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03/12/2024
Medio Oriente e Nord Africa

L’offensiva su Aleppo e gli sviluppi nella guerra civile siriana

di Edoardo Corradi

La caduta di Aleppo per mano di Hay’at Tahrir al-Sham ha innescato un effetto domino tra i gruppi armati attivi nel Paese. Il Syrian National Army, sostenuto dalla Turchia, ha conquistato diverse città strategiche nel nord della Siria, costringendo le Syrian Democratic Forces a ritirarsi verso Manbij e Raqqa insieme a centinaia di migliaia di civili sfollati.

La caduta di Aleppo per mano di Hay’at Tahrir al-Sham ha innescato un effetto domino tra i gruppi armati attivi nel Paese. Il Syrian National Army, sostenuto dalla Turchia, ha conquistato diverse città strategiche nel nord della Siria, costringendo le Syrian Democratic Forces a ritirarsi verso Manbij e Raqqa insieme a centinaia di migliaia di civili sfollati.

Il 27 novembre 2024 il gruppo armato Hayʼat Tahrir al-Sham (HTS) ha lanciato un’offensiva, (Operation Deterrence of Aggression) pianificata nei minimi dettagli, che ha portato alla conquista della città di Aleppo, seconda città del Paese dopo la capitale Damasco, e all’accerchiamento di Hama, aprendo la strada verso la capitale Damasco. L’offensiva di HTS, seguita dalle operazioni militari di altri gruppi armati, ha fortemente indebolito il regime di Damasco, aprendo diverse finestre di opportunità per i diversi attori non statali e statali coinvolti. L’offensiva Deterrence of Aggression si inserisce nel più ampio contesto di complessità della guerra civile siriana, che ha visto la partecipazione di diversi gruppi armati delle più diverse ideologie, e di potenze regionali e internazionali.

Una guerra congelata?

Su diverse testate giornalistiche emerge come in Siria si stia verificando una nuova conflittualità dopo anni di relativa calma. Tuttavia, i dati riportati da diversi centri di ricerca mostrano una diversa realtà dei fatti. Come riportato dall’Uppsala Conflict Data Program, seppur diminuito rispetto al periodo 2011-2019, il livello di conflittualità si è attestato ad alti livelli, producendo circa dodici mila vittime, la maggior parte causate dalle offensive dell’esercito siriano contro i diversi gruppi non statali. 

Figura 1: Vittime nella guerra civile siriana per tipo (2011-2023)

Secondo alcuni analisti e ricercatori, l’offensiva di HTS e degli altri gruppi armati è da ricondursi proprio alle criticità che il regime di Damasco si trova ad affrontare, capace di imporsi militarmente ma non di riuscire a mantenere la coesione interna necessaria per controllare efficacemente il Paese. Secondo altri, invece, oltre alla debolezza del regime siriano vi è la concomitanza di eventi nel sistema regionale e internazionale. Le recenti evoluzioni riguardanti Hezbollah e Iran, alleati di Assad, avrebbero aperto una finestra di opportunità per i ribelli di lanciare con successo le operazioni militari su Aleppo e Hama. 

Hay’at Tahrir al-Sham e la battaglia di Aleppo

Attualmente, sono numerosi i gruppi armati che contendono il potere, sia politico sia territoriale, al regime di Bashar al-Assad, spiccando per capacità militari, organizzative, e di governo. Tra questi vi è Hayʼat Tahrir al-Sham, guidato da Abu Muhammad al-Jawlani. Precedentemente conosciuto come Jabhat al-Nusra e legato ad al-Qaeda (AQ), il gruppo ha troncato i propri cordoni con AQ già da diversi anni. Nel 2016, Jabhat al-Nusra modificò il proprio nome in Jabhat Fateh al-Sham, dichiarando di non aver alcun legame con organizzazioni non statali esterne alla Siria. Nel 2017, la trasformazione di Jabhat Fateh al-Sham in Hayʼat Tahrir al-Sham sorse in seguito alla fusione con diversi altri gruppi, diventando uno dei principali attori non statali in Siria. Il lavoro di rebranding di Hayʼat Tahrir al-Sham è stato funzionale nel tentativo di imporsi come attore rilevante nella Siria nord-occidentale. Diventa pertanto comprensibile come nelle ultime dichiarazioni del leader di HTS al-Jawlani appaiano messaggi volti a rassicurare le popolazioni cristiane e sciite nelle aree sotto il nuovo controllo di HTS. Hayʼat Tahrir al-Sham è stato il principale attore a lanciare l’operazione militare Deterrence of Aggression, che ha portato al controllo militare di Aleppo dopo essere stata riconquistata da Assad nel 2016. 

