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14/07/2025
Europa

La presidenza danese del Consiglio UE: sicurezza al centro  

di Edoardo Incani

Con la presidenza del Consiglio UE, Copenaghen punta a rafforzare la capacità dell’Unione di agire come attore geopolitico, promuovendo difesa comune, sicurezza energetica, gestione dei flussi migratori e sostegno all’Ucraina.

Con la presidenza del Consiglio UE, Copenaghen punta a rafforzare la capacità dell’Unione di agire come attore geopolitico, promuovendo difesa comune, sicurezza energetica, gestione dei flussi migratori e sostegno all’Ucraina.

Il 2025 rappresenta un anno di particolare rilievo per la Danimarca sul piano diplomatico. Dopo aver ottenuto un seggio come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2025-2026, Copenaghen ricoprirà, nella seconda metà dell’anno (1° luglio – 31 dicembre), la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, succedendo alla Polonia secondo il consueto sistema di rotazione semestrale. In tale veste, la Danimarca avrà il compito di pianificare e presiedere le riunioni del Consiglio e dei suoi organi preparatori, coordinare i lavori legislativi e contribuire, così, all’orientamento dell’agenda politica dell’Unione.

Il tema della sicurezza, intesa nelle sue varie declinazioni, costituisce il fulcro del programma della presidenza danese. In primo luogo, viene posta l’attenzione sulla necessità per l’Europa di rafforzare le proprie capacità di difesa alla luce del mutato contesto strategico; ma la sicurezza è tematizzata anche sotto il profilo economico, energetico, migratorio e infrastrutturale. Il programma riflette le sensibilità e linee programmatiche del governo danese guidato da Mette Frederiksen, coerentemente con il contenuto dei principali documenti strategici adottati da Copenaghen negli ultimi anni, per esempio la Foreign and Security Policy Strategy pubblicata dal Ministero degli Esteri nel 2023. Si configura inoltre in continuità con la presidenza polacca e in sintonia con l’agenda delineata dalla nuova Commissione europea insediatasi dopo le elezioni del 2024.

Politica estera e difesa

All’interno del programma di presidenza, i temi della politica estera e della difesa risultano fortemente interconnessi. Il documento si muove a partire dal riconoscimento di un contesto geopolitico profondamente mutato, nel quale l’Unione è chiamata a rafforzare la propria capacità di difendere interessi e valori comuni. In questa direzione, viene indicato l’ambizioso obiettivo di costruire entro il 2030 un’Unione in grado di provvedere autonomamente alla propria sicurezza. Tale traguardo non implica una volontà di separazione dalla NATO, ma al contrario si colloca in un’ottica di complementarità, coerente con la tradizionale sensibilità euro-atlantica della Danimarca: rafforzare le capacità europee è considerato un contributo effettivo alla sicurezza collettiva dell’Alleanza.

In questa prospettiva, il programma sottolinea l’importanza di sviluppare le capacità di difesa dell’Unione, rafforzare la base industriale e tecnologica della difesa europea e intensificare la cooperazione con la NATO. Viene sostenuta l’attuazione dei punti previsti dal piano ReArm Europe e dal White Paper for European Defence, così come la finalizzazione dei negoziati con il Parlamento europeo sullo European Defence Industry Programme (EDIP). Si tratta di obiettivi pienamente coerenti con l’azione del governo danese, che ha aumentato in modo sostanziale le spese militari dopo l’invasione russa dell’Ucraina: dopo avere raggiunto nel 2023 il target NATO del 2% del PIL, nel febbraio 2025 è stato approvato un piano per portare la spesa al 3% nel biennio 2025-2026.

La sensibilità danese si estende anche alla dimensione delle minacce ibride. Il programma prevede un utilizzo rafforzato dell’Hybrid Toolbox, un pacchetto di strumenti istituito nel 2022 per l’identificazione e la risposta agli atti ibridi, e individua esplicitamente la Russia come fonte principale di queste minacce. In tale ambito, la Danimarca è stata tra i promotori dell’iniziativa NATO Baltic Sentry, lanciata nel gennaio 2025 con l’obiettivo di tutelare le infrastrutture critiche sottomarine nel Mar Baltico da atti di sabotaggio attribuiti a navi cinesi o alla cosiddetta “flotta fantasma” russa.

Il programma dedica attenzione anche al tema della sicurezza informatica, proponendo un approccio che combina deterrenza, misure sanzionatorie e collaborazione con il settore privato. Viene ribadita, poi, l’esigenza di rafforzare la preparazione a scenari di crisi della società europea nel suo complesso, in linea con il rapporto Safer Together – Strengthening Europe’s Civilian and Military Preparedness and Readiness preparato dall’ex Presidente finlandese Sauli Niinistö e pubblicato nel 2024. Tra gli strumenti indicati figurano un approccio integrato ai rischi e una cooperazione strutturata tra settore civile e settore militare.

Ucraina e allargamento

Un altro pilastro del programma è rappresentato dal sostegno all’Ucraina. La Danimarca attribuisce infatti un’importanza cruciale sia alla difesa di Kyiv nel contesto dell’aggressione russa, sia – in un’ottica più ampia – alla tutela dell’ordine internazionale fondato sulle regole. Copenaghen, in questa prospettiva, ha fornito aiuti militari a Kyiv per un ammontare di circa 9 miliardi di euro nel periodo 2022-2025, collocandosi tra i primi Paesi per entità del supporto fornito in rapporto al PIL. La prosecuzione del sostegno all’Ucraina e il rafforzamento della pressione sulla Russia sono stati riaffermati anche in una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri dei Paesi nordici rilasciata in occasione del vertice NATO dell’Aja.

