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L’Azerbaigian nel trentennale dell’indipendenza: la politica estera e le relazioni con l’Italia

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Il 18 ottobre di quest’anno ricorre il trentennale dell’indipendenza dell’Azerbaigian. Dal caos politico ed economico seguito alla dissoluzione dell’URSS, il paese ha attraversato una notevole fase di crescita economica e di stabilità politica. Inoltre, nel corso di questi trent’anni l’Azerbaigian ha intessuto importanti rapporti bilaterali, in particolar modo con l’Italia. 
Per analizzare l’evoluzione dell’Azerbaigian degli ultimi trent’anni, in particolare dal punto di vista della politica estera e delle relazioni con l’Italia, Geopolitica.info ha incontrato il Professor Carlo Frappi, ricercatore all’Università Ca’ Foscari di Venezia e Associate Research Fellow per l’Osservatorio Russia, Caucaso e Asia Centrale dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l’Avvocata Manuela Traldi, Presidente della Camera di Commercio Italo-Azerbaigiana.  

Gentile professor Frappi, l’Azerbaigian celebra in questi giorni il trentennale dell’indipendenza. Quali, a suo giudizio, le principali peculiarità della politica estera del Paese e i risultati da essa conseguiti tra il 1991 e il 2021?

Tratto distintivo della politica estera di Baku è certamente la sua essenza “bilanciata” – così come definita e rappresentata dalle stesse autorità nazionali – che ha permesso al Paese di sottrarsi alle linee di polarizzazione strategica regionali definite principalmente a partire dalla dicotomia tra accomodamento e contrasto della primazia della Federazione russa nel suo cosiddetto “estero vicino”. Una sorta di obbligata “scelta di campo” in capo alle Repubbliche emerse dalla dissoluzione dell’Unione sovietica che ha di sovente comportato, in un caso, significative limitazioni di sovranità a beneficio della Russia e, nell’altro, l’intrappolamento in una spesso drammatica spirale di contrapposizione e conflitto con Mosca. Essere riuscito a sfuggire a questa dinamica rappresenta a mio giudizio il principale successo conseguito dalla politica estera di Baku. 

Questo risultato – che rappresenta un’eccezione non soltanto nell’area del Caucaso meridionale, ma più in generale nello spazio post-sovietico – è stato conseguito attraverso il perseguimento di un corso di politica estera multi-vettoriale fondato sul principio dell’incuneamento [hedging, n.d.r.] tra potenze, ovverosia sull’accorta alternanza di strategie di accomodamento e contrasto dell’influenza regionale russa, che ha a sua volta permesso a Baku di mantenere proficue relazioni con Mosca senza con ciò rinunciare all’approfondimento delle relazioni e della cooperazione con le potenze con essa in competizione: dagli Stati Uniti alla Turchia passando per l’Unione europea e i suoi membri. D’altra parte, e a ulteriore conferma dell’efficacia della politica estera bilanciata dell’Azerbaigian, la pratica multi-vettoriale ha consentito a Baku di intrattenere proficue relazioni diplomatiche anche con medie potenze dello scacchiere mediorientale tra le quali non sono mancate e non mancano profonde ragioni di contrapposizione e conflitto – Turchia, Israele e Iran.

Infine, e non secondariamente, è proprio all’efficace perseguimento della strategia di incuneamento che può essere ascritto il merito di aver assicurato a Baku un contesto diplomatico favorevole all’iniziativa militare grazie alla quale – nella “Guerra dei 44 giorni” dell’autunno 2020 – l’Azerbaigian ha potuto riconquistare una parte significativa del proprio territorio, da un trentennio circa sotto occupazione armena.

A uno sguardo più ampio, si può dunque affermare che la politica estera azerbaigiana sia riuscita nel tentativo di capitalizzare appieno una tanto strategica quanto complessa collocazione geo-politica, alla confluenza dei principali scacchieri regionali dello spazio eurasiatico: parte integrante del southern tier russo e del northern tier mediorientale, estrema propaggine orientale dello spazio europeo e ai confini occidentali dell’area di influenza economico-diplomatica cinese in Asia centrale, Baku è riuscita nel complesso tentativo di bilanciare le spinte provenienti da questi quattro poli, ritagliandosi significativi margini di autonomia tra le medie e grandi potenze in competizione in essi.

