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27/02/2026
Europa

I nervi strategici dell’Europa digitale

di Elena Cioffi

I cavi sottomarini non sono più semplici infrastrutture tecniche, ma arterie vitali che sostengono la sovranità digitale, la sicurezza energetica e la stabilità economica dell’Unione europea. In un contesto di minacce ibride e competizione geopolitica crescente, la loro protezione è diventata un banco di prova della capacità dell’Europa di agire come attore strategico autonomo.

I cavi sottomarini non sono più semplici infrastrutture tecniche, ma arterie vitali che sostengono la sovranità digitale, la sicurezza energetica e la stabilità economica dell’Unione europea. In un contesto di minacce ibride e competizione geopolitica crescente, la loro protezione è diventata un banco di prova della capacità dell’Europa di agire come attore strategico autonomo.

I cavi sottomarini, sia per le telecomunicazioni che per la trasmissione di energia, svolgono oggi funzioni critiche e strategiche per le economie e le società europee. Queste reti invisibili trasportano il 99% del traffico internet intercontinentale e sono essenziali per l’integrazione dei mercati elettrici europei, facilitando la sicurezza degli approvvigionamenti e del collegamento dell’energia rinnovabile offshore. La loro rilevanza è tale che un’interruzione coordinata potrebbe avere gravi effetti sulla sovranità digitale e la stabilità economica dell’UE. 

Negli ultimi anni il panorama della sicurezza marittima ha subito profondi mutamenti. Sebbene in passato i danni possano essere imputabili a circostanze non intenzionali, i recenti incidenti osservati nel Mar Baltico indicano un crescente rischio di atti ostili deliberati, spesso inseriti in campagne ibride volte a destabilizzare le società europee. Le minacce includono interferenze di paesi terzi su fornitori o gestori di servizi, attacchi fisici coordinati e sabotaggi dei siti di approdo. A rendere il quadro ancora più complesso è la presenza della cosiddetta “flotta ombra”, composta da imbarcazioni con proprietà oscure, utilizzate per aggirare le sanzioni o condurre operazioni ostili, garantendo una “negabilità plausibile”.

La Risposta dell’Unione 

Di fronte a queste vulnerabilità, l’Europa ha accelerato per trasformare la protezione dei fondali in una priorità di sicurezza collettiva. Nel 2024 la Commissione ha adottato una Raccomandazione sulle infrastrutture di cavi sottomarini sicure e resilienti, riconoscendo che la quasi totalità del traffico dati internazionale transita attraverso tali infrastrutture. Il documento segna un passaggio politico cruciale: i cavi non sono più considerati meri asset privati di operatori telecom, ma infrastrutture critiche il cui funzionamento incide sull’Unione. In questo quadro, la Commissione li ha qualificati come asset strategici per la sovranità digitale europea, inserendone la tutela nell’agenda dell’autonomia strategica e della sicurezza economica dell’UE.

Tuttavia, il fulcro della risposta europea è l’EU Action Plan on Cable Security, adottato nel febbraio 2025. Poiché non si tratta più soltanto di prevenire danni accidentali, ma di contrastare minacce ibride capaci di colpire simultaneamente le dimensioni fisica, digitale ed energetica.

Il Piano d’Azione delinea un approccio olistico basato su quattro pilastri: prevenzione, rilevamento, risposta e deterrenza. L’obiettivo non è solo proteggere l’integrità fisica dei cavi, ma anche garantire che l’UE possa agire con solidarietà e coordinamento tra gli Stati membri. La protezione dei cavi sottomarini, infatti, non può essere efficace se limitata al livello nazionale. Il documento insiste sulla necessità di solidarietà europea, di una risposta congiunta tra Stati membri e di una cooperazione strutturata con partner come la NATO, nel rispetto dell’autonomia decisionale dell’Unione. Questo evidenzia la crescente intersezione tra sicurezza civile e dimensione militare, secondo un approccio “whole-of-government”.

