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10/09/2025
Europa

Il Forum Strategico di Bled fra questioni europee e internazionali

di Valerio Fabbri

A inizio settembre si è svolta la XX edizione del Forum Strategico di Bled, preceduto da una manifestazione di protesta di attivisti pro-Palestina. Al centro dei lavori il rilancio dell’Europa in un contesto globale di crisi e instabilità. Oltre ai vertici della politica slovena, sono intervenuti anche Antonio Costa, presidente del consiglio europeo, Kaja Kallas, alta rappresentante della politica estera dell’Ue, e la commissaria europea per l’allargamento, la slovena Marta Kos. 

A inizio settembre si è svolta la XX edizione del Forum Strategico di Bled, preceduto da una manifestazione di protesta di attivisti pro-Palestina. Al centro dei lavori il rilancio dell’Europa in un contesto globale di crisi e instabilità. Oltre ai vertici della politica slovena, sono intervenuti anche Antonio Costa, presidente del consiglio europeo, Kaja Kallas, alta rappresentante della politica estera dell’Ue, e la commissaria europea per l’allargamento, la slovena Marta Kos. 

Il concept di questa edizione è stato proprio quello di “Un mondo in fuga” (“A Runaway World”), con un’agenda dei lavori dominata da Ucraina, Medio Oriente e Balcani occidentali, anche se sui grandi temi l’edizione di quest’anno è sembrata più un esercizio di stile che di pensiero critico. Un modo per allargare il campo mentre il contesto internazionale diventava sempre più complesso. Da piattaforma regionale, il Forum si è trasformato in un evento di rilievo europeo e internazionale, un’evoluzione che forse ne ha snaturato il vero valore aggiunto, ovvero la possibilità di dialogare sulle più stringenti questioni del sud-est Europa.

In parte sulla scia della seconda presidenza di turno dell’Ue (2021), in parte sull’onda lunga del seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (2024-2025), negli ultimi anni al BSF si sono ritrovati capi di Stato, di governo e ministri anche da Asia, Africa e mondo arabo. All’interno di questa cornice c’è stato lo spazio per ragionare su come posizionare l’Ue, e la Slovenia al suo interno, come attore geopolitico importante, pensando quindi a come cercare nuove alleanze, innovazione e partnership per agire al di fuori del quadro consolidato. Tra le questioni urgenti, la guerra in Ucraina ha dominato la prima giornata dei lavori, insieme al riavvicinamento dei paesi dei Balcani occidentali all’Ue, una delle priorità della politica estera slovena. Ma tutto passa per quello che l’ambasciatore statunitense presso la NATO, Matthew Whitaker, intervenuto nel secondo giorno, ha definito un maggior impegno dell’Europa. Sull’altro grande tema, ovvero la situazione in Medio Oriente, le posizioni sono state ancora più rigide e distanti. 

Philippe Lazzarini, direttore dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA), in un panel dedicato alla ricerca della pace nella regione ha elogiato le decisioni di Lubiana in merito, dal riconoscimento della Palestina alle sanzioni nei confronti di due politici israeliani. Il suo apprezzamento, però, non ha riscosso lo stesso favore nella politica slovena. L’ex premier e leader dell’opposizione, Janez Janša, ha infatti scritto sul social X che quando 20 anni fa aveva concepito il Forum di Bled non immaginava che, queste le sue parole, “Nataša Pirc Musar e la banda di sinistra ne avrebbero abusato per svergognare la Slovenia”. E proprio la presidente Pirc Musar ha chiesto all’Europa più coraggio e maggiore responsabilità del suo ruolo come soggetto politico di rilievo, a partire da un rafforzamento dei principi fondanti della democrazia. E su Israele Kallas ha affermato che i 27 sono divisi sulle contromisure, ma attivi e determinati ad andare fino in fondo per fermare Tel Aviv. Per quanto riguarda i Balcani occidentali, invece, è stato il presidente Costa a definire prioritario il percorso di adesione dei Balcani occidentali, della Moldavia e dell’Ucraina. Ma, ha aggiunto, per realizzare l’allargamento servono un cambio di mentalità e il superamento delle divisioni passate, in modo da costruire un futuro comune che garantisca tutti. E nel panel dedicato ai Balcani, dove erano presenti i premier di Slovenia, Croazia, Montenegro e Albania e la commissaria Kos, sono emerse tutte le speranze e le difficoltà per realizzare la cosiddetta promessa di Bled (Bled pledge 2023), ovvero l’allargamento a est entro il 2030. Due giorni intensi e come sempre interessanti, che hanno rispecchiato fedelmente il “disordine” e le divisioni in corso tanto a livello di politica internazionale quanto, ed è la vera peculiarità di questa edizione, della politica nazionale, che non ha fatto niente per nascondere l’inizio di una lunga campagna elettorale in vista della primavera 2026. 

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