L’Azerbaigian è noto all’opinione pubblica nazionale e internazionale anzitutto come Paese produttore ed esportatore di petrolio e gas. Quale, dunque, il ruolo svolto dall’energia nella politica estera di Baku?

Assieme alla peculiare collocazione geografica, la disponibilità di significative riserve di idrocarburi rappresenta certamente il principale ‘fattore geopolitico’ dell’Azerbaigian, che ha consentito al Paese di entrare nel radar strategico delle grandi e medie potenze attive nello scacchiere eurasiatico, prima, e di stabilire con esse proficui legami di cooperazione fondati sulla logica dell’interdipendenza, successivamente.

Attenzione però: la disponibilità di idrocarburi rappresenta una fonte di potere solo “in potenza”, la cui valorizzazione dipende in misura cruciale dalle strategie di sviluppo predisposte e perseguite dal decisore politico ed economico nazionale. Se dunque Baku è riuscita a fondare la propria rilevanza regionale e internazionale sul comparto energetico lo si deve all’accorta strategia di sviluppo perseguita dalle autorità nazionali a partire dalla metà degli anni Novanta. Una strategia che ha permesso all’Azerbaigian di capitalizzare al massimo il potenziale di riserve di idrocarburi che, a ben guardare, sono chiaramente più limitate di quelle a disposizione di altri attori regionali – basti confrontare le riserve petrolifere e gassifere azerbaigiane con quelle, rispettivamente, di Kazakhstan e Turkmenistan per avere un immediato riscontro sul diverso potenziale estrattivo. 

Due, in estrema sintesi, i pilastri sui quali è andata fondandosi la strategia di sviluppo del comparto energetico nazionale: inclusività e proattività. Dalla prima prospettiva, l’Azerbaigian non soltanto ha assicurato un clima favorevole agli investimenti, ma ha anche e strumentalmente ampliato il portafoglio di investitori trasversalmente alle faglie di contrapposizione strategica regionale, così dotandosi di uno “scudo” per la propria indipendenza. Al contempo, e dalla seconda prospettiva, lungi dal rappresentare mero spettatore della partita energetico-infrastrutturale, Baku ha assunto direttamente iniziativa diplomatica e oneri finanziari necessari alla realizzazione delle infrastrutture che gli hanno permesso di ‘monetizzare’ il proprio potenziale estrattivo, in termini tanto meramente economici quanto più diffusamente diplomatici. Esempio più calzante di quest’ultima dinamica è dato dal Corridoio meridionale del gas dell’Unione europea, che difficilmente avrebbe visto la luce al di fuori delle iniziative e degli investimenti azerbaigiani.

Aver richiamato il Corridoio meridionale del gas dell’Unione europea – di recente inaugurato nel suo ultimo segmento, tra la costa albanese e quella pugliese – ci porta naturalmente alle relazioni tra Azerbaigian e Italia e al ruolo svolto dall’energia in esse…

La cooperazione energetica rappresenta senza dubbio la spina dorsale delle relazioni italo-azerbaigiane. Sono le importazioni di idrocarburi – che coprono il 20% circa delle importazioni di petrolio annue italiane e che, quando il gasdotto trans-adriatico funzionerà a pieno regime, assicureranno un 10% circa di quelle di gas naturale – ad aver reso stabilmente l’Italia il primo partner commerciale dell’Azerbaigian e ad aver presieduto a un progressivo ampliamento e approfondimento delle relazioni bilaterali.

In linea di massima, nonostante Roma abbia avviato relazioni con Baku relativamente più tardi rispetto ai propri partner euro-atlantici – specie rispetto a quegli attori i cui interessi hanno seguito le iniziative delle compagnie energetiche nazionali – l’intesa bilaterale è andata rapidamente intensificandosi a partire dall’inizio del secolo, fino a fare dell’Italia il principale partner e interlocutore dell’Azerbaigian in ambito europeo. 

