Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
25/02/2025
Difesa, Europa

La minaccia degli attacchi ai cavi sottomarini: la necessità sempre più incombente di costituire un sistema di difesa comune europeo

di Viola Petrelli

I continui attacchi ai cavi sottomarini nel Mar Baltico hanno suscitato crescente preoccupazione nell’Unione Europea e nella NATO; la Commissione Europea, infatti, ha avviato iniziative per adottare misure di protezione attiva, volte a difendere tali infrastrutture fondamentali per la connettività globale, la sicurezza nazionale e transatlantica. Sempre più reale risulta la necessità di creare un forte sistema di cooperazione di difesa europeo, volto a proteggere la sicurezza e gli interessi degli Stati membri dagli attacchi “underwater”.


I continui attacchi ai cavi sottomarini nel Mar Baltico hanno suscitato crescente preoccupazione nell’Unione Europea e nella NATO; la Commissione Europea, infatti, ha avviato iniziative per adottare misure di protezione attiva, volte a difendere tali infrastrutture fondamentali per la connettività globale, la sicurezza nazionale e transatlantica. Sempre più reale risulta la necessità di creare un forte sistema di cooperazione di difesa europeo, volto a proteggere la sicurezza e gli interessi degli Stati membri dagli attacchi “underwater”.

I cavi di comunicazione sottomarini trasportano il 99% del traffico di internet intercontinentale, mentre i cavi elettrici sottomarini risultano vitali per la sicurezza energetica, in quanto collegano i mercati dell’elettricità e portano l’energia rinnovabile offshore a terra. Dai cavi sottomarini dipendono tutte le operazioni che avvengono mediante il web, come quelle relative ai data center, le transazioni finanziarie e i servizi sanitari. 

Le nuove misure dell’UE per la protezione dei cavi sottomarini

I ripetuti attacchi nel Mar Baltico hanno portato Bruxelles a promuovere un piano per la protezione dei cavi sottomarini dalla guerra ibrida. A tal proposito, infatti, Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha presentato il 21 febbraio la Comunicazione congiunta della Commissione europea e dell’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri, per rafforzare la sicurezza e la resilienza dei cavi sottomarini, annunciata dalla Presidente von der Leyen il 9 febbraio a Vilnius durante il Baltic Energy Independence Day.

Il nuovo piano è basato su precise misure chiave quali: prevenzione (il finanziamento dell’istallazione di cavi nuovi e “smart” per migliorare la tenuta e la resistenza del sistema); rilevamento (il rafforzamento della capacità di monitoraggio delle minacce dal Mediterraneo al Baltico, per ricevere alert in tempo reale, tramite l’utilizzo di droni a doppio uso, immagini satellitari e una rete di sensori sottomarini); risposta e recupero (reagire prontamente alla minaccia in modo coordinato e ridurre i tempi di riparazione); e infine la deterrenza (l’attuazione di una “diplomazia sottomarina”, tramite l’imposizione di sanzioni contro gli autori dei sabotaggi, applicando gli “hybrid toolbox”, istituiti nel 2016). Le azioni previste vanno ad integrarsi con il lavoro del Gruppo di esperti per le infrastrutture dei cavi sottomarini, composto dagli Stati membri dell’UE e dall’Agenzia dell’UE per la sicurezza informatica (Enisa), complementare alle attività che svolge la NATO. 

Russia e Cina nella “guerra ibrida”

Nell’attuale contesto globale, la rivalità tra potenze ha conferito ai cavi sottomarini un ruolo di rilevanza strategica rendendoli potenziali obiettivi di attacchi. Infatti, questi sarebbero aumentati in modo consistente proprio in concomitanza dell’invasione russa dell’Ucraina. Gli attacchi perpetrati dalla Russia ai danni dei cavi sottomarini europei vengono eseguiti da un’organizzazione di tipo “paramilitare”, la “flotta ombra”, che agisce seguendo un piano che il Cremlino ha elaborato da anni. Questo è un programma di “ricerca sottomarina” che ha portato la flotta ad effettuare esercitazioni, per individuare e tracciare tutti i cavi e le condutture energetiche europee. Anche la Cina nell’area degli alleati NATO si è guadagnata il titolo di “possibile minaccia”, dato il coinvolgimento delle navi battenti bandiera cinese in due incidenti di taglio nel Mar Baltico. L’interesse di Pechino sarebbe proprio quello di costituire e controllare la connessione globale, progetto parte integrante della “Belt and Road Initiative”. 

A tal proposito gli Stati Uniti cercano di distogliere Paesi Terzi dalla volontà di istallare cavi cinesi e la preoccupazione è crescente invece per quelli già istallati e gestiti dalla Huawei Marine Networks (HMN) Tech. 

La Difesa comune europea, un tema ricorrente

La necessità di garantire la sicurezza delle infrastrutture dei cavi sottomarini si inserisce in un contesto ben più ampio, riguardante la costruzione di un sistema di difesa comune europeo. Su tale tematica si è sviluppato un ampio dibattito riguardante il ruolo dell’Europa in ambito militare, il quale ha acquisito maggior rilevanza in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. 

Ad oggi l’esposizione alle minacce è aumentato notevolmente, soprattutto a seguito dell’affermarsi di un’era digitale che ha esposto a una serie di rischi che minano la sfera securitaria. La sfida di difesa dell’UE non è più circoscritta agli scontri tradizionali, ma si estende alle nuove dimensioni conflittuali, facendo subentrare la “guerra ibrida”, in cui rientrano gli attacchi “underwater”.

La necessità di una maggior cooperazione 
Gli Stati Europei più colpiti dagli attacchi alle infrastrutture critiche dei cavi sottomarini chiedono una maggior partecipazione dell’Unione e più incisività nelle azioni di prevenzione e contrasto. Dopo l’ultimo danneggiamento nel Mar Baltico, il 26 gennaio, di un cavo tra Svezia e Lettonia, si sosteneva già la necessità di una maggior consapevolezza e supporto da parte dell’esecutivo dell’Unione. Le nuove misure annunciate il 21 febbraio per la sicurezza dei cavi sottomarini sono da integrare con la relazione Niinistö. Infatti, l’ex presidente finlandese (Sauli Niinistö), lo scorso ottobre, ha presentato il rapporto sulla preparazione e la prontezza della difesa europea che prevede la creazione di una rete antisabotaggio, per supportare ogni Stato membro, ogni qualvolta sia vittima di attacco. Sostenendo inoltre la necessità di dover scardinare lo schema secondo cui ogni Stato membro è l’unico responsabile della propria sicurezza nazionale. Tutto ciò comporterebbe un maggior coinvolgimento e impegno dei singoli Stati membri, e questa come altre situazioni potrebbe creare titubanza di fronte alla necessità di impegnarsi maggiormente al di fuori dei confini nazionali. La mancata propensione degli Stati europei di creare un sistema di difesa comune costituisce un vulnus che con il passare del tempo potrebbe ulteriormente indebolire l’Unione di fronte ad attori coesi, potenti e talvolta alleati.

Gli Autori