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18/07/2026
Difesa, Europa, NATO

Summit NATO 2026: Madrid nel mirino statunitense

di Alexandro Gabriele Mihoc

La Spagna si è sempre posta come un partner affidabile fondamentale per la NATO. Sin dalla sua entrata nel 1982, ha contribuito in modo significativo alla difesa dell’Europa Meridionale e a diverse operazioni dell’Alleanza. Il summit ha dimostrato come Madrid si sia dedicata con serietà agli impegni NATO, collaborando anche in chiave economica e industriale. Nonostante il rifiuto di investire di più nella difesa, come richiesto dagli alleati e Washington, La Moncloa è riuscita a raggiungere gli obbiettivi prefissati, dimostrando il proprio valore e ruolo nell’alleanza.

Il summit di Ankara ha aggravato le già esistenti tensioni tra gli Stati Uniti e gli alleati, soprattutto con la Spagna. Madrid si posiziona all’interno dell’Alleanza Atlantica come un partner fondamentale, grazie alla sua posizione geografica vitale per la difesa e le azioni offensive. Tuttavia, la decisione spagnola di non rispettare l’invito statunitense ad investire di più nella difesa ha generato un clima di conflitto politico tra le due parti. Da un lato, Washington accusa Madrid di non contribuire alle spese NATO, minacciandola di tagliare i rapporti diplomatici ed economici. Dall’altro, Madrid ritiene non necessario investire il 5% del PIL nella difesa, dichiarando di poter raggiungere gli obbiettivi della capacità militare con una spesa di circa il 2%. Ciò rispecchia il modus operandi spagnolo: investire di meno ma più efficientemente, evitando così contrasti con lati della politica interna avversa alla militarizzazione. 

La nascita del rapporto con la NATO

Il rapporto con la NATO e gli Stati Uniti ha posto le sue basi negli accordi bilaterali presi da Francisco Franco. In questo contesto, Washington aveva riconosciuto la dittatura franchista come legittima, in cambio dell’utilizzo del territorio spagnolo da parte dell’esercito americano come raffigurato nei Patti di Madrid del 1953. Ciò ha permesso alla Spagna, nonostante la sua natura antidemocratica, di normalizzare i rapporti con gli USA. A discapito di ciò, Madrid venne esclusa dal Piano Marshall e dell’ingresso nella NATO, a causa del sentimento antiamericano nel paese e del sistema avverso alle democrazie occidentali. La morte di Franco nel 1975 ha permesso alla Spagna di riformare il proprio sistema politico verso la democratizzazioneNel maggio 1982 la Spagna diventò il sedicesimo membro dell’Alleanza, adottando un approccio estremamente cauto a causa delle particolari dinamiche interne. L’iniziativa presa dall’allora Primo ministro Calvo-Sotelo nel dicembre 1981, che avrebbe portato Madrid all’interno della NATO, andava contro un sentimento antimilitarista e di neutralità diffuso in tutto il paese. Nel 1986, venne indetto un referendum storico riguardo l’adesione alla NATO a tre condizioni: la prima sarebbe stata impedire l’integrazione militare con l’alleanza; la seconda il diniego di installare armi nucleari sul territorio spagnolo; infine, la riduzione della presenza militare statunitense in Spagna. I voti si mostrarono a favore per 13 punti di differenza, consolidando così la presenza di Madrid nella NATO. Successivamente nel 1999 ci fu l’integrazione totale della struttura militare spagnola nel sistema dell’Alleanza Atlantica.

Madrid tra NATO e USA

La posizione della Spagna rappresenta un asset strategico importante per la NATO, concedendo ad essa e agli alleati di sorvegliare e difendere al meglio il Sud Europa. Non a caso, le basi militari di Rota e Morón hanno avuto un ruolo cruciale nella strategia statunitense per l’attuazione delle operazioni durante la Guerra del Golfo nel 1991. In questo contesto, la decisione del Primo ministro Sanchez di negare l’uso delle basi militari in Andalusia all’esercito americano per la guerra in Iran, ha deteriorato ulteriormente il rapporto. Madrid si è posta, quindi, come difensore del diritto internazionale, dichiarando illegittima l’operazione Epic Fury condotta da Tel Aviv e Washington in quanto non conforme alla Carta delle Nazioni Unite. In tale occasione il Presidente Trump ha attaccato la Spagna, definendolo un “alleato terribile” , non solo per la mancata cooperazione nella guerra in Medio Oriente, ma anche per i pochi investimenti nella NATO, invitando le altre nazioni a bloccare in via definitiva i rapporti commerciali con Madrid. In risposta, il Primo ministro Sanchez ha invocato l’accordo multilaterale per l’uso delle basi militari spagnole, che dava la possibilità a Madrid di negarne l’uso al personale statunitense. 

Sebbene le continue accuse statunitensi, Madrid si presenta ad oggi come settimo dei 32 paesi NATO per obbiettivi di capacità raggiunti. Negli ultimi otto anni del governo Sanchez, la spesa militare è cresciuta di circa il 154%, calcolando una spesa intorno ai 35 miliardi per la difesa. Inoltre, la Spagna si è mostrata proattiva alla collaborazione con gli altri alleati in chiave operazionale, posizionandosi come terzo paese per personale impiegato in missioni internazionalicollocando anche diverse componenti militari in Romania, Lituana, Slovacchia e Romania in operazioni come Easter Sentry o la missione Air Policing. Inoltre, la Spagna è il quinto alleato in termini di industria bellica grazie a imprese come Idra e Airbus España, che contribuiscono a progetti importanti come l’Eurofighter e le fregate F-100. Oltre al contributo industriale, Madrid ha supportato l’Ucraina nella guerra contro la Russia, stingendo un accordo bilaterale di cooperazione e sicurezza con Kiev e mandando un pacchetto di aiuti militari di circa 3.8 miliardi di euro. 

Le conseguenze del summit per Madrid

Nonostante i forti disaccordi tra la Spagna e gli Stati Uniti, il summit ha contribuito a placare le tensioni grazie alla volontà della Moncloa di impegnarsi di più nella NATO, riscattandosi parzialmente agli occhi di Trump. Di fatto, Madid ha portato di fronte al summit una nuova spesa di circa oltre 6 miliardi, destinati alla modernizzazione dell’esercito, della logistica e della retribuzione dei militari. Con tale mossa, il PIL spagnolo si alzerà intorno al 2,3%, rappresentando un punto di incontro tra le richieste NATO e gli obbiettivi della Moncloa. Parallelamente al summit, si è tenuto il Forum dell’Industria della Difesa, dove sono stati annunciati circa 43 miliardi di nuovi accordi nel settore della difesa di cui Madrid ne fa parte. In questo contesto, Airbus España contribuirà insieme ad altri sei paesi a un progetto multinazionale per la costruzione di una flotta di aerei militari Airbus A400M, dove verranno condivisi i costi di produzione e i nuovi mezzi verranno disposti per gli alleati. Inoltre, la Spagna è diventata membro Alleanza per la Sorveglianza Persistente dallo Spazio (APSS) della NATO, dove contribuirà al rafforzamento della sorveglianza costiera mediante l’impiego delle immagini satellitari fornite dalla propria Costellazione Atlantica. In conclusione, le azioni intraprese e i dati portati davanti al summit, hanno ribaltato la narrativa di una Spagna noncurante dell’Alleanza Atlantica, mettendola sotto una luce diversa che la rende invece un paese presente e partecipe alla causa NATO.

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