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26/08/2024
Cina e Indo-Pacifico

La fragilità della democrazia in Thailandia: la dissoluzione del Move Forward Party e il ritorno dei Shinawatra al potere

di Aniello Iannone

La Corte Costituzionale della Thailandia ha recentemente sciolto il Move Forward Party (MFP), un evento che evidenzia ancora una volta la fragilità della democrazia nel paese, dominata da oligarchie politiche e militari. Questo articolo esplora la dissoluzione del MFP nel contesto della storia politica recente della Thailandia, analizzando l’instabilità del sistema democratico, il ritorno degli Shinawatra al potere e le conseguenze sulla rappresentanza politica e sociale del paese.

La Corte Costituzionale della Thailandia ha recentemente sciolto il Move Forward Party (MFP), un evento che evidenzia ancora una volta la fragilità della democrazia nel paese, dominata da oligarchie politiche e militari. Questo articolo esplora la dissoluzione del MFP nel contesto della storia politica recente della Thailandia, analizzando l’instabilità del sistema democratico, il ritorno degli Shinawatra al potere e le conseguenze sulla rappresentanza politica e sociale del paese.

Recentemente, la Corte Costituzionale thailandese ha disposto lo scioglimento del Move Forward Party (MFP), il partito progressista che aveva trionfato nelle ultime elezioni nel 2023. Questa decisione, benché non sia una novità nel contesto politico thailandese, mette in luce la fragilità della democrazia nel paese, ancora fortemente influenzata da antiche oligarchie politiche e dalla militanza militare. La Thailandia sembra intrappolata in un sistema che potremmo definire una democrazia stile thailandese, dove i partiti eletti vengono sistematicamente rovesciati o delegittimati attraverso manovre costituzionali. Il destino del MFP segue quello del suo predecessore, il Future Forward Party (FFP), anch’esso sciolto dalla Corte Costituzionale tre anni fa. Dopo il colpo di stato del 2014, guidato dalla giunta di Prayuth Chan-ocha, si sono susseguiti numerosi eventi: la divisione interna alla giunta, la fine del regime, le elezioni del 2019, l’ascesa e la caduta del FFP, le elezioni del MFP nel 2023, e infine il ritorno dei Shinawatra al potere ora che Paetongtarn Shinawatra è stata eletta Prima ministra. 

La Situazione Politica in Thailandia

La politica thailandese è caratterizzata da instabilità sin dagli inizi degli anni 2000, quando i governi di Thaksin e Yingluck Shinawatra furono rovesciati da due colpi di stato, dando origine a due periodi di regime militare tra il 2006 e il 2014, conclusosi nel 2019 con le elezioni generali nel Paese. Quando Thaksin salì al potere nel 2001, i militari erano contrari al suo governo, nonostante il sostegno popolare esteso, soprattutto nelle aree rurali e nelle regioni più povere del Paese, risentite per la gestione della crisi finanziaria del 1998. Thaksin, influente uomo d’affari nel settore delle telecomunicazioni, vinse due elezioni prima di essere deposto dal colpo di stato militare del 2006, guidato da Sonthi Boonyaratglin. Questo evento segnò la nascita delle due principali fazioni politiche: i “Rossi” (pro-Thaksin) e i “Gialli” (pro-monarchia e conservatori).

Nel 2011, Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin, vinse le elezioni, ma fu anch’essa destituita dal colpo di stato del 2014, guidato da Prayuth Chan-ocha, che instaurò il National Council for Peace and Order. La penetrazione dei militari nel processo decisionale fu ulteriormente consolidata dalla riforma costituzionale del 2017, che attribuì ai militari il potere di selezionare tutti e 250 i membri del Senato thailandese. Questa costituzione, criticata dal FFP e dai militanti democratici come “non popolare”, è in contrasto con quella del 1997, considerata la costituzione del popolo. L’influenza militare ha imprigionato la Thailandia in un modello democratico peculiare, caratterizzato da elezioni, una monarchia non assoluta e un controllo esercitato dalle oligarchie politiche.

Elezioni del 2019 e del 2023

Nel 2019, il successo inatteso del Future Forward Party, guidato da Thanathorn Juangroongruangkit, sorprese molti. Questo giovane partito progressista, distante dalle ideologie dei “Rossi” e dei “Gialli”, divenne il terzo partito più votato, avvicinandosi al Pheu Thai, l’erede del Thai Rak Thai di Thaksin. Il successo del FFP era dovuto al suo elettorato giovanile, deluso dal regime militare e non identificabile né con i valori dei “Rossi” né con quelli dei “Gialli”. Tuttavia, il FFP fu sciolto l’anno successivo a seguito di una modifica costituzionale, e dalle sue ceneri nacque il Move Forward Party, guidato dal carismatico Pita Limjaroenrat. Con una piattaforma politica progressista, il MFP vinse le elezioni del 2023, ma Pita non fu nominato Primo Ministro. Invece, Srettha Thavisin del Pheu Thai Party, con un background simile a quello di Thaksin Shinawatra, formò un’alleanza che escludeva il MFP e beneficiava del sostegno dei senatori conservatori.

Un Problema per la Democrazia?

Le elezioni del 2023 hanno evidenziato due aspetti fondamentali: il crescente divario tra la popolazione e l’establishment, e la crisi di rappresentanza che affligge la Thailandia. Il partito United Thai Nation, che rappresenta Prayuth e le forze militari, non ha superato il 15% dei voti, mentre la maggior parte dell’elettorato ha scelto il MFP, che ha ottenuto il 37,99% dei voti e 151 seggi, seguito dal Pheu Thai con il 28,84% e 141 seggi. Questo dimostra il desiderio della popolazione di un cambiamento significativo, come testimoniato dal sostegno al MFP. Tuttavia, la dissoluzione del MFP mette in luce la natura ibrida del regime thailandese, che non favorisce né i partiti progressisti né le opposizioni capaci di sfidare lo status quo. L’esperienza del FFP e la recente dissoluzione del MFP dimostrano che, in Thailandia, vincere le elezioni non garantisce il diritto a governare se il partito si oppone alle oligarchie del paese. Esiste un problema sistemico di rappresentanza politica, aggravato ulteriormente dalla costituzione del 2017, che continua a favorire le oligarchie e i partiti conservatori.

Ora che la Corte Costituzionale Thailandese ha costretto Srettha Thavisin alle dimissioni, e la nomina di Primo ministro di Paetongtarn Shinawatra, figlia di Thaksin, a Prima ministra su proposta del Pheu Thai Partyla più giovane premier della Thailandia e la seconda donna a ricoprire tale carica, dopo sua zia Yingluck — la Thailandia potrebbe vedere un incremento delle proteste all’interno del tessuto sociale del paese, anche in relazione alla dissoluzione del MFP e a causa di questa “strana” alleanza tra il Pheu Thai Party e i conservatori.