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TematicheItalia ed EuropaAppunti di geopolitica liberale: contraddizione e potenzialità dei Grunen

Appunti di geopolitica liberale: contraddizione e potenzialità dei Grunen

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Il 26 settembre, fra 4 mesi, si tengono le elezioni più importanti d’Europa e forse dell’intero Occidente: le elezioni federali per il rinnovo del Bundestag della Repubblica Federale. La campagna elettorale è già iniziata e si combatte all’ultimo voto. Due partiti sono praticamente alla pari nei sondaggi: la CDU-CSU, ovvero l’Unione democristiana, un partito conservatore di centrodestra che la Cancelliera è forse riuscito a trasformare in una formazione liberale-centrista; e i Grunen, un ex movimento di sinistra (‘rosso dentro, verde fuori come il cocomero, sentenziata anni or sono Franz Joseph Strauss, leader storico dei Cristiano sociali bavaresi), che fin dai tempi di Joschka Fischer è trasfigurato in un partito liberale di centrosinistra.

Già questo dato, la competizione fra due partiti con forte impronta liberal-riformista è piuttosto interessante. Mentre i sistemi politici anglosassoni, un tempo modello di democrazia rappresentativa e borghese governante, sono malati di polarizzazione, (anzi di ‘iper-polarizzazione’), e si sono trasformati in ‘partitocrazie’ su base quasi-etnica, il sistema politico tedesco tende a costituire un nuovo modello liberale. Mentre i sistemi politici di partito competitivi modello ‘new-Westminister’ tendono a dis-funzionare, la Germania riesce ad agire politicamente piuttosto bene con un sistema di governo che riunisce fattori competitivi e fattori consensuali. Ciò costituisce un mix interessante che rappresenta abbastanza bene le domande sociali, da un lato, ma che è capace di prendere decisioni molto coraggiose, dall’altro lato. Un intellettuale francese di prestigio ha recentemente ricordato come Angela Merkel, in almeno tre-quattro occasioni, ha fatto scelte ‘di sistema’ radicali, l’accoglimento di un milione di rifugiati accolti nella Repubblica Federale, il varo delle politiche monetarie della BCE, l’elaborazione e l’implementazione del Recovery Fund. ‘Una autorità mostruosa’, ha definito il potere e l’autorevolezza della Cancelliera. Chiosando: sbagliamo a pensare che il sistema politico tedesco, seppur fortemente intriso di logica consensuale, blocchi le capacità di decisione del governo. 

Questo sistema politico tedesco così ‘collaborativo’ tende ad essere ormai un modello di governo di riferimento al posto delle democrazie competitive di stile anglosassone. Proprio queste elezioni federali del prossimo 26 settembre ne sono una prova, una prova di ‘moderazione’ e una prova di capacità di innovazione e di spinte neoriformiste. CDU-CSU e Grunen, dunque, si confrontano all’ultimo voto. Per ora sono entrambi sulla frontiera del 25 per cento delle intenzioni di voto: una tale tendenza costituisce comunque un arretramento molto significativo dell’Unione e una ascesa consistente dei Grunen. Pur tuttavia a questo punto, la vittoria elettorale sarà di chi otterrà un voto popolare più dell’altro. O CDU o Grunen. CDU-CSU e Grunen sono entrambi intrisi di spirito liberale, centrista e moderato in un caso, progressista nel secondo caso, ma comunque spirito liberale. Ma CDU e Grunen presentano alcune differenziazioni politiche e programmatiche molto importanti, che concernono in particolare il ruolo dello Stato (la CDU è molto più guardinga al riguardo, figlia dell’economia sociale di mercato tradizionale, i Grunen molto più interventisti) e la politica internazionale, l’ambito cioè della geopolitica. La posizione geopolitica dei Grunen infatti differisce in modo alquanto rilevante da quella del ‘consenso merkeliano’ che comprende seppure con toni e declinazioni diverse, CDU, socialdemocratici, liberali e in un certo senso anche la sinistra della Linke. Annalena Baerbock, la candidata cancelliere dei Grunen, ha indicato in tre recenti interviste, la linea di condotta strategica del suo eventuale Cancellierato. Le sintetizziamo sommariamente: allineamento sostanziale con i Democratici americani e quindi definizione della Cina come ‘rivale sistemico’; centralità del tema dei diritti umani, intenso come issue fortemente identitario, quindi con una caratterizzazione ideologica; un secco No, infine, a due programmi geopolitici chiave del Cancellierato di Angela Merkel, il gasdotto Nord Stream Due che unirà strettamente le economie energetiche di Germania e Russia (‘Ge-Russia’ come dicono alcuni specialisti del ramo), e il CAI, acronimo che sta per ‘Comprensive Agreement for Investments’ ovvero il trattato economico Ue-Cina, il più importante accordo economico fra Occidente e Repubblica Popolare. Per la prima volta una intesa del genere comprende anche clausole sui diritti dei lavoratori, clausole insufficienti ma comunque interessanti. 

