Il dialogo lanciato da Parigi per una cooperazione atomica europea vede ora coinvolti dieci membri, in quanto, oltre alla stessa Francia, vi prendevano già parte Germania, Regno Unito, Polonia, Svezia, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Belgio e Grecia. Gli accordi del 27 maggio, inoltre, hanno confermato il trend di una sempre più vasta convergenza, sul fronte della difesa, tra Francia e Paesi nordici. L’intesa con la Danimarca, formalizzata con una partnership firmata il 1° aprile 2025, si è manifestata, tra l’altro, con il fermo sostegno a Copenaghen di fronte alle mire di Donald Trump sulla Groenlandia. Anche il partenariato con la Svezia (coinvolta dalla prima ora nel dialogo atomico) vive una fase di rafforzamento, testimoniata dal recente acquisto, da parte di Stoccolma, di quattro fregate di produzione Naval Group per un valore di circa quattro miliardi di dollari.
Su questo fronte, Macron ha sottolineato anche l’importanza della Norvegia quale partner prezioso ed essenziale per la sicurezza collettiva europea, oltre che francese, così come per la resilienza energetica del continente. Støre, da parte sua, ha affermato l’opportunità, per l’Europa, di assumere più responsabilità per la tutela della propria sicurezza, pur ribadendo l’importanza del legame transatlantico. Il ministro della Difesa Sandvik, infine, ha definito gli accordi siglati come funzionali agli interessi norvegesi in materia di difesa e sicurezza, rilevando anch’egli la necessità per l’Europa di dotarsi di maggiori capacità proprie.
In tale cornice, l’avvicinamento di Parigi a Oslo conferma l’incertezza della postura di Washington, nonché l’affermarsi di un nuovo asse strategico con i Paesi nordici, sempre più essenziali per la sicurezza continentale in tutte le sue dimensioni.
Con l’accordo di Narvik e l’estensione nucleare Parigi guarda al Nord
L’insieme delle intese sulla difesa firmate a Parigi, denominato “accordo di Narvik”, richiamando l’alleanza del 1940 e le battaglie di Narvik che, nella primavera di quell’anno, videro le forze di Parigi e Oslo fronteggiare quelle naziste impegnate nella conquista della Norvegia. Innanzitutto, l’accordo dispone una clausola di mutua difesa, basata sull’art. 5 della NATO: i due Paesi ribadiscono l’impegno ad assistersi, anche con mezzi militari, in caso di necessità. Nella dichiarazione congiunta si menziona l’istituzione di dialoghi regolari tra i rispettivi eserciti, l’attenzione per le minacce ibride e la cybersecurity e l’intenzione di continuare a sostenere l’Ucraina.
Sono previste, inoltre, quattro principali aree di cooperazione. La prima riguarda la collaborazione operativa nelle regioni nordiche, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente l’influenza della Francia (già attiva in questo fronte, come testimoniato anche dalla partecipazione all’invio di truppe europee in Groenlandia a inizio 2026). La seconda area concerne pianificazione, infrastrutture e stoccaggio di materiale militare, al fine di velocizzare le operazioni di supporto in situazioni di emergenza o di conflitto.
Il terzo ambito include la definizione e semplificazione delle esercitazioni, nel quadro del crescente peso francese, confermato dalla partecipazione all’esercitazione NATO Cold Response del marzo 2026 insieme ad altri 13 Paesi. Infine, la quarta area attiene alla cooperazione rafforzata nell’industria della difesa, con la prospettiva di favorire l’integrazione della filiera norvegese nei programmi europei a sostegno della base industriale e tecnologica continentale. Nondimeno, l’intesa tra Macron e Støre contempla soluzioni energetiche per ridurre i gas serra, privilegiare il tessuto industriale europeo e le joint venture (come quella tra EDF e Deepwind Offshore).
La novità principale è rappresentata dalla partecipazione della Norvegia all’iniziativa francese sulla “dissuasione avanzata” nucleare. Støre ha sottolineato la volontà norvegese di contribuire al dialogo in corso, pur ribadendo che la deterrenza continuerà a essere assicurata nel quadro della NATO e che il ruolo di garanzia degli USA in questo senso rimarrà immutato. Il Primo Ministro ha inoltre aggiunto che la partecipazione all’iniziativa non comporterà un mutamento della dottrina, condivisa con gli altri Paesi nordici, che esclude lo stazionamento di armi nucleari in territorio nazionale in tempo di pace, e che Oslo proseguirà il suo impegno a favore della non proliferazione.
Parallelamente, se per decenni Parigi è rimasta fedele al proprio paradigma strategico nucleare, l’elaborazione stessa della dissuasion avancée riflette un mutamento significativo. Il nucleare, sviluppato per tutelare prevalentemente gli interessi vitali domestici, viene oggi declinato come deterrente per disincentivare attacchi esterni. A marzo 2026, Macron aveva annunciato operazioni nucleari congiunte e il possibile dispiegamento di mezzi militari e caccia Rafale sul territorio dei partner: un’evenienza momentaneamente respinta dagli Stati nordici, ma di certo non inammissibile.
Sebbene la Norvegia resti fedele alla posizione atlantista, la partecipazione al forum atomico conferma la revisione parziale delle storiche priorità securitarie. Difatti, il “risveglio” atomico europeo, specialmente settentrionale, si rende dunque necessario alla luce del progressivo riarmo nucleare russo, percepito come una minaccia dal vicino fronte nord.
