Lo scorso 12 marzo è stato pubblicato il 4° Report del Servizio Europeo per l’Azione Esterna sulle FIMI. Il testo, dopo una disamina dei rischi causati da queste minacce, propone di offrire un metodo per affrontarle a livello europeo.
Le operazioni di Foreign Information Manipulation and Interference (FIMI) non si svolgono in isolamento, ma sono integrate in un contesto ibrido più ampio, il quale combina forme di interferenza digitale con segnali fisici e azioni coercitive. E’ proprio nell’ambito di un’analisi a 360° di questo fenomeno e nella ricerca di un reale approccio europeo per affrontarlo che si inserisce il 4° Report del Servizio Europeo per l’Azione Esterna sulle FIMI, pubblicato il 12 Marzo 2026. Il Report rappresenta un importante passo avanti nell’analisi europea del fenomeno delle FIMI; tuttavia, permangono ancora dei nodi per quanto riguarda l’implementazione di una strategia di contrasto efficace e coordinata.
I punti principali del Report
Il problema principale individuato dal Report è l’uso massiccio di queste nuove forme di conflitto. L’avvento dell’intelligenza artificiale ha reso queste operazioni non solo più economiche, ma anche più facili da implementare su scala, ampliando notevolmente il raggio d’azione degli attori coinvolti. La cosiddetta “mappa della galassia delle FIMI” illustra come i canali di disinformazione si ripetano e come esista un’infrastruttura complessa a sostegno di tali operazioni. Il report si propone di analizzare le modalità attraverso cui è possibile incidere efficacemente sulle operazioni FIMI, con l’obiettivo primario di rendere queste attività meno convenienti e, di conseguenza, di creare una condizione di deterrenza: questo appare essere il punto centrale. Puntare meno sulla regolazione, ed andare a incidere direttamente sugli attori.
Qualche dato dal Report
Dai dati forniti, emerge che su un totale di 540 incidenti registrati, il 29% ha origine russa, il 6% cinese e il restante 65% è di origine non identificata, il che può far supporre un coinvolgimento degli Stati Uniti e di altri attori terzi più o meno influenti. Questi incidenti sono stati portati avanti attraverso circa 10mila canali, di cui però 3mila si ripetono costantemente tra le varie operazioni. Tra i paesi più colpiti troviamo Ucraina, mentre l’Italia si trova in 14esima posizione. Esponenziale è stato l’aumento dei casi che comprendono l’uso dell’Intelligenza Artificiale. Partendo dai 41 casi registrati nel 2024, nel 2025 sono stati 147, marcando così un aumento del 259%. È interessante notare che circa la metà degli eventi riportati è stata attivata da eventi specifici, in particolare da situazioni improvvise o scenari elettorali. Quest’ultima ragione fa aumentare lo stato di allerta in Europa, viste le elezioni dirimenti che si attendono, come quella in Ungheria.
Verso le elezioni del 2026
Un’attenzione particolare è rivolta alle elezioni previste per il 2026, che mostrano somiglianze con le strategie utilizzate nelle elezioni presidenziali moldave del 2025. In particolare, si sono verificati attacchi diretti contro il primo ministro armeno Nikol Pashinyan (l’Armenia andrà a elezioni parlamentari il 7 luglio 2026, ndr), accompagnati da accuse di depravazione morale, corruzione, interferenze occidentali e comportamenti che indebolirebbero la sovranità del paese. Lo schema si presenta dunque molto simile a quello impostato contro Maia Sandu, presidente della Moldavia, per le scorse elezioni. Queste operazioni, inoltre, non sono generiche, ma costruite sulle specificità del contesto locale. In particolare, emerge dal report il concetto di IMS (Information Manipulation Set), ossia i veri e propri set di canali disinformativi con annessi messaggi, riconducibili a un attore preciso. Questi set sopravvivono da una campagna all’altra, e si adattano ai diversi contesti, proponendo messaggi differenti.
Mirare alla base del “castello di carte”
Per affrontare queste minacce emergenti, il report propone un approccio che mira a colpire ogni fase della cosiddetta catena, attraverso il concetto del “kill chain”. Si tratta di una tecnica con la finalità di disarticolare ogni fase della costruzione e implementazione della minaccia, dall’accaparramento delle risorse fino alla diffusione. A ogni fase sono associate altrettante azioni di deterrenza. Si parte dunque da una morsa molto più stretta dal punto di vista giudiziario per quanto riguarda gli attori malevoli, con un utilizzo maggiore dello strumento delle sanzioni, fino ad arrivare alla regolazione delle piattaforme in cui esse vengono diffuse. La difficoltà che sembra incombere in questo sistema è nella suddivisione dei ruoli tra i cosiddetti enablers: vari attori istituzionali, nello schema proposto, si sovrappongono, e non è chiaro come dovrebbe funzionare il coordinamento tra il livello statale e quello europeo.
Gli obiettivi strategici degli attori principali
Per quanto riguarda gli obiettivi, il report indica che i vari attori statali nutrono diversi obiettivi strategici. Per la Russia, gli obiettivi più importanti riguardano la distorsione dell’informazione, con lo scopo di dividere l’opinione pubblica: si tratta quindi di una manipolazione rivolta soprattutto all’esterno. D’altra parte, la Cina si dimostra più orientata verso la soppressione transnazionale delle informazioni, sia all’interno del proprio territorio che a livello internazionale, con l’intento di promuovere un’immagine di apertura e di forza pacifica. Si tende dunque a oscurare le informazioni non gradite per uniformare la narrazione sul Paese stesso (rivolta dunque verso l’interno). Per quanto riguarda i bersagli, siamo spesso portati a pensare che le vittime siano i cittadini dello stato direttamente colpiti, e questo è indiscutibilmente vero, ma non solo. È notevole osservare come queste narrazioni vengano prevalentemente diffuse in lingue dell’Europa occidentale, suggerendo l’intento di raggiungere un pubblico più ampio rispetto a quello locale. Questo approccio sembra essere finalizzato a creare divisioni tra i cittadini locali e gli stranieri, contribuendo a generare fratture nel processo di adesione all’Unione Europea.
I nodi da sciogliere
Insomma, una strategia ottimale è tanto più necessaria nel 2026, anno in cui è previsto un aumento delle spese russe per campagne FIMI pari al 7%, e in cui in generale, è chiaro come la pressione derivante da questo nuovo tipo di minacce crescerà. Il report compie un importante passo, evidenziando tre fasi chiave su cui è necessario lavorare, ciascuna con strategie diverse per produrre deterrenza, che spaziano dalle sanzioni alle regolamentazioni specifiche. Resta da comprendere l’attuale assetto istituzionale europeo, ancora in politica estera fortemente legato ad un assetto intergovernativo, riuscirà a compiere azioni sufficientemente decise per compiere quel ruolo di deterrente che si prefigge di avere.

