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19/09/2024
Italia

G7 Parlamenti: un asse Italia-USA fra ucraina e Medio Oriente

di Carlo Passarello

A Verona gli speaker dei Parlamento approvano un documento moderato nei toni e nei contenuti sui vari dossier geopolitici. Prossimo appuntamento sarà un inedito G7 Copasir a novembre.

A Verona gli speaker dei Parlamento approvano un documento moderato nei toni e nei
contenuti sui vari dossier geopolitici. Prossimo appuntamento sarà un inedito G7 Copasir a
novembre.

Un netto sostegno alla causa Ucraina e un atteggiamento prudente nei confronti di Israele.
Questo il bilancio della dichiarazione finale del G7 Parlamenti di Verona. Il summit delle
Camere basse ospitato da Lorenzo Fontana ha visto protagonisti lo speaker statunitense
Mike Johnson e la rieletta presidente dell’Assemblea nazionale francese Yaël Braun-Pivet,
oltre ai loro omologhi di Canada, Giappone, Regno Unito, Germania e Parlamento
europeo.
Un programma fitto con la partecipazione di Mattarella e Meloni. Il primo in presenza, la
seconda a distanza, nei giorni complicati dell’affaire Sangiuliano. Un programma che
Fontana ha fortemente voluto ampio nei temi trattati con tre linee guida. Quella delle
risorse strategiche, quella della dimensione mediterranea e infine quella particolarmente
delicata della cybersicurezza e dell’intelligenza artificiale. Fra le novità la presenza della
presidente dell’Unione interparlamentare, Tulia Ackson, speaker dell’Assemblea nazionale
della Tanzania. Un’apertura al continente africano declinata nella stessa agenda del
summit dove i dossier africani è stati fra quelli in maggiore evidenza.
Ospite, come ormai sistematicamente negli ultimi due anni, lo speaker ucraino Ruslan
Stefanchuk. E l’attenzione al conflitto russo-ucraino, anche questa volta, è stata
significativa. “Rinnoviamo fermamente la condanna della guerra illegale d’aggressione
della Russia contro l’Ucraina, a cui va la nostra incondizionata solidarietà nella sua lotta
per l’indipendenza e la ricostruzione”, si legge nella dichiarazione finale. Parole dure
anche se manca ogni accenno alle forniture di armamenti. Tema delicato soprattutto per la
maggioranza di governo italiana. In particolare per la Lega, partito di cui Fontana è storico
esponente anche se non più responsabile esteri, proprio a causa dei suoi incarichi
istituzionali
Il presidente di Montecitorio conferma però il proprio volto di atlantista moderato, nei modi
e nei contenuti. “Auspichiamo – si legge sempre nel documento – che il messaggio
lanciato dallo svolgimento in Svizzera del Summit per la Pace in Ucraina porti al rispetto
dell’indipendenza e della sovranità dell’Ucraina per far cessare la violenza non provocata,
in linea con quanto previsto dal diritto internazionale”.
Il documento finale del G7 Parlamenti è frutto sempre di un compromesso e segue – come
consuetudine anche in ambito governativo – il lavoro degli sherpa. Con una differenza. Per
alcuni Stati lo speaker della Camera bassa ha un ruolo più notarile che puramente politico,
per cui non prende posizioni pubbliche. Un esempio fra tutti è quello britannico. C’è quindi
una tara da pesare quando si mettono a fuoco posizioni e sfumature delle dichiarazioni
finali.
Il documento però non è affatto neutro. Il lessico ha sfumature diverse in funzione di temi
diversi. E la stessa scelta degli argomenti da trattare è politica. Un dato evidente se si
rilegge la parte sul Medio Oriente. Il documento firmato dai sette presidenti è ovviamente
durissimo sugli attentati di Hamas, mentre usa un linguaggio prudente rispetto alle
responsabilità di Israele nell’attuale crisi di Gaza. “Esprimiamo preoccupazione per la
protezione della popolazione civile di Gaza, alla luce della tattica permanente utilizzata dal
gruppo terroristico di Hamas e della tragica situazione umanitaria che ne è emersa come
conseguenza. Dobbiamo essere testimoni di un accesso senza restrizioni degli aiuti a

Gaza e all’ONU e ai partner umanitari deve essere consentito di svolgere le loro
operazioni in piena sicurezza”, recita la dichiarazione finale. Un approccio che può fare da
cartina di tornasole di quello che è l’orientamento soprattutto dei Repubblicani statunitensi.
Un indizio di quella che potrebbe essere la linea trumpiana rispetto alla situazione
drammatica di Gaza.
Ricco di spunti anche il panel sull’intelligenza artificiale. Al centro l’esperienza della
Camera. Fontana ha illustrato il lavoro del Comitato documentazione, che ha realizzato
un’indagine conoscitiva sul possibile impiego dell’IA a supporto dell’attività parlamentare.
Quindi sui risvolti pratici dell’attività parlamentare italiana: Montecitorio infatti utilizza già da
tempo applicazioni di intelligenza artificiale, soprattutto per la produzione e l’elaborazione
di dati e per la pubblicità degli stessi.
In chiusura il passaggio di consegne: toccherà al Canada organizzare il prossimo G7. Non
prima però di un appuntamento inedito a cui sta lavorando il nostro Comitato parlamentare
per la sicurezza della Repubblica: un G7 Copasir che si svolgerà a novembre nel nostro
Paese. Un summit inedito ma ricco di spunti sul fronte geopolitico.

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