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01/03/2026
Medio Oriente e Nord Africa

L’Iran si frammenta solo dall’interno

di Francesco Petrucciano

Stati Uniti ed Israele stanno effettuando un’azione offensiva contro l’Iran, alla quale sta corrispondendo un lancio di missili verso le installazioni militari statunitensi nell’area e verso Israele. L’attacco è l’ulteriore chiodo nella bara di una negoziazione “sul nucleare” nel quale il nucleare non ha alcun ruolo e che non si vuole abbia successo, minata dal continuo innalzarsi dell’asticella delle richieste di controparte. La via per il raggiungimento negoziale di una normalizzazione dell’Iran era giá stata raggiunta con il JCPOA, circa un decennio fa: fu sabotata.

Stati Uniti ed Israele stanno effettuando un’azione offensiva contro l’Iran, alla quale sta corrispondendo un lancio di missili verso le installazioni militari statunitensi nell’area e verso Israele. L’attacco è l’ulteriore chiodo nella bara di una negoziazione “sul nucleare” nel quale il nucleare non ha alcun ruolo e che non si vuole abbia successo, minata dal continuo innalzarsi dell’asticella delle richieste di controparte. La via per il raggiungimento negoziale di una normalizzazione dell’Iran era già stata raggiunta con il JCPOA, circa un decennio fa: fu sabotata.

E’ improbabile vedere in questi eventi l’inizio di un conflitto che porti ad un attacco di terra, quanto piuttosto di un processo di destabilizzazione dell’Iran. Questo attacco sembra la defibrillazione necessaria per cominciare una nuova fase, questa volta da svolgersi dall’interno – l’unico modo col quale può raggiungersi l’obiettivo di frantumare non solo la Repubblica Islamica, ma l’Iran in quanto tale. Se Khamenei fosse effettivamente stato ucciso, sarebbe il triumvirato (o quadriumvirato) da lui nominato a svolgere ora le sue funzioni, generando caos nella linea di comando e specialmente coi Guardiani della Rivoluzione (ne avevamo già parlato qui diversi mesi fa), nella struttura di un Paese che sulla funzione della Guida si basa, e nelle relazioni con le milizie sciite esterne al Paese che perderebbero il loro riferimento ideologico, il Faqih: la condizione necessaria per cominciare il processo di distruzione dal cuore del sistema.

Isreale e gli Stati Uniti sanno benissimo che un’invasione di tipo iracheno è inverosimile in Iran, che porterebbe a spese e conseguenze inibmmaginabili e che certamente non condurrebbe al cambio di regime. Quali, dunque, le possibili ragioni di un attacco che – indipendentemente dalla sua durata – non sarebbe risolutivo?

1) portare l’Iran a più miti consigli al tavolo delle trattative: possibile ma non determinante, dato che le richieste negoziali di rinunciare alle capacità missilistiche ed all’appoggio dell’asse della resistenza sono comunque già irricevibili,

2) dare un segnale inequivocabile alla Cina: certamente,

3) attivare le condizioni perchè la disgregazione del sistema avvenga attraverso forze di opposizione interne: questa sembra essere la ragione piú convincente, e sottolineata dalla menzione fatta dal Presidente Trump, nel suo discorso, delle diverse componenti etniche del Paese, chiamate a fare la loro parte.

E’ plausibile che gli apparati di diversi Paesi ostili all’Iran abbiano già agito per sobillare e organizzare movimenti interni al Paese, con la finalità di sviluppare una serie di forze, anche collegate ad altre Potenze dell’area (i Kurdi ad Israele e gli Azeri persiani con quelli del Nord fra tutti).

Questo potrebbe suggerire che, nel prossimo futuro:

  • Avvengano attentati terroristici svolti sotto la bandiera di partiti (quali la resistenza dell’Akhwaz), che potrebbero colpire militarmente le istituzioni della Republbica Islamica,
  • Israele appoggi apertamente la formazione di un’entità regionale o indipendente kurda e di una azera, spingendole anche l’una contro l’altra, con la funzione secondaria di creare disordine ad Ankara.

Sia concesso pensare che il benessere e lo sviluppo del popolo iraniano, nelle sue varie componenti, non sia la priorità dei Governi iraniano e statunitense, quanto l’eliminazione di un Paese dalle immense capacità umane e materiali: un Iran davvero libero sarebbe un competitor invincibile per Israele, ed è per questo che a crollare non deve essere la Repubblica Islamica in se, quanto – piuttosto – un Paese che a volte rischia di trovarsi davvero ad un punto dal poter brillare ed essere felice e rispettato come meriterebbe.              

  

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