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06/05/2025
Europa

Madrid, dal ritardo al rilancio: approvato il maxipiano che porta la spesa militare al 2% del PIL già nel 2025

di Francisca Cantarini

Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato il 22 aprile un piano straordinario da 10,4 miliardi di euro per potenziare la difesa nazionale, segnando un’accelerazione senza precedenti che ora è al vaglio di UE e NATO.

Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato il 22 aprile un piano straordinario da 10,4 miliardi di euro per potenziare la difesa nazionale, segnando un’accelerazione senza precedenti che ora è al vaglio di UE e NATO.

In un momento di crescente incertezza globale, la Spagna decide di accelerare il suo piano di difesa. Il premier Pedro Sánchez ha annunciato un piano da 10,4 miliardi di euro, fissando al 2025 l’obiettivo del 2% del PIL per la spesa in difesa, invece di attendere il 2029 come inizialmente previsto. “Solo l’Europa può difendere l’Europa”, ha affermato Sánchez, sottolineando che la spinta della difesa deve essere anche una spinta tecnologica e industriale. Ha inoltre dichiarato che il piano si realizzerà “senza aumentare le tasse, senza toccare nemmeno un centesimo degli investimenti nel welfare state e senza incorrere in un maggiore deficit pubblico”. 

Nel contesto internazionale, la Spagna risponde a una duplice pressione: da un lato, la crescente instabilità globale; dall’altro, le sollecitazioni della NATO, incarnate da figure come Mark Rutte, che ha chiesto agli alleati europei un impegno ben oltre il 3% del PIL. In questo contesto, la scelta di Madrid appare come un tentativo di colmare il divario con gli altri Stati membri: la Spagna, infatti, resta il Paese con la spesa militare più bassa tra quelli che aderiscono sia alla NATO che all’Unione Europea. Questo nonostante una crescita economica solida, attestata al 3,2% nel 2024. A conferma della coesione istituzionale attorno alla nuova strategia, è intervenuta anche la ministra della Difesa Margarita Robles, che ha espresso pieno sostegno al piano, definendolo un passo decisivo per rafforzare la sicurezza europea e ridurre le dipendenze strategiche.

Un piano finanziato senza toccare il debito

Il piano annunciato da Sanchez si articola su tre linee strategiche fondamentali: il rafforzamento delle forze armate, l’ ammodernamento di infrastrutture e dei sistemi d’arma e la costruzione di uno scudo digitale nazionale per proteggere le infrastrutture critiche. Per finanziare l’ambizioso progetto, il premier chiarisce di attingere a tre fondi di finanziamento: i fondi di resilienza europea, provenienti dalla Commissione Europea per sostenere la crescita economica dei paesi membri, i risparmi derivanti dalla crescita economica che permetteranno di riallocare risorse per nuovi investimenti e, infine, la riallocazione di voci di bilancio del 2023, un processo che consente al governo di modificare la destinazione di alcuni fondi già previsti, spostandoli su nuovi progetti senza aumentare il debito pubblico

Queste misure, che rientrano nel piano nazionale per lo sviluppo della tecnologia e industria della sicurezza e difesa spagnola, dichiara Sanchez, mirano a raggiungere l’obiettivo di una difesa forte e stabile senza compromettere le altre aree fondamentali del welfare e senza appesantire la finanza pubblica.

Reazioni politiche interne

Le reazioni politiche all’annuncio del piano di difesa da 10,4 miliardi di euro sono state immediate e contrastanti. Dal centrodestra, la segretaria generale del Partito Popolare, Cuca Gamarra, ha attaccato duramente il governo, sostenendo che il programma presentato da Sánchez si rivela “insufficiente” rispetto alle esigenze strategiche della Spagna e ha accusato il premier di “comportamento autoritario”.

Sul fronte opposto, anche alleati e forze alla sinistra del Partito socialista operaio spagnolo, hanno espresso forti riserve. Il partito Sumar, guidato da Yolanda Díaz, ha bocciato la misura, definendola “esorbitante” e “incoerente”, lamentando l’assenza di una riflessione approfondita sui rischi reali che giustifichino un simile impegno finanziario. Ione Belarra, leader di Podemos e già ministra per i Diritti Sociali, in linea con questa posizione, ha lanciato un appello alla mobilitazione sociale contro quello che ha definito “il più grande aumento del budget militare nella storia della Spagna”. Secondo Belarra, si tratta di una scelta politica che tradisce la priorità storica della sinistra spagnola verso il welfare e la coesione sociale.

Il dibattito, dunque, si accende su più fronti, segnalando che la svolta strategica di Madrid in materia di difesa sarà anche un banco di prova per gli equilibri interni del governo e per il confronto parlamentare nei mesi a venire. 

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