di agire autonomamente, pur senza porsi in concorrenza con la NATO. Le due SDP di marzo vanno quindi lette in questo quadro generale come espressione di una strategia che Bruxelles sta cercando di costruire pezzo per pezzo, spingendo uno strumento già rodato oltre i confini in cui era stato finora utilizzato.
Sicurezza e terre rare, uno strumento che cambia natura
Il 18 marzo l’UE e l’Australia hanno firmato la loro Security and Defence Partnership, seguita il 24 marzo dalla conclusione dei negoziati per un accordo di libero scambio che elimina oltre il 99% dei dazi sulle esportazioni europee verso Canberra. Nessuna delle SDP firmate in precedenza aveva questa architettura, sicurezza e commercio collegati esplicitamente in un pacchetto unico. L’accordo commerciale include disposizioni specifiche sui minerali critici australiani — tra cui litio e alluminio — essenziali per la transizione energetica e, soprattutto, per la filiera della difesa europea. Questo accordo quindi non viene utilizzata solo come quadro di cooperazione securitaria, ma come un vero e proprio strumento integrato attraverso cui l’UE prova a ridurre la dipendenza strategica concreta sulle materie prime indispensabili alla propria autonomia industriale e difensiva.
La scelta dell’Australia si inserisce in una sequenza Indo-Pacifica deliberata, che ha visto l’UE concludere intese analoghe con l’Indonesia nel settembre 2025 e con l’India nel gennaio 2026. Il caso australiano va però oltre la logica di quella sequenza perché non è solo posizionamento geopolitico in un teatro conteso, ma il primo tentativo di assicurarsi accesso a risorse che Bruxelles considera strategiche per la propria indipendenza. Von der Leyen, parlando da Canberra, ha sottolineato che i due paesi sono geograficamente lontani ma vicini nel modo di vedere il mondo, e che questi accordi inviano un segnale forte al resto del mondo sul valore della cooperazione in tempi di turbolenza. È un messaggio di posizionamento, ma con una sostanza materiale che le SDP precedenti non avevano.
Il primo passo in un continente finora escluso
Mentre nell’Indo-Pacifico l’UE cambia la natura dello strumento, in Africa ne cambia la geografia. Il 24 marzo ad Accra, Kaja Kallas ha firmato con la vicepresidente ghanese Naana Jane Opoku-Agyemang la prima Security and Defence Partnership tra l’UE e un paese africano, accompagnata dalla consegna di equipaggiamento militare nell’ambito di un pacchetto European Peace Facility da 50 milioni di euro, che include sistemi di guerra elettronica, droni da sorveglianza e attrezzatura per il disinnesco di ordigni esplosivi. Non si tratta di un accordo di protezione — l’UE non offre garanzie di difesa collettiva — ma di una cooperazione strutturata su interessi reciproci, in cui il Ghana ottiene capacità per gestire minacce crescenti e l’UE ottiene un interlocutore affidabile in una regione che sta perdendo.
L’Africa era rimasta fuori dal formato SDP nonostante l’UE avesse una lunga storia di missioni CSDP nel continente. La scelta di iniziare questa tipologia di accordi proprio con il Ghana si inserisce nel contesto del progressivo collasso della presenza europea nel Sahel. Negli ultimi due anni, infatti, le missioni CSDP sono state espulse da Mali, Niger e Burkina Faso, mentre la Russia ha rafforzato la propria proiezione nella regione, prima attraverso il Gruppo Wagner e oggi tramite l’Africa Corps (direttamente controllato dal Ministero della Difesa di Mosca), consolidando la propria presenza nei tre paesi dell’Alleanza degli Stati del Sahel. Il Ghana, paese stabile e democratico, condivide un confine con il Burkina Faso, epicentro della violenza jihadista che nel 2025 ha contribuito a fare del Sahel la regione con il maggior numero di morti legate al terrorismo a livello globale per il terzo anno consecutivo. Per l’UE, Accra non è il punto di arrivo, ma il primo tassello di una strategia di contenimento che punta sui paesi costieri democratici come argine al contagio jihadista e alle sue conseguenze in europa. Kallas ha sintetizzato questa logica affermando che la sicurezza in Europa e in Africa è direttamente connessa.
Una doppia espansione, una sola strategia
Letti insieme, i due accordi mostrano un’UE che usa uno strumento già collaudato per spingersi simultaneamente in due direzioni nuove: qualitativa con l’Australia, geografica con il Ghana. Non è una coincidenza temporale, ma è piuttosto il segnale di una strategia che si muove su più assi in parallelo cercando di costruire presenza là dove i formati multilaterali non arrivano e dove la regola dell’unanimità della CSDP renderebbe ogni decisione lenta e incerta. Il formato SDP — bilaterale, agile, fondato su interessi reciproci e non vincolato da decisioni dei singoli Stati Membri — è la risposta pragmatica a questi limiti strutturali, e la sua espansione simultanea verso l’Africa e verso un Indo-Pacifico più profondo dice qualcosa di preciso sulle ambizioni di Bruxelles in questo momento.Con l’Australia, l’UE mette in campo un pacchetto integrato in cui sicurezza e accesso alle risorse si rafforzano reciprocamente, configurandosi come un partner con capacità di scambio concrete. Con il Ghana, invece, offre capacità militari e un quadro istituzionale in un contesto segnato dal ritiro di altri attori, posizionandosi nello spazio lasciato vacante.
La capacità dell’UE di trasformare questa doppia proiezione in una strategia coerente e duratura nel tempo, o il rischio che resti un semplice segnale di posizionamento privo di seguito operativo, dipenderà solamente dalle scelte politiche in materia di politica estera e difesa che Bruxelles non ha ancora esplicitato e che nessuna Security and Defence Partnership, per quanto ben strutturata, può sostituire.

