Dopo un mese e mezzo di consultazioni l’Union e il partito dell’ex Cancelliere Olaf Scholz, SPD, presentano il loro accordo di coalizione. L’agenda politica di Berlino sarà dominata da questioni cruciali come l’economia, la difesa e la gestione dell’immigrazione. Resta da vedere se il Paese riprenderà un ruolo guida ed egemonico in Europa o se proseguirà lungo la linea di un profilo più cauto e defilato.
Le elezioni anticipate della Repubblica Federale Tedesca si sono svolte alla fine di febbraio 2025 e hanno registrato la vittoria della CDU/CSU. Lo scenario politico interno risultava infatti fortemente frammentato, con difficoltà di coordinamento sia sulle questioni interne sia sulla gestione delle relazioni esterne. Fin dal febbraio 2022, la Germania è stata investita da una serie di eventi che l’hanno quasi costretta ad assumere decisioni a lungo evitate, in particolare su temi per i quali tradizionalmente ha mostrato una marcata riluttanza. L’annuncio del celebre Zeitenwende e l’istituzione di un fondo straordinario da 100 miliardi di euro per le spese militari avevano inizialmente suggerito all’Europa e alla comunità internazionale che Berlino fosse pronta a inaugurare un nuovo corso strategico: dall’interpretazione tradizionale del proprio ruolo di civilian power verso l’impiego di strumenti che superano i soli mezzi diplomatici. In tale cornice si collocano anche decisioni rilevanti assunte dalla coalizione Ampel, come l’invio di armamenti in aree di conflitto, misura fino ad allora considerata incompatibile con l’orientamento costituzionale della Repubblica Federale, ma non per questo non esercitata in precedenza. Tuttavia, il partito dell’allora Cancelliere Olaf Scholz ha mantenuto un atteggiamento prudente in merito all’invio di armamenti pesanti all’Ucraina, evitando di compiere un passo pienamente risolutivo. Tale esitazione ha suscitato critiche da parte del governo di Kiev, che ha accusato Berlino di ambiguità e insufficiente sostegno.
Dinamiche politiche interne e globali: tra cambiamenti e sfide
Sul fronte interno, il governo Scholz godeva già di una fiducia limitata, ulteriormente indebolita da tensioni legate alla politica fiscale, da sempre elemento critico nell’equilibrio della coalizione. Il colpo di grazia è giunto con il licenziamento del Ministro delle Finanze, Christian Lindner, accusato dal Cancelliere di aver ostacolato l’approvazione di normative necessarie all’abrogazione della legge tedesca sul freno all’indebitamento. Secondo Scholz, superare questo vincolo costituzionale è oggi imprescindibile, alla luce delle sfide interne ed esterne che la Germania si trova ad affrontare: dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, alla guerra in Ucraina, fino al grave stato di deterioramento delle infrastrutture nazionali. Nonostante i tentativi, il cancelliere Scholz non è riuscito a conciliare le tre anime politiche distinte della sua coalizione. A questa fragilità politica si è aggiunta la grave crisi energetica, scaturita dall’interruzione dei rapporti con Mosca, che ha ulteriormente complicato la capacità di governo e la coesione interna.
Programmi elettorali a confronto: difesa, migrazioni e tassazione al centro delle elezioni 2025
Sulla scia del malcontento generale e dei problemi sopra menzionati, è stata l’Union (CDU/CSU) a vincere le elezioni di febbraio 2025. Questa storicamente favorevole a un maggiore coinvolgimento nelle tematiche della difesa, il partito presenta nel proprio manifesto elettorale una promessa di rinnovamento, accompagnata da un impegno più incisivo a livello internazionale in materia di sicurezza e difesa, incluso un contributo superiore al consueto 2% del PIL nell’ambito NATO. Per quanto riguarda il conflitto in Ucraina, il partito propone un impegno diplomatico, finanziario e umanitario, che comprende anche la fornitura di armamenti. Un altro tema centrale nel dibattito pubblico è l’immigrazione: Merz e il suo entourage sottolineano l’intenzione di contrastare fermamente l’immigrazione illegale.
Il partito del Cancelliere uscente, la SPD, punta invece sulla leva dell’investimento pubblico e su una revisione della cosiddetta “schuldenbremse” (freno all’indebitamento), al fine di acquisire maggiore margine fiscale. In tema migratorio, i socialdemocratici, in sintonia con i liberali, auspicano un processo che coniughi immigrazione, percorsi di tirocinio e inserimento lavorativo, promuovendo procedure di asilo più rapide ed efficienti. In merito alla guerra in Ucraina, la SPD si allinea sostanzialmente alla posizione della CDU/CSU, sostenendo Kiev anche tramite l’invio di equipaggiamenti e armamenti. Anche per quanto concerne l’impegno in ambito NATO, le posizioni risultano simili, pur mantenendo come obiettivo di lungo termine la creazione di una difesa comune europea.
