A distanza di quasi mille giorni da quando l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia ha avuto inizio, il conflitto russo-ucraino sembra muoversi verso un’ulteriore escalation. Venerdì 18 ottobre, dopo che il Presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol ha riunito un consiglio di sicurezza straordinario, il NIS (National Intelligence Service) ha affermato pubblicamente di avere prove riguardo la mobilitazione di circa dodicimila soldati nordcoreani in alcune basi russe situate nei territori più orientali della Federazione, tra cui Vladivostok, Ussuriysk, Khabarovsk e Blagoveshchensk. Questo articolo tenterà di capire ed analizzare se l’iniezione degli assetti nordcoreani in teatro operativo sarà il “game changer” che la Russia aspettava da tempo o se ci sono altri elementi da tenere in considerazione nel più ampio scenario internazionale.
Il rafforzamento della cooperazione tra Mosca e Pyongyang
A seguito dello storico viaggio nel Presidente Putin in Nord Corea dello scorso giugno, i due Paesi hanno sottoscritto un accordo di “partnership strategica globale”, ancora in fase di ratifica, in cui i due alleati si impegnano, tra le altre cose, a fornirsi assistenza militare qualora siano attaccati. Il 7 ottobre, in occasione del 72° compleanno di Putin, il dittatore nordcoreano ha definito il suo omologo russo uno “stretto compagno”, inaugurando una nuova fase nei rapporti di amicizia tra i due Paesi. Secondo l’intelligence sudcoreana, da agosto oltre tredicimila containers, contenenti principalmente proiettili di artiglieria da 122mm e 152mm, sono stati spediti in Russia per soddisfare la continua necessità di munizionamento al fronte. Nello stesso periodo, quattro navi d’assalto anfibie appartenenti alla flotta russa nel Pacifico sono entrate in acque nordcoreane per la prima volta dal 1900, per trasportare presumibilmente millecinquecento uomini delle forze speciali nordcoreane verso Vladivostok. Operazioni marittime che, negli ultimi mesi, si uniscono ad una crescita esponenziale dei collegamenti aerei fra i due Stati, rendendo evidente come il crescente impegno nordcoreano per lo sforzo bellico russo porti vantaggi anche per Pyongyang; i russi, infatti, si stanno impegnando sia a trasportare derrate alimentari verso il territorio nordcoreano, sia a trasferire tecnologia e personale per accelerare e sostenere il programma spaziale tanto voluto da Kim Jong-un.
Il cambio di passo che la Russia aspettava ?
Se come afferma il Generale Budanov, capo dell’intelligence ucraina, le truppe nordcoreane sono in teatro operativo già dal primo novembre, quali saranno i cambiamenti nella guerra portata avanti da Putin? Realisticamente la guerra in Ucraina non vedrà nessun cambiamento significativo sul campo di battaglia, ma a livello politico le conseguenze saranno dirompenti, provocando un aumento del numero di Stati che direttamente o indirettamente partecipano al conflitto. Stando alle informazioni del NIS, tra il 26 ed il 27 ottobre, già 3000 unità nordcoreane sarebbero state trasferite nella regione di Kursk dove gli ucraini mantengono sotto il loro controllo diversi avamposti conquistati durante l’incursione di agosto. Questo potrebbe aiutare molto le forze armate russe a reindirizzare le proprie truppe regolari verso zone di contatto maggiormente importanti per gli obiettivi di Mosca, lasciando alle forze nordcoreane compiti di secondaria importanza che non prevedono una loro partecipazione diretta ad operazioni di attacco delle posizioni ucraine, come ad esempio il controllo ed il contenimento dell’alta porosità di molte località al confine russo-ucraino. In questo momento un maggiore coinvolgimento ad ampio raggio (escluse operazioni speciali localizzate) delle forze nordcoreane sembra improbabile per tre ordini di motivi: per prima cosa, nonostante la retorica glorificatrice del regime esalti le abilità dei propri soldati, le truppe di Pyongyang sono inesperte al combattimento, non avendo partecipato da decenni a nessun vero e proprio conflitto, e male equipaggiate sia in confronto ai russi sia in confronto agli assetti occidentali utilizzati dalle forze di Kiev; a questo bisogna aggiungere l’evidente barriera linguistica che divide i due popoli che presto si fiancheggeranno sul fronte ucraino. Infine, ma non per importanza, i russi e gli ucraini si fronteggiano su un fronte immenso che corre per circa mille chilometri, rendendo l’inserimento di qualche migliaio di uomini al massimo un aiuto per offensive localizzate e dagli obiettivi limitati.
