Per la prima volta il Bundeswehr ha una strategia militare. Una decisione che mai come in questa fase storica, afferma Boris Pistorius, si rivela tanto necessaria. Le minacce poste dalla Russia, la crisi del diritto internazionale, un contesto globale sempre più imprevedibile, e dunque, pericoloso, richiedono alla Germania di dotarsi di un esercito preparato a reagire di fronte a scenari in rapido cambiamento.
In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, l’ex cancelliere SPD Olaf Scholz aveva già parlato della necessità del riarmo per la Germania. Il cancelliere aveva descritto una Zeitenwende, ossia una “svolta epocale”: termine comprensibile per un Paese che, in considerazione del proprio passato, fino ad allora si era delineato come Zivilmacht, potenza civile, piuttosto che come potenza militare. La nuova strategia militare si pone dunque in continuità con questo cambio di rotta, dandovi maggiore concretezza.
Le ragioni della strategia militare
Con la continuazione della Guerra in Ucraina, la minaccia rappresentata dalla Russia di Putin è descritta come il motivo principale per la formulazione del piano. Ma non è il solo. Pur non citato con la stessa chiarezza e urgenza, a ciò si somma il progressivo disimpegno degli Stati Uniti rispetto all’ Europa e alla NATO, oltre che l’imprevedibilità dell’odierno scenario internazionale, in cui “pace, libertà, tolleranza e prosperità non possono più essere date per scontate, ma devono essere difese”.
Rassicurazione degli alleati; deterrenza rispetto alla minaccia russa; e infine difesa, qualora necessaria, dell’Alleanza Atlantica: sono questi i punti per cui la Germania, in quanto maggiore forza economica europea, è chiamata ad assumersi particolare responsabilità, nell’obiettivo di creare l’esercito convenzionale più forte dell’Unione. Ma cosa prevede la nuova strategia militare e come si propone di realizzare questo scopo?
Capacità, qualità e flessibilità
Strategia militare e profilo delle capacità del Bundeswehr, sono strettamente connessi: il primo indica le modalità con cui la Germania agisce, e il secondo, con cosa. In altre parole, spiega Pistorius, “la questione principale riguarda le capacità che la Germania deve sviluppare e portare all’interno del piano di difesa della NATO”.
“Quality over quantity”, si potrebbe dire. In questa strategia, infatti, non si tratta tanto di descrivere l’esatto numero di carri armati, aerei, navi: “decisive sono le capacità, la qualità di queste capacità, e il ruolo che svolgiamo nel conseguire gli obiettivi della NATO, ma anche nello sviluppo delle nostre capacità nazionali”. A ciò, si lega inoltre il carattere vivo e mutevole dei documenti – in larga parte segreti – di questa strategia, dove il vecchio e rigido modo di pensare lascia spazio alla flessibilità di un piano capace di adattarsi a cambiamenti continui.
Le tre fasi del piano e il problema del personale
Lo sviluppo delle forze armate viene organizzato in tre fasi a cui corrispondono diversi obiettivi da raggiungere nel breve, medio, e lungo periodo. Entro il 2029 si punta a una crescita rapida, finalizzata alla massimizzazione delle capacità di difesa e sicurezza. Fino al 2035 il percorso sarà invece più strutturato e orientato a un incremento complessivo delle capacità militari e all’introduzione di nuovi sistemi d’arma. Infine, entro e oltre il 2039, si punta alla realizzazione di forze armate tecnologicamente superiori, dove l’intelligenza artificiale e l’automazione determineranno il fabbisogno del personale del Bundeswehr.
Ad oggi, tuttavia, proprio questo punto solleva diverse critiche. L’incremento delle attuali 185.000 unità a un minimo di 460.000 entro il 2035 (di cui 260.000 soldati attivi e 200.000 riservisti) sembra difficilmente raggiungibile, se basato sull’attuale servizio militare a base volontaria. Ciononostante, almeno per ora, l’introduzione dell’obbligo militare non è contemplato, e rimane un’opzione da discutere in un secondo momento, qualora la sola base volontaria non risultasse sufficiente.
“Responsabilità per l’Europa”
Se il ruolo di leadership che la Germania si propone di raggiungere con questo piano stride con il peso esercitato dalla memoria della Seconda guerra mondiale, tale frase, posta nel titolo della strategia, parla del legame che la Germania sembra cercare, in cui la responsabilità di difesa è assunta insieme e nel contesto europeo. Inoltre, non è soltanto la consapevolezza della propria forza economica a spingere Berlino verso maggiori responsabilità e a un ruolo guida: tale scelta incontra anche le aspettative emerse con chiarezza nelle discussioni a Bruxelles con i partner della NATO, spiega il ministro.
Con questa strategia, la Germania fissa obiettivi ambiziosi che danno maggiore concretezza alla svolta annunciata durante il governo Scholz, e colloca la propria difesa nel quadro europeo e della NATO. Permangono tuttavia dubbi, sollevati da più parti, in termini di attuazione del piano, in particolare per quanto riguarda il numero del personale e le tempistiche previste. Fra svolte storiche e criticità, l’iniziativa tedesca risulta ad ogni modo interessante per le sue eventuali ripercussioni a livello dell’Unione. Sarà infatti da vedere se, e in che modo, i partner europei saranno incentivati verso risposte analoghe, o se addirittura si aprirà la strada verso una maggiore integrazione nel settore della difesa.

