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18/05/2026
Cina e Indo-Pacifico

Tiangong: l’alternativa cinese nella competizione spaziale

di Alessio Marta

Dal networking internazionale alla rivalità strategica, la missione spaziale della Cina si sviluppa maggiormente come mezzo di emancipazione e ambizione globale.

Recentemente lo spazio è tornato a essere un tema chiave nell’ottica della rivalità tra grandi potenze, disponendosi non solamente come espansione tecnologica, ma anche come egemonia politica e decisionale. In tal direzione, Pechino ha gradualmente affermato la propria influenza, compiendo dei passi in avanti particolarmente rilevanti. Momento significativo di questo sviluppo è dato dalla realizzazione della Tiangong space station, nota per essere stata la prima stazione spaziale completamente costruita e controllata dalla Repubblica Popolare, dopo i precedenti progetti sperimentali delle Tiangong-1 e Tiangong-2.

Terminata nel 2022, la stazione è in realtà solo un tassello dell’ampio programma di sviluppo spaziale cinese che, a partire dagli anni Novanta, ha visto una notevole evoluzione. Nonostante ciò, limitare questo programma a mero progresso tecnologico rischia di essere riduttivo. La Tiangong va infatti considerata anche un banco di prova politico e diplomatico, mediante il quale la Cina si pone l’obiettivo di ridisegnare la prassi di collaborazione spaziale e la propria posizione nello scenario internazionale.

Dall’estromissione alla ricerca di un’alternativa

Il ruolo di Pechino, in un sistema internazionale spaziale influenzato dagli Stati Uniti,  è indissolubilmente collegato allo sviluppo della Tiangong. In particolar modo, l’esclusione cinese dall’International Space Station (ISS), non ha consentito alcuna forma di collaborazione immediata tra la China National Space Administration e la NASA. Nel dettaglio, tale estromissione è stata stabilita dal Wolf Amendment americano del 2011

Tale evento, invece di frenare il programma spaziale della Cina, ha promosso il potenziamento di una maggiore indipendenza delle proprie capacità. Pechino ha, quindi, puntato sul costruire un’architettura sempre più autonoma, coronata proprio dalla nascita della Tiangong,

In questa direzione, il perseguimento del progetto può significare una soluzione ponderata all’estromissione da parte dell’occidente. La Repubblica Popolare sembra voler perseguire un’alternativa, mostrando le proprie potenzialità tecnologiche e reclamando al tempo stesso un potere decisionale più incisivo.

Collaborazione circoscritta e Sud globale

Assolutamente non trascurabile è la portata della Tiangong nel contesto internazionale. Il rilievo internazionale della Tiangong è molto importante nel panorama  della diplomazia Sud-Sud sostenuta dalla Cina. Sebbene non si possa inquadrare come un progetto multilaterale vasto quanto la ISS, che si configura  nella relazione tra Stati Uniti, Europa, Russia, Giappone e Canada. La Tiangong è stata gradualmente utilizzata come programma di cooperazione con paesi in via di sviluppo, soprattutto africani, asiatici e latinoamericani.

La flessibilità di Pechino si rintraccia già nel 2019, quando l’United Nations Office for Outer Space Affairs, ha lanciato una partnership con la Repubblica popolare per consentire a ricercatori internazionali di utilizzare la stazione spaziale per condurre esperimenti. Tra i paesi interessati, si notano molteplici economie in via di sviluppo di nazioni africane, asiatiche e latinoamericane. 

Tale atteggiamento può essere interpretato come un esempio di diplomazia scientifica. Per mezzo della stazione spaziale, la Cina si pone come protagonista di partenariati più ampi, proponendo occasioni a paesi che sono solitamente tagliati fuori dalle iniziative internazionali più importanti. In questa prospettiva, la Tiangong diviene strumento di diplomazia scientifica e cooperazione strutturata, consolidando la credibilità della Cina come partner tecnologico e strategico.

Ciononostante, il progetto non è esente da criticità. A preoccupare sono soprattutto il monitoraggio esercitato da Pechino sugli impianti e il rigore circa la scelta dei partner. Infatti, i dubbi che sorgono sulla reale flessibilità del programma sembrano mettere in discussione la Tiangong come soluzione multilaterale, delineandosi, dunque, come uno strumento controllato dalla Cina in cui le regole sono dettate da un solo lato.

