Martedì 28 e Mercoledì 29 aprile 2026 si è svolto l’undicesimo vertice 3SI che ha visto la partecipazione di dodici Capi di Stato e di governo, plenipotenziari provenienti da Paesi considerati partner strategici come Giappone, Germania e Stati Uniti, nonché oltre 720 aziende provenienti da quarantacinque Paesi. L’incontro, tenutosi a Dubrovnik, in Croazia, ha registrato un risultato rilevante: l’adesione dell’Italia all’organizzazione in qualità di partner strategico. Il Sottosegretario di Stato agli Esteri, Maria Tripodi, ha confermato questo passaggio sottolineando l’importanza cruciale della regione compresa tra l’Adriatico, il Baltico e il Mar Nero.
I primi mesi del 2026 sono stati decisivi. Da un lato, il 20 gennaio 2026 è stata approvata in Commissione Affari Esteri della Camera la risoluzione 7-00346 che impegna il governo a valutare l’adesione del Paese alla 3SI. Dall’altro lato il Forum Strategico italo-polacco del 22 aprile, ha giocato un ruolo decisivo. I due Paesi hanno firmato un memorandum d’intesa che prevede una cooperazione rafforzata e consultazioni periodiche su sviluppo della difesa europea e delle industrie militari, sostegno all’Ucraina tout court, politica spaziale, e rafforzamento del lavoro bilaterale dentro forum multilaterali quali NATO, ONU e 3SI.
La situazione è senza dubbio benefica per Roma e per le cancellerie dell’Europa centrorientale. Essa rappresenta, infatti, un passo necessario per rafforzare quella intesa europea necessaria per far sì che l’Ue risponda con una sola voce. Difatti, l’Italia è uno dei cinque Paesi più importanti dell’Unione e l’adesione ad un forum come quello della 3SI permette il rafforzamento dell’asse nord-sud le cui sfide sono interconnesse nonché rafforzare l’integrazione tra formati minilaterali, framework multilaterali e corridoi strategici come l’IMEC (India Middle East Europe Economic Corridor).
Cos’è la Three Seas Initiative?
L’Iniziativa dei Tre Mari (in inglese Three Seas Initiative) è una piattaforma flessibile che comprende tredici Stati membri dell’Ue accomunati dall’esperienza storica della cortina di ferro. Istituita nel 2015 su spinta del Presidente della Repubblica polacca, Andrzej Duda, e l’omologo croato Kolinda Grabar-Kitarović, lo scopo principale è quello di rafforzare la cooperazione tra i Paesi europei bagnati dai mari Adriatico, Baltico e Nero. Nello specifico, la 3SI si occupa di avviare progetti per interconnettere la regione sotto il profilo infrastrutturale, energetico ed economico. Per comprenderne l’importanza, basti pensare che la 3SI coinvolge tredici Paesi che, nel loro insieme, rappresentano circa il 30% del territorio dell’UE, un quarto della sua popolazione (circa 120 milioni di abitanti) e, sommando il PIL dei suoi membri, la settima economia mondiale. Oltre ai membri effettivi, la 3SI conta quattro Stati associati: Ucraina, Moldova, Albania e Montenegro.
Seppur rilevante, la sua dimensione non basta da sola a spiegare la rilevanza della 3SI. Germania, Giappone, Turchia, Spagna, Stati Uniti e ora anche l’Italia, nonché la Commissione europea, seguono da vicino i lavori del forum in qualità di “partner strategici”. La ragione risiede nella sua capacità di promuovere un asse interconnesso che si sviluppa da nord a sud che completa la visione tradizionale dell’integrazione europea da ovest a est. Prima di tradursi in azione politica, tale obiettivo fu individuato nel 2014 dal report dell’Atlantic Council “Complete Europe”. Il documento segnalava che l’integrazione dell’Europa centrorientale rimaneva incompiuta e condizionata da scarsa connettività infrastrutturale, un deficit ereditato dal periodo sovietico. La realizzazione di un corridoio nord-sud veniva indicata come funzionale al perseguimento di quattro obiettivi strategici:
- Favorire lo scambio di beni e servizi dentro l’Europa centrale e con i versanti occidentale e orientale.
- Completare il mercato unico europeo dell’energia, in grado di ricevere forniture di petrolio, gas ed elettricità da una varietà di fornitori europei e non europei.
- Aumentare la competitività e la resilienza economica in Europa, contribuendo al tempo stesso ad affrontare sfide macroeconomiche come bassa crescita, disoccupazione e squilibri interni all’Ue.
- Sostenere il raggiungimento degli obiettivi climatici attraverso l’interconnessione energetica e infrastrutturale.
Questi obiettivi sono stati portati avanti dalla 3SI. Nell’attuale quinquennio 2025-2030, sono stati definiti e annunciati oltre 140 progetti per infrastrutture energetiche, digitali e logistiche. I finanziamenti vengono sostenuti principalmente dal Three Seas Initiative Investment Fund, un fondo regionale di investimento commerciale nonché dalla U.S. International Development Finance Cooperation, da fondi di Paesi mediorientali e asiatici e dalla Commissione europea tramite meccanismi di finanziamento quali il Connecting Europe Facility.
La 3SI si sta configurando sempre di più un progetto con importanti implicazioni strategiche alla luce del conflitto in corso tra Russia e Ucraina. In primo luogo, sotto il profilo militare, l’Iniziativa si può configurare come uno strumento per la costruzione di corridoi di mobilità militare tra l’entroterra centroeuropeo e le zone costiere: Trieste sull’Adriatico, Danzica sul Baltico e Costanța sul Mar Nero. Le continue azioni di guerra ibrida di Mosca in Europa centrorientale mettono a nudo la vulnerabilità dei settori infrastrutturali. In tal senso, risulta imperativo adottare un modello progettuale fondato sulla “security by design”, ossia integrare l’aspetto della sicurezza militare fin dalla fase iniziale, per rendere le infrastrutture resilienti e dual use. La creazione di una Three Seas Initiative Defense Innovation Hub è fondamentale per l’integrazione della dimensione securitaria nell’agenda dell’Iniziativa.