Figura 2: I cambiamenti territoriali a seguito dell’operazione Deterrence of Aggression, fonte: https://x.com/ThomasVLinge/status/1863304056753602861.

Immagine che contiene testo, mappa, diagramma, atlante

Descrizione generata automaticamente

Il Syrian National Army e le Syrian Democratic Forces

Il Syrian National Army (SNA), creato nel 2017 e supportato dalla Turchia, emerge dalle ceneri dell’Esercito Siriano Libero, primo protagonista dell’insurrezione armata contro Assad nel 2011, riunendo diverse fazioni favorevoli alla politica estera turca in Siria. Il SNA ha beneficiato del supporto economico e militare turco, controllando diverse aree nel nord-ovest della Siria a seguito delle operazioni militari di Ankara in Siria contro le milizie curde Unità di Protezione del Popolo (YPG) e Unità di Protezione delle Donne (YPJ), ora a guida delle Syrian Democratic Forces (SDF). Queste ultime, invece, sono sorte nel 2015 durante l’offensiva militare curda contro lo Stato Islamico e hanno beneficiato del supporto economico e militare da parte degli Stati Uniti, creando frizioni tra Ankara e Washington sulla questione curda in Siria.

L’offensiva di HTS su Aleppo e Hama ha indotto il SNA e le SDF di assicurarsi diverse aree per incrementare il proprio peso politico nelle aree di Aleppo e limitrofe. Seppur non inizialmente mobilitato con l’offensiva di HTS, il SNA si è mosso verso Aleppo con l’obiettivo di isolare le SDF nella Siria nord-occidentale. Come riportato dall’ultimo comunicato del comandante in capo Mazlum Abdi, le SDF hanno accettato di collaborare con i diversi attori non statali attivi nel nord-ovest della Siria per ritirarsi dalle aree sotto il loro controllo ad Aleppo, Tel Rifaat e della regione di Shahba. La decisione segue un calcolo strategico da parte delle SDF: evitare scontri armati, potenzialmente deleteri per tutte le fazioni e abbandonando le aree ormai circondate dal SNA e HTS. Questi eventi hanno provocato l’evacuazione di migliaia di civili curdi, già evacuati dalla regione di Afrin, verso le aree sotto il controllo delle SDF e, in particolare, delle milizie curde Unità di Protezione del Popolo (YPG) e Unità di Protezione delle Donne (YPJ).

Conclusione

L’offensiva di Hayʼat Tahrir al-Sham ha portato alla luce diversi fattori: la debolezza strutturale del regime siriano, nonostante il processo di normalizzazione in corso sul piano internazionale; le capacità militari di diversi gruppi armati, nello specifico HTS, che mostra come tale offensiva fosse preparata da tempo; la dinamicità dei contesti conflittuali e la loro relazione con il più ampio panorama regionale e internazionale. L’evoluzione delle operazioni militari dei diversi gruppi armati e le reazioni delle diverse potenze straniere coinvolte – Russia, Iran, Turchia e Stati Uniti – può portare allo sviluppo di molteplici scenari. Dell’evoluzione della guerra in Siria ne parlerà ampliamente nell’ambito delle attività legate al progetto di ricerca MA.G.A.S. (Mappatura dei Gruppi Armati in Siria: traiettorie locali, regionali e internazionali), che riunisce diversi gruppi di ricerca (Università degli Studi di Genova, capofila, e il Centre for the Comparative Study of Civil War della University of York) e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.


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