Dal mattino dello scorso 16 luglio รจ stato chiaro come il fallito colpo di Stato avrebbe determinato un significativo giro di volta al percorso politico della Turchia contemporanea.
La forte reazione che il Governo ha adottato nei confronti dei golpisti ha un significato molto diverso da quello della semplice risposta dello Stato diretta ad assicurare i colpevoli alla giustizia e a restaurare lโordine: nel corrente scenario politico e sociale della Repubblica di Turchia, lโoccasione del fallimento del golpe ha costituito un potente strumento per giustificare ed accelerare la realizzazione del maggior obiettivo del Partito di governo AKP, ovvero la riforma costituzionale. Un tassello di particolare importanza nel percorso di conversione della Repubblica turca, che รจ ben lungi dal doversi ritenere completata anche a seguito del successo referendario del 16 aprile.
Uno dei primi segnali di un cambiamento di qualitร nel confronto politico turco รจ stato lโuso, da parte del Presidente e del sue entourage, sin dalla notte dei fattidi un vocabolario maggiormente aggressivo, apertamente violento nella retorica contro i nemici dello Stato. A questo รจ seguito un adeguamento da parte delle masse le quali, riversatesi nelle strade sul suggestivo invito degli ezanche li chiamavano dalle moschee, hanno ingaggiato nei confronti dei seguaci della confraternitaHizmetun fortissimo scontro, durato alcuni giorni, del quale lโimmagine piรน potente e famosa รจ stata lโostensione in Piazza Taksim di un grande manifesto che rappresentava lโimam F.Gรผlen, nel quale lo sidefinivaโun caneโ e lo si minacciava di impiccagione al suo stesso guinzaglio. Il manifesto era affiancato da due ritratti dellโattuale Presidente turco.
Eโ forse utile sottolineare come lโedificio sul quale manifesto e fotografie sono comparse รจ quello dove normalmente viene esposto il ritratto di MustafaKemalAtatรผrk, padre laico della Turchia moderna.
Lโentusiastica accettazione, da parte dellโelettorato del Partito di governo, di questo nuovo stile comunicativo dimostra il successo della piรน sofisticata, complessa e durevole strategia comunicativa messa in atto dallโattuale establishment turco negli ultimi dieci anni, volta allo shift ideologico della Nazione.
La Repubblica di Turchia poggia le sue radici ideologiche su una Costituzione di stampo profondamente laico e nazionalista, promulgata a seguito dellโintervento che le Forze Armate hanno perpetrato nel 1980, nella peculiare funzione di profilassi costituzionale che queste hanno rivestito fino al 2010.
Dalla fondazione della Repubblica, ed in particolar modo nel primo quarantennio della sua esistenza, che si concluse con lโesecuzione del Primo Ministro Menderes, il significato stesso del termine โrepubblicanesimoโ รจ stato in Turchia diversoda quello corrispondente di matrice europea. Sebbene il processo di smantellamento del modello personalistico e religioso di Stato ottomano e la formazione di un sistema repubblicano e di diritto positivo per la Turchia fossero avvenuti attraversoun percorso di avvicinamento ai modelli europei, che prese piede in modo molto peculiare e progressivogiร nellโepoca delle Tanzimat(1837 – 1876)e poi andรฒ evolvendo dalla fine della prima guerra mondiale nellโaffanno del millimรผcadele(1920-1923),la Turchia รจ sempre stata un Paese distante dai paradigmi politici europei.
Il processo di acculturazione giuridica del sistema turco, che ne ha fatto una Repubblica basata sui principi del kemalismo delle origini, รจ avvenuto, nella fase post-imperiale,dalla prospettiva civilistica in una dimensione di rigoroso rispetto del modello continentale napoleonico, con la promulgazione di un codice civile edi uno commerciale di sicura ispirazione romanistica: svizzero il primo, francese il secondo.