Tra tecnologia e pianificazione: il doppio uso della Tiangong

Il coinvolgimento della Tiangong nel programma spaziale di Pechino, non ha assunto una portata solo ed esclusivamente tecnica, ma anche strategica. In realtà, al pari di altre infrastrutture spaziali, l’avamposto spaziale cinese si è caratterizzato per la sfumatura di confine tra usi civili ed eventuali applicazioni militari. Tale indeterminatezza prende il nome di dual-use. Pur non essendoci prove concrete di un impiego militare immediato della Tiangong, la natura dual-use delle infrastrutture spaziali potrebbe accrescere le preoccupazioni di molti attori internazionali. Ad esempio, il concetto del dual use si presenta anche nel caso del sistema satellitare BeiDou Navigation Satellite System, progettato per scopi civili ma oggi utilizzato anche in contesti militari e di sicurezza nazionale.

Gli ingenti finanziamenti economici della Repubblica Popolare nell’ambito spaziale, sembrano voler indicare il perseguimento di necessità di sicurezza nazionale, oltre al margine di miglioramento tecnologico. Il management di una stazione spaziale come la Tiangong può consentire l’acquisizione di strumenti, quali il controllo orbitale, la logistica e la permanenza nello spazio e può avere effetti diretti anche nel settore militare. 

Diretta conseguenza di tale azione è l’aumento della preoccupazione globale, in particolar modo degli Stati Uniti, i quali guardano al perfezionamento della Tiangong come un potenziale elemento che possa alimentare il conflitto tra le due potenze. Tuttavia, è rilevante evidenziare che non esistono prove effettive che attestino un uso militare della stazione spaziale, in quanto la maggioranza delle operazioni condotte al suo interno permangono di carattere scientifico. La Tiangong rimane , infatti, solo un piccolo tassello del programma spaziale cinese che rientra in na logica più ampia di competizione tra USA e Cina. 

Un potenziale nuovo scenario di cooperazione spaziale?

In verità la costruzione della Tiangong rileva un aspetto più ampio: la progressiva partecipazione di Pechino nelle dinamiche spaziali potrebbe rappresentare il tentativo di costituire una via alternativa al sistema occidentale, l’impegno di acquisire il ruolo di attore protagonista nel contesto geopolitico globale.

Da una parte, la Tiangong conferma la possibilità di sviluppo di grandi impianti completamente esterni al consueto sistema occidentale. Di conseguenza, ciò potrebbe incrementare il multilateralismo nel contesto spaziale internazionale, creando così nuove occasioni di cooperazione.

Dall’altra, tuttavia, la mancata previsione di un’istituzionalizzazione comune e l’aspetto ampiamente centralizzato del programma, compromettono la sua potenzialità di svilupparsi come variante alla ISS. Inoltre la Tiangong ha tuttora una scala molto inferiore per essere considerata competitor della ISS a pieno titolo: è infatti composta solamente da tre moduli che non reggono il confronto con i quindici della ISS. I progetti spaziali cinesi sono ancora saldamente ancorati alle priorità strategiche della Repubblica Popolare, piuttosto che a una direzione multilaterale completamente evoluta.

Pertanto, la Tiangong è sicuramente una pietra miliare del programma spaziale cinese, dimostrando che Pechino ha tutte le potenzialità per ambire al ruolo di vera e propria potenza spaziale. Nonostante ciò, la sua dimensione va oltre l’aspetto scientifico. 

La stazione spaziale rappresenta infatti un modello operativo che rappresenta sovranità strategica, partnership selettiva e aspirazione globale. Mediante quest’opera Pechino, non solo perfeziona le proprie capacità tecnologiche, ma va a plasmare le dinamiche di rapporto nello spazio, offrendosi come una potenziale alternativa futura rispetto all’assetto attuale. Sicuramente si può affermare che la Tiangong rappresenta un primo step per realizzare un ordine spaziale parallelo, il cui successo dipenderà dall’abilità di Pechino di trasformare la propria autonomia tecnologica in leadership internazionale. Rimane aperto, tuttavia, un interrogativo essenziale: riuscirà la Cina, all’atto pratico, a creare un programma multilaterale, in grado di ottenere l’approvazione globale, oppure la Tiangong perseguirà gli interessi esclusivamente nazionali? Il riscontro sarà determinato dalla capacità della Repubblica Popolare di equilibrare autorità e disponibilità, in uno scenario internazionale contrassegnato da una crescente rivalità tra potenze.

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