L’importanza del risultato del 6 settembre è stata riconosciuta, con toni drammatici, dalla stampa nazionale e internazionale. Ma non solo. Con spirito chiaramente opposto, il leader dell’AfD in Sachen-Anhalt Ulrich Siegmund ha affermato: “abbiamo scritto la storia”.
È “un terremoto” per la Germania, e non per la poca prevedibilità del risultato elettorale, ampiamente preannunciato dai sondaggi, bensì per il suo significato. Queste elezioni segnano infatti la possibilità che, per la prima volta dal 1945, un partito di estrema destra riesca a giungere alla guida di un governo, seppure regionale. E molti – non solo in Germania – temono che Magdeburgo possa essere solo l’epicentro di una scossa che si farà sentire ben al di fuori dei confini del piccolo Land orientale.
Il significato del voto
Capire la crucialità di questo voto, in un Paese come la Germania, è abbastanza intuitivo. Tuttavia, vi sono degli elementi meno noti che, alla luce di queste elezioni, è doveroso indicare.
Partendo dall’inizio: cos’è AfD? La risposta “un partito tedesco di estrema destra” è corretta, ma non esaustiva. Infatti, questa definizione non viene solo dai partiti tradizionali, giornalisti e studiosi di diversi ambiti e inclinazioni politiche. Viene dall’Ufficio per la Protezione della Costituzione che, fra i suoi tanti compiti, ha quello di monitorare e classificare fenomeni e attori che manifestano tendenze estremiste, dunque contrarie alla Costituzione tedesca. Quando l’Ufficio ha le prove sufficienti, si esprime ufficialmente sulla natura del partito. Nel caso di Alternative für Deutschland, questo è avvenuto a livello federale nel 2025. Dopo un ricorso di AfD, tuttavia, il caso è stato declassificato a “sospetto”, fino alla pronuncia finale del tribunale di Colonia. Per quanto riguarda la fazione di AfD del Sachsen-Anhalt, la natura di estrema destra è già stata però accertata nel 2023. Le motivazioni: l’attività politica contraria al principio democratico e della dignità umana. In altre parole: se ne denunciano il razzismo, la concezione di popolo come un’entità culturalmente ed etnicamente omogenea – con la conseguente espulsione degli elementi “estranei” – e la sistematica denigrazione del sistema democratico della Repubblica Federale.
Questo sistema di monitoraggio, inoltre, fa parte del modello di “democrazia militante” adottato dalla Germania dopo la Seconda guerra mondiale al fine di evitare la ripetizione del nazismo. Di conseguenza, la Germania dispone di specifici mezzi per combattere questa possibilità, fra cui l’Ufficio prima menzionato, ma anche il Parteiverbot. Previsto a livello costituzionale, il “divieto dei partiti” conferisce la possibilità per il Tribunale costituzionale federale di mettere al bando i partiti estremisti. La richiesta per l’avvio della procedura deve però giungere dal Bundestag, Bundesrat o governo. Per AfD, tuttavia, questo processo non è ancora stato avviato, nonostante l’iniziativa di parte del Bundestag all’inizio del 2025. La vittoria di ieri di AfD, dunque, ha un significato molto profondo: AfD sta riuscendo a mettere in crisi non solo la tenuta dei partiti tradizionali, ma anche l’efficacia di quella “democrazia militante”, su cui la Repubblica Federale si è formata dopo il 1945 nel nome del “Nie wider”: mai più.
Parola d’ordine: deutschdenken
Certamente tutto ciò si inserisce in un momento storico molto complesso, in cui le difficoltà economiche degli anni recenti si fanno sentire in Germania Est con una forza maggiore. In questa parte del Paese, meno ricca dell’Ovest, si è quindi rafforzato il senso di essere “dimenticati” da Berlino: quello per AfD è dunque anche un voto di protesta. I risultati di ieri sono quindi la “cartina tornasole” (in questo Land, particolarmente sensibile) di una “locomotiva d’Europa” – come spesso viene indicata la Germania – affaticata dall’aumento del costo dell’energia, dalla concorrenza cinese e dai dazi di Trump, come pure del poco consenso per l’attuale governo guidato dal leader meno amato di sempre.
