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09/02/2026
Europa

Legiferare meglio in tempi di crisi: il Better Regulation Framework e la sfida dell’autonomia strategica europea

di Anna Calabrese

Mentre l’Unione europea si confronta con crisi geopolitiche, emergenze tecnologiche e sfide ambientali, la Commissione lancia la nuova Comunicazione per la Better Regulation 2026. L’iniziativa punta a rendere la legislazione più chiara, flessibile e rapida, valorizzando la partecipazione di cittadini e stakeholder. Tuttavia, ONG, sindacati e gruppi industriali hanno espresso preoccupazioni circa la possibilità che l’enfasi su efficienza e rapidità riduca le valutazioni d’impatto, comprometta trasparenza, qualità delle politiche e standard democratici e metta a rischio la considerazione dei diritti fondamentali. In un contesto in cui l’UE interviene su ambiti tradizionalmente sovrani come sicurezza e difesa, il quadro normativo deve quindi bilanciare efficacia, partecipazione e sviluppo di una cultura comune di autonomia strategica europea.

Mentre l’Unione europea si confronta con crisi geopolitiche, emergenze tecnologiche e sfide ambientali, la Commissione lancia la nuova Comunicazione per la Better Regulation 2026. L’iniziativa punta a rendere la legislazione più chiara, flessibile e rapida, valorizzando la partecipazione di cittadini e stakeholder. Tuttavia, ONG, sindacati e gruppi industriali hanno espresso preoccupazioni circa la possibilità che l’enfasi su efficienza e rapidità riduca le valutazioni d’impatto, comprometta trasparenza, qualità delle politiche e standard democratici e metta a rischio la considerazione dei diritti fondamentali. In un contesto in cui l’UE interviene su ambiti tradizionalmente sovrani come sicurezza e difesa, il quadro normativo deve quindi bilanciare efficacia, partecipazione e sviluppo di una cultura comune di autonomia strategica europea.

Pochi giorni fa si è chiuso il cosiddetto feedback period dell’iniziativa Communication for Better Regulation, la finestra temporale ufficiale della durata di 4 o 8 settimane in cui cittadini, imprese, ONG, istituzioni possono inviare commenti e osservazioni su un’iniziativa della Commissione europea. In questo caso specifico, gli stakeholders europei sono stati invitati a fornire opinioni, osservazioni ed evidenze sul Better Regulation Framework, un quadro di regole e procedure per migliorare l’elaborazione e promulgazione di leggi europee più chiare ed efficaci per rispondere alle nuove sfide comunitarie. 

Cos’è il Better Regulation Framework 

In un contesto geopolitico e securitario critico in cui l’Europa gode di potenzialità e finestre di slancio per una vera autonomia strategica multisettoriale, il Piano di Lavoro della Commissione per il 2026  ‘Europe’s independence moment’ ha annunciato la modernizzazione orientata alla semplificazione della legislazione UE per rendere più flessibili i processi di attuazione delle norme, al fine di assicurare una postura più competitiva e resiliente. In particolare, si fa riferimento alla volontà di stimolare l’innovazione, gli investimenti e la creazione di posti di lavoro e alla modernizzazione della legislazione digitale e la protezione dei dati nonché alla semplificazione degli appalti pubblici. Questi obiettivi, che sono stati individuati sia dalle conclusioni del Consiglio Europeo di giugno e ottobre 2025 che dal rapporto Letta, orientano la produzione normativa e l’approccio dell’Unione al “simplicity by design”, improntato cioè all’integrazione di chiarezza e semplicità sin dalle fasi iniziali di progettazione di normative e di processi, riducendo le ridondanze burocratiche e gli ostacoli amministrativi. L’impostazione Better Regulation è già da tempo, sin dagli anni 2000, al centro della produzione di politiche e norme europee, con la svolta dettata dalla Commissione Junker del 2015 verso un framework strutturato e l’implementazione sistematica dei meccanismi di consultazione, impact assessment e controlli di qualità. La nuova comunicazione sulla Better Regulation 2026 nasce quindi dalla consapevolezza di riformare il quadro e adattarlo alle nuove sfide di prontezza e flessibilità di fronte alle crisi geopolitiche e alle annesse urgenze decisionali, la cui gestione assertiva è essenziale se si mira ad una vera autonomia politica e strategica di Bruxelles nonché ad una credibilità internazionale concreta nel sistema di competizione globale. 

