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03/04/2025
Difesa, Europa

Il riarmo europeo non parte dagli armamenti, ma dalla logistica. Contenuto e riflessioni sul libro bianco “European Defence Readiness 2030”.

di Davide Sotgia e Giulio Croce

A seguito dell’annuncio del piano “ReArm Europe”, la Commissione europea e l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno reso pubblico, il 19 marzo, il Libro Bianco “European Defence Readiness 2030”. Questo documento si inserisce nel quadro dello sforzo portato avanti dall’Unione europea per migliorare il coordinamento e la razionalizzazione dei vari programmi di riarmo nazionale, offrendo numerose proposte per quanto riguarda l’aspetto logistico della difesa comunitaria.


A seguito dell’annuncio del piano “ReArm Europe”, la Commissione europea e l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno reso pubblico, il 19 marzo, il Libro Bianco “European Defence Readiness 2030”. Questo documento si inserisce nel quadro dello sforzo portato avanti dall’Unione europea per migliorare il coordinamento e la razionalizzazione dei vari programmi di riarmo nazionale, offrendo numerose proposte per quanto riguarda l’aspetto logistico della difesa comunitaria.

I Libri Bianchi della Commissione europea sono dei documenti che contengono delle proposte di azione comunitaria in un determinato settore politico. Non si parla di una decisione definitiva ed operativa e nemmeno di una proposta di legge, ma di un documento il cui scopo è quello di indicare le azioni ritenute necessarie e di avviare una discussione con l’opinione pubblica, le parti interessate ed il Legislatore dell’Unione per raggiungere una forma di consenso politico. Il Libro Bianco “for European Defence Readiness 2030vuole fornire un framework per il piano “ReArm Europe” indicando i passi necessari, nel breve e nel medio-lungo periodo, per “ricostruire la difesa europea, sostenere l’Ucraina, affrontare le carenze di capacità critiche e creare una base industriale della difesa forte e competitiva”. 

UN NUOVO CONTESTO GEOPOLITICO

Nel documento, la Commissione europea propone delle azioni da intraprendere con urgenza, in quanto riconosce che “l’Unione europea si trova ad affrontare varie minacce acute e crescenti”.  Tutti gli Stati membri sono quindi chiamati ad “agire in modo solidale ed investire nella nostra difesa collettiva”, dato che l’unico modo per garantire la pace è “dissuadere chi vuole farci del male”.

Le minacce strategiche indicate dalla Commissione hanno varia natura (militare, ibrida, economica, commerciale, climatica, migratoria, tecnologica, ecc.), sono interconnesse, e provengono da più fronti  (Artico, MENA, il confine orientale). L’Unione europea risulta quindi, di fatto, accerchiata da più attori impegnati “in una corsa alla modernizzazione militare ed al vantaggio tecnologico ed economico” per competere sullo scacchiere geopolitico. Tra le varie minacce, la Commissione ritiene che la più rilevante sia quella proveniente dalla Russia. Questa è descritta come “una minaccia fondamentale per la sicurezza dell’Europa nel prossimo futuro”, dato che conduce una guerra ad alta intensità sul continente europeo (il cui esito è ritenuto il “fattore determinante per il nostro futuro collettivo nei decenni a venire”). Inoltre, Mosca persegue rivendicazioni territoriali e porta avanti campagne per destabilizzare i Paesi nel Vicinato Europeo e nella zona di Nord Africa e Sahel.

In questo contesto la Commissione europea ritiene sia importante dotarsi di una “capacità di deterrenza sufficiente a prevenire una potenziale guerra di aggressione”. È importante sottolineare che questo non significa, per il momento, la costruzione di un’unica forza militare comunitaria. Il Libro Bianco, infatti, afferma che “gli Stati membri manterranno sempre la responsabilità delle proprie truppe, dalla dottrina allo schieramento, e delle esigenze di definizione delle proprie Forze armate”. L’Unione europea, invece, si vuole proporre come centro di coordinamento e razionalizzazione degli investimenti legati alla difesa, allo scopo di portare vantaggi in termini di riduzione dei costi, incremento della produzione, interoperabilità dei sistemi, efficienza della spesa e competitività delle imprese.

