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10/12/2025
Europa

L’Unione europea nell’Indo-Pacifico e il possibile ruolo chiave della Francia

di Simone Rivolta

L’Indo-Pacifico rappresenta l’area geografica di massima competizione e tensione tra Stati Uniti e Cina, la cui rilevanza è strettamente connessa al controllo delle rotte commerciali marittime, in quanto circa il 90% del commercio mondiale avviene via mare. In tale contesto, l’Unione europea dispone di strumenti potenziali per aumentare la propria influenza, con particolare riferimento agli accordi commerciali e alla presenza militare della Francia.

L’Indo-Pacifico rappresenta l’area geografica di massima competizione e tensione tra Stati Uniti e Cina, la cui rilevanza è strettamente connessa al controllo delle rotte commerciali marittime, in quanto circa il 90% del commercio mondiale avviene via mare. In tale contesto, l’Unione europea dispone di strumenti potenziali per aumentare la propria influenza, con particolare riferimento agli accordi commerciali e alla presenza militare della Francia.

Il punto di “non ritorno” che ha sancito la piena centralità dell’Indo-Pacifico è stato l’avvio del Pivot to Asia, intrapreso dalla presidenza statunitense di Barack Obama nel corso del 2011 e finalizzato a contrastare le mire espansionistiche della Repubblica popolare cinese. Infatti, Pechino mira al controllo di un nucleo di choke points fondamentali per la gestione delle rotte commerciali, estendendo la propria area di influenza lungo due catene di isole e a perseguire la strategia del “filo di perle”, consistente nell’unire i propri porti con degli avamposti situati in Stati partner, come Pakistan e Gibuti.

A fronte del quadro descritto, l’Unione riconosce l’importanza strategica dell’Indo-Pacifico, la cui concezione geopolitica, che varia a seconda degli attori in gioco, parte dal Corno d’Africa fino a raggiungere gli Stati insulari dell’Oceano Pacifico. Al suo interno, assume rilevanza l’Oceano Indiano, come porta di accesso ai mercati, l’ASEAN e alcuni Stati partner, come Australia, Corea del Sud, Giappone, India e Nuova Zelanda. A conferma della riconosciuta importanza, nel 2021 ha pubblicato la sua prima strategia dedicata interamente all’Indo-Pacifico, individuando sette aree chiave, tra le quali la sicurezza marittima, che richiede stretta interazione tra commercio, difesa e relazioni diplomatiche.

La strategia dell’Unione europea come attore commerciale e militare

L’Unione europea si interfaccia nell’Indo-Pacifico secondo una duplice direttrice: da un lato, quella commerciale, dall’altro, quella militare. Questa combinazione riflette la volontà di affermarsi non solo come attore economico, ma anche come soggetto politico e di sicurezza nella regione.

Dal punto di vista commerciale, l’Unione ha stipulato accordi di libero scambio con Giappone, Vietnam, Nuova Zelanda, Singapore e Corea del Sud ed è attualmente in trattativa con India, Thailandia, Indonesia e Filippine. L’accordo con l’India, in particolare, mira a ridurre le tariffe e facilitare gli investimenti, con la forte spinta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che punta a finalizzarlo entro la fine del 2025. Tale passo permetterebbe di rafforzare la cooperazione con il leader indiano Narendra Modi e di rispondere alle misure commerciali degli Stati Uniti.

Dal punto di vista militare, invece, ha dimostrato una crescente capacità di intervento autonomo, come dimostra la missione Aspides nel Mar Rosso, lanciata in risposta agli attacchi degli Houthi. Quest’operazione evidenzia infatti un’evoluzione della politica estera europea, che non si limita a delegare i compiti alla NATO, ma punta a costruire una presenza strategica nelle regioni chiave dell’Indo-Pacifico per garantire la sicurezza delle rotte commerciali e la stabilità del sistema internazionale.

Questa duplice natura dell’Unione finisce inevitabilmente per intersecarsi con la Cina, il più grande attore della regione, con il quale è strettamente necessario relazionarsi. Pechino è percepita sia come un partner strategico che come un concorrente sistemico nei settori del commercio, dei diritti umani e della sicurezza. Entrambe le parti condividono l’interesse ad approfondire il dialogo, specialmente in risposta alle misure commerciali della presidenza Trump. Tale volontà di cooperazione è emersa nel vertice del 24 luglio 2025, in cui Bruxelles ha espresso preoccupazione per il crescente disavanzo commerciale con la Cina e ha sollecitato relazioni economiche più equilibrate. Dal canto suo, il presidente Xi Jinping ha invitato l’Unione a compiere scelte strategiche corrette, mettendo in guardia dai rischi di seguire il disegno statunitense.

Tuttavia, studi recenti, come quello condotto dal Georgetown Journal of International Affairs, evidenziano che l’influenza europea nella regione sia ancora percepita come limitata nel settore della sicurezza. Per aumentare la propria rilevanza, l’Unione europea dovrebbe rafforzare la cooperazione economica e commerciale con i Paesi chiave dell’Indo-Pacifico, specialmente con l’India e gli Stati dell’ASEAN, proponendosi come una “terza via” rispetto alla Cina e agli Stati Uniti. In questo percorso, un contributo determinante potrebbe provenire dalla Francia.

