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TematicheItalia ed EuropaIl cinquantenario della Comunità di Sant’Egidio, un attore geopolitico...

Il cinquantenario della Comunità di Sant’Egidio, un attore geopolitico “glocal”, nella visione del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella

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Lunedì 19 febbraio 2018, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in visita alla sede centrale di Trastevere della Comunità di Sant’Egidio in Roma, dove è stato ricevuto dagli esponenti di vertice di quest’ultima ed in particolare da Andrea Riccardi, storico fondatore di SE, da Marco Impagliazzo, attuale Presidente della Comunità di Sant’Egidio e da Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

Il Capo dello Stato, nelle sue parole di saluto, nel voler tratteggiare l’operato della Comunità trasteverina, così si è espresso su SE: […] Sono lietissimo di essere qui per contribuire a sottolineare il significato di cinquant’anni di attività di Sant’Egidio. Cinquant’anni fa un gruppo di ragazzi si è riunito per riflettere e capire cosa fare […] verrebbe da dire – secondo Dante – “poca favilla gran fiamma seconda”, oppure, in termini evangelici, come il granello di senape che è il più piccolo tra tutti i semi, ma poi diventa un albero con tante fronde. Allora il campo d’azione erano le periferie di Roma con le sue grandi emarginazioni, con la povertà, con l’esclusione che caratterizzava tante persone che erano estranee a quello sviluppo economico che era già cominciato nel nostro Paese. Il nostro Paese è cambiato, non vi è più quella condizione, le periferie sono cambiate e a partire dagli anni sessanta vi è stato un accesso diffuso e ampio all’istruzione, alla sanità, ai servizi, all’occupazione, ma i poveri non sono molti meno, l’emarginazione non è scomparsa […] Vi è una quantità di povertà diverse che vanno affrontate e questa Comunità, nel corso di questi decenni, ha accompagnato il nostro Paese lenendo ferite, intervenendo attivamente per sollevare quelle condizioni, per operare concretamente. Mi verrebbe da dire che la Comunità di Sant’Egidio ha attraversato il tempo affrontando e curando le varie forme di povertà e di emarginazione. Ma mi viene anche da aggiungere che ha anche superato lo spazio e i luoghi, perché è andata incontro alle condizioni di sofferenza, di emarginazione e di povertà, anche lontano, in quella dimensione mondiale che abbiamo poc’anzi ascoltato dal Presidente Impagliazzo. E’ come se la Comunità avesse varcato i confini di tempo e di spazio, sempre individuando – per affrontarle e curarle – le condizioni di debolezza e di emarginazione. Potremmo definire il movimento di Sant’Egidio “glocal”. Io cerco di non usare mai parole che non siano della nostra lingua, che non siano italiane, però dire “glocale” non renderebbe l’idea. In effetti, “glocal”, secondo l’enciclopedia Treccani viene definita come l’attitudine a occuparsi contemporaneamente della dimensione locale e di quella mondiale […] Questa è la dimensione importante che la Comunità di Sant’Egidio ha raggiunto […] le iniziative per la pace, contro la povertà, contro la pena di morte, hanno conferito alla Comunità di Sant’Egidio, sul piano internazionale, credibilità e autorevolezza. L’accordo di pace per il Mozambico, firmato a pochi metri da qui, è l’episodio più emblematico, di maggiore evidenza internazionale; ma è come la punta di un iceberg di un’attività ampia, diffusa che vi è in tante parti del mondo. E questo richiede una riconoscenza nei confronti dell’attività di Sant’Egidio. L’impegno rivolto e che continua a rivolgersi alle periferie del nostro paese, cambiate nel corso del tempo come collocazione, come identificazione, come caratteri, come fenomeni e alle periferie del mondo, è di grande significato e importanza […] e per tutte queste ragioni, questa sera, sono qui per dire grazie a Sant’Egidio […].

L’analisi del Presidente Mattarella, dunque, tratteggia perfettamente quello che è il modus operandi geopolitico di SE ed in particolare nel suo essere, allo stesso tempo una Comunità cristiana, locale, figlia della Chiesa di Roma, ma anche un’entità laica e globale, pienamente inserita nel mondo, secondo la logica del “think global, act local” e della glocalizzazione, così come declinata dal sociologo Zygmunt Bauman.

Sono tanti, quindi, gli spunti geopolitici che emergono dalle parole del Capo dello Stato e sicuramente uno dei più interessanti, risulta essere quello in cui evidenzia come le imprese di pace della Comunità di Sant’Egidio, oltre alla mediazione in quanto tale, hanno un obiettivo parallelo, ossia dimostrare che la globalizzazione non riguarda solo i mercati e non è solo un fenomeno da cui difenderci, perché favorisce l’invasione degli altri.

