Il riavvicinamento nasce dalla visita programmata di Rubio presso la Santa Sede – programmata durante il mese di aprile – tramite il Segretario di Stato Vaticano, il Cardinale Pietro Parolin. I diplomatici americani hanno fatto anche richiesta di un incontro con il Papa: questa è stata accolta con successo e programmata per la mattina del 7 maggio. A cogliere l’occasione di questa missione a Roma è il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale – assieme al Ministro della Difesa, Guido Crosetto – incontrerà Marco Rubio.
Una grande amicizia
È da tenere a mente che al secondo insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, l’unico leader europeo presente alla cerimonia era Giorgia Meloni. Il Presidente del Consiglio italiano, con l’impegno di rinforzare i rapporti tra Italia e Stati Uniti, ha reso possibile un maggior dialogo con il presidente americano. Questo è infatti rimasto saldo di fronte alle varie sfide che si sono presentate sullo scacchiere internazionale. Ciò è evidente dagli incontri avvenuti in seguito tra i due leader come a Washington il 17-18 aprile 2025, vertice bilaterale i cui temi erano i dazi e la promozione dell’Alleanza Atlantica, oltre alla cooperazione per la pace in Ucraina. La missione di Meloni mirava infatti a dare conferma dell’intenzione italiana di aumentare le spese per la difesa al 2% del PIL, in cambio di una sospensione temporanea dei dazi al 20%. Ciò ha posto l’Italia come “ponte” tra i due continenti.
Un altro vertice importante si è svolto a Sharm-el Sheikh, il 13 ottobre 2025, ove la fine della ostilità tra Israele e Hamas era l’obiettivo principale. L’impegno italiano si è distinto – soprattutto in ambito umanitario con il proseguimento dell’iniziativa “Food for Gaza” – avvicinando anche la possibilità di un riconoscimento formale di uno Stato palestinese. Ciò è stato ammesso dal Presidente Trump, il quale definì Giorgia Meloni come un «leader eccezionale».
Un 2026 complicato
Se nel 2025 l’amicizia tra i due leader era una certezza, nel 2026 presenta qualche dubbio. Dall’inizio dell’anno, il governo italiano non ha trovato sempre terreno fertile per sostenere le imprese americane, dovendo allo stesso tempo concentrarsi sulla politica interna. Giorgia Meloni era impegnata infatti – nei primi mesi dell’anno – nella campagna per il referendum sulla riforma della giustizia. I risultati del 22-23 marzo hanno avuto un effetto negativo, non solo sul piano interno, ma anche all’estero. Il fallimento del referendum è stato visto, dalla stampa mondiale, come un elemento di instabilità per il governo Meloni. Per far fronte a questo, il Presidente del Consiglio italiano ha dovuto fare dei cambiamenti all’interno dell’esecutivo, affinché potesse continuare il proprio mandato fino al 2027.
Sul piano internazionale, invece, l’operazione Absolute Resolve di Trump a Caracas, volta a catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro, ha diviso l’opinione pubblica. Se da un lato, c’è chi ha considerato il blitz americano come un’ingiustificata violazione del diritto internazionale, dall’altro c’è chi ha definito “legittima” l’azione di Trump. La posizione di Roma, infatti, si è sempre basata sul non riconoscimento del governo di Maduro. L’attuale governo italiano – pur non condividendo l’uso della forza come mezzo di risoluzione delle controversie – ha supportato la mossa americana. L’auspicio italiano è stato quello di una transizione democratica in Venezuela.
L’altra operazione, le cui conseguenze hanno avuto un impatto mondiale, è la guerra in Iran.
Il 28 febbraio 2026, Trump ha lanciato l’operazione Epic Fury – assieme a Israele – al fine di sradicare la possibile deterrenza nucleare iraniana. Nell’attacco sono stati infatti colpiti diversi siti missilistici balistici e centri di intelligence dei Pasdaran, ma anche il compound residenziale a Teheran, uccidendo l’Ayatollah Ali Khamenei. La risposta dell’Iran ha previsto, oltre alla controffensiva contro le basi statunitensi situate nei limitrofi Paesi del Golfo, anche il blocco dello Stretto di Hormuz. Ciò che ha inficiato di più sono state le conseguenze economiche della crisi: il transito di petrolio registrato, infatti, è minore di quello durante il Covid. L’impatto maggiore si è verificato sul prezzo del diesel, e tra i maggiori consumatori rientra l’Europa.
Il mancato sostegno all’operazione americana per sopperire all’aumento dei prezzi non è passato inosservato, portando il Presidente Trump a fare dichiarazioni controverse riguardo la stabilità dell’Alleanza, includendo anche l’Italia. Dopo aver elogiato nuovamente Giorgia Meloni al Corriere della Sera, Trump ha criticato la presa di distanza dell’Italia dal conflitto in Medio Oriente, dichiarandosi deluso dal comportamento del Presidente Meloni. Uno delle vicende cardine è stata la negata autorizzazione all’uso della base di Sigonella per l’atterraggio di alcuni bombardieri.
L’attuale scenario e il possibile «disgelo»
L’amplificazione delle vulnerabilità del sistema energetico globale ha comportato diverse risposte al fine di superare la crisi, sia da parte dei G7 che dell’Unione europea. Malgrado i lenti sviluppi diplomatici tra Iran e Stati Uniti, per la ricerca di un accordo che soddisfi entrambe le nazioni, lo scenario europeo si complica con la possibilità di un ritiro dei soldati americani dall’Europa. Sia la Germania sia l’Italia sono due Paesi che hanno basato la loro sicurezza sullo scudo missilistico degli Stati Uniti. Entrambe hanno cercato allo stesso tempo di rispettare il target stabilito dalla NATO per le spese nella difesa.
Il 4 maggio, Trump ha annunciato l’operazione Project Freedom, al fine di scortare le navi civili rimaste bloccate nello Stretto di Hormuz. Tale operazione prevede un aumento del numero di navi militari statunitensi, e il pericolo di un nuovo scontro tra Iran e Stati Uniti è plausibile. Anche dopo l’ipotesi di un aiuto italiano nell’opera di sminamento dello Stretto, i rapporti tra Italia e Stati Uniti sono rimasti “congelati”. Tuttavia, l’arrivo del Segretario di Stato americano, Marco Rubio, può essere il punto di ripartenza per un dialogo tra Italia e Stati Uniti. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al vertice della Comunità politica europea tenutosi a Erevan, in Armenia, ha confermato la possibilità di un incontro con Rubio.
Il colloquio di Rubio con il Pontefice mira sicuramente a riallacciare i rapporti tra la Chiesa e la Casa Bianca, in vista delle elezioni americane, considerando che il voto dei cattolici continua a essere rilevante. Dopo questo appuntamento al Vaticano, Rubio incontrerà i vertici del governo italiano – Meloni, Tajani e Crosetto – rappresentando il «disgelo» tra i due Paesi. Nonostante l’attuale situazione in Medio Oriente influenzi particolarmente l’agenda politica italiana – la quale guarda sempre di più ai Paesi nord-africani come partner alternativi per sopperire la crisi energetica – l’incontro tra i vertici italiani e americani può essere un punto di svolta. Questo può comportare un alleviamento delle tensioni all’interno della NATO, ponendo l’Italia nuovamente come “ponte” tra Europa e Stati Uniti.