Inoltre, la 3SI si pone come hub centrale del progetto europeo Global Gateway. Sulla sponda mediterranea, l’Iniziativa è fondamentale per rafforzare l’IMEC, il corridoio economico-commerciale che assicura la resilienza delle supply chain all’Ue nonché la possibilità di competere con la sinocentrica Belt and Road Initiative. Sulla sponda baltica, la 3SI incrementa il coordinamento tra Paesi baltici e artici della NATO costituendo il c.d. “Nord libero”. L’espressione indica un nuovo assetto cooperativo che risponda ad esigenze di sicurezza climatica e di tutela delle infrastrutture critiche insediate da attività ibride ostili. Infine, sulla sponda del Mar Nero, l’Iniziativa può contribuire alla creazione di un corridoio economico gemello all’IMEC, il CACE (Central Asia Caucasus Europe Economic Corridor). Esso connetterebbe l’Asia Centrale e Meridionale, il Caucaso e l’Europa permettendo di rafforzare le rotte commerciali nonché tutelare la sicurezza del Mar Nero messa a rischio dall’annessione russa della Crimea e dalla militarizzazione delle sue acque.
Tuttavia, la diversità di visioni nei confronti del formato può rappresentare un elemento di debolezza. Polonia, Croazia e Romania hanno dimostrato di voler sviluppare il formato promuovendo vertici e iniziative al suo interno. Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca sono passivi e poco propensi a svolgere un ruolo di rilievo nella piattaforma. Gli altri Paesi, invece, mantengono una posizione intermedia sebbene la guerra russo-ucraina li stia spingendo ad essere più attivi. Il conflitto in Ucraina rappresenta un appuntamento decisivo per lo sviluppo del 3SI. Da un lato, la ricostruzione post-bellica e l’eventuale adesione futura di Kyiv all’Ue spingerà la domanda di maggior interconnessione infrastrutturale. Dall’altro lato, la frammentazione sul dossier Ucraina indebolisce la capacità di avviare investimenti congiunti nel medio-breve termine nell’ambito della difesa europea e del sostegno al Paese aggredito.
Il ruolo dell’Italia
In tutto ciò, Roma gioca un ruolo fondamentale grazie alla sua posizione strategica nel mezzo del Mediterraneo. Essendo uno dei porti principali dell’Adriatico e parte della rete TEN-T (Trans-European Networks – Transport), l’integrazione italiana nella 3SI rafforza il ruolo di Trieste come snodo per l’Europa centrorientale aggiungendosi a quello esistente di Rijeka, in Croazia. Rispetto ad altri porti dell’Europa meridionale in Francia, Spagna e Grecia, il capoluogo del Friuli Venezia Giulia (FVG) offre un accesso geografico diretto al nucleo economico europeo, la Germania, così come ai Paesi dell’entroterra centroeuropeo. Sotto il profilo energetico, Trieste non è parte del TEN-E (Trans-European Networks – Energy) ma prende parte ad alcuni progetti quali l’interconnettore HU-SL il quale fa parte del gasdotto HUSLIT, il progetto in via di realizzazione il cui scopo è quello di diversificare il flusso del gas dalla Russia, dal Caspio attraverso il Mediterraneo.
Trieste è anche uno snodo diplomatico. L’Italia è membro fondatore dell’Iniziativa dell’Europa Centrale (InCE) e la città ne ospita la sede. Istituita alla fine degli anni ‘80 del Novecento, l’InCE è un quadro di convergenza diplomatica dove la 3SI si inserisce come braccio operativo ed economico. Tale elemento può rappresentare un forte segnale nel portare avanti il processo di integrazione europea su due fronti. Il primo riguarda l’allargamento dell’Ue nei Balcani occidentali. Per Roma, la regione è di interesse primario dato che è principale partner economico della regione nonché presente a livello militare in Bosnia Erzegovina e Kosovo. Il secondo riguarda il sostegno all’Ucraina. Nonostante esistano tensioni latenti con le cancellerie europee sul tema dei rapporti con Washington, Roma ha dimostrato sostegno a Kyiv anche assumendo un ruolo di guida come nel caso della conferenza sulla ricostruzione tenutasi a luglio 2025.
L’Italia non si deve accontentare
Perciò, l’adesione italiana come partner strategico della 3SI è un passo molto importante per l’integrazione di Roma negli snodi nord-sud del fianco orientale. Tuttavia, lo status acquisito non deve essere un punto di arrivo bensì quello di partenza verso la piena membership. L’attuale governo è ben consapevole che la piattaforma è una leva per rafforzare il ruolo di ponte per rafforzare il proprio ruolo di ponte tra Mediterraneo, Europa centro-orientale e dentro i corridoi globali. Tale iniziativa non si pone in contrasto con l’asse italo-statunitense promosso dall’esecutivo in carica come elemento di coesione dell’Occidente. Difatti, a differenza del predecessore Joe Biden, l’attuale presidente USA, Donald Trump, ha sostenuto la nascita e lo sviluppo della 3SIin entrambi i mandati. A conferma di ciò, durante l’ultimo summit 3SI, i delegati statunitensi hanno affermato l’inizio di una “nuova era” di partnership strategica con l’Iniziativa. Dunque, un maggiore coinvolgimento italiano è cruciale per contribuire alla definizione delle future architetture infrastrutturali e securitarie.