Il diritto islamico non trovรฒ, come nei Paesi istituiti dalle Potenze europee a seguito della caduta dellโImpero, riconoscimento nella stesura di uno โstatuto personaleโ come avvenuto in Egitto o in โIraq, e non fu inserito nel novero delle fonti del diritto: questo, con lโevidente finalitร di voler creare una Turchia nuova, completamente scollegata dai pur fortissimi legami storici e culturali che la legavano allโarea sulla quale, fino a pochi anni prima, aveva esercitato la sua sovranitร .
In ambito penalistico, veniva adottato il Codice italiano Zanardelli del 1889, che pur con talune varianti, sarebbe rimasto (insieme al modello italiano) in vigore fino alla riforma del 2005, quando sarebbe stato sostituito da un Codice di ispirazione tedesca.
La Costituzione, pur ricalcando anchโ essa il modello europeo continentale, implicava per lโazione di governo lโosservanza di una precisa disciplina e presentava taluni elementi di rigida ortodossia, non permettendo nemmeno per via parlamentare una reale modifica dellโassetto ideologico dello Stato, che si imponeva essere fedele allโideologia kemalista: questa, come accennato,andava ad identificarsi nel senso stesso del termine โRepubblicaโ. Questa confusione terminologica si sarebbe realizzata in maniera tanto compiuta da rendere di difficile comprensione ad un turco moderno come, ad esempio, una Repubblica (ovunque essa fosse nel Mondo) potesse riconoscere una religione ufficiale o semplicemente non identificarsi nel laicismo piรน assoluto. Concetti quali โdestraโ o โsinistraโ, โnazioneโ o โprogressoโ assumevano nella vita politica turca significati peculiari. Pur costituendo un calco del vocabolario politico occidentale, a questo non corrispondevano nei contenuti, ma andavano concretizzandosi nellโideologia dello Stato repubblicano turco secondo il significato che quella cultura politica attribuiva loro. La tutela dellโortodossiavenne sancita anche dal monopartitismo del Partito Repubblicano, abolito solo un ventennio dopo sotto la presidenza ฤฐnรถnรผ.
Ciononostante, dalla promulgazione della prima Costituzione repubblicana del 1924 diversi sono stati gli interventi a modifica della stessa, dei quali i piรน importanti videro la luce a seguito dei colpi di Stato militari del 1960, del 1971 e del 1980, dopo il quale come detto venne promulgata lโattuale Carta, poi oggetto di continue modifiche soprattutto per via referendaria.
Gli sforzi profusi dallโestablishment della neonata Repubblica furono volti in massima parte a creare una nuova identitร al Paese, attraverso azioni di grande effetto quali la sostituzione dellโalfabeto arabo con quello latino, la riforma dellโistruzione e della giustizia.
Eโ da queste premesse che bisogna muovere per comprendere appieno il fenomeno in atto nel Paese e cercare di delinearne le traiettorie future, comprendendo appunto che la dimensione pubblica, politica e sociale della Turchia non รจ riconducibile nรฉ ad una dimensione europea, della quale come detto ha assunto unโidentitร ad essa solo terminologicamente omogenea, nรฉ ad una esclusivamente islamica, e che il senso di quanto sta accadendo รจ la realizzazione di un percorso di smantellamento delle istituzioni repubblicane.
Lโ orientamento ideologico che dallโAKP sarebbe stato incarnato non nasce con il Partito stesso, ma รจ frutto dellโesperienza di diversi altri Partiti che lo hanno preceduto nel tempo, quali il Partito della Felicitร o il Partito del Benessere: legati ad una dimensione religiosa e spesso nazionalista, tipica della cultura dellโAnatolia profonda, avrebbero costituito il fondamento e la โpalestraโ sulla quale costruire la struttura dellโAKP, il quale sfruttando le pregresse esperienze avrebbe presentato se stesso come un nuovo modello di partito politico (apparentemente non in contrasto con il kemalismo, al fine di evitare interventi di scioglimento da parte della Corte Costituzionale e delle Forze Armate) al fine di poter realizzare nel tempo unโagenda politica propria, da svelarsi in modo graduale. In questo disegno unโopera fondamentale sarebbe stata svolta proprio con lโausilio del movimento Hizmet, ora in deciso contrasto con lโestablishment.
