Il 25 aprile 2016 si è verificato un evento epocale. In quella data, l’allora vice principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, spesso indicato semplicemente come MBS, annunciò i dettagli di quello che oggi conosciamo come l’innovativa e rivoluzionaria Visione Saudita 2030.
Il progetto nasce come risposta urgente alla grave crisi del petrolio del 2014-2016. Il crollo del prezzo mondiale del petrolio nel 2014, da sempre pilastro fondamentale dell’economia dell’Arabia Saudita, ne ha rivelato l’eccessiva dipendenza. Le entrate da esportazione erano diminuite drasticamente, l’economia dell’Arabia Saudita si era deteriorata rapidamente e il suo futuro era diventato incerto. Questi cambiamenti hanno costretto Riyadh ad adottare misure di austerità, culminate nell’aprile 2016 quando l’allora vice principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammad bin Salman (l’attuale principe ereditario), annunciò Vision 2030.
Vision 2030 è un piano che mira a diversificare l’economia, disincentivando la dipendenza saudita dal petrolio, a dare potere ai cittadini e a creare un ambiente dinamico per gli investitori locali e internazionali e affermare l’Arabia Saudita come leader globale. I temi principali del progetto sono una società vivace e dinamica in cui tutti i cittadini possano prosperare e seguire le proprie passioni, un’economia fiorente per garantire a tutti opportunità di successo e un Regno ambizioso con un governo efficace, trasparente e responsabile.
Il Public Investment Fund (PIF) come arma di influenza globale
Uno dei motori economici alla base di Vision 2030 è il rinnovato Fondo per gli Investimenti Pubblici (PIF) che investe centinaia di miliardi di dollari in imprese nazionali con l’obiettivo di promuovere la diversificazione economica del regno. Nel corso del 2024, il fondo di investimento internazionale del PIF ha continuato ad espandersi, sfruttando capitali a lungo termine e ad alto impatto per generare rendimenti sostenibili e consolidando al contempo partnership nei principali mercati internazionali. Considerato il ruolo cruciale dell’intelligenza artificiale sia per ottimizzare settori esistenti che per sbloccarne di nuovi, PIF sostiene l’obiettivo dell’Arabia Saudita di diventare un polo di competitività globale nei settori della tecnologia, dei media e delle telecomunicazioni. Come in altri settori oltre l’AI, attraverso lo sponsorship del PIF si creano investimenti non solo finanziari ma anche utili a creare legami di dipendenza reciproca e influenza politica.
La diplomazia economica e le nuove alleanze
Un’altro strumento fondamentale nel riscrivere la posizione geopolitica del Regno è riscontrabile nella diplomazia economica saudita. Dalla Cina all’India, passando per Russia e paesi del Sud globale, Riyadh sta costruendo una rete di partnership strategiche che vanno ben oltre il business.
Partendo dalle relazioni tra Arabia Saudita e Cina, va ricordato che queste, oltre ad nate da una convergenza strategica tra gli interessi dei due Paesi, sono sorte anche a seguito dei disaccordi di Riyadh con gli Stati Uniti: dal momento che gli Stati Uniti si rifiutarono di di vendere missili al Regno saudita durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988), quest’ultimo si rivolse alla Cina.
La Cina ha immediatamente appoggiato la Vision 2030 dell’Arabia Saudita, riconoscendo il potenziale di allineamento con la BRI (Belt and Road Initiative) e inquadrando le proprie proposte nel contesto della visione saudita. L’impegno per definire e allineare priorità e programmi tra la BRI e la Vision 2030 si è concretizzato principalmente attraverso incontri di alto livello tra i leader dei due Paesi che hanno portato alla creazione di sottocomitati ed enti designati per facilitare la cooperazione bilaterale in aree specifiche, come la collaborazione nel panorama dell’energia a idrogeno con l’espansione della China Hydrogen Energy in Arabia Saudita. Questi sottocomitati si concentrano su affari politici e diplomatici, infrastrutture legate alla BRI, investimenti e cooperazione energetica, commercio e investimenti, cultura, tecnologia e turismo, sicurezza e antiterrorismo, finanza ed economia.