Parallelamente, l’UE ha rafforzato il quadro normativo orizzontale attraverso la Direttiva NIS2, impone obblighi rigorosi di gestione del rischio informatico e segnalazione degli incidenti per gli operatori di infrastrutture digitali e la Direttiva CER, la quale mira a rafforzare la protezione fisica contro rischi naturali o antropici. L’urgenza è ora rivolta al recepimento immediato di queste norme da parte degli Stati membri per garantire standard di sicurezza elevati e uniformi in tutto il continente

Strumenti Operativi dell’Unione 

Per trasformare la strategia in strumenti operativi concreti, l’Unione europea ha sviluppato la Cable Security Toolbox, formalizzata nel rapporto dell’Expert Group del gennaio 2026. La Toolbox distingue tra misure strategiche e misure tecniche e di supporto, delineando un approccio integrato che combina sicurezza industriale, resilienza infrastrutturale e innovazione tecnologica.

Sul piano strategico, uno degli obiettivi principali è ridurre l’esposizione verso fornitori non-UE considerati ad alto rischio, limitando le vulnerabilità della catena di approvvigionamento e promuovendo una maggiore autonomia industriale europea. In parallelo, si incoraggia la creazione di impianti produttivi, scorte strategiche e depositi all’interno dell’Unione, così da garantire tempi di ripristino più rapidi in caso di crisi e rafforzare la sovranità tecnologica.

Dal punto di vista tecnico, la Toolbox raccomanda il rafforzamento fisico dei cavi attraverso armature più robuste e interramento profondo, soprattutto nelle aree costiere e nei corridoi ad alta densità di traffico marittimo . Al contempo, viene sottolineata la necessità di proteggere i sistemi di gestione operativa (OSS), che rappresentano un potenziale punto di ingresso per attacchi informatici. Particolare attenzione è dedicata all’impiego di tecnologie innovative di monitoraggio, come i cavi SMART e i sistemi di Distributed Acoustic Sensing (DAS), capaci di rilevare in tempo reale anomalie o intrusioni lungo il tracciato .

Il finanziamento di queste iniziative è affidato principalmente al Connecting Europe Facility (CEF), che ha già sostenuto decine di progetti di connettività, con investimenti complessivi prossimi al miliardo di euro. Centrale è inoltre l’identificazione dei Cable Projects of European Interest (CPEI), tredici aree prioritarie strategiche, tra cui il Mar Baltico, il Passaggio Artico, l’Atlantico settentrionale e il corridoio trans-mediterraneo verso l’Asia, dove la resilienza digitale si intreccia direttamente con la competizione geopolitica globale.

Futuro dei cavi tra deterrenza e geopolitica

Nello scenario attuale, la sicurezza dei cavi sottomarini non è più un tema tecnico settoriale, ma una leva geopolitica centrale. I fondali marini si trasformano in uno spazio di competizione strategica, dove infrastrutture apparentemente invisibili diventano strumenti di potere, influenza e resilienza economica. Attraverso la protezione e il controllo delle dorsali digitali, l’Unione europea punta a consolidare la propria posizione come attore sovrano nel dominio digitale globale.

Proprio per questo l’UE sta aumentando significativamente i finanziamenti destinati alla resilienza delle infrastrutture sottomarine, portando il totale degli investimenti a quasi un miliardo di euro nell’attuale quadro finanziario pluriennale. Nel mese di febbraio la Commissione ha annunciato un ulteriore stanziamento di 347 milioni di euro per sostenere progetti strategici di cavi sottomarini, rafforzando così la capacità europea di prevenire interruzioni e ridurre dipendenze critiche.

Si profila l’emergere di una vera e propria “diplomazia dei cavi”, integrata nella strategia Global Gateway. L’obiettivo è costruire infrastrutture sicure e resilienti con partner strategici in America Latina, Africa e Indo-Pacifico, offrendo un’alternativa ai modelli dominanti e rafforzando l’autonomia europea nelle rotte globali dei dati.In definitiva, la deterrenza non sarà soltanto fisica, ma anche normativa e politica: passerà attraverso la capacità di attribuire eventuali sabotaggi e imporre sanzioni mirate. Al tempo stesso, l’UE punta a riequilibrare il predominio degli hyperscaler statunitensi, promuovendo infrastrutture sotto controllo europeo per garantire la sovranità dei dati. La sicurezza dei fondali non è più una questione tecnica, ma una dimensione strutturale della difesa comune europea. Nei fondali marini si decide non solo la resilienza delle connessioni, ma la distribuzione del potere nel nascente ordine digitale globale.

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