Non รจ solo una maggiore presenza della religione negli affari dello Stato, come spesso semplicisticamente si ritiene in Europa, a marcare la differenza fra la Turchia kemalista ed il nuovo corso dello Stato che va formandosi: lโargomento religioso non รจ nemmeno affrontato nellโultima riforma costituzionale. Tantomeno la questione della trasformazione ideologica dello Stato turco puรฒ ridursi al โritornoโ dello stesso al modello ottomano, per quanto questo obiettivo sia stato esplicitato anche da importanti personalitร del Partito di governo ed abbia condotto al conio del termine โneo-ottomanesimoโ. Come brillantemente proposto da alcuni studiosi, potrebbe invece parlarsi di post-kemalismo, nel quale lโereditร della fase precedente non viene negata tout-courtma tesaurizzata e messa a sistema con elementi nuovi.
Durante il periodo di governo dellโAKP si รจ assistito ad almeno tre momenti di forte shift culturale. Ognuno di essi รจ stato legato ad unโimportante riforma di carattere costituzionale o ad un evento di analoga portata:
- Nel 2007, lโelezione di Abdullah Gรผl alla Presidenza della Repubblica. Dato il giร esplicitato significato del termine โRepubblicaโ nel contesto kemalista e la funzione di rappresentanza della Nazione che il ruolo della Presidenza incarna, รจ evidente il senso rivoluzionario di eleggere un Presidente apertamente religioso accompagnato da una Prima Dama velata. Questo evento corrisponde al superamento dello โscandaloโ, inteso come lโaccettazione della presenza dellโelemento religioso nel massimo organo dello Stato. Ad esso vanno direttamente collegati lโammissibilitร del velo islamico nei luoghi pubblici e lโelezione della prima donna velata in Parlamento,
- Nel 2010, la vittoria al referendum costituzionale che, fra diversi quesiti, ha riguardato la riforma degli articoli 145, 156, 157 sui poteri del Consiglio di sicurezza nazionale,ovvero dello strumento delle Forze Armate per influire nella politica del Paese, e la Corte costituzionale. Questa รจ passata da 11 a 17 membri, dei quali 14 nominati dal capo dello Stato (ovvero, da Abdullah Gรผl) e 3 dal Parlamento. La riforma ha anche reso imputabili gli alti gradi militari ed ha determinato una riduzione delle competenze dei tribunali militai, a vantaggio di quelli civili. A questa fase รจ corrisposto un piรน palese antagonismo verso la laicitร dello Stato, che lโestablishment ha percepito di potersi permettere dato lโannullamento della funzione politica dei militari,
- Lโelezione di RecepTayyฤฑpErdoฤan alla Presidenza della Repubblica: per quanto giร superato lo โscandaloโ del Presidente religioso, lโelevazione dellโex Premier alla massima carica dello Stato ha il senso di introdurre il concetto di presidenzialismo โforteโ, o โalla Turcaโ, che sarebbe poi stato oggetto di referendum solo lo scorso 16 aprile. Ha, quindi, il senso di introdurre nel contesto politico turco la concreta possibilitร di modificare lโassetto costituzionale dello Stato.Erdoฤan ha comunque, pur mantenendo formalmente attiva la carca di Primo Ministro (che da A.Davutoฤlu sarebbe stata passata a B. Yildirim) ha sin da subito cominciato a convocare il Consiglio dei Ministri presso la Presidenza della Repubblica, esercitando di fatto e senza nessuna legittimazione costituzionale una funzione corrispondente a quella di capo del potere esecutivo.
Sin dalla campagna elettorale per la Presidenza, nel 2014 (la prima nella quale si รจ addivenuti ad elezione diretta del Presidente da parte del popolo), lโAKP ha sviluppato una narrativa ed una dialettica nuovi rispetto al passato, inaugurando uno stile comunicativo quasi millenaristico ed adottando un approccio mistico alla funzione del Partito di governo e della persona del suo Presidente.
Un esempio in questo puรฒ essere la campagna elettorale presidenziale del 2014, scandita dallo slogan delle โ3 dateโ: il 2023, il 2053 ed il 2071.