I Verdi, come prevedibile, pongono la questione ambientale al centro della propria agenda politica. Favorevoli anch’essi a una riforma della normativa sul vincolo del debito, auspicano un ampliamento della capacità di manovra fiscale dello Stato. Sul fronte dell’immigrazione, la loro posizione si distingue per un approccio più ambizioso rispetto a quello degli altri principali schieramenti: il partito sostiene il riconoscimento di un diritto d’asilo conforme alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati e si oppone con fermezza a qualsiasi forma di rimpatrio forzato verso zone di conflitto o aree colpite da crisi umanitarie.
Non desta sorpresa il fatto che l’AfD, principale forza di opposizione, si collochi al secondo posto in termini di consensi. Ciononostante, il partito rimane escluso da ogni prospettiva di partecipazione a una futura coalizione di governo. Il programma politico dell’AfD si contraddistingue per un’impostazione fortemente anti-migratoria, per posizioni marcatamente euroscettiche, per la negazione del cambiamento climatico collegato alle attività umane e per un orientamento conciliante nei confronti della Russia.
CDU/CSU e SPD pronti ad assumere la guida del Paese
Alla luce degli orientamenti emersi, l’accordo di governo siglato tra CDU/CSU e SPD era ampiamente atteso. Dopo numerosi incontri protrattisi per un mese e mezzo, il 9 aprile 2025 il probabile futuro cancelliere Friedrich Merz ha annunciato l’intesa di coalizione. Tra gli ostacoli principali che avevano finora impedito la sua conclusione figurava la questione, particolarmente divisiva e fonte di tensioni all’interno della futura alleanza, relativa alle modalità di finanziamento dei progetti programmatici che entrambe le forze politiche intendono promuovere. Nelle fasi finali del negoziato si è registrato un crescente malcontento nell’elettorato della CDU, che accusa il partito di un’eccessiva accondiscendenza verso la linea politica del cancelliere uscente Olaf Scholz, nonché di una scarsa chiarezza nell’affermazione delle proprie posizioni e priorità. Parallelamente, i sondaggi rilevano per la prima volta un dato allarmante: il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) viene accreditato del 60% delle intenzioni di voto.
L’accordo di coalizione: verso un nuovo governo e le sue priorità
Cosa prevede l’accordo di coalizione raggiunto tra le parti? Il documento, composto da 144 pagine, delinea una visione articolata in materia di commercio, energia e clima, tassazione, lavoro, difesa e migrazione. Il primo tema affrontato, quello commerciale, assume particolare rilevanza alla luce delle misure protezionistiche introdotte dal Presidente statunitense Donald Trump. L’obiettivo dichiarato è scongiurare una guerra dei dazi con gli Stati Uniti e promuovere accordi commerciali a livello europeo con i Paesi dell’America Latina.
Strettamente collegata all’economia è la questione energetica: la coalizione intende ridurre i prezzi dell’energia di almeno cinque centesimi al chilowattora, al fine di sostenere la competitività delle industrie ad alto consumo energetico. Resta aperta, inoltre, la possibilità di riaprire le centrali nucleari, opzione che il governo si riserva di valutare in seguito.
In ambito fiscale, l’accordo prevede una riduzione della pressione tributaria e conferma che non sarà introdotta un’imposta sui grandi patrimoni. Per quanto riguarda il lavoro e il welfare, sono in programma nuove riforme che ridefiniranno i criteri per l’accesso ai sussidi, di fatto assimilando il reddito di cittadinanza alle prestazioni per la disoccupazione.
Il capitolo più controverso è quello dedicato alla difesa: è previsto un aumento significativo della spesa militare, con l’obiettivo di soddisfare i parametri imposti dalla NATO. Si discute, inoltre, l’introduzione di una nuova forma di servizio militare su base volontaria. Infine, l’obiettivo è quello di armonizzare l’equipaggiamento delle forze armate tedesche con quello degli altri partner europei, al fine di favorire una maggiore interoperabilità a livello continentale.
La politica migratoria prevede la sospensione dei ricongiungimenti familiari per i richiedenti asilo, insieme all’intensificazione dei controlli alle frontiere. La Germania inizierà a rimpatriare individui anche verso teatri di guerra e scenari di crisi, come Siria e Afghanistan, concentrandosi inizialmente su coloro ritenuti potenzialmente pericolosi e considerati criminali.Le sfide che attendono il prossimo governo tedesco sono numerose e urgenti. La pressione per una riforma interna è elevata, affinché la locomotiva economica dell’Unione Europea possa riacquistare slancio e leadership nel contesto continentale. Al tempo stesso, questioni internazionali complesse — come l’imposizione di dazi da parte degli Stati Uniti e la prosecuzione della guerra in Ucraina — impongono all’agenda della Repubblica Federale un carico di responsabilità ben prima dell’inizio ufficiale della legislatura. Resta da capire se la nuova coalizione rappresenterà una svolta significativa nella postura strategica del Paese o se, al contrario, si muoverà in continuità con l’eredità dei governi precedenti.

