La Groenlandia ha rappresentato una delle regioni di maggiore interesse per l’Amministrazione Trump sin dai tempi del primo mandato del Presidente tra il 2017 e il 2021. L’isola occupa infatti una posizione altamente strategica come punto di congiunzione tra il continente europeo e quello americano, nonché come porta di accesso al Mar Glaciale Artico. Al contempo, essa è ricca di importanti risorse, quali le terre rare, fondamentali per la moderna economia digitale. Nel 2019 l’Amministrazione Trump era arrivata a proporre alla Danimarca un vero e proprio acquisto della Groenlandia. La proposta venne duramente rigettata dal Primo Ministro danese Frederiksen, il quale dichiarò che il territorio non era in vendita.
A seguito del suo ritorno alla Casa Bianca nel 2025, il Tycoon ha presentato una nuova proposta di acquisto della Groenlandia, definendo il controllo dell’isola da parte degli Stati Uniti sull’isola come una necessità imperativa della sicurezza nazionale, arrivando a non escludere l’uso della forza militare o economica per conseguire tale risultato. Nei mesi successivi il Rappresentante Repubblicano Buddy Carter ha introdotto un provvedimento di legge volto ad autorizzare l’annessione americana dell’isola rinominandola “Terra Rossa, Bianca e Blu”. La proposta non ha registrato alcun co-sponsor ed è rimasta arenata alla Commissione per gli Affari Esteri senza venire mai calendarizzata. Contestualmente, il Vice Presidente JD Vance ha visitato senza invito la Base Spaziale di Pituffik, dove ha accusato la Danimarca di aver deluso i groenlandesi. Solo in occasione del World Economic Forum a Davos il Presidente Trump ha ufficialmente escluso l’uso della forza militare per prendere il controllo della Groenlandia, insistendo però sulla necessità di negoziati immediati. Il 18 settembre 2026, il Tycoon ha indicato che gli Stati Uniti e la Groenlandia avevano siglato un accordo volto a concedere agli Stati Uniti il controllo permanente sulla sicurezza della Groenlandia, il quale è stato ufficialmente firmato dalle parti in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Un nuovo accordo
L’intesa modifica e integra il precedente accordo di difesa siglato nel 1951, rafforzandone in particolar modo il carattere permanente ed esclusivo, prevenendo l’uso del territorio dell’isola da parte di attori terzi. Anzitutto, a differenza della controparte del 1951, l’accordo non include solo Stati Uniti e Danimarca, ma anche la stessa Groenlandia. Vengono altresì modificati lo scopo e il numero delle installazioni militari statunitensi sull’isola. Le basi vengono infatti indicate come uno strumento volto non solo alla difesa di Danimarca, Groenlandia e dell’area del Trattato Nord Atlantico, ma anche dello stesso continente americano. La disposizione per cui le installazioni militari sarebbero state definite secondo i piani di difesa NATO viene sostituita dall’assicurazione del controllo americano sulla base di Pituffik, per la quale viene previsto l’ampliamento, e delle nuove aree di Mestersvig e Narsarsuaq, alle quali eventualmente aggiungere in futuro altre installazioni su proposta di una delle parti. Il testo mantiene altresì la completa libertà di sorvolo e atterraggio per gli aeromobili americani, aggiungendo anche l’accesso sottomarino per le imbarcazioni governative.
L’intesa introduce inoltre tre punti completamente nuovi. Il testo vieta infatti esplicitamente ai paesi esterni alla NATO di mantenere una presenza militare persistente salvo intesa tra tutte le parti. Gli attori non facenti parte dell’Alleanza Atlantica, dell’UE, o non partner della NATO, non potranno altresì controllare, o influenzare infrastrutture critiche ed estrazione di risorse. Viene inoltre stabilito che un’eventuale Groenlandia indipendente dovrà restare parte dell’Alleanza Atlantica ed ereditare gli obblighi dell’accordo. Infine, restano invariate la giurisdizione esclusiva degli Stati Uniti nelle basi, le esenzioni fiscali per le forze americane in loco e la possibilità di modificare il testo dell’intesa solo con il consenso di tutti i partecipanti.
L’Emisfero fortezza
La seconda Amministrazione Trump ha adottato una politica estera incentrata sul pragmatismo, volta a consolidare l‘influenza di Washington nelle regioni ritenute maggiormente prioritarie per gli Stati Uniti, in particolar modo, l’Emisfero Occidentale. In tal contesto, il recente accordo siglato tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia rappresenta un successo strategico per Washington, rafforzando la sua posizione nell’Artico e aprendo nuove opportunità di collaborazione con il Canada. Tuttavia, il raggiungimento dell’intesa giunge tuttavia al termine di un periodo di tensioni durato quasi due anni, il quale ha contribuito a danneggiare la percezione degli Stati Uniti presso l’opinione pubblica danese. Allo stesso tempo, le minacce di un’azione militare volta ad occupare l’isola hanno alimentato un clima di sfiducia tra gli alleati europei, minando l’immagine degli Stati Uniti come un partner commerciale e securitario affidabile e favorendo l’adozione di iniziative volte ad incrementare l’autonomia strategica europea. In ultima analisi, sebbene l’accordo abbia accolto diverse richieste statunitensi, esso non concede a Washington diritti di estrazione delle risorse minerarie groenlandesi, una delle principali richieste dell’Amministrazione Trump, le quali restano sotto la giurisdizione del governo locale.
In conclusione, l’intesa tra Washington, Copenaghen e Nuuk rappresenta il superamento della fase più “calda” della cosiddetta “Crisi Groenlandese”, sancendo l’abbandono da parte degli Stati Uniti delle rivendicazioni territoriali sull’isola, in cambio di un aggiornamento dell’accordo del 1951 volto a renderlo maggiormente funzionale al presente contesto geopolitico. Tuttavia, l’intesa non risolve del tutto le problematiche strutturali tra le parti. Al contempo, il lungo periodo di tensioni antecedente potrebbe contribuire nel lungo termine ad incrementare la distanza diplomatica tra le due sponde dell’Atlantico.