In questo contesto, quindi, AfD ha ampio margine di manovra, e vince facilmente con un programma tra i più radicali: l’AfD della Sachsen-Anhalt guidata da Ulrich Siegmund, infatti, assieme a quella della Turingia di Björn Höcke, assume qui la sua forma più estrema, dove scuola e cultura diventano centrali. Lo scopo: incentivare l’identità tedesca.
Fra i punti più salienti: classi separate per disabili e figli di rifugiati; revoca dei finanziamenti per i percorsi educativi contro il razzismo, e al posto della bandiera arcobaleno nelle scuole deve essere issata quella tedesca. Sul piano culturale, si propone la campagna “#deutschdenken” (pensare tedesco) per la promozione di un “sentimento nazionale positivo che presenti la Germania orientale come modello della cultura tedesca”. Per l’AfD, il motivo per cui la “politica dominante” è stata fallimentare, è riconducibile ad un “problema culturale”. Questa “forma di disturbo dell’identità” non può che finire, infatti, per agire contro i cittadini tedeschi: “chi non è in pace con se stesso e si vergogna di essere tedesco non può battersi per il proprio popolo”. Una concezione che poi si ritrova anche nella politica migratoria, dove, su tutte, campeggia la parola d’ordine “remigrazione”.
La politica estera e di sicurezza
L’interesse nazionale è posto sopra ogni cosa, con implicazioni anche in politica estera, dove AfD si contraddistingue per le sue posizioni apertamente filo-russe. Per Siegmund, il supporto tedesco alla “corrotta Ucraina” è una follia, in un approccio che appare molto schietto nelle parole del programma: “se non siamo d’accordo sul fatto che le nostre tasse vengano regalate all’ Ucraina, mentre le buche nelle nostre strade diventano sempre più grandi, ci definiscono ‘egoisti’ ”. AfD vuole la fine delle sanzioni contro la Russia e la ripresa del rifornimento di gas e olio – dunque energia a basso prezzo. Priorità viene infatti data all’approvvigionamento energetico “economicamente sostenibile e a prova di crisi”. No alle energie rinnovabili, tanto più che il fatto che il cambiamento climatico sia dovuto dalla CO2 emessa dall’uomo, è, secondo AfD, ancora da dimostrare.
Simili posizioni fanno salire le preoccupazioni per la transizione energetica tedesca e, sul piano internazionale, sul destino della guerra in Ucraina (va ricordato infatti che la Germania è prima a livello europeo per gli aiuti inviati) e della difesa europea. Con AfD vincitrice, “la Russia potrebbe riuscire a mettere un piede in Germania” – ipotizzava lo CSIS a fine luglio. Quanto questa ipotesi fosse veritiera, lo si è visto appena pochi giorni fa con l’accertata responsabilità russa dietro i droni individuati all’aeroporto di Lipsia.
Rimanendo nell’ambito della politica di difesa, fa riflettere l’associazione “crescita di AfD” con “esercito più forte d’Europa”. La strategia militare di fine aprile, infatti, segna l’esplicita intenzione della Germania di fare del Bundeswehr il più grande esercito a livello europeo entro il 2039. Se già ora, con AfD all’opposizione nel Bundestag, sono state avanzati molti dubbi sul riarmo tedesco a base nazionale, i risultati di ieri di AfD – partito euroscettico, nazionalista e filorusso – di certo non possono rassicurare.
Il post-elezioni
Rispetto a quanto descritto, bisogna considerare la peculiarità della regione del Sachsen-Anhalt: la più povera e la più vecchia della Germania, nonché parte della ex-DDR, da sempre roccaforte del partito. Ragionare sui risultati elettorali, implica quindi la necessità di tenere conto delle conseguenze della riunificazione tedesca per l’Est del Paese. Qui la popolazione si percepisce ancora oggi come “di serie B”, e c’è delusione verso i politici di Berlino, che non sono riusciti a realizzare gli scenari di prosperità prefigurati dopo il 1989 – in un percepito ulteriormente cresciuto con la recessione economica del 2022. È dunque un voto di protesta e delusione, in una regione che si fa terreno fertile per la retorica populista di AfD. Offrendo “soluzioni semplici a situazioni complesse”, AfD riesce qui a mobilitare una popolazione stanca – che domenica è tornata a votare con un’affluenza del 75% – a cui l’establishment politico non ha saputo offrire una visione convincente sul futuro Paese.