Come si ricorderà, l’Europa ‘neo-renana’ e la Germania ‘social-liberale’ di Angela Merkel hanno elaborato e stanno implementando o cercando di implementare un approccio geopolitico liberale di ‘bilanciamento sofisticato’ verso i grandi attori globali che agiscono nel mondo multi-commesso e multi-conflittuale di oggi. In particolare verso la Cina, il dossier geopolitico più rilevante per chiunque oggigiorno. La Cina viene definita da Angela Merkel, da Emanuel Macron, da Ursula von Der Leyen, sia come ‘partner importante’, (per il clima, per l’ambiente, per i negoziati commerciali, per la lotta alla pandemia), come ‘competitore duro’ (economico, politico, ed anche ideologico) e come ‘rivale di sistema politico’. E’ un bilanciamento sofisticato e complicato reso possibile solamente da un altro pilastro della ‘geopolitica liberale’ merkeliana, il ‘rafforzamento’ nazionale o meglio europeo, ovvero l’’euro-sovranità’. La ricerca della sovranità europea in campo tecnologico, digitale, sanitario da parte della Commissione von Der Leyen, del Presidente francese e della Cancelliera rientra precisamente in questo concetto. Anche Baerbock ritiene che la Cina sia un partner indispensabile per dossier come la lotta al cambiamento climatico, ma la sua definizione prioritaria della Repubblica Popolare come ‘rivale sistemico’ la mette più in linea con la definizione bideniana della ‘concorrenza estrema’ fra Usa e Cina. ‘Rivalità sistemica’ come priorità, e ‘concorrenza estrema’ alla fine sembrano essere semplicemente la ‘guerra con altri mezzi’ di trumpiana memoria seppure con una diversa declinazione: insomma sembrano variazioni sul tema della ‘guerra geopolitica’ che dovrebbe servire a bloccare e far arretrare la crescita economica e politica dell’’Impero di mezzo’. La leader Grunen sembra quindi più allineata con Biden-Blinken che con Angela Merkel (e gli altri partiti del ‘consenso merkeliano’) su alcuni temi cruciali e decisivi.

L’interpretazione identitaria dei diritti umani è un elemento centrale di questo discorso, mentre la Cancelliera, più pragmaticamente parla di ‘bilanciamento fra interessi e valori’, che dovrebbe consentire, a suo avviso, una affermazione migliore proprio di quei valori. Come si vede, allineamento con i Democratici americani, interpretazione identitaria dei diritti umani, No a Nord Stream Due e al CAI, sono elementi importanti e distintivi della geopolitica Grunen oggi rispetto alla geopolitica liberale di Angela Merkel. Ma i Grunen, anche se vincessero o comunque anche se avranno un incremento molto rilevanti di voti popolari e di seggi parlamentari, dovranno comunque costituire una coalizione di governo e avranno quindi bisogno del sostegno e della partecipazione di altri partiti. Una formula la possiamo già escludere con una certa probabilità, la coalizione ‘verde nera’ (dai colori dei rispettivi partiti, il verde dei Grunen e il nero dell’Unione) se a maggioranza Grunen e quindi a guida Baerbock. Markus Soder, presidente della Baviera e leader della cugina