- Il 2023 segnerร il centenario della Repubblica di Turchia. La data รจ sempre stata accompagnata dallo slogan โhedefimizโ (il nostro obiettivo). Evidente il significato di arrivare a quel momento avendo cambiato le caratteristiche della Repubblica, trasformandola dalla peculiare forma kemalista ad una nuova, presidenziale ed islamica. A questo periodo corrisponde il conio dellโespressione โnuova Turchiaโ, in opposizione alla โvecchiaโ di Atatรผ Comincia lo smantellamento dei simboli repubblicani: la scritta โRepubblica di Turchiaโ, che precede per legge nellโ acronimo โT.C.โ il nome di ogni istituzione bancaria, assicurativa o dโistruzione, viene rimossa in numerosi luoghi, non si sostituiscono le statue di Atatรผrk danneggiate, lโuso della bandiera (che รจ la medesima dellโImpero ottomano) viene esaltato in modo che esso non venga percepito come simbolo repubblicano ma identitario della Nazione, svincolato dal suo senso kemalista e risalente ai tempi imperiali. Spesso, durante comizi e raduni del Partito di governo, viene dal pubblico esposto insieme allโantica bandiera califfale verde con tre crescenti. Eโ forse il fenomeno che testimonia il maggior cambiamento nella storia politica turca contemporanea.
- Il 2053 rappresenta invece il seicentesimo anniversario della presa di Costantinopoli da parte degli Ottomani. Nella mentalitร e nella visione nazionalista tipica della cultura turca (anche dei Turchi piรน laici), la data del 1453 ha unโimportanza enorme perchรฉ, insieme alla battaglia di Manzicerta, costituisce la tappa principale del percorso di affermazione del predominio turco sullโAnatolia e la propria concretizzazione quale potenza egemone nel Mediterraneo orientale. A quel momento corrisponde lโidentificazione dellโImpero ottomano quale erede di quello romano-orientale (con legittimazione religiosa di Maometto II in qualitร di conquistatore della โSeconda Romaโ, in conformitร a quanto si vuole stabilito dallo stesso Profeta) e la contrapposizione fra un Oriente mediterraneo turco e islamico ed un Occidente mediterraneo europeo e cristiano, che il kemalismo aveva cercato di distruggere e che ora si presenta con forza sempre maggiore come paradigma della differenza, ontologica ed irriducibile, fra โnoiโ e โloroโ.
- Nel 2071 si celebrerร invece il millesimo anniversario della battaglia di Manzicerta, che come accennato ha aperto le porte dellโAnatolia alla dinastia turca precedente quella ottomana, ovvero i Selgiuchidi, consolidando la presenza turca. La vittoria, conseguita dal Sovrano Alp Arslan, di enorme importanza nel patrimonio culturale della Destra turca, riveste anche ora un formidabile appeal non solo per i conservatori o i religiosi, ma anche per gli osservanti la disciplina di Atatรผrk: se. Infatti, la presa dellโAnatolia ha comportato un formidabile successo per la Nazione turca, di questo si compiacciono anche i nazionalisti laici. Il fervore nazionalista del pubblico laico e repubblicano della Turchia ha costituito un punto di unione fra politiche dellโAKP e la sensibilitร di un pubblico profondamente nazionalista, una seduzione importante che ha comportato conseguenze non di poco conto nellโaffermazione del Partito di Governo.
In effetti, la traiettoria ideologica dellโAKP ha sempre avuto due direzioni fisse, quella della confusione di ogni ruolo istituzionale nel Partito-Nazione(esattamente come il Partito Repubblicano aveva fatto ai primordi della Repubblica) e dello sdoganamento della laicitร .Questi obiettivi erano chiaramente percettibili anche quando, ai primordi dei successi del Partito e comunque prima dellโelezione di Gรผl alla Presidenza, questo proponeva di sรฉ unโimmagine maggiormente pluralista ed aperta.
