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22/07/2025
Europa, NATO

La NATO tra integrazione e frammentazione: la Bosnia ed Erzegovina alla prova delle spinte secessioniste

di Nicolas Piazza

L'Alleanza Atlantica intensifica il sostegno a Sarajevo mentre Milorad Dodik accelera le politiche separatiste della Republika Srpska. La crisi del 2025 segna un momento cruciale per l'integrità territoriale bosniaca e gli equilibri geopolitici balcanici.

L’Alleanza Atlantica intensifica il sostegno a Sarajevo mentre Milorad Dodik accelera le politiche separatiste della Republika Srpska. La crisi del 2025 segna un momento cruciale per l’integrità territoriale bosniaca e gli equilibri geopolitici balcanici.

Trent’anni dopo Dayton, la Bosnia ed Erzegovina si trova nuovamente al centro di una crisi che minaccia la sua integrità territoriale. Il 2025 ha rappresentato uno dei periodi più turbolenti degli ultimi anni, con Milorad Dodik che ha trasformato la questione dell’adesione alla NATO in un’arma politica contro le istituzioni federali. La risposta dell’Alleanza Atlantica non si è fatta attendere: attraverso una serie di iniziative diplomatiche e militari, la NATO ha riaffermato il suo sostegno incrollabile a Sarajevo, inquadrando la stabilità bosniaca come elemento fondamentale per la sicurezza dell’intera regione balcanica.

L’escalation di Dodik e la reazione delle istituzioni

La crisi è esplosa il 26 febbraio 2025, quando il tribunale statale ha condannato Milorad Dodik a un anno di carcere e sei anni di interdizione per aver violato gli ordini dell’Alto Rappresentante internazionale. La reazione del presidente della Republika Srpska è stata immediata e provocatoria: ha promulgato nuove leggi per impedire l’operato delle istituzioni centrali bosniache (Tribunale, Procura e polizia statale) nel territorio della RS, rappresentando una sfida diretta agli Accordi di Dayton.

Questa manovra ha innescato un serrato ping-pong istituzionale. La Corte Costituzionale ha immediatamente sospeso le leggi anticostituzionali, definitivamente abrogate a fine maggio, mentre la Procura ha convocato Dodik con l’accusa di attacco all’ordine costituzionale. Di fronte al suo rifiuto di presentarsi, il Tribunale statale ha emesso un mandato di arresto nazionale, trasformando il presidente della RS in un latitante politico.

Per quattro mesi, la Bosnia ed Erzegovina ha vissuto una situazione paradossale: un leader di una delle sue entità costitutive ufficialmente ricercato dalle autorità centrali. Nonostante fosse sotto mandato di arresto, Dodik ha continuato a viaggiare liberamente in Serbia e Russia, evidenziando i limiti dell’autorità statale bosniaca. Quando la polizia statale (SIPA) ha tentato di arrestarlo a Sarajevo Est, un cordone di agenti serbo-bosniaci in assetto antisommossa ne ha bloccato l’intervento senza difficoltà.

Il punto di svolta è arrivato il 4 luglio 2025, quando Dodik si è presentato spontaneamente alla Procura statale. Lo stesso giorno, il Tribunale ha revocato il mandato di arresto, segnando un momento di mutua de-escalation che ha riportato una parvenza di normalità. Tuttavia, questo episodio ha sollevato interrogativi sulla reale credibilità delle istituzioni centrali bosniache, apparsa più una risposta di facciata che un’effettiva volontà di contrasto.

La risposta NATO: sostegno incrollabile e diplomazia attiva

Di fronte a questa escalation, la NATO ha intensificato il suo impegno verso la Bosnia ed Erzegovina, inquadrandolo in una strategia geopolitica più ampia. Come sottolineato dal sito dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, la cooperazione tra NATO e Bosnia ed Erzegovina si basa su un programma mirato a sostenere lo sviluppo democratico del paese, il rafforzamento delle istituzioni e le riforme nel settore della sicurezza e della difesa attraverso il Programma di Riforma, orientato verso il consolidamento del percorso euro-atlantico.

L’importanza geopolitica della Bosnia ed Erzegovina emerge chiaramente dalla sua posizione di crocevia tra le ambizioni di potenze globali e le spinte locali. Il paese si trova infatti a ridosso di aree politiche e militari particolarmente sensibili, dove tensioni storiche potrebbero facilmente riaccendersi, ad esempio tra Serbia e Kosovo, con gravi ripercussioni sulla Republika Srpska e il rischio di compromettere la stabilità regionale.