Una visione d’insieme
Gli eventi degli ultimi giorni vanno letti sia nel quadro delle crescenti tensioni nella penisola coreana sia alla luce di una Russia sempre più in difficoltà ed in cerca di nuovi partner con cui cooperare. L’invio dei reparti nordcoreani desterà, senza alcun dubbio, le preoccupazioni americane per un allargamento del conflitto ucraino che potrebbe spingere nuovi Stati a partecipare direttamente alla guerra in corso. Le paure maggiori, però, derivano inevitabilmente dalle autorità sudcoreane che seguono con apprensione ogni momento militare del regime di Kim Jong-un che recentemente ha accusato Seul di inviare droni carichi di volantini sulla capitale nordcoreana, minacciando una rappresaglia massiccia in caso di ulteriori violazioni. Nell’ultima settimana i movimenti di nuove brigate di artiglieria, oltre quelle già presenti, verso il confine posto in prossimità della zona demilitarizzate sul 38° parallelo e l’invio di truppe in Ucraina, mostrano non solo l’impegno di Kim Jong-un ad uscire dall’isolazionismo degli ultimi anni, ma anche il desiderio del regime di mostrare ai suoi avversari di essere pronto a combattere sul campo di battaglia. Oltre a continuare ad inviare palloni carichi di spazzatura da far volare sulle città sudcoreane, è probabile che questa volta Pyongyang stia puntando a riaccendere le tensioni al confine ed a creare una forte deterrenza contro le azioni propagandistiche di Seul.
CONCLUSIONI
La cooperazione strategica rafforzata tra Russia e Nord-Corea rischia di destabilizzare tanto il fronte ucraino, quanto quello coreano. Il movimento di una quantità limitata di truppe rischia di innescare una serie di conseguenze politiche, drammaticamente più esplosive delle conseguenze tattiche dell’operazione. Se non è ancora chiara quale sarà la reazione dei membri NATO a questa ennesima escalation, è molto probabile che Seul deciderà di intensificare il suo supporto alle forze ucraine, in chiara opposizione alle manovre di Kim Jong-un. Mercoledì 30 ottobre il nuovo ministro della difesa sudcoreano Kim Yong-Hyun ha incontrato a Washington D.C. il segretario della difesa americano Lloyd Austin per l’annuale riunione consultiva riguardo la cooperazione fra i due Paesi in materia di sicurezza; il meeting si è concentrato sulla pericolosa escalation in Ucraina e sulle misure da intraprendere per contrastare la crescente intraprendenza nordcoreana. Il segretario alla difesa americano ha anche presentato alla controparte sudcoreana prove riguardo il continuo addestramento delle truppe nordcoreane in Russia. Ciò potrebbe significare che in futuro le truppe inviate da Pyongyang potrebbero iniziare a partecipare in modo massiccio alle operazioni di combattimento in Ucraina, non limitandosi a compiti di secondaria importanza. Con la Corea del Sud sempre più vicina ad avviare una fornitura massiccia e diversificata di armi a Kiev, si materializza la possibilità di riunioni ai massimi livelli anche all’interno delle cornici NATO ed UE, per coordinare nel miglior modo possibile gli aiuti militari verso l’Ucraina. Nell’ennesimo gioco di rappresaglie e contro-rappresaglie, anche la penisola coreana rischia di cadere nel vortice della violenza, mentre il territorio ucraino si trasforma nella stanza di addestramento delle poco preparate truppe nordcoreane.

