Pavel Durov, co-fondatore e CEO di Telegram, è stato arrestato in Francia con l’accusa di non aver collaborato nella moderazione di contenuti illeciti. L’app, con i suoi 900 milioni di utenti, è un canale irrinunciabile sia per la Russia che per la resistenza Ucraina. Durov è dunque un gatekeeper chiave, e il suo arresto certifica la capacità francese di sfruttare l’Unione Europea come dispositivo tattico per avanzare i propri interessi nazionali.
La sera del 24 agosto, Pavel Durov, il russo cofondatore e attuale CEO di Telegram è stato arrestato e posto in regime di custodia cautelare non appena atterrato all’aeroporto Le Bourget di Parigi col suo jet privato di ritorno dall’Azerbaijan. L’accusa è di non aver collaborato con le autorità francesi sulla moderazione dei contenuti digitali illeciti. Inizialmente, Durov parve essere accusato sulla base Digital Services Act (DSA), una legge europea in vigore da quest’anno che considera le grandi piattaforme digitali co-responsabili dei contenuti illeciti che vi circolano se non si impegnano a rimuoverli una volta che gli sono stati segnalati da utenti o autorità pubbliche. Ma Telegram non rientra fra le VLOPs (Very Large Online Platforms) regolate dal DSA. A detta degli inquirenti, Durov è responsabile del mancato intervento di moderazione di contenuti violenti, relativi al traffico di stupefacenti e pedopornografici, segnalati dalle autorità francesi.
Cos’è Telegram?
Fondata nel 2013, l’app di Durov conta su 900 milioni di utenti ed è la quarta app di messaggistica più usata al mondo. In particolare, Telegram è riuscita a vendersi come un’app sicura, protetta da crittografia end-to-end e forgiata nell’ethos libertario dei suoi sviluppatori. In un articolo apparso sul Corriere della Sera a seguito all’arresto di Durov, l’app è definita come “la preferita di smanettoni e persone attente alla privacy e alla sicurezza”. Tale fama è dovuta in parte allo scontro personale di Durov col regime di Putin. Durov è infatti anche fondatore di VK, il principale social media russo, ma fu costretto a venderlo e a lasciare la Russia dopo essersi rifiutato di cedere alcuni dati sensibili alle autorità.
Per un certo periodo, a Telegram toccò una sorte analoga. L’app fu infatti bannata nel 2018, seppur mai completamente a causa delle tattiche di resistenza introdotte dagli utenti più accorti. Ciò avvenne perché Durov si rifiutò di cedere al governo le chiavi crittografiche che cifrano le comunicazioni degli utenti, mossa incompatibile col principio end-to-end per cui le chiavi sono salvate nei dispositivi degli utenti. L’app è anche uno strumento di vitale importanza per la resistenza ucraina che la utilizza per organizzarsi e diffondere la propria propaganda. Tuttavia, Telegram fu reintrodotta nel 2020 poiché, a detta del governo russo, Durov accettò di cooperare nella lotta all’estremismo. Da quel momento, dissidenti e oppositori in Russia sono stati arrestati sulla base di dati da loro diffusi su Telegram.
Il dibattito dopo l’arresto
Nonostante la posizione di Telegram in relazione al regime russo e al conflitto in Ucraina sia estremamente complessa e ambigua, l’azione legale intrapresa nei confronti di Durov ha polarizzato e annacquato il discorso pubblico. Per alcuni, il suo arresto equipara le democrazie occidentali alle peggiori autocrazie e nullifica la loro presunta superiorità morale rispetto a Putin, il quale, in fin dei conti, non ha mai arrestato Durov. Tra i più notevoli a far parte di questo gruppo ci sono Elon Musk e Edward Snowden. Per altri, l’arresto è un atto dovuto nei confronti di uno strumento di controllo e disinformazione del regime russo per il quale ci si dovrebbe auspicare lo stesso ban evocato nel caso di TikTok.
