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27/04/2026
Stati Uniti e Nord America

La dottrina Warsh: “indipendenza”, AI e taglio dei tassi

di Daniele De Benedictis

Il 21 aprile la Banking Committee del Senato americano ha tenuto l’audizione di Kevin Warsh, candidato dal presidente Trump quale prossimo Governatore della Federal Reserve. L’audizione ha messo in evidenza le opposte posizioni di Democratici e Repubblicani con i primi compattamente contrari alla conferma e i secondi favorevoli. A seguito dell’archiviazione del caso contro l’attuale presidente della Fed Powell e nonostante le criticità circa l’indipendenza dell’istituzione e la teoria economia poco convenzionale di Warsh è possibile prevedere una sua conferma quale prossimo Governatore della Banca centrale americana.

L’audizione del futuro Governatore della Federal Reserve alla Banking Committee del Senato conferma i timori di molti sulla credibilità del sistema istituzionale statunitense. Se Trump non avesse forzato la mano utilizzando il Dipartimento di giustizia per indagare l’attuale presidente della Fed Jerome Powell, Warsh sarebbe stato già confermato chair della Banca Centrale. L’indagine è stata archiviata e Trump avrà il suo uomo di fiducia a capo della politica monetaria statunitense, il quale, armato di teoria economica non convenzionale, sembra essere pronto a soddisfare le richieste sul taglio dei tassi del Presidente USA. Tutti i senatori repubblicani, Thom Tillis compreso – che ha fino ad ora bloccato la nomina -, sono pronti a supportare la candidatura dell’ “uomo del Presidente”. L’indipendenza di Warsh è stata l’argomento intorno al quale si è svolta la seduta del Senato e, nonostante il candidato abbia ripetutamente detto di non essere il “sock puppet” di Trump, forti dubbi persistono. 

Volendo sintetizzare, le posizioni all’interno della Commissione competente per la conferma della nomina di Warsh sono tre. Il blocco democratico, composto da 11 senatori, voterà convintamente contro. La fazione repubblicana, composta da 13 senatori, confermerà la nomina, non senza sfaccettature di opinioni. Il senatore repubblicano Tillis, fa gruppo a sé: non si ricandiderà e non ha bisogno del supporto politico di Trump. Nonostante si fosse espresso a favore della candidatura di Warsh, Tillis aveva confermato la sua linea: avrebbe bloccato la nomina del nuovo Presidente fino a quando il Dipartimento di giustizia non avesse archiviato l’indagine nei confronti dell’attuale governatore della Fed, Jerome Powell. Adesso che l’indagine è stata archiviata non sembrano esserci più ostacoli. Nel caso in cui Tillis decidesse di votare contro, la situazione sarebbe 12-12 e la candidatura non passerebbe. 

La politica monetaria di Kevin Warsh

Kevin Warsh afferma che una volta alla guida della Banca centrale attuerà un regime change. Tale approccio passerà per un cambiamento delle modalità con cui l’istituzione misura l’inflazione e comunica le proprie decisioni di politica monetaria. Nel suo intervento introduttivo dell’audizione al Senato, ha fortemente criticato la forward guidance” della Fed – ovvero l’indicazione preventiva sul futuro andamento dei tassi d’interesse – definendola poco utile e dichiarando di preferire riunioni più disordinate ma prive di copioni prestabiliti. Warsh ha promesso un “new inflation framework”, lasciando intendere un possibile allontanamento dall’attuale indice PCE (Personal Consumption Expenditures), oggi utilizzato come riferimento dalla Banca centrale. Nonostante ciò, non ha fornito alcuna indicazione di come attuerebbe tali cambiamenti. Ad una prima analisi, sembra la ricetta perfetta per l’incertezza, tradizionalmente nemica giurata della politica monetaria e degli investimenti. 

Punto fondamentale è la tesi su cui Warsh fonderà la politica monetaria della Fed, tutt’altro che basata sulla teoria economica tradizionale. Secondo la sua visione, l’intelligenza artificiale genererà un aumento della produttività del lavoro tale da neutralizzare le pressioni inflazionistiche e consentire un taglio dei tassi. Gli economisti su questo punto dissentono. Come riportato dal Financial Times, quasi il 60% dei 45 economisti interpellati questa settimana dal Clark Center for Global Markets dell’Università di Chicago, ha affermato che, nei prossimi due anni, qualsiasi impatto dell’AI su prezzi e costo del denaro sarà probabilmente trascurabile. 

