Sin dal 1985, anno della pubblicazione del suo primo manifesto, Hezbollah, gruppo militare libanese di stampo Sciita, rappresenta uno dei principali attori nel complesso scenario mediorientale. Esso dispone di una struttura politico-militare radicata e diffusa capillarmente sul territorio libanese, in grado di operare con un elevato grado di autonomia.
Tale spazio di azione si è progressivamente ampliato nel corso degli anni, in seguito alla perdita di trazione da parte delle istituzioni governative che hanno perduto il monopolio non solo militare, ma anche politico del Paese. Negli ultimi anni, il collasso economico registrato tra il 2019 e il 2024, caratterizzato da una svalutazione della lira superiore al 90% e da un elevato indebitamento pubblico, ha contribuito ad un ulteriore deterioramento della capacità di governance delle istituzioni statali. Tali dinamiche hanno aggravato la diffusione di pratiche corruttive e l’indebolimento degli apparati amministrativi, fenomeni già radicati da tempo nel sistema libanese, e che avevano favorito l’affermazione di gruppi non statali.
In questo contesto, Hezbollah ha progressivamente sfruttato i vuoti lasciati dalle istituzioni, rafforzando la propria influenza e mettendo in piedi una struttura sempre più articolata. Da una parte, il gruppo sostituisce lo Stato nell’erogazione di servizi di base indirizzati alla popolazione tramite una vasta rete in grado di raggiungere capillarmente tutte le componenti della società libanese. Dall’altra, la sua capacità militare basata su un arsenale non indifferente, gli permette di rafforzare non solo la sua influenza interna al Paese, ma soprattutto il suo peso negli equilibri di sicurezza del Mediterraneo orientale. Qui, il gruppo si configura come elemento chiave della rete regionale riconducibile al cosiddetto “Asse della Resistenza”, la coalizione anti-israeliana e anti-americana guidata dall’Iran.
Effettivi e arsenale del Partito di Dio
Negli anni, il numero di combattenti del gruppo armato è stato oggetto di intensi dibattiti. Nel 2021, l’ormai defunto leader del gruppo Hassan Nasrallah parlò di 100.000 fighters, una stima secondo molti esagerata. Stando alle analisi più recenti, infatti, il numero di effettivi attivi si aggira intorno a 40.000 – 50.000 uomini. L’unità Radwan, nota anche con il nome di Unit 125, rappresenta la brigata offensiva di punta di tale struttura. Essa conta circa 5.000 membri tra combattenti e personale di supporto, dotati di capacità avanzate per operazioni mirate.
Gran parte degli armamenti del gruppo proviene tradizionalmente dagli storici patron di Hezbollah, l’Iran e la Siria sotto il governo di Bashar al-Assad, che per decenni gli hanno assicurato un ingente sostegno economico e militare. La caduta del regime di Assad e l’insediamento di una nuova leadership siriana ostile a Hezbollah hanno tuttavia modificato profondamente questo assetto: è stata infatti avviata una campagna di smantellamento delle reti di contrabbando di armamenti dirette al gruppo, compromettendo una delle sue principali direttrici logistiche. Nonostante le più recenti evoluzioni politiche, nel corso dei decenni il gruppo ha potuto costruirsi un arsenale quantitativamente e qualitativamente notevole.
Sebbene non ci siano numeri esatti, negli anni la dotazione militare dell’organizzazione è stata stimata in circa 150.000 – 200.000 unità tra razzi e missili, prevalentemente a corto e medio raggio. I dati che fanno riferimento al periodo precedente al 7 Ottobre 2023, riferiscono un’ininterrotta fornitura da parte di Tehran. In questo quadro, figura la nuova generazione di sistemi missilistici anti tank Almas-1 (anti-tank guided missiles – ATGMs), che, da una parte riflette senza dubbio una capacità produttiva avanzata della Repubblica Islamica, dall’altra dimostra una grande abilità tattica del gruppo armato. Infatti, questo ultimo modello di sistema missilistico è ispirato ai missili israeliani Spike, utilizzati nel corso della seconda guerra libanese del 2006, prelevati prontamente da Hezbollah per essere sfruttati come prototipo dall’alleato iraniano.
Tuttavia, i dati disponibili a inizio 2026 indicano una flessione delle unità dovuta agli sviluppi del conflitto israelo-palestinese. Nonostante ciò, il gruppo continua a disporre di una capacità di lancio giornaliera pari ad alcune decine di vettori, come provato dai ripetuti attacchi a Israele perpetrati nel quadro dell’attuale guerra regionale. Tra i modelli in possesso del gruppo, sono stati documentati razzi di fabbricazione iraniana, come il Raad, Fajr, Zilzal, Katyushas, Burkan e Falaq.