CSU lo ha detto chiaramente proprio in questi giorni: la CDU-CSU andrà all’opposizione se sarà Baerbock a guidare la Cancelleria di Berlino. Peraltro, questa sembrerebbe essere una scelta ovvia in caso di maggioranza relativa Grunen. Due sono quindi le possibili formule di coalizione di maggioranza se i Verdi avranno l’incremento di seggi previsto: se i Grunen conquisteranno più voti dell’Unione, ci dovrebbe essere una convergenza Grunen-SPD-Liberali con Cancelliera Baerbock; se la CDU-CSU prenderà più voti, potremo avere una convergenza CDU-Grunen con Cancelliere

Armit Laschet (con i liberali in mezzo, probabilmente). In entrambi i casi, i Grunen dovranno negoziare, da una posizione diversa, un coerente ‘accordo di coalizione’ anche sulla politica internazionale con i partiti del ‘consenso merkeliano’: quindi, seppure potranno far sentire la propria voce profondamente (in particolare se hanno la Cancelleria), dovranno comunque tenere conto di quel ‘consenso merkeliano’. Si tratta di quelle modalità di buon funzionamento del sistema politico ‘collaborativo’ di stile tedesco cui abbiamo prima accennato.

Si deve oltretutto tenere presente che quel ‘consenso merkeliano’ è in ampia sintonia con l’’interesse di sistema’ del capitale manifatturiero produttivo tedesco ed europeo. E’ facile prevedere quindi che il processo di negoziazione tipico del sistema politico tedesco, e la ‘logica delle cose’, ovvero della storia, faranno emergere e ‘esplodere’ le contraddizioni della geopolitica Grunen. Che sono almeno due. La prima è quella che potremo definire la ‘contraddizione ambientale’. I Verdi ovviamente sono fieri sostenitori della transizione e dell’economia green: ciò costituisce la loro identità politica profonda.

Ma un’economia sostenibile richiede, anzi impone un massiccio uso e consumo di alcune materie prime fondamentali, dal litio al cobalto fino alle cosiddette terre rare. Il problema è che la Cina ha una posizione dominante in queste produzioni: in alcuni casi, (le terre rare), la Cina è dominante fin dall’estrazione per finire alla lavorazione; in altri casi, lo è nella trasformazione. La crescita dell’economia green comporta quindi un enorme aumento di profitti per la Cina, in primo luogo; e un incremento del suo peso e ruolo geopolitico globale, in secondo luogo.

La lotta al cambiamento climatico, le politiche di protezione ambientali, le strategie di sviluppo economico sostenibile poi, per la loro natura globale, impongono cooperazione globale in primissimo luogo proprio con la Cina e cooperazione tecnologica a tutti i livelli compresi ambiti confinanti con quelli militari sempre con Pechino. E’ possibile conciliare la ‘rivalità sistemica’ prioritaria e la cooperazione globale? E’ possibile conciliare la guerra geopolitica e la collaborazione politica e strategica? Appare un pochino difficile: competizione e cooperazione sono conciliabili, grazie al rafforzamento interno e in un quadro di competizione non ingenua e relativa cooperazione ha un suo ruolo importantissimo anche la rivalità di sistemi politici. Ma guerra, diplomazia coercitiva, delegittimazione radicale e polarizzazione reciproca da un lato, e collaborazione, cooperazione, governance dall’altro lato, sembrano decisamente inconciliabili. Come ci ha spiegato un osservatore molto attento all’economia mondiale, prima o poi gli stessi Stati Uniti dovranno scegliere: o il conflitto senza rete o la competizione/cooperazione con la Cina. Ciò vale decisamente per Washington, ma vale in parte anche per i Grunen. La loro identità storica ambientalista ovviamente definisce questa contraddizione ambientale come esplosiva, ovvero vulcanica. Ma c’è dell’altro dentro la geopolitica Grunen: i Verdi, oltre ad essere più allineati con i Democratici americani, sono anche ‘super-europeisti’. Vogliono una Europa forte e robusta. Ma questo loro orientamento, perfettamente in linea strategica con la geopolitica liberale di Angela Merkel, li può porre facilmente invece in collisione proprio con gli Stati Uniti siano al potere i Democratici di Biden o i Repubblicani di Trump. Cambiano toni e linguaggi ma rimane la sostanza: Washington già tollera male una Europa con una moneta forte: figuriamoci come si comporterà con una Europa che abbia sia una moneta forte sia una base tecnologicamente molto forte! Dunque i Grunen devono vedersela con una doppia contraddizione di portata rilevante: quella ambientale e quella ‘euro-sovranista’. E qui ritorniamo al sistema politico tedesco e alla sua logica della ‘politica delle coalizioni trasversali’, ovvero a quelle coalizioni e formule di governo che mettono assieme partiti di sinistra e di centrodestra, CDU e SPD oggi, CDU e Grunen o Grunen, SPD e liberali domani. Se ipotizziamo una vittoria (molto relativa) della CDU, ovvero la conquista di un voto in più dell’Unione rispetto ai Grunen, allora avremo Armit Laschet Cancelliere, e Annalena Baerbock vice-Cancelliera della Repubblica Federale, se ci sarà la formula Unione-Verdi. L’Europa è potenzialmente una ‘grandissima potenza civile’, ma per implementare la sua (validissima) strategia di ‘geopolitica liberale’ deve superare due suoi grandi deficit, il deficit di ‘identità politica e geopolitica’ e il deficit di ‘organizzazione delle forze geopolitiche civili e geoeconomiche’. I Grunen, in coalizione con la CDU e sotto la guida di Laschet, possono dare un contributo eccezionale proprio in questi due ambiti.

