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07/01/2025
Medio Oriente e Nord Africa

L’Egitto tra crisi finanziarie e rilevanza geopolitica

di Giovanni Caprara

Nel corso della sua storia moderna, Il Cairo ha oscillato tra numerose crisi economico-finanziarie e un imprescindibile ruolo strategico dato dalla sua posizione geografica, che gli ha riservato un peso rilevante nella geopolitica regionale. Riuscirà l’Egitto a intraprendere le riforme strutturali necessarie o continuerà sul sentiero dell’inefficienza economica?

Nel corso della sua storia moderna, Il Cairo ha oscillato tra numerose crisi economico-finanziarie e un imprescindibile ruolo strategico dato dalla sua posizione geografica, che gli ha riservato un peso rilevante nella geopolitica regionale. Riuscirà l’Egitto a intraprendere le riforme strutturali necessarie o continuerà sul sentiero dell’inefficienza economica?

Sin dall’indipendenza nel 1952, l’Egitto ha dovuto fronteggiare numerose crisi economiche e di finanza pubblica causate da un sistema distorto di sussidi e politiche valutarie: queste due caratteristiche del sistema economico hanno portato a deficit di bilancio e della bilancia delle partite correnti sul lungo periodo, una crescita del Pil stagnante, un rapido incremento della disoccupazione giovanile e un rischio costante di aumento dell’inflazione.  

Ben otto crisi della bilancia dei pagamenti si sono susseguite dal 1952, e in questi decenni ci sono state alcune costanti nelle politiche economiche e commerciali del Paese: la fragilità del bilancio statale dovuto all’eccessiva spesa pubblica (anche per sussidi su cibo e carburante), la volatilità delle entrate dall’estero e i ripetuti tentativi di sostituzione degli import in politica commerciale. L’approccio statalista adottato nel ’52 prevedeva un alto grado di controllo sulle attività economiche e di nazionalizzazione; inoltre, se consideriamo anche una politica di sorveglianza sui tassi di cambio della sterlina egiziana, emerge una sovrastima del valore della moneta nei decenni, talvolta accompagnata da politiche valutarie restrittive. La sovrastima del tasso di cambio ha portato a violenti aggiustamenti tramite svalutazioni e, in anni recenti, a temporanee adozioni di un regime di tassi di cambio variabili, per poi tornare rapidamente a un regime di tassi fissi. Esaminare brevemente due delle otto crisi della bilancia dei pagamenti egiziane, aiuta a comprendere i tratti distintivi e le criticità del sistema economico del Paese. 

  1. In seguito alla guerra dello Yom Kippur, il Presidente Sadat diede inizio a una transizione dal sistema socialista al libero mercato per favorire l’arrivo di capitali esteri: le riforme, tuttavia, furono lente e accompagnate da un aumento dell’inflazione e da un persistente deficit di bilancio. Contemporaneamente, il re-orientamento del Paese verso il blocco occidentale favorì il supporto del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale; nel ’77 la rimozione dei sussidi sul gas e i prodotti alimentari portarono a rivolte diffuse e, l’anno successivo, l’estensione del supporto del FMI rese necessaria una svalutazione della sterlina pari al 44% del valore sul dollaro americano. 
  2. Il Covid-19, la guerra in Ucraina e quella di Gaza, hanno aggravato la crisi economica in corso. Per mitigare l’inflazione ed attrarre capitali dall’estero, nel 2024 Il Cairo ha svalutato la sterlina del 40% e lasciato fluttuare momentaneamente la valuta. Il FMI ha così ripreso e incrementato il suo prestito (da 3 a 8 miliardi di dollari) per sostenere le riforme strutturali del Paese. 

Come visto nei due esempi citati, le crisi sono caratterizzate da elementi comuni. Tra questi, la sovrastima del valore della moneta (dovuta alla mancanza di un regime di tassi di cambio flessibili), il persistente deficit di bilancio e le pressioni del FMI per le riforme strutturali. Le politiche monetarie adottate hanno ripetutamente portato a un disallineamento tra il tasso di cambio ufficiale e quello del mercato nero. La divergenza tra questi due tassi si sostanzia in marcati squilibri macroeconomici, quali la bassa produttività, la dipendenza dagli import e la crescita nulla o insufficiente degli export. 