Oslo e l’ipotesi di una NATO 3.0
Il vertice di Parigi è stato anche l’occasione per Støre di delineare l’approccio norvegese in materia di politica estera. In un contesto segnato dall’invasione russa dell’Ucraina e da una crescente competizione tra grandi potenze, il ministro ha descritto il quadro politico e di sicurezza attuale come il più complesso dalla Seconda guerra mondiale.
Il pilastro della strategia di Oslo rimane l’alleanza con gli Stati Uniti e la NATO come garanzia imprescindibile della propria sicurezza. Tuttavia, la Norvegia intende rispondere alle sfide del nuovo contesto rafforzando i legami con i principali attori europei, con l’obiettivo di non fare affidamento su un’unica fonte di garanzia, e contribuendo al tempo stesso a consolidare il ruolo dell’Europa all’interno dell’Alleanza. Un obiettivo condiviso dagli altri Paesi nordici è sintetizzato nella formula “NATO 3.0”, evocata più volte dal Presidente finlandese Alexander Stubb e ripresa di recente anche dal Segretario Generale Mark Rutte.
In questa prospettiva, Oslo ha siglato nell’ultimo anno e mezzo una serie di accordi bilaterali con numerosi partner europei. L’accordo di Lunna House con il Regno Unito del 4 dicembre 2025 ha riguardato i temi del procurement navale, della deterrenza marittima antirussa e della sorveglianza sottomarina nel GIUK gap. Il 14 febbraio 2026, l’Hansa Agreement con la Germania ha rafforzato la cooperazione sulla sicurezza marittima nell’Atlantico Settentrionale e nel Mare del Nord, così come quella tra le rispettive forze terrestri e le industrie della difesa.
In direzione del Baltico, Oslo ha rafforzato i legami in materia di difesa con Varsavia, in particolare attraverso un memorandum siglato il 29 settembre 2025. I due Paesi, anche in occasione della visita in Polonia di Støre del 23 febbraio, hanno confermato la convergenza dei propri interessi in materia e la solidità della cooperazione militare. Quest’ultima si concretizza, tra l’altro, nel centro di addestramento di Dęba–Lipa, in particolare a Camp Jomsborg, dove, sotto guida norvegese e di altri Paesi nordici e baltici, ha luogo l’addestramento di militari ucraini (Operazione Legio). A completare questa saldatura nordico-baltica, il 18 maggio è stata annunciata l’adesione norvegese alla Strategia dell’Unione Europea per la Regione del Mar Baltico (EUSBSR), con l’obiettivo di approfondire la collaborazione su dossier di interesse comune, sicurezza inclusa.
Nel perimetro NATO, infine, la Norvegia ha siglato, il 14 marzo 2026, una lettera di intenti con il Canada riguardante la sicurezza nell’Artico e il supporto all’Ucraina. Un passo che si inserisce, a sua volta, nel crescente dialogo tra Ottawa e i Paesi nordici in materia di difesa e sicurezza, suggellato anche dalla recente scelta canadese di acquistare dalla Svezia velivoli AEW&C di produzione della Saab (a discapito delle alternative statunitensi di produzione Boeing e L3Harris).
Spinta comune per una difesa europea rafforzata
Le intese siglate tra Francia e Norvegia suggeriscono una serie di risultati e tendenze. In primo luogo, l’iniziativa francese sulla “deterrenza avanzata” viene ampliata ulteriormente in direzione settentrionale, fino a includere Norvegia e Svezia, e in prossimità del territorio russo (in particolare della penisola di Kola). I prossimi mesi mostreranno se anche la Finlandia deciderà di aderirvi; in questo contesto, il governo di Helsinki ha proposto di rimuovere il divieto legislativo, datato 1987, allo stazionamento di armi nucleari in territorio nazionale.
Parigi, inoltre, si conferma impegnata a rafforzare la cooperazione in materia di difesa e sicurezza con i Paesi nordici: all’intesa con la Danimarca, concretizzatasi in particolare di fronte alle tensioni sulla Groenlandia, si è aggiunta quella con la Svezia (procurement e dialogo sul nucleare) e con la Norvegia (esercitazioni, cooperazione militare e coinvolgimento nella deterrenza avanzata). Un chiaro segnale della volontà francese di consolidare il proprio ruolo di attore strategico e affidabile in Europa, in grado di influenzarne gli orientamenti pubblici e politici.
Oslo, a sua volta, pur continuando a considerare USA e NATO come pilastri imprescindibili per la tutela della propria sicurezza, mira a rafforzare ulteriormente la propria posizione securitaria attraverso intese bilaterali con altri Paesi europei (UK, Germania, Francia in primis) e della NATO (Canada). Al contempo, l’ambizione francese di progredire verso un’autonomia strategica europea si congiunge nella fase attuale con la volontà dei Paesi settentrionali di rafforzare il ruolo europeo nell’ambito dell’Alleanza Atlantica, indotta dalla percezione della minaccia russa e dall’evoluzione della postura statunitense. L’intesa franco-norvegese e il coinvolgimento di Oslo nel dialogo sul nucleare offrono prove concrete di una convergenza destinata ad ampliarsi.