Con questa situazione, dunque, le altre forze politiche devono ora fare i conti. Nell’immediato, per il futuro governo in Sachsen – Anhalt sembrano esserci due opzioni: una guida AfD, oppure una della CDU in coalizione con SPD e Verdi. Un’alleanza con La Sinistra non è infatti contemplata. I voti disponibili con entrambi gli scenari si fermerebbero tuttavia al di sotto dei 42 necessari per la maggioranza assoluta, cosa che renderebbe necessario un ulteriore appoggio esterno. Una questione ancora aperta, dunque, dove determinante sarà la posizione del BSW – partito fondato nel 2024, che presenta posizioni di sinistra per i temi socio-economici, e di destra per quelli socio-culturali. In generale, sembra infine che verrà mantenuta la regola del “muro tagliafuoco” con cui i partiti democratici rifiutano coalizioni con i partiti considerati estremisti – in questo caso AfD, ma anche La Sinistra.
Nel frattempo, il leader candidato per la CDU Sven Schulze si congratula con AfD e prende atto della sconfitta con le parole: “questa è la democrazia”. Il cancelliere Merz afferma: “ qualcosa è cambiato non solo in Sachsen-Anhalt ma in tutta la Germania”, tuttavia, “arrendersi non è un opzione”. Rassicura inoltre quanti hanno paura di AfD: “le nostre istituzioni restano stabili e in grado di difendersi. Il governo da me guidato si occuperà al fine di assicurare il rispetto della Costituzione”. E rivolgendosi poi all’estero, dove già si temono le ripercussioni di questa vittoria, aggiunge: “la Germania manterrà sempre il suo saldo radicamento in Europa”.
Chi gioisce e chi chiede il divieto
In mezzo a tanta preoccupazione, c’è però chi festeggia. A Ulrich Siegmund arrivano i complimenti di Elon Musk – “ben fatto!”, e Trump pubblica un post con i risultati delle elezioni, che lascia però senza commento. Il post del presidente americano è poi stato ri-pubblicato da Kirill Dmitriev, che aggiunge: “vittoria storica per la pragmatica AfD”, e commenta su X: “I tedeschi si sono espressi e la Germania si è risvegliata. L’umiliato Merz è appena diventato uno Starmer”. In Francia, che si avvia verso le elezioni, il Rassemblement National non mostra invece particolari entusiasmi. Già nel 2024 il partito francese aveva tagliato i legami con AfD, con cui sedeva nello stesso gruppo parlamentale a Bruxelles (Identità e Democrazia). Il motivo: le posizioni troppo estremiste e revisioniste del partito.
Nel frattempo, continuano le riflessioni degli esperti sul processo di normalizzazione del partito e sull’efficacia del “muro tagliafuoco”. Un governo AfD a livello regionale potrebbe infatti sancire che ciò che fino a poco tempo fa era impensabile, ora è possibile, con l’effetto di un’ulteriore crescita di Afd alle vicine elezioni in Mecklenburg-Vorpommern e a Berlino – se non alle prossime elezioni del Bundestag, nel 2029. In ultima analisi, la regola del “muro tagliafuoco” sembra aver favorito, più che ostacolato, AfD.
Infine, in molti protestano in piazza, dove riemerge la richiesta per un divieto di AfD – processo recentemente sostenuto anche dal ministro della difesa Pistorius e dal primo ministro del Baden-Württemberg Özdemir.
Nonostante le piccole dimensioni del Land in cui si sono tenute le elezioni, le reazioni che ne sono scaturite parlano da sole della rilevanza di ciò che è successo. Questo sia sul piano della politica interna, che internazionale ed europeo, dove la rilevanza di questo Paese, ancora di più nell’attuale scenario internazionale, assieme alla sua storia, implicano un’adeguata e urgente attenzione.