A partire dal 2014, lโAKP ha sviluppato unโidentitร sempre maggiormente nazionalista, perfettamente in linea con la tradizione della Destra estrema turca rappresentata in Parlamento dal Partito del movimento nazionalista. Con questo Partito, lโAKP ha ingaggiato una serie di rapporti che hanno visto momenti di forte contrapposizione, ai quali รจ invece seguita nellโanno in corso lโalleanza funzionale al superamento del referendum sul Presidenzialismo.
Eโ comunque probabile che questa fusione dโintenti determini la scomparsa del Partito nazionalista: con lโassunzione da parte dellโAKP di caratteristiche proprie di questโultimo e con la fine del dialogo con i Kurdi, che sono stati di fatto estromessi dalla dialettica politica turca dopo le prime elezioni del 2014 nonostante la riaperture del dialogo qualche anno fa, lโAKP ha cominciato ad assumere tratti estremamente simili a quelli del Partito di estrema destra, e questo potrebbe finire per fagocitarlo.
In definitiva, a seguito del successo referendario del 16 aprile scorso, sembra evidente come lโorientamento del Paese sia rivolto verso un punto di non ritorno: cosa peraltro giร definita da circa un decennio, ma ora resa ufficiale dal voto popolare nonostante il vantaggio ottenutodallโ AKP sia stato nettamente inferiore alle aspettative.
Con una percentuale di โsรฌโ inferiore al 52% (ottenuta peraltro con lโausilio di un’altra Forza politica, ed inferiore al 50% nelle maggiori aree urbane ed industriali), il Presidente รจ conscio di non poggiare i piedi su un terreno solidissimo. Allo stesso tempo, ha a disposizione piรน di un anno per riformare il suo Partito (le riforme entreranno in vigore con le elezioni del 2019), intendere dove siano i maggiori franchi tiratori, terminare il processo di fusione con (o annientamento de) il Movimento nazionalista ed eliminare ogni residua traccia del dialogo con i Kurdi e di seria opposizione. La nuova simbologia del Partito, la mano aperta col pollice rivolto verso il palmo, giร propria della Fratellanza, associata al motto โuna Nazione, un Paese, una bandiera, una linguaโ sintetizza efficacemente lโorientamento della nuova Turchia. Come detto allโinizio, il processo di conversione dello Stato non รจ che ad uno stadio intermedio di realizzazione e molto resta da fare. Se la Presidenza dovesse credere, nellโanno in corso, di avere via libera, รจ possibile che si tenga un ulteriore referendum (oltre a quello sullโadesione alla UE e sulla pena di morte) per rendere immediatamente efficaci le riforme appena votate, senza attendere la nuova legislatura.
In politica estera, Erdoฤan crede di avere grandi spazi di manovra con lโEuropa per via della sua capacitร di gestire i flussi migratori. Eโ davvero presto per dire come il successo della riforma costituzionale influirร nei rapporti con gli alleati e con gli antagonisti regionali nello scacchiere siriano, data lโestrema volatilitร della situazione ed il fatto che ci troviamo in un contesto internazionale di enorme fluiditร , con paradigmi davvero diversi rispetto al passato. Sarร probabilmente necessario osservare i primi mesi di relazioni con la NATO e lโEU per intendere davvero come andranno le cose. Sembra comunque evidente che le sponde del Mediterraneo tenderanno ad allontanarsi. Con gli Stati Uniti promotori di una visione del mondo costituita da rapporti bilaterali e tesi alla distruzione delle alleanza regionali, in unโottica di opportunistico mantenimento delle relazioni con il su ex mastino, potrebbero vedere nella nuova Turchia un alleato affidabile nella sua ormai certissima stabilitร politica. In questo, potrebbero essere spalleggiati dagli alleati regionali della Turchia e da un Regno Unito ormai completamente svincolato dallโ Europa, che torna sul suo asse anglo-sassone e forse disponibile a concedere lโingresso per affari senza visto ai cittadini turchi.
Tutto, naturalmente, nella possibilitร che le decisioni dโoltreoceano cambino con la velocitร con la quale cambiano i venti sullโEgeo.