Alla base delle due posizioni c’è un mix di ignoranza tecnica e di cattiva geopolitica, volendo tralasciare chi è evidentemente in malafede. Telegram non è l’app sicura degli smanettoni decantata dalla stampa italiana, basti pensare che la crittografia end-to-end non si attiva di default, ma va impostata manualmente. Per incredibile che sia, persino WhatsApp è più sicura di Telegram in questo caso. Telegram inoltre raccoglie una grande quantità di metadati che può utilizzare come vuole e trasmettere a chi vuole. La loro importanza fu ben riassunta da Michael Hayden, ex capo dell’NSA, quando disse: “we kill people based on metadata”. Inoltre, sebbene Telegram non ricada nelle VLOPs regolate dal DSA, l’applicazione sfugge di poco alla soglia dei 45 milioni di utenti europei annui che la caratterizzerebbe come tale, avendone infatti 41 milioni. Un’interpretazione completa ed elastica di tale legge basterebbe di per sé a giustificare un’azione legale contro Telegram, facendo scadere ogni altra spiegazione nella speculazione se non nel complottismo.
Un caso geopolitico
Esistono tuttavia degli elementi che rendono quello di Durov un caso senza precedenti, anzitutto perché sono le piattaforme ad essere legalmente responsabili, e non i loro CEO. Ciò rende ancora più eccezionale l’arresto di Durov che è dunque solo parzialmente spiegabile dalle ragioni portate dalle autorità francesi e rimane inspiegabile se non evidenziandone le ragioni geopolitiche. Di fatto, la Francia di Macron è il paese che più si è speso nella definizione del concetto Europeo di sovranità digitale in seno all’agenda UE per l’autonomia strategica. Basti pensare alle lunghe teorizzazioni di Macron sul tema o agli scontri di Thierry Breton – espressione della Francia in seno alla Commissione Europea – con le Big Tech americane.
Sovranità digitale significa supportare l’estensione del potere statale sulle infrastrutture digitali, anzitutto estromettendo attori esteri o quantomeno ostili. Per esempio, il governo francese ha vietato l’uso di ogni app di messaggistica straniera ai propri dipendenti pubblici, raccomandando l’utilizzo della francese Olvid dall’8 dicembre 2023. Si tratta, in un certo senso, dell’estensione del concetto Europeo di De-risking ai flussi d’informazione digitale, presupponendo dunque la loro internalizzazione tramite l’estromissione di attori minacciosi.
Inoltre, la rilevanza, il radicamento e l’ambiguità di Telegram nel mondo slavo lo rendono un gatekeeper di primo piano, e pertanto obiettivo del tentativo di influenza francese. Sono noti, infatti, gli incontri tra il Presidente Macron e Pavel Durov. In questo caso, è lecito supporre che tale posizione di forza di Telegram nel mondo slavo, la faglia aperta dalla guerra in Ucraina e i precedenti di Huawei e TikTok abbiano spinto l’Esagono ad assumere un atteggiamento aggressivo nei confronti di un gatekeeper la cui ambiguità geopolitica non è cessata con il conflitto tra Russia e Occidente. È per questo che sia l’Ucraina che la Russia si sono affrettati a chiedere il rilascio di Durov.
L’UE come dispositivo tattico e le nuove faglie geopolitiche
Sebbene sia ancora presto per capire se la custodia cautelare di Durov costituisca il primo step di un’azione legale più strutturata o una semplice rappresaglia, quel che è certo è che la Francia continua a perseguire la strategia della sovranità digitale utilizzando il diritto comunitario e l’agenda strategica europea come leve geopolitiche. È qualcosa che potremmo definire Lawfare con caratteristiche europee. Il concetto di Lawfare presuppone infatti un utilizzo strategico del diritto come arma, distinguendo la rule of law dalla rule by law. La particolarità dell’approccio francese è che il principio giuridico in questione si rifà a quello Europeo, dunque sovranazionale, e che l’agenda strategica dell’Unione viene cooptata per perseguire una linea d’azione francese. Ciò certifica la capacità dell’Esagono di sfruttare l’impalcatura Europea come dispositivo tattico per avanzare i propri interessi nazionali.
Quello che ne deriva è un esercizio del potere che va ben oltre le plastiche categorie di europeismo e antieuropeismo, e che sposta il focus sulle capacità (reali o presunte) dei grandi stati membri di sfruttare l’Unione Europea come arma geopolitica. Il terreno sul quale si misura questa capacità è quello delle nuove faglie aperte dai conflitti in corso come quello ucraino. Digitale, transizione verde e re-industrializzazione sono arene di competizione geopolitica che ridefiniscono l’impiego degli strumenti di governance convenzionali. In questo scenario, le nuove regolamentazioni digitali UE basate sui diritti umani e la lotta alla disinformazione sono leve importanti nello scontro con la Federazione Russa.