La Call for Evidence 2026 

Al centro della progettazione normativa europea nonché dell’agenda per efficientare la regolamentazione si situa la fase di consultazione pubblica: l’approccio e l’attenzione UE al coinvolgimento delle parti interessate è infatti stato riconosciuto secondo gli standard OSCE come il migliore tra i membri dell’Organizzazione. L’Unione dispone dal 2017 di un portale web multilingue e intuitivo, “Have Your Say”, che riunisce tutte le opportunità di contribuire online alla legislazione e all’elaborazione delle politiche dell’UE, con l’obiettivo di migliorare la qualità del processo decisionale grazie al contributo di tutte le parti interessate. Con l’iniziativa del 2026 lanciata a gennaio, la Commissione ha lanciato un appello al pubblico per raccogliere feedback sulla misura, ricevendo non poche posizioni e opinioni critiche. Diversi portatori di interessi, da ONG, a sindacati, da accademici a gruppi industriali e di cittadini privati si dicono allarmati circa i rischi dell’orientamento europeo a ridurre al minimo le lunghe valutazioni d’impatto e le consultazioni pubbliche in fase di elaborazione delle leggi e in particolare circa la possibilità che questo piano porterà a un processo decisionale poco chiaro, che non valuterà adeguatamente l’impatto economico, sociale e ambientale delle nuove leggi. Le preoccupazioni riguardano in larga misura la compromissione di diritti, protezione e standard democratici nonché l’allontanamento da obiettivi politici fondamentali. Ulteriori commenti segnalano l’importanza di coinvolgere gli stakeholders non solo nella fase di consultazione ma sin dalle prime fasi di progettazione e revisione per impostare approcci più efficaci e ridurre oneri di modifica posteriori, la trasparenza circa l’interpretazione e utilizzo dei contributi ricevuti nella stesura dei documenti finali e l’inclusività delle consultazioni, che rischiano di privilegiare alcuni tipi di attori portatori di interessi. 

Preoccupazioni e perplessità 

Alcune ONG provenienti da diversi contesti di azione come energia, diritti umani, stato di diritto e ambiente e con base in diversi paesi membri hanno pubblicato una dichiarazione congiunta a inizio febbraio in cui si accoglieva sì positivamente lo sforzo della Commissione ad un approccio UE più adattivo di fronte alle sfide odierne, esprimendo tuttavia forti riserve circa la direzione di tali misure e in particolare se questa dovesse privilegiare efficienza, rapidità e flessibilità a scapito di trasparenza, qualità delle politiche e garanzie di standard che da sempre hanno reso l’Unione modello virtuoso di democrazia attiva in cui la partecipazione e la considerazione delle istanze dei cittadini nei processi politici, caratteri essenziali e imprescindibili dello stato di diritto. Le valutazioni di impatto, che spesso richiedono tempo ma garantiscono una risposta alle necessità comunitarie adatta e che prenda in conto benefici, costi e conseguenze multiformi delle misure, sembrerebbero essere osservate speciali del nuovo Better Regulation approach, con il tentativo di ridurle al minimo in casi di urgenza. Questi ultimi dovrebbero, secondo gli scettici, essere limitati, previsti e definiti collettivamente secondo procedure prevedibili e non arbitrarie garantendo trasparenza e responsabilità.

La gestione dell’urgenza e le basi giuridiche

In effetti, il processo per adottare una legge in UE dura, ragionevolmente, più tempo rispetto a qualsiasi altro ordinamento nazionale complice la sua natura a metà sovra- e internazionale e la triangolazione Commissione, Parlamento europeo e Consiglio, ognuno dotati di strumenti, meccanismi e logiche differenti. La media complessiva del periodo 2019-2024 per numerosi atti è stata di più di due anni circa dal primo testo proposto fino alla pubblicazione finale. 

Fonte: Clifford Chance, How Long Is the EU Legislative Process? Lessons for Financial Services from the 2019–24 Commission, February 2025

Come si evince dal grafico che rappresenta l’andamento delle tempistiche di legislazione comunitaria, alcuni atti legislativi adottati durante il mandato della Commissione 2019-2024 legati alle misure per contrastare l’emergenza da Covid-19 hanno beneficiato di processi più brevi, tra i 2 e i 9 mesi. Se questo da un lato può essere spiegato con una maggiore facilità nel trovare il consenso tra le varie parti e consultazioni più snelle dovute alla necessità condivisa di risposte urgenti che accomunavano gli interessi di tutti gli Stati membri, all’interno dei singoli organi vi sono state modalità di accelerazione delle approvazioni in ragione di alcune procedure di emergenza, come nel caso dell’approvazione del Certificato verde Digitale nel 2021. 

