Un anno dopo il suo insediamento, il bilancio dell’operato della Grande Coalizione è per lo più negativo e l’appoggio dell’opinione pubblica è diminuito notevolmente. A risultare particolarmente impopolare è Friedrich Merz, che in recenti sondaggi figura come il politico tedesco meno amato. Per la popolazione, l’attuale governo non è in grado di risolvere la situazione. A beneficiarne è AfD, le cui proposte semplici e populiste rispondono al diffuso malessere dell’elettorato. Partito fortemente nazionalista ed euroscettico, il suo rafforzamento porterebbe a notevoli difficoltà per una maggiore integrazione dell’Unione Europea, non ultimo nel piano della difesa.
Un governo senza consenso
Sin dai primissimi giorni, il nuovo governo non era partito nel migliore dei modi. Friedrich Merz era infatti riuscito a raggiungere la maggioranza necessaria per diventare cancelliere solo al secondo turno di votazioni, cosa mai successa prima nella storia della Repubblica Federale Tedesca. La coalizione partiva dunque dando già segnali di debolezza. E a un anno di insediamento, numerosi sondaggi lo confermano. L’87% della popolazione è insoddisfatta dell’operato del governo e, se si votasse oggi, non raggiungerebbe la maggioranza. Merz, inoltre, risulta essere il cancelliere tedesco meno amato della storia, e il 55% degli intervistati crede che l’attuale governo non riuscirà ad arrivare alla fine del mandato, nel 2029. Ma mentre c’è già chi parla di nuove elezioni, Merz respinge questo scenario che, nell’attuale crisi economica, minerebbe le possibilità di ripresa della Germania. Ma quali sono le principali cause delle difficoltà operative di questo governo e il motivo di tanto dissenso?
Mancanza di unità, difficoltà nel raggiungimento di compromessi e disaccordi fra i partiti di coalizione. E ancora, tagli alla spesa pubblica (in particolare nel settore sanitario); economia stagnante, prezzi dell’energiache continuano a crescere. Ma in particolare, le promesse fatte da Merz, che in campagna elettorale parlava di ripresa economica in tempi brevi, hanno creato alte aspettative che, rimaste disattese, si traducono ora in rabbia diffusa, malcontento, e nel crollo di un consenso già precario.
C’è però da riconoscere che il contesto internazionale non è affatto di aiuto. Se la crisi energetica conseguente alla guerra in Ucraina aveva già colpito duramente l’economia del Paese, la guerra in Iran, con la chiusura dello Stretto di Hormuz e lo shock petrolifero, non fa che aggravare questa situazione. A ciò, si aggiungono i dazi di Trump, particolarmente pesanti per l’economia tedesca orientata all’export. Così, di fronte a tanti ostacoli, il governo ha dimezzato le proprie previsioni di crescita, rallentando su quello che era uno dei suoi principali obiettivi: una veloce ripresa dalla recessione.
Parallelamente a queste difficoltà di azione in politica interna, diverso è lo scenario per quanto riguarda la politica di difesa e sicurezza. Questo è l’altro ambito a cui questo governo, in continuità con il precedente, dà particolare attenzione, soprattutto alla luce dell’allontanamento degli Stati Uniti dall’Europa e del conflitto in Ucraina. Qui, il governo ha portato avanti nuove iniziative quali l’introduzione del nuovo servizio di leva su base volontaria e la prima strategia militare. Grazie ad una riforma per l’innalzamento della soglia di indebitamento del Paese, ha inoltre aumentato la spesa per la difesa, nell’obiettivo di raggiungere il 5% del PIL richiesto dagli USA agli alleati NATO.
Più in generale, l’attuale cancelliere ha inoltre mostrato maggiore iniziativa in politica estera rispetto a suoi predecessori, in particolare Scholz. In Merz si nota infatti un atteggiamento più sicuro nel parlare di leadership tedesca nel processo di rafforzamento del pilastro europeo all’interno dell’Alleanza Atlantica – in una posizione confermata anche dal ministro degli esteri al vertice NATO in Svezia. Qui infatti, nel discutere di “una NATO più forte con un ruolo maggiore per l’Europa”, Johann Wadephul ha affermato che “la Germania si assume la responsabilità di svolgere un ruolo guida in questo processo”, e aggiunge: “è chiaro che, con l’aumento delle capacità europee, i compiti all’interno dell’Alleanza dovranno essere ridistribuiti. Il nostro obiettivo è una nuova ripartizione degli oneri che rifletta il potenziale economico e militare della Germania e dell’Europa”.
In conclusione, bisogna comunque evidenziare che la posizione e i risultati del governo in politica estera e di difesa non si traducono necessariamente in consensi. L’altro lato di questa faccenda, infatti, resta una situazione internazionale instabile, che peggiora una crisi economica su cui AfD trova margine di manovra.
Il grande beneficiario: AfD
Mentre CDU/CSU e SPD diminuiscono, AfD tocca nuovi record a livello federale, arrivando al 27% dei consensi e lascia dietro di sé di 3 punti il partito del cancelliere. Stagnazione economica, aumento dei prezzi dell’energia, riforme impopolari: tutti vantaggi per AfD, che riesce ad attrarre l’appoggio della popolazione offrendo soluzioni semplici. Proposte come la ripresa dei rapporti con Mosca per le forniture di gas a basso costo, il ritorno al carbone, l’espulsione dei migranti figurano fra gli ingredienti principali per assicurare la ripresa economica e la sicurezza della Germania.