Il programma della presidenza ribadisce la volontà dell’UE di proseguire nell’assistenza politica, economica e militare a favore dell’Ucraina, promuovendo l’integrazione della sua industria della difesa con quella europea. In parallelo, viene indicata la necessità di garantire l’efficacia del regime sanzionatorio contro la Russia, contrastando attivamente i tentativi di elusione.

Il sostegno a Kyiv si inserisce nel più ampio dossier dell’allargamento dell’UE, che viene descritto come una “necessità geopolitica” e un investimento strategico per la stabilità del continente. L’allargamento, infatti, è considerato come funzionale a rafforzare la resilienza dei Paesi candidati nei confronti dei tentativi di ingerenze e destabilizzazioni da parte di attori ostili, con riferimento in particolare alla Russia. L’Unione, in questo contesto, è chiamata a sottoporre ai candidati percorsi di adesione chiari e credibili; al contempo, questi ultimi dovranno necessariamente attuare degli sforzi concreti in termini di riforme, nel rispetto della logica fondamentalmente meritocratica, ribadita dal documento, che caratterizza il processo di adesione.

Con riguardo ai vari Paesi candidati, il programma ribadisce il sostegno della presidenza danese all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea; una posizione che Copenaghen ha sostenuto con decisione anche nei mesi scorsi, per esempio quando, nel mese di marzo, i Paesi nordici e Baltici hanno sollecitato l’UE a prendere iniziative concrete per far progredire il processo di avvicinamento di Kyiv all’Unione e a mettere a punto una roadmap chiara per le prossime tappe di questo processo. Il 3 luglio, inoltre, in occasione della visita in Danimarca del Presidente ucraino, la premier Frederiksen ha dichiarato che la presidenza danese “farà tutto il possibile per aiutare l’Ucraina nel suo percorso verso l’adesione all’UE”.

Viene espresso supporto anche per le aspirazioni europee di Moldova e Balcani Occidentali; quest’ultimo contesto, in particolare, vede Copenaghen maggiormente coinvolta in virtù della nomina, avvenuta a gennaio, del diplomatico danese Peter Sørensen a Rappresentante speciale UE per il dialogo tra Kosovo e Serbia.

Per quanto riguarda i rapporti con gli altri Paesi europei extra-UE, il programma intende favorire un rafforzamento delle relazioni tra UE e Regno Unito, sulla scia del vertice bilaterale del 19 maggio, con particolare attenzione alla cooperazione in materia di sicurezza e difesa. Viene inoltre confermata la volontà di consolidare i rapporti con la Svizzera, con la quale l’Unione ha recentemente concluso un pacchetto di accordi sulle relazioni bilaterali, attualmente sottoposto a consultazione interna. L’impegno si estende anche ai Paesi membri dello Spazio economico europeo.

Infine, si afferma l’obiettivo di rafforzare la proiezione globale dell’Unione attraverso partenariati strategici con Paesi terzi, in primis mediante accordi commerciali e di cooperazione economica, con un’attenzione particolare alla regione dell’Indo-Pacifico.

Sicurezza economica, energia e immigrazione

Il programma affronta anche il tema della sicurezza economica, da perseguire attraverso una maggiore consapevolezza dei rischi legati alle infrastrutture critiche, alle dipendenze esterne, alla vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e alla sicurezza tecnologica. Viene sostenuto l’obiettivo di una maggiore indipendenza energetica dell’Europa, proseguendo il graduale phase-out dalle importazioni energetiche russe, anche in linea con gli obiettivi fissati nel piano REPowerEU e nella in accordo con la roadmap presentata dalla Commissione a maggio.

Altro tema rilevante è quello dell’immigrazione verso i confini esterni dell’UE. Il programma esprime il proposito di ridurre gli arrivi di migranti irregolari anche attraverso “soluzioni nuove e innovative”, con l’obiettivo di rafforzare le frontiere esterne e di evitare minacce per la coesione europea derivanti da questo fenomeno. Si sottolinea la volontà di contrastare con decisione la tratta di esseri umani e la strumentalizzazione politica dei flussi migratori, un tema particolarmente sensibile per i Paesi nordico-baltici alla luce, per esempio, di quanto accaduto nella frontiera polacco-bielorussa a partire dal 2019 e nella frontiera russo-finlandese dall’estate 2023.

Viene inoltre prospettata una più stretta cooperazione con i Paesi di transito e la definizione di partenariati reciprocamente vantaggiosi con Stati terzi, volti a prevenire i flussi irregolari. Il governo danese, che si è già distinto negli anni passati per una linea migratoria improntata al rigore, propone un approccio che, pur nella fermezza, risulta in sintonia con quello della Commissione. Tra le più recenti iniziative, inoltre, si segnala una lettera firmata insieme ad altri Stati membri – tra cui l’Italia – in cui vengono sollevati dubbi sull’interpretazione e l’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) in materia di immigrazione. Il documento chiede una riflessione sul bilanciamento tra la tutela dei diritti fondamentali e la capacità degli Stati di assicurare il controllo dei confini e affrontare i rischi connessi alla sicurezza.

L’agenda di Copenaghen rappresenta dunque una sintesi tra priorità nazionali e sensibilità ormai consolidate a livello comunitario. Le linee guida danesi, improntate a un approccio securitario, riflettono sia la traiettoria seguita dalla politica estera del Paese negli ultimi anni, sia il peso crescente assunto dai Paesi dell’area nordico-baltica nell’arena europea. Si conferma, in ultima analisi, come le istanze di questi ultimi abbiano acquisito una centralità crescente, contribuendo a definire il profilo di un’“Unione geopolitica” più capace di far fronte alle sfide sistemiche imposte dal contesto internazionale.

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