Al contrario, Warsh fa dell’impatto dell’AI sulla produttività il centro del suo ragionamento. Su questo punto Philip Jefferson, Vicepresidente della Fed per la politica monetaria, intervenendo a un evento della Brookings Institution, ha spiegato che anche se l’AI riuscisse alla fine a migliorare notevolmente la capacità produttiva dell’economia, nell’immediato l’aumento della domanda associato alle attività legate all’AI potrebbe far salire temporaneamente l’inflazione, a meno di misure monetarie compensative. Jefferson ha citato, per esempio, il ruolo del boom dell’AI nello stimolare la costruzione di data center

L’idea di Warsh per cui il bilancio della Fed andrebbe ridotto è, invece, maggiormente condivisa dagli esperti.  Nonostante il Federal Open Market Committee abbia sostenuto di interrompere la politica di “quantitative tightening” condotta negli ultimi tre anni, che ha già ridotto il portafoglio di attività da poco meno di 9000 miliardi di dollari a 6600 miliardi,la maggior parte degli analisti si aspetta un’ulteriore riduzione del bilancio, che nei prossimi anni è prevedibile si assesti tra 4000 e 6000 miliardi. Vi è quindi il consenso per una riduzione, ma non per uno shock radicale. 

La contraddizione apparente tra la postura accomodante di Warsh sul taglio dei tassi a breve termine e il suo orientamento restrittivo sul bilancio della Fed ha sollevato interrogativi su come una figura che ha trascorso molto tempo a criticare la Banca centrale, ma meno a proporre soluzioni operative, potrebbe effettivamente guidarla.

L’audizione alla Banking Committee del Senato

I Democratici hanno incalzato fortemente il nuovo Presidente della Fed. Le critiche hanno riguardato tre aspetti diversi: l’indipendenza dal presidente Trump, la gestione del portafoglio multimilionario di attività di Warsh e la teoria economica non convenzionale su cui poggia la sua visione di politica monetaria. Sotto il primo profilo, la senatrice Warren ha accusato Warsh di essere un “sock puppet” di Trump, lo ha incalzato chiedendogli se Trump avesse perso le elezioni del 2020 e lui, dopo aver detto di tenere la politica al di fuori della Fed, ha risposto “Senator, I believe that this body certified that election many years ago”, non rispondendo in maniera esplicita. Allo stesso modo, a richiesta della senatrice, non risponde alla domanda su un eventuale disallineamento con Trump in termini di visione economica. Warsh è stato criticato anche per la mancata reazione alle indagini aperte nei confronti dei futuri colleghi Powell e Cook. Il secondo punto riguarda il patrimonio di Warsh, la cui composizione non è resa pubblica. Il futuro Presidente della Fed si limita a dire che ha firmato un accordo con l’Office of Government Ethics per vendere tutto entro 90 giorni dall’insediamento. Vi sono delle procedure previste e Warsh le sta rispettando. Nonostante ciò, non rispondendo alla domanda, accredita la teoria di Warren che pone un problema di trasparenza e conflitto di interesse con la figura di garanzia e indipendenza della carica di Presidente della Banca centrale. Da ultimo, il senatore Van Hollen ha sottolineato come la posizione di Warsh sui tassi d’interesse sembra cambiare a seconda della convenienza politiche invece che su un’analisi di tipo economico. 

La rappresentanza repubblicana nella Commissione del Senato, organo competente per la conferma della nomina del nuovo Presidente della Fed, è compatta nel sostenere la candidatura di Warsh. Non emergono dubbi o incertezze di alcun genere sulla possibilità che un uomo tanto voluto dal presidente Trump possa essere soggetto a influenze da parte di quest’ultimo. Trump vorrebbe tassi all’1entro la fine dell’anno, contrariamente a quanto emerge dalle proiezioni del FOMC, molto lontane dall’obiettivo del Presidente USA. Sono quindi posizioni inconciliabili secondo un’impostazione data-dependent, a meno che non cambi il paradigma di analisi generale, come Warsh ha affermato. 