Né il Trattato sull’Unione europea, né il Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea prevedono una procedura decisionale legislativa d’urgenza, al contrario di quanto avviene pressoché in tutti gli Stati membri. Tuttavia, è possibile rintracciare logiche giuridiche che assecondano questa possibilità all’interno dell’ordinamento. L’art. 122 TFUE abilita l’intervento dell’Unione in situazioni di emergenza sancendo che «fatta salva ogni altra procedura prevista dai trattati, il Consiglio, su proposta della Commissione, può decidere, in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, le misure adeguate alla situazione economica, in particolare qualora sorgano gravi difficoltà nell’approvvigionamento di determinati prodotti, in particolare nel settore dell’energia», mentre al par. 2 sancisce che «qualora uno Stato membro si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà a causa di calamità naturali o di circostanze eccezionali che sfuggono al suo controllo, il Consiglio, su proposta della Commissione, può concedere a determinate condizioni un’assistenza finanziaria dell’Unione allo Stato membro interessato”, riferendosi direttamente alla situazione degli stati membri. Il presente quadro è stato utilizzato, ad esempio, per istituire il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria MESF nel 2010 in seguito alla eccezionale crisi del 2008. Ulteriore esempio è la clausola di solidarietà come previsto dall’art. 222 del medesimo trattato, che prevede un’azione congiunta di Stati Membri e Unione europea, secondo le condizioni definite da una decisione del Consiglio, sulla base di una proposta congiunta di Commissione e Altro Rappresentante della Politica Estera e di Sicurezza Comune in casi di attacchi terroristici e calamità naturali. 

Dal Trattato di Lisbona sono stati poi istituiti i cosiddetti atti delegati, ovvero atti non legislativi di portata generale, adottati dalla Commissione sulla base della delega contenuta in un atto legislativo del Parlamento o del Consiglio che ne delimita gli obiettivi, il contenuto, la portata e la durata della delega di potere. All’interno della Convenzione di intesa tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sugli atti delegati, allegata proprio all’Accordo interistituzionale Better regulation del 2016 (una delle prime forme), è stata inserita una procedura per l’adozione di atti delegati d’urgenza in casi di minacce alla sicurezza e crisi umanitarie. Sebbene questi atti non siano atti legislativi ma dipendano da una delega temporanea, essi entrano in vigore immediatamente e creano comunque effetti giuridici. 

Better Regulation e autonomia strategica

Oggi l’UE si trova di fronte a una fase cruciale del proprio percorso, caratterizzata da un contesto internazionale instabile e da sfide complesse che spaziano dalle crisi geopolitiche alla transizione digitale e tecnologica, fino alle emergenze ambientali e sociali. In questo scenario, la necessità di legiferare in modo più rapido e flessibile risponde a esigenze reali e urgenti, mettendo alla prova capacità e procedure tradizionalmente standardizzate che, tuttavia, non devono atrofizzarsi né essere svuotate del loro valore democratico. Le  osservazioni e preoccupazioni avanzate dagli stakeholders nel quadro della consultazione sulla nuova Comunicazione per la Better Regulation trovano certamente fondamento e rappresentano anzi un contributo essenziale per “legiferare meglio”: Il valore aggiunto di questo processo risiede nei tratti distintivi dell’Unione europea: un sistema di governance multilivello e super-governativo che, pur nella sua complessità, ha sviluppato strumenti di partecipazione dei cittadini senza equivalenti che consentono di bilanciare prudenza e assertività, attenzione all’impatto spillover e necessità di seguire le priorità strategiche. In questo quadro, la Commissione europea è chiamata a svolgere un ruolo di equilibrio: preservare i principi fondamentali della regolazione e della partecipazione senza paralizzare il processo decisionale, ma al contempo essere pronta ad agire con decisione quando le circostanze lo richiedono. Tale esigenza si fa particolarmente stringente nel momento in cui l’Unione, per la prima volta in modo strutturato, interviene su ambiti altamente sensibili e tradizionalmente sovrani, come la sicurezza e la difesa, caratterizzati da una limitata unilateralità delle scelte e da forti implicazioni politiche. Proprio per questo, l’efficacia dell’azione europea non può prescindere dallo sviluppo di una cultura condivisa dell’autonomia strategica, fondata sulla capacità di pensare e agire in termini europei prima che nazionali. In questa prospettiva, la struttura multilivello dell’UE non dovrebbe limitare la capacità dell’Unione di intervenire efficacemente nel contesto globale, bensì costituire una risorsa per un’azione più ponderata, inclusiva e credibile.

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