All’origine di queste condizioni economiche ci sono principalmente tre elementi: il mantenimento di un regime di tassi di cambio fissi nonostante squilibri macroeconomici interni ed esterni; la dipendenza da quella che Agarwal e Mazarei definiscono “rendita geopolitica” e il ruolo preponderante del governo e, soprattutto, dell’esercito nei settori strategici dell’economia.  Anche la costante volontà governativa di intervento nel regime dei tassi di cambio del Paese, nonostante le naturali oscillazioni degli investimenti internazionali, costituisce una criticità del sistema economico egiziano. 

Parallelamente, eventi di natura esogena quali la pandemia di Covid-19, l’invasione russa dell’Ucraina, la guerra a Gaza e le sue conseguenze regionali, hanno aggravato il quadro macroeconomico. Merita ricordare che dopo il 7 ottobre 2023 hanno avuto inizio gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, con la conseguenza di spingere le maggiori compagnie di shipping a scegliere la rotta del Capo di Buona Speranza in alternativa al passaggio per il canale di Suez, dove passa circa il 12% del commercio marittimo globale. Nel 2024 le perdite derivanti dalla riduzione del traffico e del pagamento dei pedaggi ammontano a 7 miliardi di dollari, un calo del 60% rispetto all’anno prima. Le rendite del passaggio per il canale di Suez costituiscono circa il 2% del Pil egiziano: una crisi di tipo strategico, se consideriamo che gli attacchi yemeniti sembrano destinati a proseguire, almeno nell’immediato, e ad intensificare le difficoltà economiche del Cairo. 

Tuttavia, se da un lato le dinamiche internazionali hanno costituito un fattore di pressione per l’economia, dall’altro rappresentano la causa della persistenza egiziana nel mantenere il regime di cambi fissi e il ruolo preponderante dei militari nell’economia. Infatti, l’ininterrotto afflusso di capitali esteri, principalmente sotto forma di prestiti e garanzie non si è fermato grazie al ruolo geopolitico di primo piano dell’Egitto: basti considerare il controllo sul Canale di Suez, la pace con Israele nel 1979 e, più recentemente l’importante posizione diplomatica assunta nella crisi di Gaza. La rilevanza del Paese sul piano strategico, seppur altalenante, gli ha quindi permesso di evitare le necessarie riforme. 

Decenni di squilibri macroeconomici e della bilancia dei pagamenti dello stato suggeriscono però che il Paese ha bisogno di un regime di tassi di cambio  flessibile, per proteggersi dagli shock esterni e dalle fragilità interne. Contemporaneamente, è sempre più impellente la necessità di riforme strutturali volte a privatizzare i settori con più potenziale, da quello energetico a quello turistico. L’analisi fin qui condotta ci porta a ipotizzare due scenari per il breve e medio periodo. 

Primo, Il Cairo adotterà nuovamente un regime di tassi fissi e permetterà alle forze armate di mantenere il ruolo nelle aziende più importanti del Paese. In tale contesto persisteranno le criticità attuali, dalla svalutazione della sterlina all’alta dipendenza dalle importazioni, con una crescita costante della spesa pubblica. È ragionevole ritenere che questo sia lo scenario più probabile, poiché i gruppi che detengono il potere (militari, burocrati e parte del settore privato) intendono mantenere lo status quo, almeno finché percepito come sostenibile. 

Secondo, il Paese intraprenderà una serie di riforme strutturali, quali la riduzione del ruolo delle forze armate nei settori strategici dell’economia e la promozione dell’iniziativa economica privata. Tuttavia, i militari accetterebbero le riforme solo in caso di appurata insostenibilità dell’attuale sistema economico. Infine, la riforma del regime valutario, che permetterebbe alla sterlina di adattarsi alle reali condizioni di mercato. Sebbene la transizione sarebbe dolorosa e caratterizzata da pressione inflattiva, il governo avrebbe la possibilità di proteggere la fasce più deboli della popolazione con politiche mirate e in un nuovo contesto economico che favorisca investimenti virtuosi sul lungo periodo. 

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