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16/09/2025
Europa, Russia e Spazio Post-sovietico

Moldavia alle urne: le ingerenze russe nelle elezioni

di Greta Mallardo

Dopo le presidenziali del 2024, segnate da disinformazione, compravendita di voti e interferenze russe, la Moldavia si avvicina alle parlamentari del 2025 in un clima di crescente tensione.

Dopo le presidenziali del 2024, segnate da disinformazione, compravendita di voti e interferenze russe, la Moldavia si avvicina alle parlamentari del 2025 in un clima di crescente tensione.

La Repubblica di Moldova può definirsi uno dei principali teatri di scontro geopolitico tra l’Unione Europea e la Federazione Russa. Incastonato tra i due, il Paese si trova profondamente diviso tra chi vuole Chisinau sotto l’ala protettrice di Bruxelles e chi, memore del passato sovietico, continua a vedere Mosca come un fedele alleato. È dalle nostalgie filo russe di una parte della popolazione che il Cremlino trova supporto alle sue strategie di intervento nei processi elettorali moldavi. Come le presidenziali hanno visto il ricorso a diverse forme di manipolazione, anche per le prossime parlamentari è già emerso il rischio di intromissioni russe. Tali dinamiche hanno spinto l’Occidente ad intervenire attraverso misure volte a tutelare la stabilità del Paese.

L’ombra di Mosca nelle elezioni presidenziali 2024

“Avete dimostrato che nulla può ostacolare il potere del popolo quando sceglie di esprimersi con il proprio voto”. Queste sono le parole espresse da Maia Sandu, presidente della Moldavia dal 2020, in seguito alla sua rielezione per un secondo mandato avvenuta al ballottaggio del 3 novembre scorso. La leader del partito liberale e pro europeo Partito di Azione e Solidarietà (PAS) ha poi fatto riferimento a “forze ostili provenienti dall’esterno del Paese” che si sono intromesse nei due procedimenti elettorali del 20 ottobre, le presidenziali e il referendum per l’inserimento in Costituzione dell’obiettivo di adesione all’Unione Europea, per influire sui risultati e impedire alla piccola repubblica dell’Europa orientale di avvicinarsi all’Ue.

A sostegno delle accuse di Sandu ci sono le dichiarazioni della polizia moldava, secondo cui Mosca avrebbe finanziato un trasporto organizzato di elettori moldavi verso i seggi elettorali all’interno del Paese e all’estero. Sempre le forze dell’ordine moldave hanno appurato che l’oligarca filo russo Ilan Shor, condannato per aver sottratto al sistema bancario moldavo più di un miliardo di euro e attualmente residente in Russia, ha orchestrato un vasto piano di frode elettorale in favore dei partiti vicini al Cremlino. Nonostante egli neghi il suo coinvolgimento, risulta che sono stati versati 35 milioni di euro attraverso una banca russa a più di 130 mila elettori tra settembre e ottobre, per votare “no” al referendum sull’integrazione europea.

Anche le più alte cariche politiche della Moldavia si sono esposte in merito alle azioni illecite di Mosca. Tra queste il primo ministro Dorin Rocean ha puntato il dito su presunte minacce di morte anonime tramite telefonate, mentre Stanislav Secieru, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, ha scritto su X che attacchi informatici coordinati sono stati perpetrati al fine di interrompere i collegamenti tra i seggi elettorali nazionali e quelli all’estero. Il ministro degli Esteri Mihai Popsoi ha invece dichiarato che i seggi elettorali presenti in alcune città tedesche e britanniche sono stati presi di mira da false minacce di attentati dinamitardi, accusa che il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha respinto con fermezza.

La compravendita di voti è solo una delle vie percorse dal Cremlino per destabilizzare lo scenario politico moldavo, poiché alcune operazioni si sono svolte anche in ambito militare. Molto importante è il ruolo che ricopre la regione separatista della Transnistria, area filo russa in cui Mosca ha il controllo di circa 1400 soldati russi e ha organizzato esercitazioni proprio a ridosso delle presidenziali. Tra le operazioni di natura economica rientra invece l’interruzione da parte della Russia delle forniture di gas a Chisinau, per cui è stata attribuita la colpa a Maia Sandu. Non sono mancati poi gli attacchi informatici che hanno preso di mira il sito web della polizia moldava, la commissione elettorale e altre istituzioni ufficiali.

La disinformazione russa in vista delle elezioni parlamentari 2025

In aprile il presidente del Parlamento moldavo e membro del PAS Igor Grosu ha annunciato che le prossime elezioni parlamentari del Paese si terranno il 28 settembre 2025. L’assemblea legislativa, composta da 101 membri, vede dal 2021 il PAS in maggioranza con 61 seggi, mentre il Blocco dei comunisti e socialisti conta 29 membri. È da quando è stata fissata la data delle parlamentari che sul web stanno circolando innumerevoli fake news per mano russa, finalizzate a screditare il governo filo europeo di Chisinau e invertire i ruoli di forza al suo interno. “Il nostro obiettivo per queste elezioni è garantire che non ci allontaniamo dal percorso verso la pace e lo sviluppo, che il Paese non torni sotto il controllo del Cremlino, che preserviamo la nostra sovranità e libertà”, dice Grosu con fermezza, sottolineando come il voto sarà decisivo per il futuro della Moldavia.