Il momento simbolicamente più significativo della risposta NATO è stata la visita del Segretario Generale Mark Rutte a Sarajevo il 10 marzo 2025. Durante l’incontro con i tre membri della Presidenza tripartita bosniaca, Rutte ha promesso il sostegno “incrollabile” dell’Alleanza al governo federale, inviando un messaggio chiaro alla leadership della Republika Srpska. La visita ha assunto un valore strategico particolare, avvenendo nel pieno della crisi istituzionale, e ha incluso un incontro con gli studenti dell’Università di Sarajevo, sottolineando l’importanza del sostegno popolare per il processo di integrazione.

L’impegno si è concretizzato ulteriormente il 15 aprile 2025, quando il Vice Segretario Generale NATO Radmila Shekerinska ha ospitato i membri della Presidenza tripartita presso il quartier generale dell’Alleanza, riaffermando l’impegno duraturo per la stabilità e l’integrità territoriale del paese. Parallelamente, la cooperazione militare è continuata con la donazione di quattro veicoli alla Polizia Militare bosniaca il 10 giugno 2025, un gesto che assume significato politico nel contesto delle tensioni con la RS.

Le radici profonde della divisione

La questione dell’adesione alla NATO rimane profondamente divisiva e affonda le sue radici nella memoria storica e nelle identità etniche del paese. A causa dell’influenza serba e dell’eredità dei bombardamenti NATO del 1999 su Belgrado, la Republika Srpska mantiene una posizione di forte opposizione all’ingresso nell’Alleanza Atlantica. I dati del 2011 presentati dal ministro della Difesa Selmo Cikotic mostravano un quadro cristallino: supporto dell’89% nella Federazione bosniaco-croata contro un consenso sotto il 45% nella Republika Srpska.

Questo divario non rappresenta solo una differenza di opinioni, ma evidenzia la difficoltà strutturale di superare le divisioni interne alla Bosnia ed Erzegovina. Molti partiti serbo-bosniaci sostengono che l’ingresso sarebbe giustificato solo in caso di parallela adesione della Serbia, e comunque subordinato a un referendum popolare che garantisca un voto diretto della popolazione. Questa posizione riflette il legame storico e culturale con la Serbia e il desiderio di rispettare la volontà popolare su questioni strategiche di sovranità nazionale.

La polarizzazione si è accentuata nel 2025, con la leadership serbo-bosniaca che ha trasformato la questione NATO in uno strumento di mobilitazione politica contro le istituzioni federali. Dall’altra parte, l’attuale ministro degli esteri bosniaco Elmedin Konakovic ha ribadito nell’ottobre 2024 che “la NATO è uno dei nostri obiettivi di politica estera più importanti”, definendola “la prima priorità, anche prima dell’Unione Europea”.

Il fattore russo e le prospettive future

L’instabilità bosniaca si inserisce in un quadro geopolitico più ampio, dove l’interferenza russa gioca un ruolo fondamentale. Secondo diversi analisti, Mosca sostiene attivamente le rivendicazioni serbe, alimentando le tensioni relative alla NATO e le aspirazioni secessioniste. L’instabilità politica della Bosnia ed Erzegovina favorisce la creazione di un ambiente frammentato in cui la Russia può esercitare maggiore influenza, mantenendo il paese in una situazione di incertezza per indebolire i legami con l’Occidente.

Questa strategia geopolitica si inserisce nel più ampio tentativo russo di rafforzare la propria influenza nei Balcani, utilizzando la questione NATO come elemento di divisione. Con l’invasione dell’Ucraina nel 2022, la situazione della sicurezza europea è cambiata, e nel febbraio 2023 i Ministri della Difesa NATO hanno approvato un pacchetto specifico per rafforzare le capacità difensive bosniache, con particolare attenzione alla gestione delle crisi, alla difesa cibernetica e al contrasto al terrorismo.

La crisi del 2025 ha dimostrato come la questione NATO rappresenti il cuore del conflitto tra visioni alternative dell’identità bosniaca. L’episodio della revoca del mandato di arresto di Dodik, pur segnando una de-escalation, ha rivelato i limiti dell’autorità statale di fronte alle sfide secessioniste. Le istituzioni bosniache si trovano davanti a un bivio: dimostrare di essere ancora in grado di garantire il rispetto dell’ordine costituzionale, oppure cedere ulteriormente terreno. La capacità dell’Alleanza di mantenere la Bosnia ed Erzegovina unita e stabile costituirà un test cruciale per la credibilità della strategia NATO nei Balcani occidentali e per gli equilibri geopolitici regionali nel prossimo futuro.

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