L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 contro Israele ha cambiato per sempre il Medio Oriente. Lo Stato ebraico si è impegnato in una guerra su tutti i fronti possibili e lo Yemen è uno di questi.
Gli Houthi sembrerebbero da diversi mesi l’alleato più in salute dell’Iran. Se consideriamo infatti le operazioni di Tel Aviv contro Hamas ed Hezbollah e, più recentemente la guerra dei dodici giorni contro la Repubblica Islamica, il gruppo yemenita è quello che ha subito le perdite più limitate. Soprattutto per ragioni geografiche, considerando che l’area dello Yemen controllata dal gruppo dista 2,200 km da Israele ed è prevalentemente montuosa (difficile quindi da attaccare).
Se Teheran ha raggiunto rapidamente un cessate-il-fuoco con Israele, per ora gli Houthi non sembrano intenzionati a fare altrettanto. L’affondamento della nave Magic Sea lo scorso 6 luglio, la prima azione diretta contro un’imbarcazione civile dal dicembre 2024, lo conferma. La nave, attaccata con imbarcazioni a guida autonoma, missili e droni, sarebbe indirettamente legata a Israele, secondo quanto afferma il gruppo.
La risposta dello Stato ebraico non si è fatta attendere. L’operazione “Black Flag” delle forze armate israeliane aveva l’obbiettivo di distruggere le postazioni degli Houthi nei porti di Hodeida (già ripetutamente colpita), Ras Isa e Salif, usate per ricevere armamenti dai Guardiani della Rivoluzione Islamica iraniani. In più, le IDF hanno colpito la nave Galaxy Leader, sequestrata dagli Houthi nel novembre del 2023 e recentemente utilizzata a scopi operativi e di sorveglianza marittima. Colpire la nave ha avuto anche un significato simbolico, poiché questa è stata resa un emblema della propaganda anti israeliana e anti americana. In reazione alle operazioni israeliane, gli Houthi hanno lanciato due missili contro Tel Aviv, che sono stati intercettati dai sistemi israeliani.
Alle operazioni israeliane ha fatto seguito l’affondamento di un secondo mercantile che transitava per il Mar Rosso, la Eternity C. Anch’essa battente bandiera liberiana, non sembrerebbe però collegata a Tel Aviv.
Le provocazioni degli Houthi rischiano di causare un ritorno delle azioni aeree americane, nonostante Washington abbia negoziato un cessate-il-fuoco con il gruppo in maggio. Israele non sembra infatti avere la forza di intervenire in Yemen, poiché già impegnata su più fronti: Gaza, Libano, Siria e Iran. Tuttavia, un’altra campagna aerea potrebbe indebolire ulteriormente il gruppo, ma non sconfiggerlo. Giova infatti rimarcare la limitata efficacia di azioni aeree contro gruppi che conducono azioni asimmetriche, come osservato in precedenza nello stesso Yemen o in Afghanistan. Di conseguenza, l’unica possibilità di piegare gli Houthi verrebbe da un’operazione di terra.
Le proteste interne allo Yemen per le recenti azioni del gruppo contro imbarcazioni civili non sono mancate; numerose fazioni yemenite hanno definito gli attacchi alle navi in transito nel Mar Rosso un favore all’Iran che non serve in alcun modo alla popolazione yemenita, da anni preda di una delle più gravi crisi umanitarie al mondo.
Lo scorso aprile il Wall Street Journal riportava la preparazione di un’operazione di terra da parte delle forze di opposizione yemenite; premesso che alla notizia ha fatto seguito il cessate-il-fuoco con gli Stati Uniti, le varie fazioni risultano troppo divise, tra il governo riconosciuto in esilio a Aden (disunito anche sul piano interno) e il Southern Transitional Council, sostenuto dagli Emirati Arabi.
Le forze di opposizione agli Houthi sono ritenute troppo deboli anche in termini di capacità e di mobilitazione per condurre un’offensiva nell’ovest del paese, che richiederebbe un significativo supporto esterno. Per il prevedibile futuro lo scenario più credibile sembra il perdurare della situazione attuale: nel caso in cui dovessimo assistere a nuove operazioni aeree americane e israeliane, gli Houthi non subirebbero perdite decisive, seppur significative. Vista l’attuale debolezza iraniana, d’altra parte, non ci si aspetta neppure un sostegno crescente e un incremento di capacità del gruppo che possa portare ad azioni più estese, né all’interno del paese né nelle acque del Mar Rosso.