Partiamo dai diritti umani: la Cancelliera parla giustamente di un ‘bilanciamento fra interessi e valori’, ma quello che serve all’Europa e alla Germania anche è una definizione più valida dei valori liberali europei. I diritti umani formali sono essenziali e fondamentali e devono essere uniti con alcuni diritti ‘sociali’ di fondo. Il diritto alla salute, il diritto all’ambiente, entrambi centrali per l’identità verde, sono anch’essi diritti liberali fondamentali. Diritti umani assieme ai diritti alla salute, all’ambiente, all’istruzione: questa è precisamente l’’identità’ politica e geopolitica che servirebbe all’Europa forte che Merkel e Macron stanno cercando di costruire e alla quale i Grunen potrebbero

fortemente contribuire. Quanto ad una robusta organizzazione delle forze geopolitiche, i Grunen possono dare anche qui un aiuto importante per fare un salto di qualità ad una Europa ancora troppo timida e pure alla ‘europeizzazione’ della Germania. L’Europa finora non ha saputo organizzare imprese tecnologiche, app di internet, istituzioni finanziarie, player di portata mondiale all’altezza delle sfide. Non servono molte analisi per argomentare in questa direzione. Insomma, un governo Laschet-Baerbock, ovvero guidato dall’erede geopolitico di Angela Merkel (che proprio in queste ore, alla ‘Konrad Adenauer Stiftung’ ha ribadito la sua linea strategica merkeliana), e vice-guidato da una innovatrice come la leader Verde, potrebbe implementare dunque una strategia ‘neo-merkeliana’ che è così necessaria alla Germania, all’Europa e all’’Occidente’.

Alla fine, potremo avere Grunen coerentemente ‘neo-merkeliani’: d’altra parte non sarebbe certo la prima volta che una ‘carta americana’ diventi, per la logica della storia, una carta di altra natura: è appunto la logica di una storia ormai ‘post-imperiale’. Come abbiamo detto prima, il ‘consenso merkeliano’ è in sintonia con l’’interesse di sistema’ del capitale manifatturiero produttivo in Europa ma non solo nel vecchio continente. Questo link fra la politica internazionale della Cancelliera e gli interessi di un gruppo di ‘interessi manifatturieri’ è stato spesso oggetto delle critiche di osservatori non simpatetici con la ‘geopolitica liberale’ della Cancelliera, ma forse costoro sottovalutano il ruolo geopolitico degli ‘interessi di sistema’ di natura capitalistica. Eppure, a ben guardare una economia sostenibile deve organizzare un utilizzo altamente efficiente dell’energia e delle materie prime, in primo luogo di quelle a lavorazioni altamente inquinanti come terre rare, cobalto e dintorni; e deve organizzare un vasto riciclo di codeste materie prime. Una economia siffatta ha una logica molto affine a quella del capitale manifatturiero altamente organizzato. E quel capitale manifatturiero altamente organizzato e altamente tecnologico è molto diverso dal capitale di frontiera di stile americano. Alla fin fine, i Grunen, proprio per essere fedeli alla loro identità dovrebbero essere molto affini alla ‘geopolitica liberale’ della Cancelliera, opportunamente innovata. Grunen ‘Neo-merkeliani’ dunque? Si, se ci sarà Armit Laschet Cancelliere (il che non è per nulla sicuro) e se Laschet sarà all’altezza, ma su questo rinviamo all’analisi di Alain Minc, grande intellettuale francese: i candidati CDU alla Cancelleria tendono spessissimo ad essere sottovalutati anche in sede europea.

