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03/09/2024
Medio Oriente e Nord Africa

Qualitative Military Edge: come gli USA supportano Israele

di Simone Chiusa

Undici minuti: questo è il tempo che servì al presidente Truman per riconoscere la legittimità dello Stato di Israele quando venne fondato, nel 1948. Da allora, gli Stati Uniti si sono impegnati per garantire la sicurezza e la prosperità di Tel Aviv. Quella tra Washington e lo Stato ebraico è una partnership consolidata, e la sicurezza di Israele è di importante interesse nazionale per gli USA. Tutti i Presidenti americani, sia di parte repubblicana che democratica, hanno promosso e finanziato gli interessi di Israele, con particolare attenzione al settore della difesa. Le dinamiche della forte partnership tra Stati Uniti e Israele sono dettate dal principio del Qualitative Military Edge. 

Cos’é il Qualitative Military Edge

La sopravvivenza dello Stato ebraico dipende dalla capacità di difendersi dalle minacce dei suoi avversari regionali. Proprio in quest’ottica si posiziona il concetto del qualitative military edge, ovvero la capacità di contrastare qualsiasi minaccia militare attraverso il dispiegamento di mezzi superiori in termini di efficienza e numero rispetto a quelli di possibili avversari. Questa dottrina strategica è stata istituzionalizzata come linea politica ufficiale nel 2008, stabilendo così l’obbligo legale per gli USA di garantire la superiorità militare di Israele rispetto a potenziali avversari in Medio Oriente. Al fine di garantire il qualitative military edge di Israele, il Congresso è tenuto a stilare un rapporto quadriennale sulla vendita di armamenti, determinando se tali accordi militari con gli stati nella regione non influiscono negativamente su Tel Aviv.

Come si è arrivati a questa dottrina

L’ ideatore del principio del qualitative military edge fu David Ben Gurion, il primo Primo ministro di Israele. Stabilì i principi fondamentali per la difesa dello Stato ebraico nel 1953, e tra essi vi era l’idea che “Israele è e continuerà ad essere inferiore per numero rispetto al mondo arabo e, pertanto, per bilanciare questa condizione, Israele deve sviluppare un vantaggio qualitativo molto forte”.

Ci vollero due decenni prima che gli Stati Uniti iniziassero a supportare attivamente tale principio.

Dopo lo scoppio della Guerra dei Sei Giorni (1967), la narrativa degli USA è diventata quella di una battaglia tra una democrazia e una coalizione araba sostenuta dall’URSS. Un anno dopo, nel 1968, con il sostegno del Congresso, ilpPresidente Johnson approvò la vendita dei cacciabombardieri F-4 Phantom a Tel Aviv, segnando l’inizio dell’impegno americano verso il qualitative military edge di Israele, dottrina poi che venne implementata attivamente a seguito della Guerra dello Yom Kippur, nel 1973. Terminato questo conflitto, infatti, gli USA divennero i primi venditori di armi ad Israele, superando la Francia. Alla base di questa cooperazione stava il ruolo dello Stato ebraico nel promuovere i valori occidentali nella regione e nell’opposizione agli alleati arabi dell’Unione Sovietica. Tuttavia, gli Stati Uniti continuarono a fornire armi ai vicini di Israele –Libano, Arabia Saudita ed Egitto– per contrastare le vendite di Mosca.

Gli aiuti militari

E’ importante comprendere che gli Stati Uniti attraverso il supporto allo Stato ebraico promuovono il loro interesse nazionale in Medio Oriente. Lo scontro con l’Iran, la lotta al terrorismo internazionale e la difesa degli interessi economici nella regione sono solo alcune delle ragioni che legano indissolubilmente Washington alla “sola democrazia del Medio Oriente”.

Gli USA si impegnano a garantire il qualitative military edge di Israele, fornendo armamenti, addestramenti e tecnologie in grado di contrastare i suoi avversari –superiori per numero– in Medio Oriente. Come riportato da un rapporto del Dipartimento di Stato americano sulla Cooperazione per la Sicurezza con Israele, dal 1948 Tel Aviv ha ricevuto oltre $150 miliardi in aiuti militari. Solo dal 7 ottobre, gli aiuti militari sono stati pari a circa $17 miliardi. 

Come garantire il Qualitative Military Edge

Preservare la superiorità militare di Israele va oltre i rifornimenti di armamenti o sistemi di difesa. E’ necessaria la formazione del personale, addestramenti comuni e –specialmente– prendere in considerazione la posizione di Tel Aviv quando si conducono accordi con altri paesi della regione.

Le minacce principali per Israele arrivano dal cielo: i razzi di Hezbollah e Hamas e, di recente, gli attacchi dei droni degli Houthi. Washington ha contribuito con $1.4 miliardi allo sviluppo dell’Iron Dome, l’efficiente sistema di difesa aereo che protegge la popolazione israeliana da attacchi aerei a corto raggio. Inoltre, gli USA equipaggiano l’IDF (Israel Defence Forces) con i più avanzati armamenti. Per citare un esempio, a giugno il Ministro della Difesa israeliano ha siglato un nuovo accordo da $3 miliardi con il governo americano per un terzo squadrone di 25 caccia F-35. Oltre all’assistenza militare, gli Stati Uniti e Israele hanno partecipato ad esercitazioni comuni, come Juniper Oak nel gennaio 2023.

Dalla fondazione dello Stato di Israele, Washington e Tel Aviv hanno siglato diversi accordi bilaterali di cooperazione per la difesa, tra cui il Mutual Defense Assistance Agreement (1952), il General Security of Information Agreement (1982) e il Mutual Logistic Support Agreement (1991). Israele, inoltre, è uno dei Major Non-NATO Ally degli Stati Uniti ai sensi della legge americana. Questo particolare status offre alcuni benefici nel campo del commercio per la difesa e della cooperazione per la sicurezza.

La strategia USA

Il Qualitative Military Edge rappresenta uno dei pilastri fondamentali della politica estera degli Stati Uniti in Medio Oriente e un elemento chiave della relazione strategica tra Washington e Tel Aviv. Questa dottrina non è semplicemente una garanzia di superiorità militare per Israele, ma anche un simbolo del profondo legame politico, economico e militare che unisce i due paesi.

Garantire il QME di Israele consente agli Stati Uniti di promuovere stabilità e sicurezza in una regione instabile, caratterizzata da conflitti e rivalità geopolitiche. L’alleanza con Israele non solo protegge un partner democratico, ma permette a Washington di mantenere un’influenza significativa in Medio Oriente, bilanciando le ambizioni di potenze regionali come l’Iran e limitando l’influenza dei rivali russi e cinesi. Tuttavia, il sostegno incondizionato a Tel Aviv solleva questioni delicate. Mentre Washington garantisce la superiorità militare di Israele, deve anche mantenere un equilibrio diplomatico con altri alleati nella regione, come l’Arabia Saudita e l’Egitto. Inoltre, in un momento storico di altissima tensione in Medio Oriente, l’enfasi sulla superiorità militare di Israele rischia di perpetuare la crisi, ostacolando gli sforzi per una pace.


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