L’avanzata di AfD è evidente anche nei primi risultati delle elezioni regionali che si sono tenute, e si terranno ancora, nel corso di questo “super anno elettorale” (Superwahljahr) – chiamato così per i diversi appuntamenti che chiamano cinque Länder tedeschi alle urne. Rispetto al 2021, in marzo AfD ha raddoppiato i consensi in Baden-Württemberg, e li ha aumentati dell’11,6% in Renania-Palatinato. Già ora preoccupano le elezioni in Sachsen-Anhalt che si terranno in settembre, dove le previsioni prospettano la possibilità per AfD, dato come primo partito, di governare senza bisogno di coalizioni.
La politica estera e di difesa secondo AfD
La considerazione delle dinamiche politiche interne alla Germania non è di poco conto anche per le sue ripercussioni a livello europeo, per cui l’ulteriore crescita di un partito euroscettico e di estrema destra avrebbe delle conseguenze importanti su svariati fronti, compreso quello della difesa e sicurezza.
Con un’ideologia basata sulla la difesa degli interessi e dell’identità e della nazione tedesca, AfD afferma che la dimensione della difesa debba rimanere una prerogativa nazionale. Promotrice di un “Europa delle Patrie”, nel programma del 2025 si oppone alla “comunitarizzazione della politica estera e di sicurezza europea (PESC) e al Servizio europeo per l’azione esterna” e afferma piuttosto la necessità di “rafforzare la nostra sovranità, formulare con sicurezza i nostri interessi nazionali e perseguirli con coerenza”.
Sul fronte orientale, AfD è caratterizzata da posizioni filorusse e promuove l’interruzione del supporto all’Ucraina. Su quello occidentale, AfD è sostenitrice della politica MAGA di Trump. Tuttavia, il recente cambio di opinione sul presidente USA in seguito alla guerra in Iran mostra ancora una volta che, più di qualsiasi tipo di allineamento, ad essere centrale in AfD è il perseguimento degli interessi nazionali. E, in questa guerra altamente lesiva per la Germania, nelle parole del co-leader del partito Tino Chrupalla, Trump passa dall’ essere il “presidente della pace” al “presidente della guerra”.
Nelle sue proposte in ambito di politica militare, AfD sottolinea la necessità della Germania “di sapersi difendersi adeguatamente”. Questo tramite la ricostruzione del Bundeswehr, la reintroduzione della leva militare obbligatoria e il potenziamento di un’industria bellica autonoma ed efficiente. Sul riarmo AfD pare quindi in linea con i partiti governo. Ma le differenze ci sono. Se nella strategia militare recentemente varata da Pistorius la responsabilità di difesa della Germania è assunta insieme e nel contesto europeo, AfD mantiene il suo focus sulla difesa degli interessi nazionali in un’ottica di realpolitik. Sul piano concreto questo si vede, ad esempio, nella posizione di AfD secondo cui gli aiuti per l’Ucraina dovrebbero essere dirottati verso la ricostruzione del Bundeswehr che, a sua volta, andrebbe riformato anche sul piano “ideale e morale” nel senso di un rafforzamento delle tradizioni e valori tedeschi.
Infine, Weidel e Chrupalla si sono mostrati favorevoli rispetto al recente annuncio del ritiro delle truppe USA dal suolo tedesco: Europa e Germania devono essere responsabili della propria difesa, e AfD non approva la presenza di potenze straniere sul proprio territorio. Nello specifico, inoltre, Alice Weidel ha sottolineato come anche il ritiro di missili a gittata intermedia non sia un’iniziativa necessariamente negativa, in quanto la loro presenza comportava il rischio di un possibile contrattacco in caso di escalation della guerra in Ucraina.
Il riarmo della Germania: opportunità o rischio?
Se è vero che ai vertici delle istituzioni europee e della Nato si era augurata una maggiore leadership e maggiori investimenti da parte della Germania nel settore della difesa, dall’altra non mancano le preoccupazioni. Se non saldamente ancorato nella compagine europea, il riarmo tedesco potrebbe portare a maggiori divisioni e ostilità fra i Paesi europei, e particolarmente da parte di quelli che serbano antiche ostilità e paure – Francia e Polonia. Ciò minerebbe la capacità di una strategia difensiva comune, tanto più nel caso di un eventuale successo elettorale di AfD, che porterebbe infatti alla paura dell’affermazione di posizioni revansciste da parte della Germania.
Di qui, le sfide che i partiti di governo devono affrontare hanno ripercussioni che vanno al di là dei confini tedeschi. Con AfD già notevolmente in crescita, ulteriori incertezze e fallimenti in politica interna consoliderebbero una tendenza che, considerando l’ideologia, il programma del partito e le dichiarazioni dei suoi leader, non andrebbe a beneficio di una maggiore integrazione e fiducia fra gli Stati europei, cosa invece quantomai necessaria, ancora di più alla luce dell’attuale scenario internazionale.