Il punto centrale era l’indagine del Dipartimento di giustizia su Powell. Il senatore repubblicano Tillis è l’unico che, rinunciando a fare domande, si è espresso sulla pretestuosità dell’indagine in corso, bloccando per questo motivo la nomina di Warsh. È una posizione condivisa da una parte non irrilevante del mondo repubblicano, anche all’interno della Banking Committee stessa, nonostante il tema non sia stato menzionato nell’audizione. Il senatore Rounds, nei giorni precedenti, riferendosi all’inchiesta, ha detto che è tempo di chiudere il caso e andare avanti, il senatore Kennedy ha dubitato che Jeanin Pirro, US Attorney per il District of Columbia, abbia alcuna prova contro Powell. Proprio per via della pressione dei Repubblicani, l’indagine nei confronti di Powell è stata archiviata. L’unica nota da sottolineare, all’interno dell’audizione, è il passaggio in cui lo stesso senatore Kennedy ha invitato Warsh a fare attenzione sull’AI, sul fatto che l’intelligenza artificiale aumenterà la produttività del lavoro a tal punto che le aziende non avranno bisogno di alzare i prezzi dei prodotti “is a bunch of hype by people who want to sell stocks”.

Il futuro della Fed

Volendo trarre delle conclusioni da quanto emerso, sembra che Warsh sarà il nuovo Governatore della Fed. La condizione posta da Tillis circa l’archiviazione dell’indagine nei confronti di Powell è venuta meno. Ora non sembrano esserci più ostacoli circa la conferma della nomina. L’occasione per piazzare una pedina importantissima nello scacchiere istituzionale statunitense era troppo grande per non essere sfruttata. Trump ha dovuto, suo malgrado, mettere da parte l’ego e rinunciare all’indagine persecutoria nei confronti di Powell. Se questo sembra essere una conferma della tenuta del sistema di checks and balances, la nomina di Warsh non sembra segnare un punto a favore dello stato di salute delle istituzioni democratiche statunitensi. L’indagine è stata archiviata e ora il Presidente avrà il suo uomo a capo della Banca centrale. 

Subito prima dell’inizio dell’audizione di Warsh, a una domanda di una giornalista, Trump risponde che sarebbe molto contrariato se il nuovo Presidente della Fed, una volta instauratosi, non tagliasse i tassi immediatamente. Il tema dell’indipendenza è centrale e Warsh sembra emergere come figura del tutto allineata al Presidente USA. Nonostante abbia affermato che Trump non gli ha mai esplicitamente chiesto di tagliare i tassi, la vicinanza tra i due sembra essere palese. L’economista premio Nobel Paul Krugman dice che su questo non ci sono dubbi

Più che politica monetaria Warsh fa strategia, proponendo una teoria costruita su una scommessa: l’AI aumenterà presto la produttività. Costruisce una narrativa che vede la crescita tecnologica liberare la Banca centrale dai vincoli dell’inflazione. In questo modo legittima la richiesta di Trump per un taglio immediato. Si assiste, quindi, al passaggio dall’assunto inflazione vs tassi a produttività futura vs politica monetaria presente. Nell’apparente noncuranza dei Repubblicani, Warsh sembra rigettare il textbook model della FedCome individuato dal premio Nobel ed ex presidente della Fed Ben Bernanke: tagliare i tassi supporta l’economia ma può condurre a una maggiore inflazione, mentre alzare i tassi aiuta a combattere l’inflazione ma limita la crescita. Warsh afferma di essere generalmente d’accordo con Bernanke ma subito dopo non riesce a dire che un taglio dei tassi dal 3.5% all’1% produrrebbe un aumento repentino dei prezzi. 

La caratteristica principale che ha portato Warsh ad essere nominato a capo della Fed è la capacità di adattare le proprie idee ai diversi contesti, allineandosi nel momento giusto alla figura politicamente rilevante. Ricordiamo che, una volta eletto, il Presidente USA non ha i poteri per licenziare il Presidente della Fed, vedasi le difficoltà che ha avuto con Powell, nominato dallo stesso Trump. Potrebbe dunque essere che questa sia un’altra strategia di Warsh: rimanere nelle grazie di Trump per essere confermato dal Senato per poi tornare a assumere vesti più istituzionali. Un atteggiamento più moderato gli garantirebbe di dialogare anche con i Democratici, soprattutto in vista delle elezioni di midterm, all’alba delle quali la politica americana vivrà di nuovi equilibri.