Facile per me qui richiamare le dichiarazioni intergovernative siglate nel 2014 e nel 2020 che, da una parte hanno approfondito le relazioni elevandole a livello di “partenariato strategico” e, dall’altra, hanno presieduto ad un loro ampliamento a una prospettiva “multi-dimensionale”, che guarda ben oltre il mero comparto energetico. 

Gentile Avvocata Traldi, nel trentennale dell’indipendenza azerbaigiana, l’Italia figura stabilmente come primo partner commerciale del Paese, con un volume di interscambi che prima della crisi pandemica si attestava attorno ai 5 miliardi di euro. La cooperazione italo-azerbaigiana riguarda settori strategici come energia, trasporti e logistica. Come si sono evolute le relazioni commerciali tra Baku e Roma nell’arco dell’ultimo trentennio?

La storia delle relazioni economiche bilaterali tra l’Italia e l’Azerbaigian indipendente è fortemente incentrata sul settore energetico, che costituisce tuttora la parte più consistente dell’interscambio e vede l’Italia, da molti anni, saldamente nella posizione di primo acquirente dei prodotti petroliferi azerbaigiani.  La presenza italiana nel settore dell’Oil & Gas in Azerbaigian è stata inoltre tradizionalmente rappresentata dalla nostra grande ingegneria che, a partire dal 1994, ha contribuito alla progettazione e realizzazione delle principali infrastrutture per l’industria petrolifera upstream, midstream e downstream, sino ad arrivare alle opere per il Southern Gas Corridor, entrato in piena operatività il 31 dicembre 2020 e che vede peraltro la partecipazione di SNAM all’interno del consorzio per il tratto Trans-Adriatico. Anche per quanto riguarda l’export verso il mercato azerbaigiano, la domanda dei prodotti tipici del Made in Italy, dalla moda, all’arredamento, ai macchinari industriali, all’automotive, al food & beverage, è ben consolidata. Negli ultimi anni, superato definitivamente il periodo di crescita rallentata che ha interessato l’Azerbaigian ed i Paesi dell’area tra il 2015 ed il 2018, e di pari passo con lo sviluppo e la ripresa dell’economia azerbaigiana, oltre che con l’accordo di rafforzamento del partenariato strategico multidimensionale siglato tra i due Paesi nel 2020, le prospettive ed opportunità commerciali tra i due Paesi si sono notevolmente ampliate ed estese a tutti i comparti economici, con forme di collaborazione innovative e forte sostegno da parte delle rispettive istituzioni. Peraltro, più del 90% del commercio totale dell’Italia verso la regione è con l’Azerbaigian, che rimane il principale acquirente dei prodotti italiani nell’area, con una quota di importazione di prodotti italiani superiore agli altri Paesi. Inoltre, al di là dei dati relativi agli scambi commerciali, la collaborazione con l’Azerbaigian, che costituisce, tra l’altro, un fondamentale ed affidabile fornitore di fonti energetiche per l’Italia, mostra di apportare una serie di vantaggi a beneficio del nostro Paese, dalla riduzione dei costi di raffinazione grazie alla particolare qualità del greggio importato di provenienza azerbaigiana, al ruolo del TAP nel contenimento della spesa energetica in Italia, nell’attuale panorama di mercato internazionale, che vede il prezzo del gas sopra 1900 USD per 1000 metri cubi. 

La cooperazione tra Azerbaigian e Italia si può considerare reciprocamente vantaggiosa, grazie alla complementarità delle esigenze dei due paesi: da una parte la necessità di Baku di diversificare la propria economia riducendo il peso preponderante del comparto energetico, dall’altra l’opportunità per l’Italia di esportare competenze e know-how, bilanciando peraltro un saldo commerciale tradizionalmente negativo.

Quali sono dunque le prospettive future della partnership tanto nel comparto energetico – penso anzitutto alle necessità della transizione – quanto al di fuori di esso?