Con l’India, si sono aperti accordi in progetti di raffineria e in particolare sulla sicurezza energetica con una la cooperazione bilaterale nel settore delle energie rinnovabili comprende flussi di investimento e collaborazione su tecnologie, infrastrutture e ricerca, in linea con le priorità e gli obiettivi strategici energetici nazionali di entrambi i Paesi.
Inoltre, nell’ambito del Vision 2030, il Regno ha intensificato il suo impegno sul Corno d’Africa, soprattutto in Sudan, Etiopia ed Eritrea con l’obiettivo di espandere l’influenza geopolitica di Riyadh. Tre sono i fronti su cui si articola il coinvolgimento saudita nella regione: il raggiungimento della sicurezza alimentare riducendo la dipendenza dell’Arabia Saudita dalle importazioni, l’intensificarsi della competizione con gli Emirati Arabi Uniti per l’influenza geopolitica e il predominio regionale e il tentativo di controbilanciare la crescente influenza della Cina nel continente africano. Inoltre, anche l ‘Africa subsahariana è un’altra area di interesse, offrendo agli Stati del Golfo l’opportunità di diversificare le proprie economie. Questi produttori di petrolio e gas, infatti, sanno anche che i combustibili fossili saranno progressivamente ridotti ed eliminati in futuro, grazie alla transizione energetica globale, seppur con notevoli ritardi rispetto all’Europa.
Progetti infrastrutturali e corridoi logistici
Parallelamente, l’Arabia Saudita sta sviluppando grandi progetti infrastrutturali, tra questi Neom, un porto avanzato e sostenibile collocato in posizione strategica sul Mar Rosso , il Red Sea Project per migliorare l’efficienza della catena di approvvigionamento e il movimento delle merci tra i porti del Regno e dell’intera regione del Golfo e nuovi corridoi logistici, con l’obiettivo dichiarato di posizionare il Regno come hub globale tra Europa, Asia e Africa.
In questo contesto si inserisce anche il corridoio IMEC, considerato parte integrante della visione della Saudi Vision 2030. Tuttavia, l’Arabia Saudita procede con cautela. Pur avendo un profondo interesse per il progetto, che gli consentirebbe di rafforzare i legami con l’India, sfruttare le infrastrutture che sta sviluppando nel nord-ovest del Paese (in particolare intorno al progetto NEOM) e consolidare la sua posizione di ponte tra Oriente e Occidente, il regno desidera allo stesso tempo mantenere un rapporto vitale con la Cina, il suo principale acquirente di petrolio. Per questo, un forte sostegno al progetto IMEC, percepito come un’iniziativa promossa da Washington per contrastare l’influenza cinese, potrebbe quindi essere visto da Pechino come una mossa di confronto. Inoltre, l’Arabia Saudita deve affrontare vincoli infrastrutturali interni, dato che la maggior parte delle linee ferroviarie e dei porti rilevanti per il progetto IMEC sono ancora in fase di pianificazione o costruzione e non sono ancora pronti per un’implementazione immediata. Pertanto si prevede che il contributo dell’Arabia Saudita al corridoio sarà lento e graduale.
Un altro fattore che influenza la posizione saudita è di natura politica: il coinvolgimento di Israele nel corridoio. Nonostante il tentativo di normalizzazione dei rapporti con Israele fortemente sponsorizzato dagli Stati Uniti e che ha sottolineato l’apertura internazionale dell’Arabia Saudita, dopo gli eventi del 7 ottobre 2023 e lo scoppio della guerra a Gaza, Riyadh ha congelato i negoziati di normalizzazione con Israele, ponendo come condizione irrinunciabile la creazione di uno Stato palestinese indipendente. Infatti, finché la questione della normalizzazione con Israele rimarrà irrisolta, il coinvolgimento saudita nel progetto rimarrà limitato. In altre parole, l’Arabia Saudita considera il corridoio un potenziale a lungo termine, che richiede condizioni politiche preliminari che devono ancora maturare.