A queste unità si affianca un numero più limitato di sistemi avanzati, tra cui missili di precisione, cruise missiles, sistemi di difesa aerea, antinave e anticarro (tra cui i missili russi Kornet), stimati in alcune decine o al massimo poche centinaia per categoria.
La componente UAV
Hezbollah vanta, inoltre, un’ampia flotta di droni militari. I 50.000 combattenti del Partito di Dio possono contare, oltre ai tradizionali missili e razzi, su una vasta gamma di tecnologie avanzate. Il gruppo è infatti dotato di circa 1.000 sistemi di pilotaggio remoto, meglio noti come droni o Unmanned Aerial Vehicle (UAV), a funzione d’attacco. Tra questi, secondo alcuni esperti, è presente un elevato numero di droni kamikaze, ovvero UAV a impiego unidirezionale progettati per colpire direttamente l’obiettivo o, in caso di mancato impatto, generare comunque effetti nell’area circostante. La definizione del bersaglio viene programmata prima del lancio, in seguito a un’attività preliminare di raccolta delle informazioni, permettendo al drone di agire senza il diretto controllo umano. Nonostante la loro configurazione relativamente semplice, tali sistemi possiedono una capacità offensiva a lungo raggio, che permette di colpire obiettivi anche nelle aree più interne del territorio israeliano.
Con la ripresa delle ostilità su larga scala da inizio anno, il gruppo armato ha ampliato il proprio apparato UAV introducendo un sistema unmanned avanzatissimo, già impiegato in diversi altri scenari di guerra, e che sta mettendo in serie difficoltà la difesa israeliana; si tratta dei droni a fibra ottica First Person View (FPV). La loro peculiarità risiede nel potersi mantenere in collegamento diretto con l’operatore e nell’avere una bassissima tracciabilità per i sistemi di rilevamento avversari, rendendo quasi impossibile individuarli durante tutta la fase di lancio. Pur avendo dei costi di produzione molto bassi (si parla di cifre attorno ai 300-400 euro) e una modalità di assemblaggio estremamente facile, questa nuova tecnologia ha dimostrato di arrivare a distruggere anche veicoli corazzati. L’introduzione di tali sistemi testimonia la capacità di evoluzione di Hezbollah anche per quanto concerne le tecnologie militari, confermandone il ruolo primario nella polveriera mediorientale.
Anche per quanto riguarda i droni, le principali unità in dotazione di Hezbollah sono di origine iraniana o, in alcuni casi, di produzione locale ma ispirate ai modelli di Tehran. Hezbollah utilizza prevalentemente il Mirsad-1, derivato dall’Ababil iraniano, un UAV che può raggiungere i 3.000 metri di altitudine e picchi di 370 chilometri all’ora e sferrare attacchi sino a 120 chilometri di distanza.
Dalla dipendenza strategica all’autonomia produttiva
Se da una parte, lo stretto legame con Tehran e Damasco ha costituito un fattore di rafforzamento strategico per il gruppo, dall’altra, la forte dipendenza dalle forniture iraniane e siriane ha reso l’arsenale di Hezbollah soggetto a una vulnerabilità strutturale.
Le progressive evoluzioni nel contesto regionale, che hanno interessato anche i suoi piu vicini alleati Iran e Siria, hanno incentivato Hezbollah a sviluppare capacità di produzione e assemblaggio di armamenti e droni sul territorio libanese, facendo leva su un know-how tecnico già consolidato e sull’utilizzo di guidance kits components facilmente assemblabili, al fine di creare segmenti UAV e sistemi missilistici a medio raggio. Questo gli ha permesso di mantenere la sua rilevanza militare offensiva e difensivae sopperire ad una eccessiva dipendenza da linee di approvigionamento esterne.
Spesso etichettato come l’attore non-statale più rilevante della regione, soprattutto dopo il crollo di Hamas, Hezbollah possiede una capacità militare talmente notevole da essere superiore anche a quella di molti eserciti nazionali. La crisi scoppiata in Medio Oriente a partire dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha portato alla luce i punti di forza ma anche di debolezza del gruppo. Se da una parte Hezbollah ha dimostrato una notevole capacità di adattamento alle dinamiche del conflitto, ricorrendo anche a tattiche innovative, come l’impiego di droni FPV, cogliendo impreparato l’esercito israeliano, dall’altra l’avanzamento delle forze di Tel Aviv nel territorio libanese ha evidenziato le vulnerabilità difensive del gruppo, compromettendone diverse infrastrutture e nuclei operativi.
Sebbene le consistenti perdite subite nel corso delle recenti evoluzioni belliche, la consistenza del suo arsenale, la capacità di adattamento tattico e la capillarità della sua struttura politico-militare continuano a rendere Hezbollah uno dei principali attori non statali del teatro levantino e mediorientale.