Sono assolutamente d’accordo in merito alla complementarietà, in quanto appare evidente che l’imprenditoria italiana costituisca effettivamente il partner ideale, sia per know-how tecnologico, sia per capacità empatica e relazionale, per accompagnare l’Azerbaigian nel processo di ulteriore sviluppo e diversificazione economica, un processo già avviato e sostenuto, sia dalle imponenti riforme governative introdotte in forma graduale, dal 2015 in poi, per tutti i settori dell’economia e della pubblica amministrazione, sia dagli incentivi offerti per la creazione di nuove opportunità e per l’attrazione degli investimenti, esteri e locali, quale ad esempio la nuova Free Economic Zone di Alat, operativa dalla metà del 2022.   Infatti, anche con la nostra Camera di Commercio Italo-Azerbaigiana, stiamo promuovendo in particolare progetti di partnership e joint-venture relativi a diversi settori produttivi, industriali ed agricoli, oltre alla creazione di piattaforme logistiche e/o produttive, al packaging, alle ICT, nonché all’introduzione sul mercato locale di nuovi beni e servizi tecnici, che consentano il coinvolgimento di intere filiere produttive italiane, a sostegno dello sviluppo industriale ed economico azerbaigiano, quanto più possibile in un’ottica circolare e sostenibile.

Nonostante l’Azerbaigian possa contare, infatti, su abbondanti risorse naturali e riserve energetiche da fonti non rinnovabili, la transizione resta una necessità, rispetto alla quale vi è grande consapevolezza ed interesse, già manifestato attraverso la finalizzazione della normativa di settore, a lungo attesa, oltre che con l’avvio di alcuni grandi progetti, in particolare su energia eolica e solare, al momento non in collaborazione con l’Italia. Pertanto, anche il settore delle rinnovabili, ivi comprese le modalità del relativo stoccaggio, può offrire prospettive di cooperazione molto interessanti, ferma restando l’importanza della cooperazione nell’intero comparto energetico, sempre più strategica.

Nel paese e nella regione si stanno attualmente sviluppando numerosi progetti infrastrutturali. La firma della Dichiarazione Tripartita che ha posto fine alla “Guerra dei 44 giorni” e decretato la liberazione dei territori nazionali fino ad allora sotto occupazione armena, dello scorso anno, ha dato il via ad ambiziosi progetti di ricostruzione di queste aree. Progetti che necessitano naturalmente di competenze e investimenti di aziende straniere. Che ruolo ha e può avere l’Italia in questo contesto?

Quanto detto in relazione alla capacità tecnica e relazionale degli imprenditori italiani, è ancor più valido per quanto riguarda la ricostruzione dei territori liberati, che riveste un particolare significato per l’Azerbaigian ed a cui l’Italia è stata invitata a partecipare, anche dallo stesso Presidente Ilham Aliyev, in alcune dichiarazioni pubbliche ed ai media, proprio per il rapporto di particolare vicinanza ed amicizia tra i due popoli. I progetti riguarderanno non solo una ricostruzione infrastrutturale nei territori, devastati da tre decadi di occupazione militare ed una volta bonificati dalle migliaia di mine anti-uomo ed anti-carro, ma anche la creazione di attività produttive, sia agricole, per la forte vocazione delle zone, sia turistiche, sia industriali, così come delle attività terziarie. Questo processo può sicuramente costituire un’opportunità per il know-how italiano di eccellenza, dal restauro, alla progettazione architettonica e urbanistica, dalle smart-cities alla produzione vinicola, alle infrastrutture stradali e tecnologiche, ai sistemi di sicurezza e controllo. L’Italia ha già attivato, attraverso il Ministero degli Esteri, alcune importanti iniziative in collaborazione con il governo azerbaigiano, per facilitare e promuovere le aziende italiane partecipanti, in particolare nei settori dell’urbanistica e del restauro. Sarebbe però molto importante mantenere alta l’attenzione istituzionale verso l’Azerbaigian in questo momento, in quanto molti paesi, europei e non, sono attivamente impegnati, in diretta competizione con l’Italia, sulle opportunità legate alla ricostruzione del Karabakh.

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