I partenariati e i territori d’oltremare della Francia

Parigi è l’unico membro dell’Unione europea a disporre di una presenza militare permanente nell’Indo-Pacifico, resa possibile dai territori d’oltremare ereditati dal periodo coloniale. Tra questi figurano La Réunion e Mayotte nell’Oceano Indiano, la Nuova Caledonia, la Polinesia Francese e Wallis e Futuna nel Pacifico, oltre alle Terre Australi e Antartiche Francesi. Ad essi si aggiungono due basi strategiche esterne, situate a Gibuti e ad Abu Dhabi, che completano il quadro militare francese nella regione in esame.

Nel 2019 la Francia è stata il primo Paese dell’Unione europea a adottare una strategia sull’Indo-Pacifico, che nel tempo ha subito progressive evoluzioni. L’ultima versione della strategia, pubblicata nel luglio del 2025, aggiorna gli obiettivi della presenza francese nella regione e si focalizza particolarmente sul rafforzamento dei partenariati. A tal proposito, Parigi, seguendo la politica dell’Unione, ha costruito partnership strategiche con India, Giappone e ASEAN e cooperazioni crescenti con Nuova Zelanda, Corea del Sud, Singapore e Indonesia.

Tra questi diversi partner, assume particolare centralità l’India, nei confronti della quale la Francia intende sfruttare la politica del non allineamento indiano ed è riuscita a strutture un partenariato che copre settori chiave come difesa, energia nucleare civile, spazio e sicurezza. A latere, ha altresì avviato un doppio dialogo trilaterale con Nuova Delhi, coinvolgendo Abu Dhabi e Australia.

Nel corso del 2021, i rapporti con l’Australia, Stato parte dell’AUKUS, si sono però raffreddati a seguito di una crisi diplomatica legata all’acquisto di sottomarini, che ha portato la Francia a richiamare temporaneamente i propri ambasciatori in Australia e negli Stati Uniti. Negli anni successivi, la ferita diplomatica si è parzialmente rimarginata e i rapporti tra Francia e Australia sono stati normalizzati. Al contempo, l’episodio ha testimoniato la difficoltà della Francia e dell’Unione europea a competere con l’influenza statunitense e britannica nella regione.

La leadership francese nei tre campi chiave della strategia europea

Nella nuova strategia del 2025, Parigi afferma il sostegno per il rafforzamento dei partenariati strategici europei con India e ASEAN e, rimarcando la presenza militare diretta, si propone come possibile Paese guida dell’azione esterna dell’Unione nell’Indo-Pacifico. A tale fine, la Francia pone particolare enfasi a tre specifici campi d’azione dell’Unione europea.

Il primo campo di azione riguarda le operazioni, le missioni e i programmi dell’Unione, ai quali la Francia partecipa attivamente, in linea con la propria aspirazione. Per quanto riguarda le operazioni, ha infatti assunto un ruolo centrale nell’operazione Atalanta (2008) e nell’operazione Aspides (2024). Sul fronte dei programmi, ha preso parte al CRIMARIO II, dedicato alla sicurezza marittima, all’ESIWA+ (2024-2027), focalizzato su cybersecurity e antiterrorismo, e ad altri progetti di cooperazione civile. Altrettanto rilevante è il contributo francese fornito alla missione europea di contrasto alla pirateria in Somalia, fondamentale per contrastare la presenza di Stati falliti che, come nel caso somalo, offrono terreno fertile per le attività operative dei gruppi terroristici.

Il secondo campo d’azione riguarda invece il sostegno al commercio e alla connettività dell’Unione europea, ambito in cui la Francia agisce come facilitatore strategico. Infatti, Parigi supporta gli accordi commerciali europei con partner dell’Indo-Pacifico e, nell’ambito della strategia Global Gateway, partecipa a progetti infrastrutturali sostenibili volti a costruire corridoi di trasporto verdi e a migliorare la connettività marittima e digitale tra Oceano Indiano e Pacifico. Questa azione consente di rafforzare la presenza economica dell’Unione e contribuisce a consolidare partnership durature con Stati chiave della regione.

Infine, il terzo campo d’azione si concentra sulla promozione di una politica estera comune europea nell’Indo-Pacifico. A tale fine, la Francia ha promosso la creazione del Forum ministeriale UE-ASEAN, strumento essenziale per rafforzare il partenariato tra l’Unione e la regione asiatica. Parigi auspica un progressivo ampliamento del Forum, coinvolgendo organizzazioni regionali e partner dell’Africa orientale e dell’Oceano Indiano, e propone l’organizzazione di un summit nell’Indo-Pacifico tra i rispettivi Capi di Stato e di Governo, con l’obiettivo di consolidare la leadership europea nell’area.

In via definitiva, dall’analisi emerge che l’Unione europea dispone di strumenti potenziali per rafforzare la propria rilevanza nell’Indo-Pacifico. In questo quadro, Parigi rappresenta un pilastro centrale, grazie ai suoi territori d’oltremare e ai partenariati strategici sviluppati nella regione. Guardando al futuro, sarà fondamentale definire una via europea comune, integrando nuovi partner regionali e reintegrando il Regno Unito, che gode di ottimi rapporti nella regione ed è prossimo alla ratifica di un accordo di libero scambio con l’India, associato ad un contratto di fornitura di missili.

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