Tema, quello dello straniero, quanto mai attuale, così come testimoniato dall’ondata migratoria in atto a causa della tormentata e frammentata situazione in corso in Medio Oriente ed in Africa, in cui il lontano diventa vicino ed offre, a chiunque lo voglia, la possibilità e la responsabilità di agire, per poter dimostrare che nessun popolo è straniero, soprattutto se soffre […] La malattia, la povertà, la minaccia sulla vita umana “muovono” un insieme d’interventi di Sant’Egidio. E qui si osserva come imprese di carattere diplomatico o pacificatore si connettano, almeno per le motivazioni e gli obiettivi, al lavoro per i poveri ed all’impegno sociale che coinvolge migliaia di membri della Comunità, nei differenti paesi in cui vivono. Andrea Riccardi in Roberto Morozzo della Rocca, Fare Pace, Milano, Leonardo International, 2010 […].

SE, grazie alla sua fitta rete di contatti nei paesi in via di sviluppo ed alla fiducia conquistata con la sua azione di solidarietà, ha sempre cercato di affrontare la realtà dei nuovi conflitti diffusi, frutto della grande occasione persa alla fine della guerra fredda, ossia quella di poter instaurare un nuovo sistema più equo e solidale di relazioni internazionali, ritenendo che quest’ultimi non possano essere arginati solo dagli interventi umanitari, ma debbano essere risolti utilizzando, ad un livello macro, tutti gli strumenti della diplomazia, creando sinergie con stati, governi, organizzazioni sovranazionali ed andando contestualmente ad incidere, a livello micro, su tutte le singole coscienze del tessuto sociale.

Ed è in questa prospettiva escatologica e nel tentativo d’inglobare al suo interno non solo le scelte individuali, ma dell’intera società, che la Comunità Igidina, nata non come un centro di esperti professionisti nella risoluzione dei conflitti, ha avuto la capacità di:

  • non venire mai meno alla sua peculiare connotazione di struttura che riesce ad affermarsi pur apparendo inizialmente dotata di scarse probabilità di successo, diventando, nel tempo, un vero e proprio outsider delle mediazioni di pace […] Cameron Hume, diplomatico distaccato all’Ambasciata U.S.A. presso la Santa Sede, nell’ambito del l’attività di supporto ai negoziati di pace per il Mozambico svoltisi a Roma presso la Comunità di Sant’Egidio riferiva: “…per quanto condotte non da diplomatici professionisti, le trattative di pace per il Mozambico hanno prodotto strumenti tecnici raffinati, che hanno unito competenze specifiche, psicologia, cultura storica e giuridica, flessibilità e cultura politica, non comuni. Paradossalmente, proprio la caratteristica iniziale di outsider, di effettivi mediatori super partes ma seriamente dediti alla causa della pace, senza possibili tornaconti politici o economici, o di prestigio internazionale, ha costituito un punto di forza dell’intera vicenda…”. Limes, 3/1993 […];
  • rappresentare un osservatorio sull’orizzonte internazionale, sulle frontiere della guerra, della povertà dei popoli, della violenza, attento a recepire domande ed esplorare nuove strade possibili, che proprio in virtù di questa sua capacità di sapere ascoltare il mondo e capitalizzare al meglio l’esperienza acquisita sul campo, ha ottenuto credibilità in settori solitamente riservati ai politici ed ai diplomatici di professione […] I processi di pace sono spesso tortuosi, articolati, con esiti imprevisti. Ma la ricerca della pace ha costantemente coinvolto ed appassionato la Comunità, anche quando si trattava di paesi lontani ed internazionalmente irrilevanti. Andrea Riccardi in Roberto Morozzo della Rocca, Fare Pace, Leonardo International, Milano, 2010 […].

In conclusione, possiamo dire che l’inquadramento “glocal” di SE fatto dal Presidente Mattarella, oltre ad essere del tutto condivisibile, ben si presta all’esame di una realtà particolare come quella della Comunità trasteverina, avendo come elemento caratterizzante l’intento di leggerne le peculiarità, in un’ottica globale, con la consapevolezza che i comportamenti umani sfuggono ad un trattamento disgiunto […] l’uomo, se sapiens, non può accettare la dissociazione tra la sua vita economica e la sua coscienza morale nelle sue espressioni politiche, religiose o semplicemente civiche. Paolo Savona, Il governo dell’economia globale. Dalle politiche nazionali alla geopolitica, un manuale per il G8, Marsilio Editori, collana Formiche, Venezia, 2009 […].

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