CARENZE STRATEGICHE E COME AFFRONTARLE

Il Libro Bianco fa riferimento ad alcune carenze strategiche che la Commissione Europea intende affrontare per supportare lo sforzo per il rafforzamento delle Forze armate nazionali. L’Unione si vuole impegnare per supportare e coordinare gli sforzi di riarmo degli Stati Membri anche nel perseguimento di un rafforzamento della base industriale europea e della prontezza complessiva.

La prima carenza è quella riguardante le capacità strettamente militari degli Stati membri. La Commissione ritiene infatti che nessuno Stato membro sia in grado di rispondere autonomamente alle sfide di sicurezza odierne e del futuro, in particolare se ognuno persegue una strategia autonoma e ridondante con quelle degli altri Paesi. La Commissione, in tal senso, propone: lo sviluppo di una visione condivisa su quali siano gli investimenti più urgenti; garanzie di impegno a lungo termine, necessarie per dare prevedibilità all’industria; un accordo sul tipo di gestione politica e industriale del processo di riarmo; l’impiego dei fondi europei come incentivo per mobilitare le risorse nazionali e per spenderle nel modo più efficiente possibile tramite appalti e progetti comuni.

La seconda carenza riguarda la mobilità militare, ovvero la capacità di muovere rapidamente truppe ed armamenti sul territorio dell’Unione. La Commissione ha evidenziato che le barriere fisiche, infrastrutturali e normative vanno a compromettere le capacità militari generali. Sono stati quindi individuati quattro corridoi prioritari, multimodali (ferroviario, stradale, marittimo e aereo) ed a ‘doppio uso’ su cui concentrare gli investimenti. All’interno di questi sono già stati individuati 500 progetti che necessitano di interventi urgenti, come l’ampliamento dei tunnel ferroviari, il rafforzamento dei ponti e strade e l’espansione delle infrastrutture portuali ed aeroportuali.

La terza carenza individuata dalla Commissione riguarda le capacità di approvvigionamento dei materiali critici.  Questi sono necessari per la produzione di sistemi d’arma e delle parti di ricambio. Ridurre le dipendenze e rendere le linee di rifornimento più resilienti è vitale per rafforzare le capacità di difesa comunitarie. La Commissione Europea si impegna a lavorare per facilitare l’accesso alle materie prime tramite l’individuazione dei materiali critici più a rischio, la formulazione di misure per diversificare i fornitori, l’acquisto collettivo di risorse e la loro collocazione strategica sul territorio tramite depositi dedicati.

“I PROFESSIONISTI PARLANO DI LOGISTICA”

In definitiva, il Libro Bianco si presenta come un ulteriore passo avanti verso l’obiettivo di una difesa europea razionalizzata e coordinata. La Commissione europea non si è occupata di quelli che sono i tradizionali problemi dell’idea stessa di “Esercito europeo” (ad esempio: la perdita di sovranità nazionale, la questione del comando, l’individuazione della minaccia principale dovuta a priorità geopolitiche differenti, ecc.). Invece, si è voluta occupare di una questione che viene prima di qualsiasi programmazione e che è alla base di ogni difesa: l’aspetto logistico. La Commissione ha scelto di occuparsi della questione della prevedibilità degli ordini, del reperimento dei materiali critici, del costo complessivo degli armamenti, della produzione su larga scala ed in tempi ragionevoli, della loro interoperabilità ed infine del loro trasporto. Questo tipo di strategia, se implementata con successo, potrebbe favorire l’integrazione tra i mercati nazionali della difesa e tra le Forze armate degli Stati membri. In più consentirà, in caso di crisi e/o di necessità, una ancor più grande e sistemica cooperazione tra gli Eserciti nazionali, seppur restando lontani dalla creazione di un Esercito europeo. È necessario però sottolineare che il Libro Bianco fornisce solamente un quadro generale di intenzioni e non va ad affrontare in modo definitivo le tematiche più spinose, e quindi quelle più politicamente rilevanti, di un progetto di questo tipo e portata (ad esempio la distribuzione delle quote industriali dei vari progetti). Per sfruttare al meglio le iniziative lanciate della Commissione sarà dunque necessario un fermo e deciso impegno a lungo termine da parte degli Stati membri.

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