Dietro la diffusione di contenuti falsi sulla Moldavia si cela Matrioska, un’operazione di disinformazione guidata da Mosca. La campagna ha fatto circolare articoli falsi che imitavano 23 testate giornalistiche affidabili, come ad esempio BBC. La principale vittima di tale operazione è la presidente Maia Sandu, che secondo le affermazioni del Cremlino avrebbe sottratto 24 milioni di dollari di fondi pubblici. Molti di questi servizi giornalistici falsi accusano la presidente e il suo partito di corruzione. Almeno 7 dei contenuti falsi identificati da NewsGuard sono stati amplificati dalla rete Pravda, un network con sede a Mosca composto da numerosi siti anonimi che ripubblicano notizie false in più lingue. Queste sono circolate in rumeno, la lingua principale del Paese, in russo, lingua madre dell’11% degli abitanti nel 2024 e parlato regolarmente da un quinto della popolazione, e in inglese. Sandu sostiene che l’obiettivo finale di Mosca è quello di aiutare i suoi alleati a salire al potere in Moldavia, e dimostrare di poter usare tutte le misure, esclusa l’invasione vera e propria, per mantenere il Paese cronicamente destabilizzato.

A promuovere il ripristino dei legami con la Russia a discapito di quelli con l’Unione Europea ci pensa anche il blocco d’opposizione Pobeda (in italiano “Vittoria”). Nato nell’aprile 2024 a Mosca con la partecipazione dell’oligarca Shor, il gruppo vede la partecipazione della leader della regione autonoma della Gagauzia Eugenia Gutsul e dei leader di altri partiti vicini a Mosca. Ma la Commissione Elettorale Centrale (CEC) ha negato la registrazione al blocco per le elezioni parlamentari previste per questo settembre. Il rifiuto è stato giustificato con il mancato rispetto della legislazione elettorale. Questa è la seconda volta che a Pobeda viene negata l’ammissione alle elezioni: nel 2024, la CEC aveva bloccato la partecipazione del blocco alle presidenziali, poi vinte da Maia Sandu. 

Le contromisure di Chisinau e il sostegno del blocco europeo

A causa delle continue interferenze russe nei processi elettorali in Moldavia, i paesi membri dell’area euro atlantica hanno dato e continuano a dare il loro aiuto per tutelare la sovranità, l’indipendenza, la democrazia, lo stato di diritto e la stabilità di Chisinau. L’Unione europea fornisce all’ex repubblica sovietica assistenza politica, finanziaria e tecnica: a marzo è stato adottato il piano di crescita della Moldavia dal valore di 1,9 miliardi di euro, il più consistente pacchetto di sostegno finanziario all’indipendenza del Paese, che sosterrà le riforme essenziali per l’adesione all’Ue. Tre mesi più tardi è arrivato il via libera del Consiglio Ue alle misure restrittive nei confronti di individui ed entità che collaborano con Shor, e che sono state proprio coinvolte nelle operazioni di compravendita di voti e di corruzione di diversi politici moldavi. A7, società con molteplici legami con Mosca, il blocco politico “Vittoria” e il Centro culturale educativo della Moldavia sono solo alcune delle entità ritenute responsabili di ingerenze nelle presidenziali 2024. 

Una delle maggiori priorità per la Moldavia e l’Ue è quindi la difesa informatica contro le campagne di influenza maligna online e contro le operazioni degli hacker russi volte a colpire le istituzioni moldave. Il programma Horizon Europe dell’Unione Europea sta finanziando il progetto AI4TRUST, che nasce con l’obiettivo di sviluppare una piattaforma contro la disinformazione grazie al lavoro incrociato dell’intelligenza artificiale e delle verifiche di giornalisti e fact checker. Chisinau prevede inoltre di collaborare con i team preposti all’applicazione del Digital Services Act (DSA) dell’Ue, un regolamento che ha lo scopo di garantire che le aziende tecnologiche, attraverso delle “war room”, rivelino tempestivamente chi si cela dietro le campagne di disinformazione.

Oltre ai diversi programmi di aiuti finanziari, nel novembre scorso i leader di Francia, Germania, Italia, Polonia, Romania, Regno Unito, il Consiglio europeo e la Commissione europea hanno firmato una dichiarazione congiunta di sostegno al “successo della Moldavia nel contrastare i tentativi di destabilizzazione russi” e all’impegno a prendere “il suo giusto posto all’interno di un’Europa libera e democratica”.  L’ingresso della Moldavia nell’Unione Europea rappresenta quindi un passo fortemente strategico in ambito geopolitico, poiché rafforzerebbe la presenza dell’UE nell’Est, in un’area segnata da tensioni con la Russia. In questo contesto, le imminenti elezioni parlamentari saranno decisive: il loro l’esito determinerà se il paese continuerà il percorso di avvicinamento a Bruxelles inaugurato dalle scorse presidenziali o subirà un’inversione di marcia, influenzando così non solo il futuro della Moldavia, ma anche la stabilità dell’Unione stessa e la sua immagine agli occhi di Mosca.

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