E’ già accaduto ad esempio con Angela Merkel. La Cancelliera ha implementato un metodo politico sia di mediazione e di compromesso, sia di decisione anche radicale che da un lato ha tenuto assieme la Germania all’interno e l’Europa e dall’altro lato ha consentito ‘decisioni di sistema’. Il prossimo Cancelliera tedesco dovrà essere ovviamente con un metodo politico diverso (Angela Merkel ha una formazione scientifica da chimica quantistica, non copiabile in nessun modo; Angela Merkel è di formazione luterana abituata però a vivere in un paese ‘difficile’ per chi aveva una fede religiosa, come la Germania comunista), riuscire a mettere assieme mediazioni ‘alte’ e decisioni ‘di sistema’. In Germania e in Europa. Angela Merkel è stata ‘la Regina’ dell’Europa: il suo successore probabilmente dovrà essere un ‘Console’ assieme al Presidente francese. Anche se il ruolo centrale della Germania rimane e rimarrà grazie alla sua forza economica, finanziaria, diplomatica, e anche grazie al suo ‘asse’ con la Chiesa di Papa Bergoglio, il quale ricordiamo di sfuggita nell’autunno del 2020 ha trovato il tempo per ricevere Armit Laschet in Vaticano! Questo è un punto molto delicato: l’Europa ha potuto superare tre gravissime crisi, quella finanziaria globale della Lehman, quella del debito pubblico dell’eurozona e quella di oggi, del Covid, efficacemente, almeno per ora, nonostante quei deficit di identità e di organizzazione geopolitica, grazie alla capacità di governo della propria leadership, in particolare della Germania.

I Grunen potranno dare un contributo eccezionale per l’innovazione della geopolitica liberale se organizzati in un governo di coalizione ‘adeguato’, ma per quanto riguarda la capacità di governo, ovvero di compromesso e decisione assieme e ben ponderate, abbiamo il sospetto che solamente il presidente della NordRenania Westfalia può saper giocare un ruolo. C’è infine un altro elemento molto importante: la sinistra a livello globale in Occidente oggi sembra incapace di elaborare ipotesi, strategie, politiche veramente efficaci per combattere e governare squilibri e disuguaglianze crescenti provocati dal capitalismo deregolato in stile americano. Non ci riesce per tantissimi fattori, uno dei quali riguarda proprio la non individuazione di uno dei livelli indispensabili di governo per una strategia neo-riformista oggi al tempo della globalizzazione: il livello globale ovvero quello della cooperazione politica fra le maggiori economie del mondo. I Verdi con la loro tematica fondamentale, quella dell’ambiente, del clima, dello sviluppo sostenibile, e con la loro capacità di militanza organizzata dall’Europa al Brasile passando per l’Asia, teoricamente, possono superare i paletti che per ora ostacolano le capacità neo-riformiste delle altre componenti di sinistra. I Grunen tedeschi per la loro storia e la forza del sistema politico tedesco e la sua peculiare struttura possono assumere un ruolo leader per il neo-riformismo ambientalista globale. Ciò sarebbe un fattore vitale per le democrazie liberali di stile occidentale oggi. Senza una sinistra neo-riformista all’altezza dei tempi, i regimi di democrazia liberale sono profondamente indeboliti. La ‘geopolitica liberale’ gioca anche su questo fronte una partita forse decisiva per la stessa democrazia rappresentativa di stile occidentale.

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